Non è folclore quello nato a Vicenza: NO DAL MOLIN!
Inviato da autonomix | 23 Gen, 2008Nelle ultime settimane abbiamo assistito al tentativo di costruire quella che i sociologi chiamano la “profezia che si autoadempie”; dichiarando che la nuova base Usa è entrata nella fase operativa, infatti, statunitensi, Governo italiano e molti rappresentanti del Partito Democratico – del quale, è bene sottolinearlo, non si è ancora capita la posizione – vorrebbero creare una realtà artificiale diversa da quella quotidiana, nascondendo sotto il tappeto le tante difficoltà che stanno incontrando i fautori della militarizzazione di Vicenza. Tutti sanno, infatti, che la realizzazione del progetto non è affatto scontata: a Vicenza decine di migliaia di persone hanno deciso, nell’ultimo anno, di mettersi in gioco in prima persona per difendere la propria terra, ma anche la propria dignità e quei pochi stracci di una democrazia calpestata in modo arrogante quanto superficiale da chi siede a Palazzo Trissino e a Palazzo Chigi.
L’opposizione che Vicenza ha saputo creare non è un elemento di folklore, bensì la variabile più importante di questa vicenda: chi dice che «bisogna adeguarsi alle decisioni prese dal Governo» insulta la democrazia e il diritto di ogni cittadino di difendere la propria vita e il domani dei propri figli. Accettare le imposizioni senza opporsi è tipico delle dittature e dei regimi autoritari, non certo delle democrazie mature tra le quali il nostro Paese vorrebbe annoverarsi.
In questi mesi, decine di iniziative hanno portato Vicenza alla ribalta delle cronache nazionali. Donne e uomini qualunque, padri e madri, studenti e pensionati: tante persone hanno messo in gioco la propria quotidianità mettendo nel conto le conseguenze che potrebbero derivare da blocchi e occupazioni; sono, queste, persone con una famiglia e un lavoro che, però, hanno deciso di sacrificare una parte importante della propria vita per difendere la propria città da un’opera che avrebbe conseguenze devastanti. Lo sanno bene i vicentini che lo scorso 15 dicembre hanno partecipato in decine di migliaia al corteo legittimando questo percorso di opposizione e voltando le spalle a chi, incapace di avere una maggioranza reale, si appella a indeterminabili “maggioranze silenziose”.
L’ultima iniziativa in ordine di tempo, l’occupazione pacifica della Prefettura, ha segnalato la determinazione di chi non vuole testimoniare la propria contrarietà, bensì vuol raggiungere un obiettivo concreto: impedire la realizzazione della nuova base Usa, anche bloccandone fisicamente i cantieri.
Chi parla di legalità dimentica che, in questa vicenda, ogni ombra di legalità è stata cancellata dall’imposizione di un progetto che viola la Costituzione italiana e le più banali norme sulla trasparenza; difatti, i militari statunitensi dichiarano di aver tutte le autorizzazioni necessarie, ma ai cittadini vicentini non è dato il diritto di accedere a queste pratiche e consultare autorizzazioni e decreti. La legalità, spacciata per valore assoluto, viene spesso utilizzata per mettere il bavaglio a chi si batte contro le imposizioni.
A chi dichiara che «la legalità è un confine» insuperabile rispondiamo con le parole di Gandhi: «sono le azioni che contano; i nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni». In questi mesi tante donne e uomini di Vicenza hanno praticato i propri pensieri, assumendosi con coraggio la responsabilità delle proprie azioni, sempre pacifiche e ispirate ad un obiettivo concreto come quello di mettere un granello di sabbia nei meccanismi della guerra e della cementificazione.
«L’obbedienza non è una virtù», scriveva Don Milani. Qualcuno spieghi ai vicentini per quale ragione dovrebbero accettare di mettere a rischio la propria salute, la propria sicurezza, il proprio futuro per obbedire ad una decisione sulla quale non sono stati coinvolti e per la quale nessuno ha ricevuto mandati politici. I vicentini sono legittimati ad opporsi, con gli strumenti che sono accessibili: di fronte al rifiuto della politica di ascoltare la volontà popolare, occupazioni e blocchi sono le sole forme che restano a quanti non vogliono limitarsi a portare una testimonianza, ma vogliono vincere questa battaglia. Il futuro di Vicenza è nelle mani dei vicentini: lo sanno bene gli sponsor della nuova base Usa che, non a caso, vorrebbero dipingere questo movimento come minoritario e criminale; un tentativo che non riesce perché si basa sulla convinzione che le persone siano stupide e si facciano convincere da facili slogan.
Ma i vicentini hanno imparato a comprendere i termini della questione, riconoscendo la coerenza dall’incoerenza, il giusto dallo sbagliato, l’interesse della comunità dal profitto di pochi.
E, soprattutto, hanno imparato a conoscere questo movimento fatto prima di tutto di donne e uomini radicali nel voler difendere la propria città e che non vogliono, con la propria indifferenza, rendersi complici di questo scempio.
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