Appello per la libertà dei movimenti sociali

Inviato da autonomix | 27 Mag, 2007


Il 5 giugno prossimo, la IV sezione del tribunale di Napoli giudicherà in primo grado 9 attivisti dei “Comitati per la quarta settimana”, per una iniziativa contro la precarietà e il carovita tenutasi nell'ottobre 2004.
Un presidio di circa 200 precari presso l'Ipercoop di Afragola si concluse con la distribuzione a scopo simbolico, ai clienti dell'ipermercato, di poche scatole di pomodoro e di pasta date volontariamente ai manifestanti dalla direzione della stessa azienda.
Per questa iniziativa, l'incredibile accusa ipotizzata dal Pubblico Ministero è di “estorsione aggravata dal numero di persone”, con la richiesta di 6 anni di carcere per 3 attivisti e di 3 anni e sei mesi per gli altri!!
Così come nel Processo per un'altra protesta contro il carovita, attuata il 6 novembre 2004 a Roma, sconcerta l’assoluta sproporzione e la gratuità del reato ipotizzato e delle pene previste rispetto alle caratteristiche concrete delle azioni messe in campo.
Ma soprattutto, nell’esprimere la nostra solidarietà verso gli imputati, vogliamo rimarcare che i temi della precarietà del lavoro e del carovita costituiscono a tutt’oggi gravi questioni che interrogano in maniera pressante l’agire delle forze sociali e l’agenda delle forze politiche.
Per questo l’agire dei movimenti che ne hanno sottolineato l’urgenza non può essere compresso dentro uno schema giudiziario e penale, indipendentemente dalla condivisione o meno delle forme di protesta di una manifestazione che mantenne comunque un carattere esclusivamente simbolico e rivendicativo. Un'iniziativa pubblica, pacifica e priva di lucro che non può essere associata a una tipologia di reato propria invece della criminalità economica.

Migliaia di procedimenti giudiziari gravano sulle lotte sociali di questi anni, dal mondo del lavoro alla scuola, ai movimenti ecologisti e contro la guerra, minacciando il protagonismo sociale di un’intera generazione e l’emergere di nuovi movimenti.
Anche per questo è necessario porre mano ad un procedimento di amnistia che restituisca queste istanze alla loro esclusiva dimensione di ordine sociale e politico. Si tratta di riconoscere ai movimenti di aver prodotto una nuova stagione della partecipazione e di aver animato la vita democratica del paese, contribuendo a promuovere valori di solidarietà e di giustizia sociale e forme di rinnovamento nella rappresentanza della
società civile.

Primi firmatari:
Erri De Luca (scrittore)
Haidi Gaggio Giuliani (senatrice)
Carlo Cerciello (regista teatrale)
Alex Zanotelli (sacerdote)
Arturo Scotto (deputato ds)
Paolo Cento (sottosegretario governo – deputato verde)
Giuseppe De Cristofaro (segretario regionale Prc - deputato)
Raffaele Tecce (senatore Prc)
Mauro Bulgarelli(senatore Verdi)
Maurizio Acerbo (deputato Prc)
Tommaso Sodano (Senatore Prc)
Don Vitaliano della Sala (sacerdote)
Maurizio Mascoli (segretario regionale Fiom-Cgil campania)
Isadora D'Aimmo (assessore provincia di Napoli)
Sergio Piro (psichiatria democratica)
Giulio Riccio (assessore comune Napoli)
Luca Zulù (musicista)
Angelo De Falco (musicista E_Zezi)
Fabio Tirelli (presidente municipalità Pianura-Soccavo)
Carmine Malinconico (presidenteVIII municipalità di Napoli)
Elena Coccia (Giuristi Democratici)
Daniele Sepe (musicista)
Samuele Ciambriello (presidente Co.Re.Com. Campania)
Gordon Poole (docente universitario)
Giuseppe di Marco (docente Universitario)


Associazioni e sindacati:
RdB/Cub
Confederazione Cobas
Opera Nomadi
Less
Mani Tese
Cooperativa O'Pappece
Donne in Nero
Assopace
Ass. Senza Frontiere
Associazione MigrAzioni

Una vendetta contro il conflitto sociale

Questa è una immagine relativa all'evento

Le richieste del Pm nel processo a carico dei comitati contro il carovita :

chiesti 40 anni per l’autoriduzione all’Ipercoop di Afragola (Na)


Sta giungendo ormai alla fase conclusiva il processo contro 9 attivisti appartenenti ai centri sociali ed al sindacalismo di base che circa due anni fa parteciparono insieme a centinaia di precari e disoccupati all’iniziativa di autoriduzione presso l’Ipercoop di Afragola (Na). Un iniziativa contro la precarieta’ e l’aumento smisurato del carovita, conclusasi con una donazione assolutamente volontaria da parte della direzione del Ipercoop di Afragola di alcune centinaia di chili di generi di prima necessita’ come acqua, pomodoro e pasta. La donazione fu poi distribuita all’esterno del centro commerciale, dai Comitati per la IV settimana , composti appunto da studenti, precari, disoccupati e centri sociali.
La richiesta allucinante del PM e’ di 6 anni a tre attivisti ,tra cui Consiglia Terracciano storica portavoce dei disoccupati organizzati di Acerra e di 3 anni ed 8 mesi agli altri sei.
Un richiesta incredibile quella del PM, secondo cui ci fu “estorsione aggravata” nell’ottobre del 2005 all’Ipercoop da parte dei movimenti contro il carovita. Il prossimo 5 giugno ci sara’ la sentenza del Tribunale di Napoli , una sentenza che gia’ dalle richieste del Pubblico Ministero si preannuncia politica e mette a repentaglio l’agibilita’ politica di tutti coloro che lottano contro la precarieta’ ed il carovita.
La Procura di Napoli farebbe bene ad indagare sugli affari legati ai rifiuti, agli interessi congiunto e loschi di imprenditoria e politici, piuttosto che considerare “estorsione aggravata” una mobilitazione fatta da centinaia e centinaia di precari , studenti e disoccupati che chiedeva la riduzione dei prezzi sui generi di prima necessita’ all’interno di una campagna nazionale, una rivendicazione sociale mossa alla luce del sole e che si e’ conclusa con una donazione spontanea da parte della direzione del Ipercoop.
Non possiamo accettare che si imbavagli la lotta contro il carovita, l’ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro, la dismissione dei servizi sociali, l’aumento dei fitti e l’abbassamento della qualita’ della vita , rendono impossibile per milioni di persone in questo paese arrivare alla IV settimana del mese. Facciamo appello dunque a tutte le realta’ di movimento, a tutti coloro che si sono mobilitati in questi anni contro la precarieta’ e contro il carovita, a tutti coloro che vogliono difendere l’agibilita’ politica dei movimenti , a mobilitarsi a cominciare dalla conferenza stampa che si terra’ mercoledi’ 23 maggio per l’Ipercoop di Afragola.
Rilanciamo la lotta la carovita !
Reddito per tutti !! Galera per nessuno !!

Laboratorio Occupato Insurgencia
Napoli Arcobaleno – per il diritto al territorio

La scomparsa delle classi.La strategia dell'inganno politico

Inviato da autonomix | 27 Mag, 2007

I mass media si sono dedicati a lungo alle elezioni presidenziali francesi, parlando della "nuova sinistra", rappresentata da Ségolène Royal e della "nuova destra", di Nicolas Sarcozy. Ma cosa si intendesse per "nuova destra" o "nuova sinistra" nessuno lo spiegava, nemmeno alcuni programmi televisivi sull'argomento, che menzionavano questi concetti come fossero assiomi. Non c'era alcun approfondimento su ciò che si diceva, e non si permetteva allo spettatore di capire cosa si stesse effettivamente sostenendo. Evidentemente, questi programmi hanno ospiti ben selezionati, poiché se anche un solo interlocutore avesse chiesto ulteriori approfondimenti, le trasmissioni sarebbero miseramente crollate insieme ai loro assiomi.

Qual'era la differenza fra Royal e Sarcozy? Chi lo ha capito? Entrambi hanno parlato a tutti i francesi, hanno utilizzato la bandiera, la Marsigliese , l'orgoglio patriottico. Hanno esposto programmi simili, attuando una propaganda elettorale incentrata sulle stesse problematiche: sicurezza, tasse, sviluppo economico, immigrazione e lavoro.
Perché accade questo? I valori tradizionali della sinistra erano basati sulla distinzione fra le classi, e su una constatazione oggettiva: ossia l'esistenza di classi non dotate di mezzi finanziari ed economici come altre fasce sociali.
Oggi, in tutti i paesi d'Europa, i politici propagandano di avere a cuore l'interesse di tutti. Sembra che gli interessi di classe non esistano più, anzi, le stesse classi sociali sembrano sparite nel nulla, come se tutti i cittadini avessero improvvisamente acquisito lo stesso status, con le medesime possibilità e gli stessi privilegi.

Con la presunta scomparsa delle classi, anche le formazioni politiche di sinistra, che prima difendevano i lavoratori, hanno assunto prospettive favorevoli al rafforzamento del potere dell'oligarchia dominante, e attuano politiche non dissimili da quelle dei partiti di destra. La campagna elettorale è diventata come uno spettacolo, e gli schieramenti somigliano più alle tifoserie, e non offrono una reale possibilità di scelta responsabile di ciò che è meglio per la collettività. I personaggi politici sono diventati protagonisti per la loro personalità, e non tanto per la capacità di governare, mentre la fiducia verso le istituzioni crolla sempre più, e in alcuni paesi induce molti cittadini a non votare. I pubblicitari e i "consulenti" più esperti, chiamati spin doctors (dottore del raggiro, manipolatore di opinioni) curano le campagne elettorali, utilizzando conoscenze sociologiche e di psicologia sociale, allo scopo di dirottare l'attenzione e evocare emozioni. Come disse il pubblicitario che si occupò della campagna elettorale di François Mitterrand, Jacques Séguéla: "(c'è stato un) passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia consumista". Tutti i governi, di qualsiasi colore, manipolano l'opinione pubblica, spacciando qualsiasi politica come dovuta all'interesse generale. Durante le campagne politiche tutti i partiti dicono di voler difendere gli interessi di tutti. Dopo le elezioni, gli schieramenti fanno il gioco delle parti: chi non è al governo accusa l'altro di alzare le tasse, di precarizzare il lavoro, di fare tagli alla sanità o alla scuola ecc. Così gli elettori si convincono a votare l'altro schieramento, che quando sarà al potere riceverà dall'opposizione le stesse accuse. Il teatrino elettorale nasconde così la verità di un sistema in cui è un ristretto gruppo di banchieri-imprenditori a controllare tutti i settori dell'economia, e si vale dei politici per conservare il potere.  

Negli ultimi decenni, c'è stata l'eliminazione mediatica degli operai e delle classi sociali che hanno grosse difficoltà a sopravvivere in modo dignitoso. I loro problemi non vengono notificati nei telegiornali, né i politici offrono soluzioni efficaci ed adeguate a risolverli. Eppure proprio negli ultimi anni la povertà è aumentata significativamente in molti paesi del mondo, e continua ad aumentare. In Italia, la quantità di poveri è passata dal 6,5% della popolazione, del periodo 1980/90, al 12% del 2005; in Germania, dal 5,9% del 2001, la povertà è salita all'11,6% nel 2005; e in Gran Bretagna si è passati dal 12,7% del 1980/90 al 19,5% del 2005.[1]

Questo vuol dire che non soltanto esistono ancora le classi deboli, ma che ogni anno migliaia di nuove famiglie entrano a far parte delle fasce più povere della popolazione. La propaganda neoliberista aveva garantito che con la globalizzazione tutti avrebbero avuto vantaggi economici, e invece è accaduto l'opposto. In realtà, l'obiettivo era proprio quello di indebolire le classi popolari, e di privarle del sostegno delle istituzioni, in modo tale da indurle ad accettare passivamente la povertà. Il sistema politico si è trasformato in spettacolo proprio perché ha perduto l'originaria funzione di mediazione fra le classi, diventando un organo di controllo dei cittadini e di tutela degli interessi bancari e delle grandi corporation. In questo contesto non è possibile alcuna democrazia, intesa come un sistema in cui il cittadino ha voce in capitolo e può lottare attivamente per i propri interessi. Alcuni studiosi parlano di sistema postdemocratico, che vede i cittadini subordinati allo strapotere delle élite, che li controlla e li passivizza attraverso il potere mediatico.

Facciamo un po' di chiarezza: per classe si intende un determinato livello economico, lavorativo o di potere e prestigio, e ogni persona appartiene ad un gruppo che esprime un determinato status socio-economico. I soggetti di una classe sociale hanno quindi caratteristiche analoghe di cultura, stile di vita, condizione economica o professionale. 
Oggi in Europa è più difficile attuare nette distinzioni tra le classi perché le classi medie si sono estese, e all'interno di esse sono sorte diverse categorie in ordine al lavoro o al titolo di studio. Anche i nuovi criteri lavorativi, dovuti all'automazione dei processi di produzione e alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, creano nuove distinzioni sociali. I processi di globalizzazione hanno imposto il sistema neocapitalistico al mondo intero, provocando l'impoverimento ulteriore dei paesi poveri e la ridefinizione delle classi nei paesi ricchi. Mentre la classe operaia si è trovata disoccupata oppure costretta a salari sempre più bassi, la classe media si è trovata, oltre che con stipendi non sufficienti a mantenere alta la qualità della vita, in molti casi anche in situazioni lavorative incerte e precarie. In altre parole, la globalizzazione, anziché creare maggiore benessere e il miglioramento della qualità della vita per tutti, com'era stato promesso, ha creato destabilizzazione e nuove povertà.

Lo Stato sociale, che prima dava un minimo di garanzie per la sopravvivenza dei più deboli, è stato smantellato per permettere alle corporation di privatizzare beni e servizi in tutti i paesi, rimpinguando ancora di più le loro casse. Oggi con la globalizzazione viene attuato un capitalismo sfrenato e senza regole (se non quelle che convengono al gruppo dominante) e le corporation investono in ogni angolo del mondo, utilizzando guerre e disastri naturali per piegare alla loro volontà. Un mercato senza regole e la privatizzazione ad oltranza hanno trasformato il mondo in un luogo di miseria e di corruzione, in cui i valori sbandierati dalle nazioni ricche sono falsi come i programmi festosi e colorati delle televisioni. Le classi più povere, perdendo potere sulle formazioni politiche che in precedenza si professavano a difesa dei loro diritti, non hanno più la possibilità di migliorare la propria situazione che, quindi, è destinata a peggiorare.
Impoverendo tutti, e creando confusione fra le distinzioni di status, l'élite ha reso fuori moda parlare di classi sociali. La stessa parola "classe" è stata messa al bando, sostenendo che non esistono più classi, così come si propaganda che non esistono più ideologie. La verità è che l'oligarchia dominante ha voluto cancellare le idee e le istanze a favore delle classi svantaggiate, creando confusione nei concetti. Lo scrittore James Petras spiega come è stata creata la confusione:

"Durante gli anni Ottanta i mass-media occidentali si appropriarono sistematicamente delle idee fondamentali della sinistra, svuotandole dei loro contenuti originali e riempendole con altri. Le manovre dei politici per rafforzare il capitalismo e accrescere le ineguaglianze venivano descritte come "rivoluzionarie" e "riformatrici", mentre coloro che si opponevano a questa visione erano etichettati come "conservatori".

Questo rovesciamento del senso del linguaggio politico disorientò molte persone, rendendole vulnerabili ai proclami secondo cui i termini "destra" e "sinistra" avevano perso di significato e le ideologie non contavano più nulla. La manipolazione culturale globale va avanti grazie a questa corruzione del senso. Nel Terzo Mondo, la privatizzazione delle aziende pubbliche starebbe "dissolvendo i monopoli". "Riconversione" è l'eufemismo usato per tornare indietro a condizioni lavorative da diciannovesimo secolo, defraudate di ogni conquista sociale. 'Deregulation" indica invece il passaggio del potere dalle mani dello stato sociale nazionale a quelle del sistema bancario internazionale (e) di un'élite di corporation".[2]

Sostenendo l'assenza di ideologie, si ritiene che anche il discorso sulla lotta di classe debba essere archiviato e bandito dalla storia. La realtà è che il divario fra le classi sta crescendo a dismisura ovunque. Nei paesi poveri la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno imposto "ristrutturazioni" e, concedendo prestiti, hanno reso i paesi dipendenti e obbligati a seguire le loro linee anche se non convenienti ai loro interessi. Questo è accaduto in molti paesi, ad esempio, nel Sudafrica, dopo il 1995, sono iniziati gli investimenti americani che hanno realizzato un vero e proprio saccheggio delle risorse del paese, aumentando ancora di più il già drammatico divario fra ricchi e poveri. La General Electric , in Sudafrica, ha fatto chiudere decine di fabbriche lasciando nella disoccupazione migliaia di persone. Il progresso economico, promesso a Mandela, non era per tutti ma per coloro che già avevano una posizione economica privilegiata. Il cosiddetto "libero scambio" costringe tutta la popolazione a pagare anche i beni di fondamentale necessità, come l'acqua, e le classi povere sprofondano nella miseria fino a morirne. A Dimbaza (Sudafrica) i bambini muoiono per denutrizione mentre a Johannesburg c'è Upper Houghton, uno dei  quartieri più ricchi del mondo, in cui le case lussuosissime sono delle fortezze, e nelle scuole, fra le migliori del mondo, i ragazzi giocano a rugby, mentre i loro coetanei in un'altra parte del paese lavorano molte ore per guadagnare meno di una sterlina al giorno.

Oggi cinque compagnie della Anglo-American Corporation controllano tre quarti di tutti i capitali della borsa di Johannesburg, un miracolo economico, ma soltanto per chi già era ricco. Per le classi povere il "miracolo" corrisponde a maggiore miseria. Oggi, in Sudafrica, si pone anche il problema dell'assistenza medica e dell'istruzione perché il paese non può più garantire neanche i minimi servizi e il denaro che spendeva in precedenza adesso serve a ripagare gli interessi del debito contratto con le istituzioni finanziarie occidentali. 
Negli ultimi dieci anni, i ricchi statunitensi sono diventati ancora più ricchi  e si isolano sempre di più vivendo lontani dalla gente comune, che diventa sempre più povera, e deve affrontare molti impedimenti nel migliorare la propria situazione. Talvolta c'è persino il riconoscimento percettivo delle classi, come racconta un turista europeo negli Usa:  "Sono rimasto sconvolto dal constatare come sembri di avere a che fare con due "razze" diverse. L'élite è alta, bella e magra, veste con gusto e cura il proprio aspetto. Tale elite frequenta solo i quartieri migliori delle città importanti e non si trova nel resto del paese. Quanto al resto del paese... il popolo è sciatto, trascurato, e molte persone, anche se ancora giovani, sembrano malate o sono obese".

Negli Stati Uniti, dalle differenze di classe origina non soltanto una diversa condizione lavorativa e una diversa qualità della vita ma, anche, diverse condizioni di salute e diversi livelli d'istruzione. 
Molti americani credono ancora al "sogno americano", cioè di potersi arricchire dall'oggi al domani come fosse facile per chiunque l'accesso alla ricchezza. Ma nuovi studi sulla mobilità sostengono che è sempre più difficile passare ad una classe più elevata, mentre diventa più facile accedere a cariche elevate, come diventare giudice della Corte Suprema, se si appartiene all'élite ricca. Di fatto, fa strada quasi esclusivamente chi appartiene a famiglie con redditi alti, molto istruite e con buone conoscenze nel mondo che conta. Anche i candidati presidenti provengono tutti dalle élite ricche, e ricevono per le loro campagne elettorali somme elevatissime dalle banche e dalle grandi corporation.

Da un sondaggio del New York Times[3] emerge che secondo l'opinione del 40% degli americani esistono oggi più di prima le possibilità di accedere ad una classe più elevata, mentre in realtà è avvenuto il contrario. E' probabile che la percezione errata degli americani dipenda dal voler mantenere vecchie convinzioni nonostante esse non siano più suffragate dai fatti, oppure semplicemente dal credere ai mass media, che non danno l'impressione che qualcosa sia peggiorato, anzi, parlano di progressi economici, che avvengono però, di fatto, soltanto per i più ricchi.

La fortissima disparità nei redditi fra ricchi e poveri presente negli Usa, pregiudica anche le possibilità di rendimento scolastico dei figli che non possono accedere per gli alti costi alle migliori scuole, che si trovano tutte nei quartieri alti. 
I sociologi americani, fino a poco tempo fa, distinguevano soprattutto tre classi sociali: la classe alta, la media e la classe bassa o lavoratrice. Oggi ne distinguono decine, caratterizzate dal tipo di lavoro e dallo stile di vita. Alcuni sociologi, in linea con le tendenze del momento, hanno cercato di spazzar via lo stesso concetto di classe mentre altri sociologi, come Michael Hout, si sono opposti all'inganno. Hout ha dichiarato:

"Trovo questo dibattito sulla 'fine della classe' ingenuo e ironico, perché siamo in un periodo di espansione delle disuguaglianze".[4]

Il nuovo corso dell'economia, con i cambiamenti tecnologici e i processi di globalizzazione (cioè delocalizzazione delle industrie in posti dove si sfrutta la manodopera a costi e a condizioni semischiavistiche), ha provocato la chiusura di fabbriche e aumentato il reddito dell'1% delle famiglie (quelle già ricche) del 139% nel periodo fra il 1979 e il 2001, mentre quello delle classi povere è salito meno rispetto al livello dell'inflazione, provocando così un peggioramento delle condizioni economiche di milioni di persone. Di fatto gli americani percepiscono che la loro condizione è peggiorata soprattutto a causa del costosissimo sistema sanitario, che lascia senza sicurezza sanitaria ben 50 milioni di cittadini americani. Ma gli americani sembra non vogliano rinunciare al "sogno americano" anche se esso rimarrà soltanto un sogno. Nella realtà di tutti i giorni, la classe sociale rimane un fattore importantissimo per l'intera vita del soggetto e anche per la sua morte. Come dice Ichico Kawachi, docente di epidemiologia sociale all'Harvard School of Public Health:

"Negli ultimi 20 anni ci sono stati progressi enormi nel soccorso prestato ai pazienti colpiti da attacco cardiaco e nella conoscenza di come si previene un attacco. Ogni volta che si fa strada un'innovazione, le persone agiate sono le più veloci ad adottarla. All'altra estremità della scala sociale, invece, per i poveri si sono accumulati vari svantaggi: la dieta è peggiorata, c'è più stress dovuto al lavoro. La gente, se è povera, ha meno tempo per dedicarsi ad attività che consentono di restare in buona salute".[5]

Nel 1974, l 'economista Paolo Sylos Labini scrisse un libro dal titolo Saggio sulle classi sociali, in cui propose la seguente distinzione fra le classi:

"I) Borghesia vera e propria: grandi proprietari di fondi rustici e urbani (rendite); imprenditori e alti dirigenti di società per azioni (profitti e rendite misti che contengono elevate quote di profitto); professionisti autonomi (redditi misti, con caratteri di redditi di monopolio).
IIa) Piccola borghesia impiegatizia (stipendi).
IIb) Piccola borghesia relativamente autonoma (redditi misti: coltivatori diretti, artigiani (inclusi i piccoli professionisti), commercianti.
IIc) Piccola borghesia: categorie particolari (militari religiosi ed altri) (stipendi).
IIIa) Classe operaia
IIIb) Sottoproletariato".[6]

Il libro di Sylos Labini, che offre uno spaccato della società italiana del secolo scorso, venne pubblicato proprio quando in Italia si verificavano scontri e lotte per migliorare la situazione dei lavoratori. Le lotte e le contestazioni degli anni Sessanta e Settanta permisero all'Italia di fare passi avanti nei diritti dei lavoratori, delle donne, e nel diritto allo studio, ma negli ultimi anni, a causa della precarizzazione del lavoro, della svendita dei beni pubblici e della corruzione politica, tutto questo è stato demolito.

I processi di globalizzazione hanno fatto aumentare il divario fra ricchi e poveri anche nei paesi ricchi, e molte persone appartenenti alle classi medie si sono trovate a non avere più i vantaggi economici di prima. La competizione lavorativa è diventata mondiale, e viene diretta e controllata da chi già detiene una fetta enorme di potere economico. I paesi poveri vengono costretti a produrre di più mentre il prezzo delle loro materie prime viene abbassato, e nei paesi ricchi aumentano la disoccupazione e il lavoro precario. I meccanismi di tassazione, che prima permettevano di aiutare le classi povere garantendo loro istruzione e assistenza sanitaria, oggi vengono smantellati per favorire un maggiore accumulo di capitale alla classe ricca. In Europa, negli ultimi venti anni, sono diminuite le tasse sul capitale e sono aumentate quelle sul lavoro, mentre negli Usa le tasse delle società per azioni sono scese dal 27% al 17% del totale. In molti paesi asiatici e africani le corporation transnazionali trovano concessioni fiscali straordinarie che danneggiano le classi povere. L'idea che le imprese private debbano essere più importanti dell'interesse nazionale ha reso gli Stati più deboli e la difesa delle classi povere sempre meno presente all'interno di essi. La tutela delle classi povere e dei lavoratori è ormai un argomento non più dibattuto, esso ha lasciato il posto ai concetti di "competizione globale" e di neoliberismo mondiale, argomenti spesso falsati per indurre a credere che la globalizzazione sia favorevole anche alle classi povere. Ma ciò non corrisponde a realtà poiché il liberismo mondiale coincide con un potere esercitato da chi è più ricco, contro chi è povero. La realtà futura, se non si riesce a contrastare la tendenza attuale, vede un ulteriore impoverimento delle classi povere a favore dei ricchi, che concentreranno ancora di più le ricchezze nelle loro mani contro i diritti sanciti nell'articolo 25  1° comma dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani:

"Ognuno ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ognuno ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà".

La smania dei politici di dimostrare di poter rappresentare tutte le classi e difendere i diritti di tutti, manifesta un comportamento di copertura, ossia che è vero l'opposto: il politico oggi non è a servizio dei cittadini, e la politica è soltanto un canale che serve al gruppo egemone per mantenere il controllo politico sulla popolazione. Per capirlo basta osservare come nelle campagne elettorali il cittadino non è affatto il protagonista ma è bersaglio della propaganda. Le classi popolari sono diventate ormai preda di inganni, talvolta grossolani, e di illusioni. I popoli sono indotti alla passivizzazione e coinvolti emotivamente nello spettacolo politico. Uno spettacolo sempre più squallido, che nel mettere in scena personaggi benevoli, paternalistici o che cantano allegri l'inno nazionale, ignora la vera funzione della politica. Nel valorizzare ciò che appare e che suscita emozioni momentanee, si nasconde quello che sarebbe meglio per la società, e ci si guarda bene dal chiedersi se i valori come la solidarietà e il principio di redistribuzione della ricchezza debbano essere, oggi più che mai, alla base di ogni scelta politica che sia degna di essere rispettata.

DEVONO MORIRE TUTTI QUESTI BASTARDI.CREPATE UNO AD UNO! VOI IN MIGLIAIA, IL POPOLO AFGHANO E IRAQUENO IN CENTINAIA DI MIGLIAIA....

Inviato da autonomix | 27 Mag, 2007
Iraq: 8 soldati americani uccisi
Negli ultimi quattro giorni, lo annuncia il comando Usa
(ANSA) - BAGHDAD, 26 MAG - Altri 8 soldati americani sono rimasti uccisi in Iraq negli ultimi 4 giorni. Lo annunciano fonti militari Usa nella capitale irachena. Oggi tre militari sono morti e altri due sono stati feriti mentre erano in servizio di pattugliamento nella provincia di Salahaddin. Stamani il comando americano aveva annunciato che ieri erano stati uccisi tre soldati Usa: uno nella provincia di Diyala (a nord di Baghdad), uno nei pressi di Baghdad e uno nella provincia di al Anbar.

OCCUPA E RESISTI.OGGI CENTINAIA DI PERSONE OCCUPANO SAN GIOVANNI A ROMA

Inviato da autonomix | 26 Mag, 2007

http://www.ggs31.net/squat.gif

 

 

Roma: in 200 occupano S. Giovanni - Protestano per il diritto alla casa


ROMA,26 MAG- Circa 200 esponenti di Action,Asia-Rdb e Comitato lotta per il centro storico hanno occupato la navata centrale di S.Giovanni in Laterano a Roma. I manifestanti hanno portato anche degli striscioni, su uno c'e' scritto:'Governo Prodi a Firenze parla di famiglia a Roma le sgombera e le sfratta'.I manifestanti hanno voluto occupare S.Giovanni in Laterano poiche' proprio in questa piazza si e' svolto il Family Day e 'perche' il Vaticano continua a sfrattare le famiglie romane per fare bed & breakfast'.

NOTIZIA SHOCK: E' UFFICIALE, IL GOVERNO DI KARZAI REQUISISCE E SI IMPOSSESSA DEGLI OSPEDALI DI EMERGENCY IN AFGHANISTAN. SOTTO IL SILENZIO DEI MEDIA E DELLA SOCIETA' CIVILE!

Inviato da autonomix | 26 Mag, 2007
http://www.unamanoperlapace.it/immagini/emergency.jpg

25 maggio '07 - Domani il governo afgano s’impossessa degli ospedali di Emergency

«Come dichiarato, il ministero della sanità aprirà ufficialmente i 3 ospedali sabato 26 maggio. Questa mail è soltanto per informarvi sulla situazione qui. Saluti».
«Prendiamo atto della sua mail che afferma che “il ministero della sanità aprirà ufficialmente i 3 ospedali sabato 26 maggio”. Il direttivo di Emergency considera questa come l’ultima offesa e provocazione delle autorità afgane contro la nostra organizzazione. Continueremo la nostra campagna internazionale per la liberazione del nostro dipendente Rahmatullah Hanefi.
Saluti».

Questa corrispondenza è intercorsa nella serata di giovedì 24 maggio tra il ministero della sanità afgano ed Emergency.
Il messaggio del ministero della sanità afgano conferma come l’obiettivo del governo Karzai fosse l’espulsione dal paese di un testimone sgradito. Dai registri degli ospedali di Emergency risulta la quantità di vittime civili della guerra in corso. Gli ospedali di Emergency documentano, in sé stessi, la possibilità di un’assistenza sanitaria efficace, gratuita e rispettosa, che il governo Karzai non vuole attuare.
Risulta anche chiarito come l’arbitraria fissazione di un «ultimatum» per il 25 maggio fosse un mediocre espediente per espellere Emergency senza assumerne diretta ed evidente la responsabilità.
Di questa iniziativa non è vittima una ONG, ma la popolazione afgana, che ha ripetutamente sollecitato le autorità del paese a rendere possibile il ritorno di Emergency.
Emergency considera questo esito facilitato dall’indifferenza e dalla sostanziale complicità del governo italiano.
Emergency rinnova il suo impegno per la liberazione di Rahmatullah Hanefi, che da oltre due mesi subisce dal governo Karzai vessazioni e abusi.

 EMERGENCY

 

 

riportiamo una intervista molto interessante..

 

 

Da domani, i tre ospedali di Emergency in Afghanistan passano definitivamente e “ufficialmente” in mano al governo afgano, che ha comunicato la decisione con una scarna e fredda e-mail giunta ieri sera all’Ong milanese. Abbiamo chiesto un commento a Carlo Garbagnati, vicepresidente di Emergency.
 
L'ospedale di KabulCome giudicate il modo in cui il governo di Kabul vi ha comunicato questa decisione?
Le parole e il tono di quella comunicazione sono molto significative. Il fatto che abbiano sottolineato che la loro mail è “soltanto per informarci sulla situazione” equivale a dire che la faccenda è chiusa e non riguarda più in minima parte Emergency, che viene così tagliata fuori in maniera netta e definitiva. Gli stessi tempi della mail, arrivata la sera prima della scadenza dell’ultimatum fissato da Kabul, dimostrano che non hanno voluto lasciarci il minimo margine di reazione, di elaborazione di eventuali contromisure da parte nostra: ci hanno messo davanti al fatto compiuto.
 
Il governo afgano però vi aveva dato tempo fino a oggi, 25 maggio, per riconsiderare la vostra decisione di lasciare il paese.
Quell’ultimatum era una farsa per il semplice motivo che attendeva una nostra decisione che però dipendeva dalle decisioni del governo stesso, che ha posto quell’ultimatum. Era il governo Karzai che doveva riconsiderare la sua posizione aggressiva nei confronti di Emergency, consentendo a noi di tornare. La scadenza di oggi era solo un giochetto per far sembrare che il governo lasciasse a noi la decisione di tornare o meno, quando invece la decisione di buttarci fuori dal paese l’ha presa il governo”.
 
L'ospedale di LashkargahCosa sarà da domani dei tre ospedali di Emergency a Kabul, a Lashkargah e in Panjshir? Cosa succederà concretamente domattina?
Anche se la mail dice che il governo afgano “aprirà ufficialmente” gli ospedali, pensiamo che domani non succederà nulla di concreto. Dubitiamo che da domani le tre strutture riaprano i battenti iniziando a ricoverare e curare pazienti, perché questo richiederebbe un lavoro preparatorio che non ci risulta sia stato fatto. Ancora non si sa nemmeno chi prenderà in carico le tre strutture: in merito circolano ancora solo delle voci.
 
Quali sono queste voci?
Per l’ospedale di Kabul pare che il ministero della Sanità sia intenzionato a gestirlo direttamente.
Per quello di Anabah, in Panjshir, sembra siano in ballo due ipotesi: il Provincial Reconstruction Team statunitense o l’Ong indiana Agha Khan.
Quello di Lashkargah, in Helmand, pare invece che verrà rilevato dalla Croce Rossa Internazionale.
Ma ancora, ripeto, non c’è nulla di certo.
 
L'ospedale del PanjshirNel comunicato di Emergency avete scritto per la prima volta che l’obiettivo del governo Karzai era “l’espulsione dal paese di un testimone sgradito”.  
Il ruolo di testimonianza che gli ospedali di Emergency svolgevano, in particolare quello di Lashkargah, era diventato molto sgradito al governo Karzai e non solo, e ha avuto un peso fondamentale in tutta questa vicenda. Ogni volta che la Nato annunciava di aver ucciso decine di talebani in un bombardamento, noi ricevevamo decine di feriti civili, bambini, donne, anziani, scoprendo una verità ben diversa da quella ufficiale. Questo ha creato un crescente clima di ostilità nei nostri confronti.
 
Può spiegarsi meglio?
A Lashkargah, Emergency era già considerata scomoda perché, con il suo ospedale gratuito, rovinava gli affari d’oro delle centinaia di cliniche private a pagamento che esistono in zona. Ma è stato con l’inizio dei bombardamenti della Nato nella regione che la nostra posizione è diventata più delicata per i motivi che ho detto. Motivi per il quali da mesi si erano create frizioni con il governatore provinciale Asadullah Wafa, con il personale dei servizi segreti afgani e con i locali comandi britannici della Nato.
 
Quando avete iniziato a percepire questa ostilità?
Che il clima fosse cambiato era emerso chiaramente già in riunioni ufficiali tenute con loro questo inverno. Ma lo si capiva anche da episodi minori ma significativi, come l’atteggiamento avverso dei soldati britannici nei confronti del nostro personale internazionale. Questa avversione nei confronti di Emergency è infine culminata con azioni volte a espellerci dal paese: l’arresto di Rahmatullah, avvenuto in contemporanea con una poco spontanea protesta contro di noi, e le successive accuse mosse contro la nostra Ong dai vertici dei servizi segreti afgani. Azioni che hanno fatto venire meno per noi le condizioni di sicurezza minime per poter rimanere in Afghanistan, costringendoci quindi ad andarcene.
 

QUELLO CHE SUCCEDERA' AL G8 E' DIR POCO ASSURDO: CI SCHEDERANNO CON I NOSTRI ODORI!!

Inviato da autonomix | 26 Mag, 2007

http://rebellyon.info/IMG/jpg/g8.jpg

G8,polizia scheda odori no global - Germania,verranno usati cani da fiuto.

 


Per poter meglio controllare i no global che parteciperanno al G8 di Heiligendamm, la polizia tedesca ha adottato un metodo, già in uso nella ex Germania dell'Est, che sta facendo discutere. Prelevare campioni di odore corporeo di militanti antagonisti, per poterli braccare con i cani in caso di proteste violente. La notizia ha provocato dure reazioni da parte di molti esponenti socialdemocratici, verdi e liberali. Il G8 nella città baltica si svolgerà dal 6 all'8 giugno. E' presumibile che questa "schedatura", di cui ha dato notizia il quotidiano "Leipziger Volkszeitung", sia avvenuta dopo la retata del 9 maggio scorso, quando furono fermati 140 militanti antiglobal e perquisite numerose sedi di associazioni dell'estrema sinistra ad Amburgo, Brema e in altre città del nord del Paese. "Mi ricorda i metodi della Stasi", ha dennunciato il vicepresidente socialdemocratico del Bundestag, Wolfgang Thierse, già dissidente nella ex Germania dell'Est, il quale ha ammonito le autorità a non cadere in preda "all'isteria, che potrebbe condurre a metodi degni di uno Stato di polizia come la Ddr". Ricordando che per proteggere i leader degli Otto è stata eretta ad Heiligendamm intorno agli alberghi del convegno una recinzione metallica lunga oltre 12 km, alta più di 2,5 metri e sovrastata da rotoli di filo spinato, Thierse ha affermato che "è già abbastanza grave" aver eretto una "barriera che ricorda il Muro di Berlino costruito dalla Ddr". Il ministro dell'Interno federale, Wolfgang Schaeuble (Cdu), ha difeso il prelievo dei campioni di odore corporeo come "un mezzo per identificare possibili autori di reati". Il ministro ha detto che l'obbligo primario è di garantire la sicurezza del vertice del G8 ed ha spiegato di non essere stato lui a ordinare questa misura, sottintendendo con ciò che essa potrebbe essere stata adottata dai suoi colleghi dei Laender in cui vivono i dimostranti no global oggetto del provvedimento. Durissima è stata anche la condanna del deputato dei Verdi Hans-Christian Stroebele che ha ricordato come negli anni 80 il "Verfassungsschutz", i servizi di sicurezza interni, avevano raccolto campioni di odori corporei di presunti avversari del sistema democratico, ma dopo le proteste della società civile questa prassi era stata abbandonata.

IL G8 SI AVVICINA....LA PREPARAZIONE IN GERMANIA SI FA PIU' CALDA! MA SERVE SAPERE UNA COSA FONDAMENTALE

Inviato da autonomix | 25 Mag, 2007
http://www.redflag.org.uk/global/global_noG8.jpg

Legal team telephone number

Il numero telefonico del Team Legale durante il vertice del G8 è: 0049 – (0)3820 – 4768111

Chiunque necessiti di un aiuto legale durante il vertice è pregato di rivolgersi a questo numero; le richietse saranno comunicate ad un avocato. Diffondete il più possibile questo numero, grazie!

QUALCHE RIFLESSIONE SUI CONTENUTI DELLA MANIFESTAZIONE DEL 9 GIUGNO CONTRO LA VISITA DI BUSH A ROMA

Inviato da autonomix | 23 Mag, 2007
Di seguito un testo con alcuni spunti di riflessione intorno alla manifestazione del 9 giugno in occasione della visita di Bush in Italia.
Esso vuole essere il contributo costruttivo di alcune realtà politiche a tutto il movimento e sarà distribuito in occasione dell'assemblea di preparazione della manifestazione che si terrà venerdì 18 alle 16,30 presso la Facolta' di Lettere la Sapienza. Naturalmente le altre realtà individuali e collettive che lo condividono sono invitate a far pervenire la propria adesione e ad attivizzarsi per la riuscita della mobilitazione del 9 giugno.

QUALCHE RIFLESSIONE SUI CONTENUTI DELLA MANIFESTAZIONE DEL 9 GIUGNO CONTRO LA VISITA DI BUSH A ROMA
Cari compagni,
nel contribuire alla mobilitazione contro la visita di Bush, avvertiamo il bisogno di sottolineare alcune cose. E' nostra decisa convinzione che vada raccolto quello sdegno particolare che suscita in vasti strati della popolazione la venuta di un personaggio così sfrontato che è arrivato perfino a vantarsi per la strage di Falluja, condotta con le bombe al fosforo, per le torture nel lager di Abu Graib, per il carcere di Guantanamo.
E giustamente anche molti elettori del governo Prodi saranno preoccupati - e forse altrettanto indignati - per l'accoglienza che questo governo, pur presentandosi diverso da quello guidato da Berlusconi, riserva al più evidente fautore della "guerra infinita" contro chi solo accenna a volersi sottrarre allo scambio ineguale, al dominio delle monete forti, alla rapina delle materie prime, al debito usuraio e agli "aggiustamenti" strutturali imposti dal FMI, allo sfruttamento a prezzi stracciati della forza lavoro.
Sarebbe però un grave errore pensare di poter intercettare le simpatie di questo elettorato omettendo di denunciare o attenuando un aspetto - sicuramente sgradevole - del rapporto di Bush con Prodi. Bush è sicuramente la punta di lancia della nuova aggressività imperialista sul mercato mondiale, ma il nostro capitalismo, rappresentato dal governo Prodi, non aderisce a questa aggressività perché subordinato, costretto, come se fosse condizionato da cattive compagnie.
Il suo massimo dissenso consiste nella richiesta di un imperialismo più policentrico, dentro il quale poter meglio ridefinire le quote dei vantaggi.
Stesso discorso è da farsi in relazione all'Europa che collabora competitivamente con gli Usa tentando di costituirsi in polo alternativo in grado di sottrarre in prospettiva la leadership alla potenza imperialista oggi prevalente.
Una tentazione in tal senso prospetta che al corteo del 9 giugno potremmo avere una maggiore partecipazione, occultando o minimizzando che
a) il governo Prodi conferma orgogliosamente la presenza delle "nostre" truppe specializzate in ben 24 paesi;
b) l'Italia è uno dei "7 Grandi", è socio cioè del club esclusivo dei paesi dominanti;
c) l'Italia compartecipa alle basi NATO e mantiene sue costosissime basi militari altrettanto minacciose contro i paesi che intendono sottrarsi alla rapina, nel mentre procede ad un riarmo in proprio che solo dei buontemponi possono ritenere puramente difensivo;
d) il capitalismo italiano gode a tutti gli effetti di manodopera a salari bassissimi nei Balcani, in Cina, in India, in Nigeria, ricatta i "propri" lavoratori con la minaccia costante di trasferire le produzioni in questi paesi, e impone condizioni capestro di lavoro agli immigrati che fuggono da quei veri e propri inferni cui esso abbondantemente contribuisce.

Se per inseguire una maggiore partecipazione all'immediato non si dice che Bush e Prodi sono compagni di merenda!, cioè si evita di dire che un governo come quello di Prodi non è riportabile sulla buona strada con un'opposizione dialettica, ma merita tutta la nostra intransigente opposizione (con le forme di lotta e su obiettivi consigliabili dai rapporti di forza, ma nondimeno opposizione intransigente), dobbiamo essere consapevoli di pagare poi dei prezzi come già è avvenuto.
Il prezzo è quello di incoraggiare per l'ennesima volta l'illusione che, sconfitto l'imperialismo "peggiore" ce ne sia uno "migliore", che aprirebbe i cosiddetti spiragli per le riforme e con cui poter trattare, magari con un interventismo non militare ma "veramente" umanitario.
Il prezzo è quello di vedere di nuovo rifluire le mobilitazioni di protesta, quando - come nel caso della spedizione in Libano - ad essere in primo piano ci sono le nostre missioni militari, che diventano magicamente umanitarie o di pace.
Il prezzo è quello di contribuire a far vedere sempre l'imperialismo in casa altrui, ma mai in casa propria, è quello cioè di non combatterlo nel suo complesso. E' quello di comportarsi come quei cristiani che si illudono di sbarazzarsi della Chiesa alla morte del Papa, ostinandosi ancora a non voler capire che morto un Papa se ne fa un altro.
E' quello di comportarsi come quelli che si battono contro i rifiuti nel loro quartiere addossando la colpa al quartiere vicino.
Viceversa, questa occasione - che attirerà senza dubbio l'attenzione di un gran numero di lavoratori, disoccupati, precari, immigrati - ci fornisce la possibilità in concreto di meglio precisare qual è la reale differenza tra Berlusconi e Prodi, cioè nella sostanza nessuna.
Berlusconi fu orgoglioso di essere stato invitato da Bush a Washington, Prodi è orgoglioso di aver invitato Bush a Roma. Ne è orgoglioso non perché è stupido o gioca a perdere, ma per i motivi strutturali sopra esposti.
Questa precisazione risulterà un po' sgradita agli indecisi, ma aggiungerà, con la forza dell'esempio concreto, un tassello importante per separarsi dall'eterna altalena, sostenuta da un politicismo di sinistra sempre più imbelle e drogato dall'elettoralismo, tra male peggiore e male minore.
Infine è da tener presente che una mobilitazione radicale contro tutti gli imperialismi, a cominciare da quello di casa propria, può rappresentare il miglior sostegno per i proletari dei paesi periferici che resistono armi in pugno contro le aggressioni, in quanto essa segnala che ci sono ben altri alleati oltre una borghesia nazionale che spesso li rinchiude in un vicolo cieco rispetto alla prospettiva di una vera liberazione dal dominio capitalistico.

Circolo internazionalista Torino - Collettivo internazionalista Napoli - Comitato di lotta internazionalista Torino - Gruppo Comunista Rivoluzionario - Pagine Marxiste - Red Link

FOTO DELLA MANIFESTAZIONE A NOVARA CONTRO GLI F35

Inviato da autonomix | 23 Mag, 2007

http://www.nof35.org/doc/images/0016.JPGhttp://www.nof35.org/doc/images/0014.JPG

 

 

 

TUTTE LE FOTO LE TROVATE QUI

 http://www.nof35.org/doc/immagini.htm

 

ATTACCA CON NOI L'INDUSTRIA DELLA PELLICCIA. FAI SENTIRE IL TUO DISSENSO. LIBERA LA TUA RABBIA.

Inviato da autonomix | 23 Mag, 2007

 

 Photograph

 

Venerdi e sabato proteste della campagna AIP a Milano contro Upim, che si ostina a vendere inserti in pelliccia di animali morti.

Le due giornate di venerdì 25 e sabato 26 sono particolarmente importanti in questo momento della campagna, per cui vi invitiamo a partecipare numerosi. Maggiori informazioni arriveranno presto... e sono ottime notizie!

Intanto segnatevi gli appuntamenti sul vostro calendario e non mancate:
VENERDI 25 MAGGIO
-Ore 11.30 protesta davanti agli uffici nazionali di UPIM, via Gallarate 184 (Milano)
- Ore 14.30 Protesta davanti a Upim, via Farini 79/81 (Milano)
- Ore 16.30 protesta davanti a Upim, Corso Buenos Aires 21 (Milano)
SABATO 26 MAGGIO
- Ore 15.00 protesta davanti a Upim, Corso Buenos Aires 21 (Milano)
- Ore 17.00 Protesta davanti a Upim, Via Polesine - Piazzale Corvetto (Milano)

Laboratorio Antispecista
via De predis 9
20155 Milano
laboratorioantispecista@yahoo.it

Infoline: 340-6368139