I lavori del G8 coperti dal segreto di Stato

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

da La Nuova Sardegna 22/03/2008

di Guido Piga

Prodi firma l'ordinanza che comprende gli appalti e la deroga al piano paesaggistico

LA MADDALENA. Sulle opere per il G8 arriva il segreto di Stato. Ieri Romano Prodi ha firmato un'altra ordinanza, sarà pubblicata oggi sulla Gazzetta ufficiale. Guido Bertolaso, commissario straordinario dell'evento, avrà maggiori poteri. Soprattutto sugli appalti per l'arsenale e l'ospedale militare, su come verranno fatti i lavori, su chi li farà e come, su chi fornirà materiali e servizi. Molte le deroghe alle leggi statali e regionali.
Quello di apporre il segreto è un atto necessario e motivato. Il presidente del consiglio Prodi ha esteso a tutti i lavori del G8, comprese le forniture e i servizi, la «qualificazione di riservatezza e segretezza». E lo ha fatto spiegando che tutto deve essere fatto con la «massima sicurezza», soprattutto per la presenza dei più importanti leader politici del mondo. E, altro particolare fondamentale, con la «somma urgenza».

Il G8 alla Maddalena è tra poco più di un anno, non è più possibile perdere tempo. In ballo c'è l'immagine dell'Italia, chiamata a dare prova di grandi capacità organizzative e, anche, a riscattare la pessima prova dell'ultimo vertice organizzato a casa propria: quello tragico del luglio 2001 a Genova.
Dunque pieni poteri a Bertolaso ma, passaggio politicamente rilevante, sempre usati d'intesa con il presidente della Regione. Su questo non ci sono incertezze: anche nell'ordinanza pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale, è riconosciuto il ruolo di primo piano affidato a Soru per l'imponente riconversione economica e sociale che cambierà la faccia della Maddalena.
«Ma, attenzione - fanno sapere da palazzo Chigi e dallo staff di Bertolaso - la segretezza non vorrà dire assenza di informazione. Anzi, Bertolaso vuole dare la massima pubblicità a tutti gli atti che prenderà». Dopo ogni decisione, ci sarà la comunicazione ufficiale. Un segnale di trasparenza che vuole essere, insieme all'ecosostenibilità, la cifra caratterizzante del G8.

La segretezza con cui Bertolaso potrà operare è prevista dal codice sui contratti pubblici. Quando di mezzo c'è la sicurezza dello Stato, opere, servizi e forniture possono essere eseguiti in deroga. Non ci sarà pubblicità sugli appalti per la riconversione dell'arsenale, dell'ospedale militare, della caserma Faravelli e delle officine Sauro.

Bertolaso potrà fare una «gara informale», invitando a presentare le loro proposte almeno cinque importanti imprese. Una di queste, o un consorzio di queste, avrà il ruolo di general contractor: in Italia è una qualifica che hanno solo 23 aziende, tra queste Impregilo e Astaldi, le prime due nel settore delle costruzioni. Il general contractor avrà la responsabilità di realizzare le opere nei tempi previsti (anticipando i soldi), facendo ricorso ai subappalti. Una possibilità che apre le porte alla partecipazione delle imprese maddalenine e sarde in generale.

Bertolaso, però, non farà le cose da solo. Sarà affiancato da una "struttura di missione" che lavora sotto la direzione della presidenza del consiglio e, per i casi specifici, sotto la guida della protezione civile. Ma la nuova ordinanza, che amplia quella firmata da Prodi nel novembre del 2007, prevede anche un'altra figura cui il commissario straordinario potrà fare ricorso: quella del soggetto attuatore. E' un ruolo-chiave: dovrà seguire le procedure per l'affidamento dei lavori, dei servizi e delle forniture, la stipula dei contratti, la direzione dei lavori e il controllo della spesa pubblica. Avrà a sua volta il potere di derogare alle leggi statati (in primis quella sui contratti pubblici) e regionali. Alcuni esempi. Non dovrà seguire le norme che disciplinano la posa di cavi e la realizzazione di condotte, il trasporto dei rifiuti, la realizzazione di impianti di smaltimento. E così avverrà anche per la valutazione d'impatto ambientale. Si farà su tutte le opere, è bene rimarcarlo. Verranno accorciati solo i tempi della procedura, che saranno ridotti della metà. Ma, vista la «somma urgenza», Bertolaso (o il soggetto attuatore) potrà comunque affidare i lavori senza la valutazione, imponendo poi al general contractor le «prescrizioni che dovessero essere impartite a
seguito della compiuta valutazione d'impatto ambientale». Questo permetterà al commissario di mantenere gli impegni presi: i cantieri per il G8 apriranno il 1° aprile.

A essere derogato sarà anche il piano paesaggistico regionale. Bertolaso potrà non tenere conto di una serie di articoli, dall'attuazione del piano alla disciplina transitoria, per finire con le prescrizioni sui "manufatti storico culturali". Ma, l'ordinanza è chiara, lo dovrà fare in «raccordo con il presidente della Regione autonoma della Sardegna». Il G8 non violerà lo statuto speciale, semmai - è il caso del trasferimento dei beni dallo Stato - ha contribuito enormemente a farlo applicare. E infatti, a parte tutte le altre opere pubbliche che saranno inserite nelle ordinanze di Bertolaso, come l'allungamento della pista dell'aeroporto di Olbia dopo il 2009, Soru ha ottenuto ciò che voleva per un bene strategico: il comprensorio di Punta Rossa, a Caprera, diventerà un centro di ricerca e sviluppo sulle specialità ambientali e artistiche della Sardegna.

Ma il G8 sarà una grande opportunità pure per ingegneri e architetti: una decina, sotto i 35 anni, potranno partecipare a un concorso per l'assunzione nella pubblica amministrazione, per un anno. Staranno a contatto con Boeri e Cucinella. Una bella scuola.

Giovedì 3 aprile ore 22.00 - Live @l csoa

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

natrontraumagainliveregtl9

Di scena al Cartella la band barese dei NATRON, i guru del death metal in Italia.
E' dal '92 infatti che questo gruppo gira in lungo ed in largo l'Europa proponendo quello che è annoverato tra il migliore brutal europeo.
Apriranno la serata i TRAUMAGAIN.

I NO DAL MOLIN PRONTI ALLA LOTTA

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008

Partiamo dalla fine, via il dente via il dolore: giovedì scorso, a due settimane dalle elezioni comunali, tre esponenti del Presidio vengono perquisiti nelle loro abitazioni dalla Digos. Lo dispone, nell’ambito dell’indagine sull’attentato all’oleodotto del luglio 2007, il pm Paolo Pecori. Il padre di Massimo, candidato sindaco Udc. Che è concorrente, nella corsa al Palazzo, proprio della leader del Presidio Cinzia Bottene, candidata a capo della lista “Vicenza Libera”. Boom. Scoppia la polemica. «Non giudico - attacca la Bottene - rilevo solo l’inopportunità di disporre le perquisizioni alla vigilia del voto. Sono passati otto mesi dall’attentato, aspettare due settimane non avrebbe cambiato nulla. Anzi, il pm avrebbe evitato le contestazioni. Comunque non mi preoccupo, già in altre occasioni ci hanno criminalizzati, soprattutto alla vigilia delle manifestazioni, ma i vicentini hanno risposto senza farsi influenzare».
Chiusa la parentesi giudiziaria. Che cosa l’ha spinta a candidarsi?
Due motivazioni. Primo: la delusione, il non riconoscermi in una politica così poco trasparente, fatta per l’autoconservazione dei partiti. Secondo: la speranza, il non rassegnarsi al “non voto”, cercare di fare una politica per gli interessi collettivi e non di bottega.
Voi del Presidio siete “scesi in campo”. L’area dei comitati anti-base, invece, ha scelto di restare fuori dalla competizione e di sostenere i candidati che si impegnano per il “no”. Non rischiate di rompere il fronte?
Il movimento No Dal Molin è sempre stato variegato, non abbiamo la presunzione di rappresentarlo tutto. A volte abbiamo agito uniti, ma ci teniamo all’indipendenza.
I No Dal Molin sono sparpagliati in almeno sei liste. Non avete dialogato per evitare la dispersione?
Con qualcuno sì, ma non con le liste di partito. Dei partiti non mi fido. La Equizi? Dice che siamo troppo di sinistra, ma ha frequentato il Presidio per oltre un anno e si è smarcata alla vigilia del voto. Onestà e coerenza pagano, perciò alla fine abbiamo deciso di andare da soli. Del resto siamo stati noi il traino del movimento, quelli che finora hanno tenuto aperta la questione della base.
Ancora aperta? Tutte le istituzioni hanno detto «sì» e ora c’è pure l’affidamento dell’appalto...
Che la macchina sia in moto è indubbio, però io guardo all’altra faccia della medaglia: i ritardi sui tempi d’esecuzione, le istituzioni che sentono il bisogno di riconfermare di continuo decisioni già prese, segno di debolezza. Non si è deciso nulla sulla tangenziale nord, se non che la pagano gli italiani. I 5 punti dell’ordine del giorno del Consiglio comunale stanno cadendo uno alla volta. Che fine farà l’aeroporto? E gli appalti vanno ad arricchire le coop rosse e non i vicentini.
Ma non c’è solo il Dal Molin. Un candidato sindaco dovrebbe avere un programma per la città...
Non accetto che ci dicano che siamo monotematici. Il nostro programma ha tre punti cardine: pace, difesa dell’ambiente e difesa della vera democrazia.
In concreto, le prime tre azioni che farebbe da sindaco?
Innanzitutto, preparerei un ordine del giorno in senso contrario a quello del 26 ottobre 2006. Così non darei al governo la possibilità di strumentalizzare il voto del Consiglio comunale come invece la precedente maggioranza ha consentito. Secondo, metterei mano all’Aim, gioiello della città spartito come una torta a vantaggio di pochi.
Aim politica o no?
No, la politica resti fuori dalla gestione di Aim: ci vogliono manager competenti ed onesti. Alla politica spettano solo l’indirizzo e il controllo.
Terzo impegno?
La salvaguardia dell’ambiente, far vivere tutte le zone della città, senza dimenticarne alcune, altrimenti diventano insicure. E soprattutto metterei mano alle regole per dire basta alla speculazione edilizia.
Eleggere un consigliere sarà un successo?
Vorremmo entrare in Consiglio non per gestire il potere, ma per “aprire” l’Aula ai cittadini, come una scatola di vetro. Daremmo alla gente le informazioni che oggi non ha.

L’altro giorno, in centro, lei ha urlato al megafono che «un’altra giunta di centrodestra sarebbe la morte della città». Un minuto dopo avete crocifisso il governo di centrosinistra. Per chi tiferete in caso di ballottaggio?
Ci sono partiti che già parlano della spartizione degli assessorati. Non ci interessa nulla di simile. Se ci corteggeranno? Ne discuteremo in assemblea, di certo non ci venderemo.

Casalinga. Da due anni, da quanto è scoppiato il caso Dal Molin, tutti la conoscono così: 51 anni, sposata, un figlio di 21 anni, quasi vicentina - nel senso che la sua casa sorge a Caldogno «a 20 metri dal confine con Vicenza». E, appunto, casalinga. Alle spalle però, Cinzia Bottene ha 18 anni da impiegata. La politica, invece, è una folgorazione recente. Prima di questa tornata elettorale non l’aveva mai fatta: mai una tessera di partito, assicura, mai una candidatura. «Nemmeno vita associativa. Non ho partiti di riferimento, mi regolo in base ai momenti e alle persone candidate. Però mai a destra».
Così fino a due anni fa. Fino a quando esplode il caso Dal Molin e la casalinga diventa leader e simbolo della lotta (molto femminile) contro la base. Megafono (e pentole) in mano, guida le marce dei 100 mila e dei 30 mila, occupa la Basilica e la prefettura, sempre in prima fila. Un personaggio. Tanto che Santoro e Lerner la ospitano nelle loro trasmissioni tv. Ora la corsa a sindaco. Un bel salto, ma per molti, a questo punto, non inatteso.

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Visita il sito di Vicenza Libera

I No-Tav comprano i terreni del tunnel

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008
Gli acquirenti diventano proprietari di un metro quadrato di terreno che si trova sul tracciato del tunnel di base

SUSA
Nuovo raduno di manifestanti contro la Tav in Val di Susa, e precisamente a Chiomonte, dove più di mille persone si sono messe in fila per avviare dal notaio le annunciate pratiche per acquistare un lotto di terreno simbolico, di un metro quadrato ciascuno, che permetterà loro di diventare proprietari di una piccola porzione dei terreni a vigneto che si trovano sul tracciato nel quale dovrà passare il tunnel di base di 52 chilometri che attraverserà il Monte Cenisio, tra la Francia e l’Italia.

Sul sito dei No-Tav campeggia l’annuncio della manifestazione di questa mattina: le "prenotazioni" per il primo acquisto di terreni in Chiomonte alla Colombera avrebbe visto l’adesione di oltre 1.500 persone che hanno sottoscritto l’opzione "compra un posto in prima fila" contro il progetto del futuro tunnel ferroviario della Lione-Torino. Lo scopo è quello di complicare le cose quando le autorità dovranno procedere alle espropriazioni necessarie per potere iniziare i lavori.

Sul sito si spiega che ciascun atto notarile verrà sottoscritto formalmente a partire da questa mattina, domenica 30 marzo, a Chiomonte presso la cascina La Maddalena: «L’operazione di acquisto dei terreni alla presenza del notaio durerà dalle nove del mattino fino a sera, fino a quando, cioè, tutti gli acquirenti avranno firmato l`atto di compravendita». Per "allietare" gli aderenti al progetto durante la fila dal notaio sono in programma spettacoli musicali, ma anche una visita al museo della Maddalena e agli adiacenti siti archeologici, alla cantina cooperativa del vino di Chiomonte, e al borgo storico di Chiomonte. Per pranzo, polentata con toma e salciccia locali.

COOP ROSSE?VIA AL BOICOTTAGGIO

Inviato da autonomix | 31 Mar, 2008
Dopo l’assegnazione dell’appalto per la base Usa, i no Dal Molin preparano la risposta

di Orsola Casagrande

Sarà l’assemblea di martedì sera al presidio permanente a decidere le iniziative future dopo l’assegnazione dell’appalto per la costruzione della nuova base militare Usa al Cmc e alla Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna. Venerdì sera davanti alla prefettura dove il presidio aveva organizzato una manifestazione si è discusso molto di questa decisione di affidare alle cooperative rosse l’appalto. «E’ una decisione molto grave - dice Marco del presidio - anche se naturalmente ce l’aspettavamo.
E’ una decisione che svela molte cose». Non va giù ai vicentini il fatto che il candidato premier del Partito democratico Walter Veltroni per esempio, nella sua visita alla città del Palladio, abbia voluto ribadire che la base al Dal Molin si farà. «Certo - dicono al presidio - è il premio per le cooperative rosse. E il premio soprattutto per il Cmc che non ha potuto fare l’alta velocità in val Susa». E proprio con i valsusini da ieri sono costanti i rapporti. Perché i no Tav conoscono molto bene il consorzio di Ravenna e hanno subito dato il loro sostegno ai vicentini per le iniziative future. La prima cosa che è venuta in mente a tutti e che da venerdì circola insistentemente è l’idea di un boicottaggio delle cooperative, magari una giornata nazionale in modo da coinvolgere i cittadini che a Vicenza hanno più volte espresso la loro solidarietà partecipando, per esempio, alle manifestazioni nazionali dei mesi scorsi.
«Discuteremo in assemblea - dice Olol Jackson - delle iniziative e delle proteste da prendere. Certo è che non staremo a guardare». Per Marco «non ci mancheranno le occasioni per farci sentire, visto che i lavori dovrebbero durare almeno quattro anni secondo quanto indicato dagli stessi americani». Al presidio ritengono anche che l’annuncio del vincitore dell’appalto abbia molto a che fare con la campagna elettorale in corso. «Ci è sembrato francamente - dice sempre Marco - un atto di propaganda.
Soprattutto l’affermazione che i lavori cominceranno in estate. Non ci pare realistico visto che praticamente i lavori di bonifica, che dovevano essere preliminari a qualunque altro lavoro, sono sostanzialmente fermi. E se non lo sono - aggiunge Marco - visto che ci hanno detto che c’erano centinaia di ordigni da eliminare, ci piacerebbe sapere che fine hanno fatto».
I lavori di bonifica erano stati fermati nei mesi scorsi dalle azioni pacifiche ma determinate dei cittadini. E da una serie di azioni di presidio e boicottaggio delle imprese coinvolte in questi lavori anche fuori da Vicenza, per esempio a Firenze, sede di una delle imprese incaricate. «E’ chiaro che il boicottaggio - dice ancora Marco - ci pare una delle forme di lotta più appropriate e efficaci. Vedremo in assemblea in che modo e in che forma attuarlo». Il Cmc è noto in val Susa per la mancata realizzazione del tunnel di Venaus. «Ci ricordiamo - dice Marco - le affermazioni del presidente del Cmc anche rispetto a Vicenza e alla base militare Usa. Per lui - aggiunge - non c’era alcuna contraddizione nel fatto che una cooperativa rossa potesse accettare di costruire una base di guerra. E’ evidente che a queste cooperative non interessa nulla delle comunità, né dei territori. Le nostre istanze, come quelle dei valsusini non vengono ascoltate da chi ha in testa solo il profitto».
La vicenda Dal Molin ha registrato negli ultimi giorni una serie di accadimenti importanti e per certi versi anche inquietanti. Dalle perquisizioni di giovedì a casa di alcuni giovani legati al presidio all’assegnazione dell’appalto. Venerdì sera i no Dal Molin volevano consegnare al prefetto le firme (oltre seimila) raccolte tra i cittadini in solidarietà con i destinatari degli avvisi di garanzia per l’occupazione della prefettura. Il prefetto non c’era. Così non ha ricevuto nemmeno le ampolle di acqua al cherosene raccolta nei pressi dell’oleodotto militare dove nelle scorse settimane ci è stato un pesante incidente. I no Dal Molin continuano la loro campagna elettorale originale. I candidati della lista Vicenza Libera saranno impegnati oggi in una biciclettata nei quartieri periferici della città. «Perché vogliamo dire ai cittadini - dice Marco - che il comune non deve essere solo il luogo dove inviare lamentele. Dobbiamo essere noi i protagonisti, dobbiamo riappropriarci della politica, senza delegare a nessuno».
Così oggi i ciclisti andranno a perlustrare le strade delle periferie per raccogliere la denuncia dei cittadini rispetto alle buche, strade dissestate, punti pericolosi. L’esperimento della lista Vicenza Libera è anche questo, riprendere in mano la gestione della cosa pubblica coinvolgendo e non imponendo ai cittadini delle scelte calate dall’alto.

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IL GOVERNO SI SCUSA PER BOLZANETO

Inviato da autonomix | 30 Mar, 2008
L’Avvocatura dello Stato riconosce ufficialmente le torture nella caserma genovese nei giorni del G8. E rivela: fu Berlusconi a impedire la costituzione di parte civile. Che ci fu solo contro i manifestanti. Frenata sui risarcimenti I legali dei no global ribattono: «Riconoscimento importante, ma questo non cancella i danni subìti. Che ora vanno risarciti». Ma su questo sarà battaglia

Alessandra Fava
Genova

L’Avvocatura di Stato voleva costituirsi parte civile al processo per le torture di Bolzaneto e quindi chiedere i danni ai funzionari che compirono violenze e soprusi sugli arrestati, ma l’allora presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, lo impedì. Lo ha detto ieri l’avvocato Matilde Pugliaro, che con l’avvocato Giuseppe Novaresi rappresenta l’Avvocatura di Stato al processo per le violenze di Bolzaneto, e nell’udienza di ieri ha chiesto scusa a tutte le vittime che sono transitate per la caserma nei giorni del G8: «Ci sia consentito esprimere le doverose scuse nei confronti di chi a Bolzaneto ha subito le vergognose vessazioni acclarate nel dibattimento, vergognose scuse che devono essere intese come provenienti direttamente dallo Stato italiano», sono state le parole testuali.
Un gesto piuttosto inusitato che ha colpito molto anche la Procura, i pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello, anche se Pugliaro poi si è arrampicata sugli specchi per spiegare che lo Stato non intende dare nessuna provvisionale alle vittime, vale a dire nessun risarcimento, nemmeno quelli che dovrebbero essere versati alla fine del processo di primo grado.
Dopo la requisitoria dei pm e le arringhe degli avvocati di parte civile, ieri nel pomeriggio la parola è andata all’Avvocatura di Stato e la prima sorpresa è stata proprio la rivelazione su chi impedì la costituzione di parte civile: «Il fatto che lo Stato non si sia costituito parte civile non dipende da scelte processuali volontarie di questi difensori, bensì dall’assenza di autorizzazione di costituzione a parte civile che demanda alla Presidenza del consiglio», ha detto l’avvocato Pugliaro.
Tra l’altro l’Avvocatura di Stato (con altri legali) ebbe invece tutti gli avalli governativi per la costituzione di parte civile al processo contro i 25 accusati di devastazione e saccheggio, tanto che nel dicembre scorso ci fu la richiesta di 2 milioni e mezzo di euro di danni, tradotta intanto in multe pecuniarie per alcuni condannati nella sentenza di primo grado.
Su Bolzaneto si è proceduto in modo molto diverso. Sin dall’inizio a Roma qualcuno deve aver pensato che non bisognava rimarcare in nessun modo il comportamento vergognoso di alcuni pubblici ufficiali nemmeno quando torturano, pestano, insultano o inneggiano al duce. Insomma i 45 imputati tra poliziotti, polizia penitenziaria e carabinieri più medici e infermieri non andavano toccati, con la speranza che anno dopo anno su quei fatti scendesse l’oblio.
Non è andata così. L’insistenza di parte della stampa italiana sulle torture avvenute a Bolzaneto non condannate in specifico dal nostro codice penale ha risvegliato ora anche l’attenzione di alcuni politici.
«Questa è la prima voce dello Stato in assoluto che ci chiede scusa», dice l’avvocato Riccardo Passeggi. La questione delle provvisionali, la richiesta di risarcimenti sui 20 mila euro a testa, solo un assaggio di quello che potrebbe essere chiesto poi in processi civili, non è secondaria: «Tutte le chiacchiere dei politici comunque non pagano le cure dentistiche della mia cliente, che perse allora sette denti e da sette anni aspetta di essere risarcita - dice ancora Passeggi - Quindi mi aspetto che il ministero faccia seguito alle scuse col pronto pagamento delle spese provvisionali».
Sui risarcimenti l’Avvocatura è stata invece oltremodo cauta e ha sostenuto che gli avvocati che difendono i ragazzi arrestati e violentati nella caserma non hanno spiegato bene la motivazione per cui chiedono i risarcimenti e in secondo luogo che i singoli poliziotti, Gom o carabinieri agivano a titolo personale. «L’Avvocatura cerca di sostenere che il rapporto funzionale si era interrotto perché i dipendenti delle varie polizie si sono comportati in modo talmente illegittimo che questo non poteva rientrare nelle loro funzioni e quindi agivano come privati cittadini.
A questo punto nessun reato ricadrebbe sull’amministrazione dello Stato», spiega l’avvocato di parte civile Fabio Taddei.

PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO

Inviato da autonomix | 29 Mar, 2008

PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO

Sabato 29 marzo all'€™interno della campagna nazionale di boicottaggio del governo israeliano nel ruolo di ospite d'€™onore alla fiera del libro di Torino si è¨ tenuta un iniziativa di controinformazione in preparazione del corteo nazionale del 10 maggio. Il presidio, con continui interventi al megafono, un volantinaggio di massa e l'€™affissione di striscioni per tutta la piazza, si è¨ svolto davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte per denunciare la sua partecipazione alla fiera del libro, avallando cosi di fatto la legittimazione del governo terrorista israeliano e l’occupazione militare della Palestina e delle sue politiche genocide e di apartheid. Il presidio è¨ stato oggetto, durante tutto il pomeriggio, di continue provocazione da parte di componenti della comunità  ebraica milanese a cui non abbiamo risposto se non con interventi politici di denuncia dell€'arroganza e della violenza verbale del sionista di turno incapace di rispondere al carico di responsabilità criminali del governo israeliano. Nel tardo pomeriggio però le provocazioni hanno raggiunto un livello insostenibile quando un militante sionista ha platealmente strappato uno striscione di 10 metri su cui c'€™era la scritta :€œcon il popolo palestinese che resiste. A questo punto, all'€™avvicinarsi dei compagni e delle compagne per allontanare il provocatore, la polizia presente ha caricato a freddo il presidio ferendo al volto e al torace con manganellate e colpi di casco alcuni dei nostri compagni e compagne. Denunciamo con forza questa provocazione combinata che fa capire come Israele sia e rimanga il nervo scoperto e intoccabile di una politica d'aggressione imperialista in tutta l'area mediorientale. Ribadiamo che siamo e saremo sempre a fianco del popolo palestinese in lotta per la propria autodeterminazione e che in sintonia con la campagna nazionale di boicottaggio lavoreremo per essere in massa al corte nazionale del 10 maggio a Torino.

Boicottiamo Israele !

Con il popolo palestinese che resiste.

 

I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria

Prescrizioni eccellenti? LIBERITUTTI

Inviato da autonomix | 29 Mar, 2008

La procura di Genova chiede il rinvio a giudizio di tre figure eccellenti della nostra Polizia di Stato, in relazione ai fatti della scuola Diaz, G8 2001. Gianni De Gennaro, allora capo della polizia. Francesco Colucci, allora questore di Genova. Spartaco Mortola, allora capo della Digos della città.
Reati di falsa testimonianza e istigazione alla stessa.
Noi di eccellente vediamo solo la scelta di tempo, visto che la prescrizione è dietro l’angolo. Che il massacro alla Diaz fosse parte di una prova tecnica di guerra civile, in cui i nostri quattro corpi di polizia fungevano da esercito da guerra interna, l’abbiano verificato sulla nostra pelle in tempo reale. Che le "prove" fossero false l’abbiamo verificato in pochi giorni. E abbiamo verificato che Colucci è stato promosso prefetto, che Mortola è stato promosso vicequestore, che De Gennaro è stato promosso prima capo di gabinetto del Ministro dell’Interno, poi Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti: i risultati sono sotto gli occhi (e il naso) di tutti.
Per converso ogni giorno verifichiamo che il conflitto sociale viene trascinato a forza dentro il terreno della sanzione penale, come ci confermano le recenti perquisizioni ai danni degli attivisti che si oppongono all’allargamento della base di guerra Usa a Vicenza.
Cominciate a rimuovere questi uomini dalle loro posizioni di potere. Poi ne riparliamo.

Liberitutti

G8 di Genova, per De Gennaro PM chiedono rinvio a giudizio

Inviato da autonomix | 29 Mar, 2008

La richiesta dei pubblici ministeri che indagano sull'irruzione alla Diaz
nei confronti dell'ex capo della polizia per istigazione alla falsa testimonianza

G8 di Genova, per De Gennaro
pm chiedono rinvio a giudizio


<B>G8 di Genova, per De Gennaro<br>pm chiedono rinvio a giudizio</B>

Gianni De Gennaro

GENOVA - Chiesto il rinvio a giudizio per Gianni De Gennaro. I pubblici ministeri che indagano sui fatti del G8 di Genova hanno chiesto il rinvio a giudizio dell'ex capo della polizia per aver istigato l'ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. La notizia, anticipata da un quotidiano, è stata confermata all'Ansa dal procuratore aggiunto Mario Morisani.

De Gennaro era stato raggiunto dall'avviso di fine indagini a fine novembre scorso. L'ex capo della polizia, ora commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania, aveva depositato il 18 gennaio scorso in procura una memoria difensiva in cui aveva ribadito di non aver mai indotto Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza.

L'inchiesta che coinvolge De Gennaro nasce dal processo per l'irruzione alla Diaz nel luglio 2001. Nel corso di un'udienza in cui venne chiamato come testimone l'ex questore del capoluogo ligure Colucci, rilasciò una serie di dichiarazioni per le quali la procura chiese l'iscrizione al registro degli indagati per falsa testimonianza. Per il reato di istigazione alla falsa testimonianza fu invece indagato De Gennaro che si giustificò sostenendo che Colucci potrebbe aver equivocato quella che era solo una chiacchierata sulla vicenda Diaz. La spiegazione non avrebbe però convinto i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, e con loro il procuratore aggiunto Mario Morisani.

Al via il processo alle nuove Br( ? )

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

minchiate scrive questo giornale di stato.max solidarieta a al gramigna siempre

 

 

Clima incandescente a Milano: sedici gli imputati, i giovani del "Gramigna" di Padova
a fare da claque. Il giuslavorista e "Libero" chiedono di poter essere parte civile

Slogan, urla, attacchi a Ichino
Al via il processo alle nuove Br

Il pm Boccassini chiede che alcuni imputati vengano allontanati dall'aula
Dopo le minacce al candidato Pd: "Gli operai muoiono per le tue leggi"


<B>Slogan, urla, attacchi a Ichino<br>Al via il processo alle nuove Br</B>

Alcuni imputati in aula

MILANO - Attacchi a Pietro Ichino ("gli operai muoiono grazie alle leggi fatte da lui"), pugni chiusi alzati, toni a volte accesi tra accusa e difese, e la richiesta perentoria del pm Ilda Boccassini di "non trasformare l'aula in un agone politico". E' questo il clima, piuttosto incandescente, in cui si è aperto oggi a Milano il processo alla nuove Br. Nelle gabbie o seduti tra i banchi, i sedici imputati, dietro le transenne; tra il pubblico, una folta schiera di giovani a fare quasi da claque: applausi e ritonelli del tipo "libertà, libertà, liberi tutti".

Questa mattina, subito dopo l'inizio dell'udienza alla prima Corte d'Assise è arrivata, come già preannunciato, la richiesta di costituzione di parte civile da parte del quotidiano "Libero" e del giuslavorista (nonché candidato del Pd alle prossime politiche) Pietro Ichino: secondo gli inquirenti, erano due dei futuri obiettivi "politici" del Partito Comunista Politico Militare, il Pcp-m.

Il legale di Ichino, l'avvocato Laura Panciroli, nell'illustrare la sua istanza ai giudici, ha spiegato che il suo assistito, secondo quanto è emerso dalle indagini, era "destinatario di azioni violente" attraverso l'utilizzo di armi, "volte alla sua eliminazione fisica". "Il progetto omicidiario - ha proseguito - era giunto in uno stato avanzato di realizzazione" e, quindi, Ichino ha subito un "grave danno esistenziale": non solo è stato privato dei "suoi diritti e delle libertà fondamentali", ma è stato costretto a vivere "sotto un regime di protezione".

Regime a cui era stato sottoposto già all'indomani dell'omicidio di Marco Biagi; e che poi, proprio dopo gli sviluppi dell'indagine sulle nuove Br, è stato potenziato. Le due istanze, che hanno raccolto il parere favorevole del pm e sulle quali la Corte scioglierà la riserva alla prossima udienza fissata per il 15 aprile, come da copione sono state bocciate dalle difese: le hanno ritenute guiridicamente infondate e poi, come ha osservato l'avvocato Giuseppe Pelazza, "a Ichino farebbe gioco entrare in questo processo, dal momento in cui si è candidato al Senato". Mentre "Libero potrebbe avere un aumento di vendite delle copie qualora entrasse come parte offesa".

 

 E non solo: l'avvocato Sandro Clementi ha chiesto alla Corte le revoca della costituzione dell'unica parte civile già ammessa durante l'udienza preliminare, e cioè il movimento di estrema destra Forza Nuova, da lui paragonato alla 'ndrangheta: "Andrebbe disciolto", ha concluso il legale.

Ma la vera replica ad Ichino è arrivata dalle gabbie. Durante una pausa Alfredo Davanzo, uno dei leader del gruppo, non ha esitato ad alzare la voce: "Gli operai non sono morti ma sono stati uccisi sul lavoro grazie alle leggi fatte da questi signori, da gente che oggi si è costituita parte civile. Inchino invece non ha subito nulla". E ancora dichiarazioni contro "gli stati "borghesi e gli Usa che bombardano le popolazioni". Vincenzo Sisi gli ha fatto eco e ha aggiunto: "Terroristi? Io non ho terrorizzato nessuno".

Per queste dichiarazioni gridate da dietro le sbarre, il pm Boccassini ha fatto portare fuori dall'aula i due, insieme ad altri imputati. Il magistrato ha chiesto anche lo sgombero immediato dei giovani del pubblico - molti del centro sociale Gramigna di Padova - quando, in un paio di occasioni, con il pugno chiuso, hanno intonato ritornelli e appalaudito gli indagati. Solidarietà a Ichino, invece, è stata espressa da diversi esponenti politici, a cominciare dal segretario del Pd Walter Veltroni.

All'udienza di oggi, infine, anche le lamentele di difese e imputati per il trattamento carcerario e le istanze, poi accolte dai giudici, per consentire ai sedici di prendere appunti attinenti al processo. La Corte infine ha respinto l'istanza del pm di "rimpolpare il calendario", aggiungendo altre udienze a quelle già fissate fino a luglio.

 

UN PROCESSO POLITICO

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008
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APPELLO CANAPISA 2008

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

APPELLO

 

Il fallimento del proibizionismo sotto gli occhi di tutti. Lassunzione di sostanze che modificano la coscienza un fatto che accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture. Nel corso del tempo, per alcune di queste sostanze ne stato proibito luso, dando vita a tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto con sempre maggiore repressione. Nasce cos il problema droga. Sono state promulgate leggi e istituiti imponenti apparati repressivi, per affrontare la questione a livello globale, che hanno dichiarato la guerra alla droga. Una persecuzione infame, fatta di incursioni militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti, blitz, lancio di diserbanti chimici su intere popolazioni, che bene ricordare, ha fatto nascere un reato la dove non ci sono vittime, costringendo alla clandestinit milioni di esseri umani. Mai nessuna legge ha prodotto nella storia del genere umano una quantit tale di sofferenze. Definibile come la terza guerra mondiale, perch combattuta su fronti sparsi nellintero pianeta, questa strategia planetaria conta ormai miglia di vittime e continua ad infliggere lacrime e sangue ad un numero sempre maggiore di esseri umani magari solo per aver coltivato una pianta. Queste politiche di fatto hanno creato il mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale possibile avere enormi profitti, e paradossalmente, nonostante i loro continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione, anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti pi repressivi, arrivando ad essere la principale causa di carcerazione mondiale. In nome di un astratto ideale di Societ libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella casse di apparati repressivi creati ad ok, che hanno messo in campo le loro politiche di Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo ostacolato, al rafforzamento delle criminalit organizzate, alla diffusione delle sostanze stesse e dei modi pi rischiosi di assumerle. In un regime proibizionista i rischi connessi al consumo di sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben oltre ai rischi connessi alla sostanza in s, per esempio: impossibilit di sapere la concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed il tipo stesso di sostanze con le quali stata tagliata. Molti non pensano al fatto che la merce droga una Merce Speciale, non una merce come tutte le altre, perch se unautomobile sempre unautomobile, una pistola sempre una pistola, dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un chilo di eroina, grazie alla magia del proibizionismo, dallAfganistan allItalia diventano venti chili. Oggi, in Italia, questa ipocrita battaglia condotta da una delle normative mondiali pi dure in materia, dalla legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti, con la quale tutte le sostanze sono state messe sullo stesso piano e i timidi tentativi di unazione di riduzione dei danni, resi gi difficili dalla precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli), sono stati letteralmente travolti da unazione repressiva totale. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale. Questo appello ha lobiettivo non solo di far riflettere su una situazione che diventa giorno per giorno sempre pi insostenibile, di un proibizionismo che va ad alimentare piuttosto che a risolvere le problematiche che ufficialmente dichiara di voler contrastare, ma anche quello di costruire una rete sociale capace di mettere in piedi un percorso concreto, fatto di sperimentazioni pratiche, che produca un avanzamento in materia . E sempre pi urgente unopposizione sociale che si organizzi e che faccia sentire le sue ragioni e la sua voce al fine di fondare unalternativa concreta ad un tale stato di cose. Il superamento del proibizionismo non solo possibile ma diventato indispensabile. Crediamo fermamente che una riflessione sincera di tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno, ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole, fondate sullinformazione, possano concretamente superare le problematiche attuali connesse al consumo di sostanze ed evitare tanti morti, principalmente causate dalla clandestinit in cui il proibizionismo costringe ad agire. Non c mai stata questa possibilit, ad un rischio ipotetico provenienti da un eventuale legalizzazione, sono stati preferiti fallimenti concreti e tangibili e le immani sofferenze causate dalla repressione. Qualcuno sta giocando con le nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle. Se in ballo la nostra libert e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo essere noi a condurre le danze, dobbiamo lottare affinch il diritto allautodeterminazione non rimanga lettera morta. N malati, n criminali, ma gioiosamente illegali. Autoproduzione unica soluzione.

CANAPISA 2008 MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA

SABATO 31 MAGGIO - PISA

Dedicata ad Aldo Bianzino.

Venerdì 28 marzo ore 22.00 - Live @l csoa

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

MADKIN + TIRESIA

 

 

 

Rock di scena al "Cartella" di Gallico venerdì sera. Si alterneranno sul palco gallicese i TIRESIA, bastard band messinese che prende il nome dal mitico indovino cieco, e il grunge dei MADKIN, band romana innamorata della nostra terra: il loro pimo EP è stato infatti registrato presso la SALOTTINO PROD. di Locri

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