COSENZA PER NOI..IL 2 FEBBRAIO..

In questi giorni sta per concludersi a
Cosenza un processo molto simile a quello appena terminato a Genova.
Anche in questo caso un gruppo di persone, appartenenti al “Sud
Ribelle”, si trova di fronte ad accuse gravissime: "sovvertire
violentemente l’ordine economico costituito nello stato" per aver
partecipato alle grandi manifestazioni in occasione del vertice OCSE di
Napoli e del G8 di Genova nel 2001.

Non che sovvertire con qualsiasi mezzo necessario l’ordine economico
costituito nello stato sia di per sé un fatto gravissimo, anzi
ci sembra essere l’unico obiettivo sensato per ogni sfruttato. Il
problema è che gravissime sono le pene previste. Infatti il
pubblico ministero ha chiesto una cinquantina di anni carcere ed altri
di libertà vigilata
Chi detiene il potere vuole continuare a tenerselo e per questo
vorrebbe “regalare” anni ed anni di carcere a chi ha
lottato, si è ribellato, ha manifestato irriducibile
dignità. Per questo una serie di fatti specifici, avvenuti ad
esempio durante le manifestazioni, sono stati gonfiati, inventati,
estesi ad altri, trasformati in reati associativi, aggravati da termini
che possano ricondurre ad un immaginario di guerra (quali la
devastazione ed il saccheggio) in modo da moltiplicare la pena.
Così, mentre l’unica guerra evidente, con bombardamenti o
meno, è quella scatenata dal capitale per continuare ad
opprimere, si prospetta un altro scenario di condanne per chi a questa
guerra resiste.

Le risposte che si vorrebbero dare ai continui attacchi repressivi
languono. Non è bastato l’esito del processo di Genova per
sgombrare il campo dagli appelli grondanti di lezioni di democrazia, di
sdegno per accuse risalenti al codice del periodo fascista, di richiami
alla Costituzione, di paragoni con le avvenute promozioni dei
torturatori in divisa: un’altra manifestazione con una lista
chilometrica di adesioni, zeppa di partiti e di rappresentanti delle
istituzioni, pesa come un macigno sul futuro di coloro che con partiti
ed istituzioni non hanno nulla a che spartire, quelli che, ancora una
volta, potrebbero essere i “cattivi” che pagano per tutti
perché rivendicano in toto la radicalità delle azioni
avvenute.

L’appello lanciato per indire la manifestazione di sabato 2
febbraio a Cosenza sottolinea che, per i fatti del vertice OCSE di
Napoli e del G8 di Genova, furono arrestate venti persone che erano
state fra gli organizzatori del Forum Sociale Europeo di Firenze,
“una delle più importanti esperienze di partecipazione
democratica realizzate nel nostro paese”. Per definizione,
dunque, queste persone dovrebbero rientrare fra i buoni. Se qualcuno
non avesse contribuito all’organizzazione di importanti
esperienze democratiche, al contrario, rientrerebbe per definizione tra
i cattivi.

A noi non importa un fico di qualsiasi cosa abbiano organizzato
nello specifico queste persone. Ci importa, caso mai, che durante la
lunghissima storia che ha portato al processo contro il “Sud
Ribelle” molti fra gli accusati abbiano già preso le
distanze dai coimputati e che alcuni abbiano fatto carriera
all’interno di partiti ed istituzioni. La discrepanza fra
imputati eccellenti ed imputati “qualunque” si rivela,
quindi, ancora più rilevante che nel processo di Genova.

Ci importa che ancora una volta non riesca il gioco che ha indicato
Carlo come primo cattivo e dopo lo ha riabilitato perché le
forze dell’ordine erano state più cattive, quello stesso
gioco che ha poi additato i processati di Genova come “blocco
nero” per poi scagionare la metà. Non è affatto una
consolazione che Carlo ora sia un simbolo, che molti il 17 novembre
pensassero di essere in piazza a Genova per manifestare
solidarietà a tutti gli imputati, che un tribunale abbia
riconosciuto le menzogne di qualche poliziotto o carabiniere. Il fatto
è che Carlo è morto, che 10 persone dovranno affrontare
un processo di appello per devastazione e saccheggio con una tremenda
condanna alle spalle, che ancora nel napoletano o a Cagliari persone
che non vogliono morire avvelenate siano state selvaggiamente picchiate
da altri poliziotti o carabinieri.

In questa fase di involuzione di molte coscienze (sollecitate solo
dalla salvaguardia degli interessi clericali) e di allarmismo
sicuritario, tendente ad un’oggettiva fascistizzazione, che
complicano l’esistenza di tutti coloro che vogliono continuare a
lottare, stanno però intervenendo altrettanto oggettivi disastri
economici ed ambientali che sempre più spesso determinano
reazioni non solo rabbiose, ma organizzate e raccordate fra loro. Basti
pensare alla TAV, agli inceneritori e le basi militari, ai posti di
lavoro segnati da continue morti, a quanti supportano le rivolte e le
fughe dai CPT dove vengono deportati gli immigrati che cercano scampo
alla guerra e alla fame. Questo va letto in una possibile prospettiva
di cambiamento dei rapporti di forza e deve essere pratica per una
crescita comune che eviti i particolarismi e le alleanze puramente
tattiche.
Ricominciamo quindi a gestire collettivamente e in un
ottica di classe la storia di questi anni, non cediamo alle lusinghe di
chi vorrebbe vederci imploranti a chiedere giustizia ai responsabili
dell’ingiustizia: ci chiederebbero ben presto di implorare
perdono.

Costruiamo ovunque momenti di informazione e solidarietà
attiva con gli imputati del processo di Cosenza per dimostrare in modo
palese la nostra determinazione nel continuare la lotta e per
rivendicare i percorsi di ribellione allo stato di cose presenti: del
resto che le masse scese nelle piazze di Napoli e Di Genova fossero
storicamente nel giusto è dimostrato dalla realtà
devastata che è sotto gli occhi di tutti nonché dalle
squallide disavventure di un ceto politico dirigenziale, di qualsiasi
colore o sfumatura, che chiede l’impunità per sé
stesso comminando anni di galera a chi si ribella.

Spazio di documentazione Il Grimaldello – Genova

Vittoria
L’Avamposto degli Incompatibili
www.controappunto.org

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