CORTEO NAZIONALE A COSENZA IL 2 FEBBRAIO..
Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008
Ma al di la delle rassomiglianze o delle sfaccettature comuni, a monte vi è il chiaro tentativo di criminalizzare le lotte sociali e politiche del nostro paese, e per di più farlo in un territorio come quello meridionale pieno di difficoltà e contraddizioni, all'interno del quale l'esperienza del Sud Ribelle rappresenta una delle pagine più belle e significative scritte dal movimento in questi ultimi anni.
La Rete meridionale del Sud Ribelle
Dopo decenni di silenzio e rassegnazione il Sud Ribelle è lo scossa che corre lungo tutto il territorio del Sud Italia, imbastendo ed organizzando una straordinaria serie di lotte autonome, nonostante tutte le differenze dei soggetti che lo compongono, dai centri sociali ai sindacati di base, dai comitati in difesa dell'ambiente agli operai in lotta. Le primordiali uscite del nascente Sud Ribelle aggregano giovani e lasciano basiti tutti i vari poltronai ammuffiti sul loro secolare potere, che sia questo di stampo statale o 'ndranghetista, i quali molto soventemente sono la stessa cosa.
Il primo campo di prova è il Global Forum di Napoli del maggio 2001: cinquantamila persone in piazza arrivate da tutte le parti del meridione, ognuno con le proprie parole d'ordine e rivendicazioni, ma tutte unite dal desiderio di opporsi al teatrino dei capi di Stato riuniti a Palazzo Reale, in piazza Plebiscito. Il corteo viene ripetutamente attaccato dalle forze dell'ordine, alle quali il movimento risponde facendo resistenza: nascono duri scontri con la polizia, la forza e la determinazione del movimento lasciano prefigurare quello che sarà Genova. Cariche, botte da orbi, poi la mattanza alla caserma Raniero, dove centinaia di compagn* subiscono le infamie delle forze dell'ordine. L'esperienza del Global Forum di Napoli scoperchia l'esigenza di un coordinamento del movimento ed impone il bisogno di una piattaforma comune sulle istanze che arrivano dal Sud: nasce la Rete meridionale del Sud Ribelle. Sud Ribelle che, nell'attesa di Genova, mette in campo una serie innumerevole di iniziative che vanno a mettere in risalto le problematiche meridionali: la militarizzazione dei territori, la devastazione dei territori, la mafia collusa con partiti e istituzioni, la precarietà lavorativa e la disoccupazione. A Genova, nelle giornate del luglio 2001, il movimento del Sud Ribelle arriva unito ed organizzato, nonostante la sfilacciatura mossa da alcuni suoi soggetti interni, ma ciò non gli impedisce di esser anche qui parte di una ribellione collettiva che si scontra ancora una volta con la violenza delle forze dell'ordine. La storia della Rete meridionale del Sud Ribelle non finisce a Genova, continua con nuove lotte e battaglie sul proprio territorio nonostante il progressivo esaurimento della forza e dell'unitarietà con cui qualche mese addietro si era costituito; fino agli arresti del 15 novembre 2002.
L'operazione "Sud Ribelle" doveva partire nei giorni del Social Forum a Firenze, ma viene rinviata a qualche giorno più tardi (..): Napoli, Cosenza, Taranto, Reggio Calabria, Vibo Valenzia sono le città investite dalla furia dei reparti speciali dei Ros e dei Gom; perquisizioni ed arresti rivoltano le case dei compagn*. 20 arresti, 5 arresti domiciliari, 43 indagati. Accusa: associazione sovversiva.
I compagn* finiscono nei carceri speciali, nei figli della gogna pubblica, dell'isolamento e della privazione. Il giorno dopo, in tutt'Italia, si scatena una solidarietà enorme, tra scuole occupate cortei e blocchi stradali: 3000 persone a Firenze, 15000 a Napoli, 30000 a Roma, 1000 a Palermo, 3000 a Milano, 4000 a Taranto. Solidarietà che travalica i confini del movimento, arrivando anche da personaggi pubblici, politici e vasti strati della società. E solo qualche giorno più tardi, il 23 novembre, la piazza di Cosenza si riempe di un corteo con oltre centomila presenze provenienti da tutt'Italia: siamo tutti sovversivi, queste le parole d'ordine.
per approfondire: www.sciroccorosso.org

Il processo al Sud Ribelle: il teorema Fiordalisi
La vera radice dell'inchiesta "Sud Ribelle" risale ancor prima di Napoli Genova e tutte le mobilitazioni che le precedettero o seguirono, ed assume sembianze inverosibili fittizie, oltre che deliranti: nel 2000 vengono recapitati in diversi stabilimenti Zanussi, tra cui in uno a Rende, in provincia di Cosenza, una serie di documenti a firma dei Nipr (Nuclei di iniziativa proletaria e rivoluzionaria), si dice sigla del movimento anarchico, che vengono però additati, dai servizi di sicurezza, all'area antagonista, indicando genericamente la frangia dei centri sociali, degli ultras e dei collettivi universitari come luogo in cui cercare i responsabili.
Il fascicolo accusatorio, coadiuvato dalla digos di Napoli Cosenza Taranto e Genova, viene respinto dalle Procure di Genova, Venezia, Napoli, Taranto e Torino, e invece accolto dalla procura di Cosenza, nella persona del pubblico ministero Domenico Fiordalisi: in un faldone di 359 pagine, l'accusa è
pesantissima, i compagn* sono tutti accusati di essere parte di
un'associazione sovversiva denominata "Rete meridionale del Sud
Ribelle", costituita formalmente a Cosenza il 19 maggio del 2001, di
ritorno da Napoli.. i gruppi antagonisti del meridione, secondo
l'accusa, guadagnatosi questa l'appellativo di "teorema Fiordalisi", si
sarebbero uniti con l'obiettivo di "turbare l'esecuzione delle funzioni
del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico
costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati
economici, alterare l'ordinamento del mercato del lavoro". Tutto si
riassume nell'accusa di propaganda ed associazione sovversiva, reati le
cui pene ammontano dai 12 ai 15 anni di carcere. Tutta l'argomentazione
accusatoria si "regge" sulla tesi dell'associazione d'intenti, dato che
le presunte prove consistono solamente in intercettazioni telefoniche e
ambientali, pedinamenti e controlli di siti internet, indizi spesso
raccolti fuori dalla procura inquirente e con la massima
discrezionalità delle forze dell'ordine..Il 2 dicembre 2002, dopo diciassette giorni nei carceri speciali di Trani, Latina e Viterbo, tutti i compagn* vengono scarcerati dal tribunale della libertà di Catanzaro: la sentenza demolisce le fondamenta dell'impianto accusatorio, "il dissenso non è reato". Il pm Fiordalisi insiste nella sua opera: richiede la carcerazione per tutti, ottiene l'obbligo di firma per tre degli imputati. Il processo, iniziato due anni più tardi, il 2 dicembre 2004, parte con un numero degli imputati nettamente sfoltito: sono 13 i compagn* rinviati a giudizio.
Il 24 gennaio 2008, il pm Fiordalisi, ha chiesto 50 anni per i compagn* sotto processo, con richieste di pena che arrivano fino ai 6 anni di carcere: richieste sicuramente minori rispetto ai decenni paventati, ma che vedono alcontempo confermato l'assurdo impianto accusatorio che insiste sulla sovversione..
Ascolta/scarica l'intervista con Fraticello, attivista di Supporto Legale
>> Il comunicato stampa sulla sentenza di Liberi Tutti
per aggiornamenti e informazioni sul processo: www.supportolegale.org
Appello per il corteo del Coordinamento LiberiTutti:
Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze, una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza, Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto "sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato" per essere stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è prevista per il 24 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di carcere utilizzando reati da codice di guerra come l'accusa di "devastazione e saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle forze dell'ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per decorrenza dei termini. L'omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene severissime.
Ancora una volta c'è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro paese e le garanzie democratiche - nel sessantesimo della Costituzione. Una volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e difendere il diritto a costruire un "un altro mondo possibile".
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L'attivismo civile e la mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l'iniziativa unitaria di fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene quindi considerata sovversiva e cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere alternative.
E' tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d'Italia, come facemmo il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2 febbraio per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.
Difendiamo il diritto a voler cambiare il mondo
Coordinamento LiberiTutti
Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a: liberitutti@inventati.org
Il corteo del 2 febbraio a Cosenza assume una valenza importante, potrebbe infatti anche questo processo creare un precedente pericoloso che se vogliamo può esser letto come ancor più minaccioso rispetto al passato: oltre che minare la libertà di movimento, di espressione conflittuale, insidia la libertà di pensiero e parola, dato che il perno di tutta la costruzione accusatoria si basa esclusivamente su reati di opinione ed associazione.
Ancor prima di scendere per le strade, l'organizzazione di riunioni o coordinamenti, la scrittura di volantini o articoli, la gestione di portali internet o l'intervento con un microfono, potrebbero essere tacciati di propaganda e associazione sovversiva, andando a ledere i più banali dei diritti immortalati dentro una Costituzione di cui, con la ricorrenza del suo anniversario, quest'anno, si elogia la "grandezza" con spot pubblicitari e manifesti appesi per le strade, quando poi dalla realtà della giustizia italiana emerge l'impostazione classista anche di questa, oltre che il "perimetro della contestazione" da cui non si deve uscire, in una logica in cui pacificazione sociale e criminalizzazione delle insorgenze son le direttive da seguire.
Il corteo nazionale di Cosenza prende allora l'importanza di cui si diceva sopra, non chiedendo diritti da sindacatino o associazione di cittadinanza, ma rivendicando una giustizia sociale che non è quella dei tribunali, esigendo quelle libertà troppo sottilmente messe in discussione, esplicitando l'opposizione ad un sistema che sa essere garantista solo con chi ha la posizione ed il privilegio di usufruirne, bollando chi non è d'accordo come sovversivo.
Ascolta/scarica l'intervista con Francesco Cirillo, imputato nel processo del Sud Ribelle
per info: www.cosenza2febbraio.org
Radio Ciroma, la voce del Sud Ribelle
Radio Ciroma nasce sul finire degli anni ottanta, a Cosenza, intorno alla figura di Franco Piperno, cofondatore di Potere Operaio prima ed Autonomia Operaia dopo, di ritorno dall'esilio canadese e francese. Ciroma in dialetto calabrese significa casino misto a caos, indica le adunate di piazze, ha un riferimento molto popolare. Radio Ciroma si occupa soprattutto di sud Italia, della Calabria; è stata anche lei parte dell'esperienza del Sud Ribelle, emergendo come la voce del movimento, lo strumento su cui sono convenute le tante istanze storie lotte.
Radio Ciroma seguirà ancora una volta il processo al Sud Ribelle, come sempre ha fatto: è oramai da settimane che dedica quotidianamente spazio all'approfondimento ed alla riflessione sul movimento meridionale, seguendo in presa diretta tutte le tappe di avvicinamento al 2 febbraio, giorno in cui sarà ancora al fianco del Sud Ribelle con una diretta continua dal corteo cosentino.
Ascolta/scarica l'intervista con Francesco Febbraio, redattore di Radio Ciroma
(registrata prima della sentenza pronunciata il 24 gennaio)
per ascoltare la diretta del corteo: www.ciroma.org
Palermo: verso il corteo di Cosenza
Nel pomeriggio di mercoledì 16 gennaio, al Palazzo delle Aquile di Palermo, il csoa ExKarcere ed il Collettivo Universitario Autonomo hanno organizzato un'assemblea cittadina in preparazione del corteo nazionale di Cosenza, dal titolo "Da Genova a Cosenza : nell'era del pacchetto sicurezza e della repressione dei movimenti sociali". Sono intervenuti Francesco Cirillo, imputato nel processo del Sud Ribelle, Fulvio Vassallo Paleologo, docente dell'universita' di Palermo, Francesco Noto di Supporto Legale, oltre che i compagni e le compagne del csoa ExKarcere.
Si è ripreso il filo attinente al discorso del Sud Ribelle, movimento con cui il csoa ExKarcere di Palermo ha effettuato il suo battesimo di fuoco (l'occupazione risale a 2001). Quindi la scadenza di febbraio ha quel valore in più, in primis per il contesto meridionale in cui il Sud Ribelle si è sviluppato, oltre che per l'esser stato parte della Rete meridionale, ma anche per un desiderio di rivendicazione e libertà rispetto a quello che è stato.
In direzione di Cosenza è stato organizzato un pullman che partirà da Palermo, il 2 febbraio, alle 7 del mattino, davanti al centro sociale, in via Mongitore.
Ascolta/scarica l'intervista con Gaetano, militante del csoa ExKarcere
per info: isole.ecn.org/excarcere
Torino, Bologna: i processi non ci fermano!
Venerdì 25 e sabato 26 gennaio i compagni del Cpoa Rialzo di Cosenza e Antonino Campenni, imputato nel processo del Sud Ribelle, sono stati di casa al csoa Askatasuna di Torino e al Laboratorio Crash di Bologna, dove hanno presentato il corteo del 2 febbraio a Cosenza, riallacciandosi con la storia della Rete meridionale e ripercorrendo le tappe del processo.
A seguire degli incontri vi è stata la proiezione del video "La nuova inquisizione - l'inchiesta al Sud Ribelle", dvd il cui ricavo delle vendite viene destinato alle spese della segreteria legale che segue il processo.
Sito Internet: www.cosenza2febbraio.org



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