IL GOVERNO SI SCUSA PER BOLZANETO

L’Avvocatura dello Stato riconosce ufficialmente
le torture nella caserma genovese nei giorni del G8. E rivela: fu
Berlusconi a impedire la costituzione di parte civile. Che ci fu solo
contro i manifestanti. Frenata sui risarcimenti I legali dei no global
ribattono: «Riconoscimento importante, ma questo non cancella i danni
subìti. Che ora vanno risarciti». Ma su questo sarà battaglia

Alessandra Fava
Genova

L’Avvocatura di Stato voleva costituirsi parte civile
al processo per le torture di Bolzaneto e quindi chiedere i danni ai
funzionari che compirono violenze e soprusi sugli arrestati, ma
l’allora presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, lo
impedì. Lo ha detto ieri l’avvocato Matilde Pugliaro, che con
l’avvocato Giuseppe Novaresi rappresenta l’Avvocatura di Stato al
processo per le violenze di Bolzaneto, e nell’udienza di ieri ha
chiesto scusa a tutte le vittime che sono transitate per la caserma nei
giorni del G8: «Ci sia consentito esprimere le doverose scuse nei
confronti di chi a Bolzaneto ha subito le vergognose vessazioni
acclarate nel dibattimento, vergognose scuse che devono essere intese
come provenienti direttamente dallo Stato italiano», sono state le
parole testuali.
Un gesto piuttosto inusitato che ha colpito molto
anche la Procura, i pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia
Petruzziello, anche se Pugliaro poi si è arrampicata sugli specchi per
spiegare che lo Stato non intende dare nessuna provvisionale alle
vittime, vale a dire nessun risarcimento, nemmeno quelli che dovrebbero
essere versati alla fine del processo di primo grado.
Dopo la
requisitoria dei pm e le arringhe degli avvocati di parte civile, ieri
nel pomeriggio la parola è andata all’Avvocatura di Stato e la prima
sorpresa è stata proprio la rivelazione su chi impedì la costituzione
di parte civile: «Il fatto che lo Stato non si sia costituito parte
civile non dipende da scelte processuali volontarie di questi
difensori, bensì dall’assenza di autorizzazione di costituzione a parte
civile che demanda alla Presidenza del consiglio», ha detto l’avvocato
Pugliaro.
Tra l’altro l’Avvocatura di Stato (con altri legali) ebbe
invece tutti gli avalli governativi per la costituzione di parte civile
al processo contro i 25 accusati di devastazione e saccheggio, tanto
che nel dicembre scorso ci fu la richiesta di 2 milioni e mezzo di euro
di danni, tradotta intanto in multe pecuniarie per alcuni condannati
nella sentenza di primo grado.
Su Bolzaneto si è proceduto in modo
molto diverso. Sin dall’inizio a Roma qualcuno deve aver pensato che
non bisognava rimarcare in nessun modo il comportamento vergognoso di
alcuni pubblici ufficiali nemmeno quando torturano, pestano, insultano
o inneggiano al duce. Insomma i 45 imputati tra poliziotti, polizia
penitenziaria e carabinieri più medici e infermieri non andavano
toccati, con la speranza che anno dopo anno su quei fatti scendesse
l’oblio.
Non è andata così. L’insistenza di parte della stampa
italiana sulle torture avvenute a Bolzaneto non condannate in specifico
dal nostro codice penale ha risvegliato ora anche l’attenzione di
alcuni politici.
«Questa è la prima voce dello Stato in assoluto
che ci chiede scusa», dice l’avvocato Riccardo Passeggi. La questione
delle provvisionali, la richiesta di risarcimenti sui 20 mila euro a
testa, solo un assaggio di quello che potrebbe essere chiesto poi in
processi civili, non è secondaria: «Tutte le chiacchiere dei politici
comunque non pagano le cure dentistiche della mia cliente, che perse
allora sette denti e da sette anni aspetta di essere risarcita – dice
ancora Passeggi – Quindi mi aspetto che il ministero faccia seguito
alle scuse col pronto pagamento delle spese provvisionali».
Sui
risarcimenti l’Avvocatura è stata invece oltremodo cauta e ha sostenuto
che gli avvocati che difendono i ragazzi arrestati e violentati nella
caserma non hanno spiegato bene la motivazione per cui chiedono i
risarcimenti e in secondo luogo che i singoli poliziotti, Gom o
carabinieri agivano a titolo personale. «L’Avvocatura cerca di
sostenere che il rapporto funzionale si era interrotto perché i
dipendenti delle varie polizie si sono comportati in modo talmente
illegittimo che questo non poteva rientrare nelle loro funzioni e
quindi agivano come privati cittadini.
A questo punto nessun reato ricadrebbe sull’amministrazione dello Stato», spiega l’avvocato di parte civile Fabio Taddei.

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