No ai CPT. Né in Veneto, né altrove!

Inviato da autonomix | 28 Giu, 2008

Sabato 28 giugno 2008 13:22 No ai CPT. Né in Veneto, né altrove!

Blitz all’ex caserma Primo Roc di via Roveri ad Abano

Guarda le fotografie dell’iniziativa

Il nuovo Ministro dell’Interno Roberto Maroni ne vuole uno in ognuna delle sei regioni dove ancora questi centri non c’erano: Toscana, Liguria, Veneto, Marche, Umbria e Campania.
Cambia il nome da CPT a CIE (Centri per l’identificazione e l’espulsione dei clandestini) e il tempo di trattenimento massimo che raggiunge i 18 mesi.
In Veneto la proposta di utilizzare l’ex caserma Primo Roc di via Roveri ad Abano ha scatenato polemiche da destra e da sinistra. In prima fila il sindaco di centro destra Andrea Bronzato secondo il quale la presenza del centro danneggerebbe la zona turistica di Abano.
Un centinaio di attivisti contro ai Cpt oggi verso le 13.00 ha raggiunto il sito prescelto e tracciato scritte sul muro della Caserma, ancora attiva. Sono stati appesi striscioni con scritto "No ai CPT. Nè in Veneto, nè altrove!" e "Paroni a casa nostra, Maroni a casa sua". "Non chiedetevi dove sarà fatto, ma se riusciranno a farlo!", scrivono gli attivisti nel comunicato diffuso al termine dell’azione.

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Caso Aldrovandi - Parlano gli assassini | Aggiornato

Inviato da autonomix | 27 Giu, 2008
Qui di seguito la cronaca dell'udienza e le deposizioni degli sbirri assassini.

Testo e immagini dal sito di Parma.Repubblica.it

E' piena l'aula B del tribunale di Ferrara. Gli amici di Federico siedono in silenzio, con una spilla appuntata al petto. E' un piccolo girasole, il fiore preferito dal ragazzo, lo stesso che si arrampica sui muri di via dell'Ippodromo, nel punto in cui il 18enne perse la vita. Ci sono i ragazzi che con lui trascorsero la notte a Bologna, in un centro sociale, ma ci sono anche uomini e donne che non hanno mai conosciuto Federico. Arrivano da Ancona, Milano, Roma… Sono qui perché da quando hanno letto il blog della madre Patrizia chiedono verità. E perché oggi, dopo 1013 giorni di silenzio, gli imputati dovranno parlare di fronte al giudice Francesco Caruso.

9.15 Aula piena per l'udienza del processo in cui parleranno gli imputati

9.30 I quattro imputati arrivano in aula
Arrivano in aula i quattro imputati, Paolo Forlani, Enzo Pontani, Luca Pollastri e Monica Segatto. Sono imputati di eccesso colposo per aver «cagionato o comunque concorso a cagionare il decesso di Federico Aldrovandi»: reato, come riportato dal capo di imputazione per cui è prevista la pena dell'omicidio colposo. Durante l'intervento per immobilizzare Federico Aldrovandi ebbero con lui una violenta colluttazione, superando - secondo l'accusa - i limiti consentiti.

9.40 Arrivano in aula i genitori di Federico insieme al figlio minore Stefano

9.45 Inizia l'udienza

9.50 Il perito analizza le telefonate fatte la mattina della morte di Aldrovandi.
La dottoressa Carraro, il perito incaricato dal tribunale, spiega l'esito dell'esame sull'audio delle telefonate arrivate al centralino del 112, quelle tra il 112 e il 113 e quelle fatte al 118, sottolineando le incertezze e le discordanze riscontrate nell'analisi e anche nell'ambientale dei centralini. Spiega le modalità tecniche delle analisi e i risultati elaborati incrociando audio e video, ascoltando i consulenti tecnici di difesa e parti civili

10.35 Gli avvocati interrogano il perito
L'avvocato di parte civile Fabio Anselmo e il legale della difesa Giovanni Trombini interrogano il perito chiedendo chiarimenti sulle parole su cui c'è discordanza tra i consulenti tecnici di parte

10,45 Si analizza la telefonata di un carabiniere: "Delle pesche ce le ha"
La discussione verte su una parola pronunciata da un carabiniere durante una telefonata arrivata al 112 alle 7:36 del 25 settembre 2005. Federico è morto da un'ora. Al 112 arriva la chiamata di un carabiniere, arrivato in soccorso della polizia quando il ragazzo era già a terra. A un certo punto viene pronunciata la seguente frase: «Beh, sicuramente delle pesche/pecche ce le ha». La dottoressa Carraro, perito del Tribunale, ha spiegato che lei nella registrazione sente la parola pecche e che i consulenti di parte invece sentono la parola pesche per cui le inserisce entrambe.

11.10 Il giudice acquisisce le relazioni dei consulenti di parte e concede una pausa

11.30 L'udienza riprende

11.32 Viene chiamato a deporre Enzo Pontani, uno degli imputati
Pontani, uno dei poliziotti intervenuti la mattina del 25 settembre 2005 e imputato per il decesso di Federico, spiega che l'operatore Bulgarelli gli dice di andare in via Ippodromo perchè c'è un ragazzo che sta dando in escandescenza. "In quel momento mi trovavo in questura dove stavo facendo i verbali dei miei interventi in precedenza", racconta

11.34 Pontani: "Frasi sconnesse e urla, qualcuno dava calci al paraurti dell'auto"
"Durante il percorso per andare all'Ippodromo - racconta Enzo Pontani, uno degli agenti imputati per la morte di Federico Aldrovandi - Bulgarelli gli comunica che erano arrivate ulteriori sollecitazioni d'intervento arrivando all'altezza del parcheggio abbiamo iniziato a sentire delle frasi sconnesse e delle urla c'era qualcuno all'interno del parcheggio abbiamo puntato le luci sul parcheggio perchè era buio pesto abbiamo visto una persona che ha iniziato a dare due calci al paraurti della macchina".

11.40 Pontani: "Mi ha sconvolto il suo collo taurino, Aldrovandi era fuori di sè"
Il pm Nicola Proto chiede a Pontani dettagli sulla luce che hanno acceso, sui fari dell'auto, sui dettagli del loro arrivo "Noi ci fermiamo e all'improvviso sbuca questa persona che ci dà due calci al paraurto e l'autista istintivamente fa una breve retromarcia di qualche metro, non so dire quanto". Il pm chiede conferma: "Quindi non siete scesi immediatamente?". Risposta: "No, nel primo frangente no. Ho visto questa persona che gesticolava, aveva gli occhi fuori di sè". Aggiunge che "inizialmente mi sembrava un extracomunitario perchè era scuro, forse per via dell'ombra. Quello che mi ha sconvolto - dice mimando - era il collo. Aveva il collo taurino. Era fuori di sè"

11.44 Pontani: "Urlava polizia di merda, stato di merda e ha tirato un calcio contro l'auto"
Pontani prosegue nel racconto e dice che essendo abituato a situazioni di emergenza cerca il dialogo "ma questo inizia a urlare frasi del tipo stato di merda, polizia di merda e poi mi si scaglia contro, con un calcio diretto al volto, contro la portiera". Pontani continua a spiegare la dinamica dell' aggressione. Il pm chiede maggiori dettagli sulla posizione dell'agente e del ragazzo per l'azione e sui tempi. "Il ragazzo saltava a vuoto, alzava entrambe le gambe per aria, girandosi. Appena io mi sono rivolto a lui il ragazzo ha detto le frasi che gli ho già riferito"

11.48 Pontani: "Ha messo i piedi sul paraurti e il tergicristallo poi mi ha dato un calcio"
Il pm chiede maggiori dettagli sulla posizione dell'agente e del ragazzo per l'azione e sui tempi. Pontani spiega: "Il ragazzo saltava a vuoto, alzava entrambe le gambe per aria, girandosi. Appena io mi sono rivolto a lui il ragazzo ha detto le frasi che gli ho già riferito". Il poliziotto racconta che la sequenza dei fatti è stata immediata e, su invito del pm, spiega i gesti che avrebbe fatto Aldrovandi: "Ha fatto uno scatto fulmineo ha messo il piedi destro sul paraurti per darsi uno slancio, un secondo passo sul tergicristallo per darsi slancio e il terzo per dare un calcio diretto al mio volto". Pontani spiega di essere riuscito a schivare il calcio girandosi di schiena. Pontani dice: "Me lo ricordo benissimo" e spiega che Aldrovandi dopo questo calcio a vuoto "cade a faccia a terra"

11.52 Pontani: "Era una furia scatenata, ho chiesto aiuto al mio autista"
Il pm chiede se dopo avergli tirato il calcio Aldrovandi si è alzato a terra. "Come se nulla fosse si è rialzato - racconta Pontani - sembrava rimbalzato da terra. Ha iniziato a sferrarmi calci e colpi, e io mi sono limitato a parare questi colpi poi sono riuscito a cingerlo da dietro". Il poliziotto insiste di essere stato aggredito e ripete: "Sono riuscito a cingerlo alle spalle, ad avvinghiarlo sotto le spalle, solo che era una furia scatenata e ho urlato al mia autista: vieni, aiutami. Sono riuscito mala pena a trattenerlo a terra perchè lui ha inziato a sgomitare, a calciare. Sono riuscito con uno sforzo invcredibile a girarlo e a un certo punto mi sono sentito sfiorare la pistola e ho avuto paura perchè ho pensato se mi prende la pistola qui qualcuno si fa male"

11:54 Pontani: "Sembrava di avere un pesce tra le mani"
Pontani continua il racconto di quello che successe quella mattina dicendo che anche il suo autista aveva preso un calcio. "Sembrava di avere un pesce tra le mani", dice.

11.56 Pontani: "Si è avvinghiato alla portiera, mai visto niente del genere"
Pontani continua a raccontare e spiega che quel punto l'autista torna in auto, su sua richiesta, per chiedere rinforzi. "Sono salito anche io di corsa sulla macchina, chiudo la portiera, ma a quel punto non si chiude più". Spiega che Aldrovandi "si è rialzato e si è avvinghiato alla maniglia della portiera", descrive la scena e dice: "Non ho mai visto una cosa del genere". Pontani spiega che l'autista ha iniziato a fare piccoli strattoni per vedere se il ragazzo si staccava dalla portiera.

11.59 Pontani: "Siamo andati via dal piazzale ma lui continuava a urlare"
Pontani spiega come si siano riusciti ad allontanare dal piazzale per aspettare rinforzi e nello stesso tempo per mantenere il controllo su "quella persona" che, secondo il poliziotto, "continuava a urlare". "Lo vedevamo a tratti mentre usciva e entrava nel parchetto", spiega l'agente delle volanti, che racconta di essersi preoccupato."Ero bloccato in auto, la portiera con quel tira e molla si era bloccato". Dice di non sapere quanto tempo è rimasto in auto, di non essere riuscito a calcolarlo perchè "in quei momenti si pensa ad altro non al tempo"

12.03 Il Pm: "Se era buio come ha visto il collo taurino?". Pontani: "Ho una buona vista"
Il pm gli chiede come fa ad avere visto il collo taurino di Federico se c'era tutto quel buio. Pontani risponde dicendo: "Ho una buona vista" e aggiungendo che comunque, durante la prima aggressione, "era vicinissimo a me".

12:07 Pontani: "Pensavo volesse aggredire la mia collega, mi sono messo in mezzo
A un certo punto arriva la seconda volata, con a bordo gli altri due imputati, gli agenti Monica Segatto e Paolo Forlani. La volante è guidata dalla Segatto. Pontani racconta: "Forlani riesce con due o tre strattoni ad aprirmi la porta, io scendo e spiego che c'era una persona pericolosissima che mi aveva aggredito". In quel momento, secondo la ricostruzione dei fatti dal poliziotto, Federico sarebbe uscito nuovamente dal parchetto. Pontani aggiunge: "Capisco che voleva aggredire la mia collega e ho pensato: se le salta addosso l'ammazza". "Ho visto la mia collega spaurita, che stava indietreggiando e a quel punto mi sono frapposto tra lui e lei". A quel punto, secondo la ricostruzione, Aldrovandi avrebbe indirizzato "la sua furia verso di me".

12:10 Pontani: "C'ero io e i miei colleghi. Nessun altro può dire com'è andata"

12.12 Pontani: "Federico con un calcio ha rotto il manganello di un collega"
L'imputato continua a parlare dell'aggressione, dei colpi e dei calci e ripete nuovamente: "Era una furia, non mi dava tregua. A quel punto i miei colleghi si sono avvicinati e vedendo in che situazione mi trovavo l'hanno circondato e hanno inziato a colpire con i manganelli e a chivare nel contempo i suoi calci". Pontani spiega anche che con un calcio Federico ha dato un calcio al manganello di Pollastri facendoglielo volare via. "Ho visto il pezzo di manganello volare"

12.19 Pontani: "Io e Forlani siamo riusciti a ributtare giù il ragazzo"
L'imputato continua con la descrizione della colluttazione tra Aldrovandi e l'altro agente, Paolo Forlani. Spiega che alla fine lui e il collega Forlani insieme sono riusciti "a ributtare giù il ragazzo". Il pm insiste sui manganelli, su quanti li avessero presi in mano sul momento esatto in cui li hanno afferrati. La mattina della morte di Federico Aldrovandi in via dell'Ippodromo due manganelli sono stati spezzati. Il primo, appunto, sarebbe stato rotto da Aldrovandi con un calcio.

12.23 Pontani: "L'ho ammanettato ma ha ricominciato a scalciare"
Il poliziotto continua sottolineando la difficoltà della Segatto che "poverina stava prendendo un sacco di calci". Pontani descrive la concitazione del momento, "la furia del ragazzo", le loro riflessioni "non arrivano mai le ambulanze?". Racconta anche il momento in cui, "dopo un calo di forze del ragazzo", riescono ad ammanettargli prima una poi l'altra mano dietro la schiena, in posizione supina. "Nel momento in cui dopo averlo ammanettato, mi sono alzato nuovamente lui ha ripreso a scalciare".

12.27 Pontani: "Arriva l'ambulanza e a noi sembra tutto a posto. Ma i sanitari si agitano"
Secondo Pontani le forze del ragazzo iniziano a calare nel momento in cui arriva in ausilio un auto dei carabinieri. La situazione sembra calmarsi tant'è che lui invita la collega Monica Segatto che "era distrutta e dolorante" a sedersi in auto. "Chiamo la centrale (è la telefonata delle 6.12) e sento in lontananza le ambulanze". A quel punto, con il personale del 118 sul posto, al ragazzo vengono tolte le manette e iniziano le manovre di soccorso. Gli agenti, racconta Pontani, raccolgono i manganelli, "ci mettiamo a due metri dagli operatori del 118 e ci sembrava tutto normale. Poi vediamo i sanitari agitarsi, la dottoressa anche"

12.32 Il pm fa notare a Pontani che è in contraddizione, diverbio con la difesa
Pontani spiega che fino a quando non ha visto i sanitari agitarsi era tranquillo, poi ha iniziato a preoccuparsi: "Ci chiedavamo, ma che sta succedendo, perchè?". Il pm gli fa notare che quest'ultima affermazione contrasta con la telefonata delle 6.12 in cui "sembrava molto concitato e agitato". Intervengono gli avvocati della difesa, sostenendo che non può osservare questo perchè "la stessa telefonata ad altri sembrava affannata e non preoccupata o concitata". Nasce un diverbio tra pm e difesa. Il giudice li richiama all'ordine: "Pubblico ministero faccia l'esame all'imputato e poi alla fine si riserva le sue conclusioni"

12.34 "L'abbiamo bastonato di brutto, è mezzo morto". Pontani: "Volevo solo spiegare"
Il pm riformula la domanda: "Fino al momento in cui ha visto i sanitari agitarsi era preoccupato o no?".
L'imputato risponde: "Ero tranquillo" e a quel punto il pm ripete il testo della telefonata in centrale in cui lui parlando con l'operatore il poliziotto dice: "L'abbiamo bastonato di brutto, è mezzo morto". L'imputato spiega di avere detto quella frase gergale "brutta fin che si vuole" ma per spiegare la situazione, senza essere realmente preoccupato delle condizioni del ragazzo

12.44 Pontani: "Il ragazzo non chiese aiuto. Solo urla e cose incomprensibili"
Il pm gli chiede se abbia sentito chiedere aiuto o pronunciare altre frasi a Federico Aldrovandi. Pontani risponde: "Mai, solo urla, cose incomprendibili"

12.47 Il pm: "Ha sentito urla strozzate?" Pontani: "Erano ringhi"
Il pm insiste: "Ci sono testimoni che l'hanno sentito chiedere basta". La difesa di Pontani obietta: "Cosa vuol dire tanti? Si dica di quanti testimoni si sta parlando e in che momento". Il pm chiede allora: "Ha sentito F.A. chiedere aiuto?". "Assolutamente no", risponde Pontani. Il pm prosegue: "Ha sentito delle urla strozzate?". "Erano ringhi", risponde Pontani

12.51 Pontani: "Spingere il ragazzo mentre era a terra? La polizia non fa queste cose"
Il pm chiede se quando Federico era a terra qualcuno dei poliziotti si è messo seduto a cavalcioni del ragazzo. Pontani nega: "Gliel'ho già spiegato come lo avevamo immobilizzato, tenendolo per braccia e gambe". Il pm chiede ancora se qualcuno ha spinto Federico con una mano sulla schiena, quando era a terra. Pontani nega anche questa circostanza: "La polizia non fa queste cose".

12.53 Pontani: "Non ho avuto la percezione che il ragazzo stava morendo"
"Lei ha avuto la percezione che Federico stava morendo?", chiede il pubblico ministero all'agente Pontani. "No, in tanti anni di strada - risponde lui - ho visto persone assopirsi, riprendersi..."

12.56 Pontani: "La relazione di servizio? Mi sono fatto aiutare dall'ispettore Dossi"
Si prende in esame la relazione di servizio firmata dall'imputato e prodotta, a suo stesso dire, la sera attorno alle 19, dopo essere rientrato dall'ospedale. Il poliziotto spiega: "Generalmente non mi aiuta nessuno, ma questa volta ero così distrutto che mi sono fatto aiutare dall'ispettore Dossi". E poi aggiunge: "Le relazioni sono fatte in maniera sintetiche e quando parliamo di ausilio intendiamo che abbiamo chiamato anche l'ambulanza"

13.00 Pontani: "Mi sono tolto la pistola. Un poliziotto non lo fa mai"
Il pm insiste perchè tra le accuse che vengono formulate ai poliziotti vi è anche il ritardo nel chiamare il 118. Enzo Pontani si difende da una parte con la sintesi che è "necessaria e inevitabile" nello stendere una relazione di servizio e poi ripete di avere atteso a lungo, insieme ai colleghi, l'arrivo dei medici. E ricorda anche che per la prima volta nella sua vita "si è tolto la pistola per evitare conseguenze peggiori", quando "un poliziotto non se la toglie mai". Quest'ultimo passaggio indicherebbe secondo l'imputato la sua volontà di difendere sè e i colleghi, contenendo le possibili conseguenze.

13.06 Pontani "E' stata un'aggressione nei nostri confronti. Eravamo sconvolti"
Il pm chiede se, dopo l'arrivo dei colleghi, Pontani sia rimasto sul posto per dare una mano a ricostruire quel che era accaduto. Pontani risponde: "Guardi che essendo stata un'aggressione nei nostri confronti avrei potuta trattarla io come volanti, ma proprio perchè aveva avuto un epilogo così terribile ed essendo noi sconvolti, sono intervenuti i colleghi".

13:12 Pontani viene interrogato dall'avvocato di parte civile, Fabio Anselmi
Rispondendo alle domande di Anselmi Pontani spiega di essere rimasto colpito "dall'insensibilità del ragazzo al dolore"

13.32 Pontani ripete all'avvocato di parte civile che nessuno è salito a cavalcioni su Federico
Prende la parola Beniamino Del Mercato, altro avvocato di parte civile, che chiede
informazioni sull'ammaccatura della volante e chiarimenti sulle parti finali della collutazione quando Federico era ormai a terra, ammanettato, con il volto riverso a terra, in una posizione che secondo le perizie medico-legali gli ha impedito di respirare causandone il soffocamento. Il poliziotto ripete quanto detto prima: nessuno, secondo la sua ricostruzione, sarebbe salito a cavalcioni del ragazzo o lo avrebbe spinto a terra, ma solo tenuto fermo per evitare che si divincolasse ancora

13: 46 Pontani: "Ci aspettavamo arrivasse anche un'ambulanza"
Gli avvocati che assistono la famiglia chiedono come mai i quattro agenti non abbiano chiamato l'ambulanza prima, dato lo stato di agitazione psico-fisico che Federico - a detta dell'imputato - aveva dimostrato. Pontani chiarisce di aver chiesto ausilio in senso generico, e che dunque si aspettavano che arrivasse anche un'ambulanza

13.52 L'agente Pontani viene interrogato dall'avvocato della difesa
Prendono la parola, uno a uno, gli avvocati difensori dei quattro imputati. I difensori cercano di mettere in luce come i poliziotti abbiano reagito a un'aggressione, si siano difesi, cercando di non fare degenerare la situazione e non abbiano commesso errori o ritardi nel chiamare i soccorsi. In sostanza mirano a demolire la ricostruzione del pm che li vede imputati di eccesso colposo per aver "cagionato o comunque concorso a cagionare il decesso" del 18enne

14.10 La parola al giudice. "Come spiega le ferite al volto del ragazzo?"
La parola passa al giudice Francesco Maria Caruso che chiede chiarimenti sul momento esatto in cui la portiera si è bloccata - una circostanza già racocntata da Pontani durante l'interrogatorio del Pm - e sulle parole e sulle frasi pronunciate dal ragazzo durante la prima colluttazione. Il giudice Caruso chiede anche al poliziotto come si spiega le ferite al volto del ragazzo

14.21 Pontani: "Aldrovandi si è ferito al volto cadendo dopo essersi arrampicato sull'auto"
Pontani spiega di ritenere plausibile che quelle ferite al volto siano state provocate dalla caduta del ragazzo a terra nella primissima fase della collutazione quando si è arrampicato sull'auto. Il giudice Caruso gli chiede esplicitamente: "Esclude che ci siano stati comportamenti lesivi vostri che abbiano potuto provocare quelle lesioni?". L'imputato lo esclude, continuando ad imputarle al comportamento autolesivo del ragazzo e alla sua prima aggressione

14.32 Pontani: "i manganelli li impugnavamo in 4. Lo hanno colpito alle gambe"
Il giudice Caruso chiede ulteriori chiarimenti sui manganelli. Pontani risponde: "Li impugnavamo tutti e quattro, i miei tre colleghi li hanno utilizzato per colpirlo alle gambe"

14.36 Pontani: "Il corpo venne spostato dai sanitari"
La parola passa di nuovo alla difesa che mostra all'imputato le foto dei rilievi della scientifica in via dell'Ippodromo per chiedergli ragione della posizione del corpo che, secondo l'accusa è stata spostato. L'imputato spiega che il ragazzo era stato spostato dai sanitari che lo hanno girato per prestargli i primi soccorsi

14.37 Termina l'esame del primo imputato, Enzo Pontani. Si riprende alle 15

15.15 Riprende l'udienza con l'esame dell'imputato Luca Pollastri
Il procuratore Nicola Proto chiede se riconferma la ricostruzione fornita dal precedente imputato. Pollastri la riconferma ma aggiunge alcuni dettagli ad esempio sul significato della parola ausili, che anche lui utilizza chiamando la centrale operativa. Spiega di avere immobilizzato Federico Aldrovandi che era a terra supino, di essere riuscito ad ammanettare un polso del ragazzo mentre la Segatto era sedute sulle sue gambe.

15.27 Chiarimento tra il pm e l'imputato sulle richieste di ambulanza
Il pm chiede a Pollastri: "Come mai nella prima annotazione che lei fa nella sua relazione dice che ha chiesto solo ausili, mentre nella seconda annotazione (riferita alla seconda comunicazione via radio) specifica che ha richiesto sia rinforzi che l'intervento di un'ambulanza? L'imputato, dopo un botta e risposta tra il pm e l'avvocato della difesa Vecchi che si è opposto alla formulazione della domanda, risponde sostenendo che "la relazione è per forza di cose sintetica"

15.43 Pollastri: "Ho colpito il ragazzo con lo sfollagente nella parte bassa delle gambe"
Poi l'imputato inizia a raccontare le fasi dell'ammanettamento del giovane e della rottura del suo sfollagente specificando come sia stato difficile ammanettarlo perchè sebbe il ragazzo fosse supino e bloccato dai colleghi continuava a divincolarsi. Pollastri: "Sicuramente ho colpito alcune volte con lo sfollagente il ragazzo nella parte bassa delle gambe"

15.45 Pollastri: "Non ho sentito Federico chiedere aiuto o dire 'basta'"

15.47 Pollastri: "Quando sono arrivati i carabinieri Federico era ancora vivo. Stava bene"
Il procuratore chiede all'imputato quand'è che ha visto l'ultima volta Federico Aldrovandi muoversi. Pollastri risponde: "L'ultima volta che ho visto il giovane dimenarsi è stato quando sono arrivati i carabinieri sul posto. Che era morto l'abbiamo saputo venti minuti dopo". Spiega di avere sentito il polso e di avere visto il ragazzo respirare anche quando sono arrivati i carabinieri e afferma, quindi: "Quando sono arrivati i carabinieri era sicuramente vivo. Stava sicuramente bene". Poi precisa: "Una persona che respira secondo me dal punto di vista vitale sta bene"

15.54 Pollastri: "L'abbiamo colpito solo alle gambe. Volevamo solo fermarlo"
Ha visto i suoi colleghi Segatto e Forlani usare gli sfollagente? "Sì sempre nelle gambe"
Alla domanda del pubblico ministero se lo abbiano colpito nelle parti alte del corpo risponde di no perchè "il nostro intento era solo quello di fermarlo"

15.57 Inizia l'esame di Luca Pollastri da parte degli avvocati di parte civile

16.01 Pollastri: "Non gli ho chiesto come stava, mi bastava sapere che respirava"
Incalzato dalle domande, l'imputato afferma di non avere chiesto a Federico come stava perchè "dopo quello che era successo mi bastava sapere che respirava" Era arrabbiato con lui? "No, non c'è l'ho mai con nessuno anche se mi prendo delle parole o delle botte" perchè comunque "sono un professionista"

16.05 Pollastri: "E' stato forte veder rianimare il rqagazzo senza capire perchè"
Pollastri spiega di avere passato il pomeriggio su una barella in ospedale e dice che per loro "è stata una cosa abbastanza forte vedere le pratiche di rianimazione sul ragazzo senza capirne il perchè"

16.07 Pollastri: "Le ferite alla testa? Per me compatibili con la caduta a terra"
Gli avvocati chiedono a Pollastri se abbia visto del sangue, ma la risposta dell'imputato è no. Pollastri dice di non aver mai visto una macchia di sangue dietro la testa del ragazzo e quando gli si chiede cosa ne pensa delle ferite al capo e al volto riscontrate dalle perizie medico-legali e visibili anche dalle foto della scientifica il poliziotto risponde di non esserselo chiesto, ma di ritenerle compatibili con la caduta di Federico a terra.

16.23 Il giudice chiede ancora chiarimenti su come Pollastri sia stato colpito dal ragazzo
Anche la difesa chiede all'imputato di chiarire meglio la dinamica del momento in cui ammanettano il giovane. Il giudice gli chiede in che occasione è stato colpito dal ragazzo, gli fa ripetere nuovamente la ricostruzione della collutazione fisica e del calcio che lo ha raggiunto a un braccio. Lui spiega che a seguito di un vecchio incidente medico ha dei problemi a quel braccio. Il giudice gli chiede come mai sia stato riconosciuto idoneo all'attività di polizia dai suoi superiori se ha di questi problemi al braccio. Pollastri risponde al giudice: "Meglio di me potrebbe risponderle un medico"

16.29 Viene chiamato il terzo imputato, Paolo Forlani

16.30 Forlani: "Non sapevamo cosa ci aspettava, andavamo solo ad aiutare i colleghi"
L'imputato racconta l'arrivo della volante in via Ippodromo: "Imbocchiamo la strada e la percorriamo abbastanza lentamente perchè non sapevamo che cosa ci aspettava, sapevamo solo di andare in ausilio alla volante dei colleghi". Forlani racconta del precedente intervento in via Olivieri, della comunicazione via radio della centrale che gli comunica di andare in ausilio in via Forlani e della telefonata che la Segatto fa subito dopo in centrale per avere delucidazioni poi racconta cos'ha visto appena arrivato sul posto

16.36 Forlani: "La Segatto ha chiesto ai colleghi: 'Ma vi hanno sparato?"
Forlani racconta cos'ha visto appena arrivato in via Ippodromo. "Il vetro dell'auto dei colleghi era rotto. La mia collega (Monica Segatto ndr) è scesa dall'auto e ha iniziato a chiedere: 'ma vi hanno sparato?'. Pontani gli risponde di no e gli parla di una persona esagitata, fuori di sè". L'imputato racconta che si è guardato attorno e ha visto uscire dal parco un ragazzo e dice di avere detto alla Segatto per due volte: "Apri il baule"

16.42 Forlani: "Aldrovandi era arrabbiato, carico, digrignava i denti"
Forlani continua il suo racconto e spiega di aver visto questo ragazzo "veramente arrabbiato, carico, digridgnava i denti, stava venendo avanti e mentre stavo chiudendo la portiera sento Pollastri che sollecita nuovamente l'ambulanza"

16.44 Forlani: "GLi ho afferrato il cappuccio e l'ho tirato indietro"
Forlani racconta la scena per quello che dalla sua posizione riusciva a vedere, lo vede "andare verso la Segatto" , poi spiega di avere visto la collutazione con Pontani ritrovandosi dietro "Aldrovandi" e spiega di avere iniziato anche lui a colpire con il manganello il ragazzo "per destabilizzarlo. Non c'era nessun'altra soluzione. In quel momento "mi sono gettato su di lui, gli ho afferrato il cappuccio e l'ho tirato indietro"

16.46 Forlani: "Aldrovandi mi è caduto addosso". Poi chiarisce: "E' caduto sull'asfalto"
Forlani racconta di essere rovinato a terra con Aldrovandi perchè il ragazzo lo ha preso per il maglione e lo ha trascinato. Su domanda del procuratore, chiarisce che Aldrovandi non è caduto su di lui, ma sull'asfalto e spiega che una volta a terra gli ha immobilizzato un braccio

16.51 Forlani: "Per tenerlo fermo gli ho premuto una mano sulla spalla e una sul gomito"
Il pm chiede a Forlani di entrare nel dettaglio dell'amanettamento. L'imputato spiega che
"Luca (Pollastri ndr) gli ha messo un anello, ammanettando prima un polso" e spiega che c'è riuscito nel momento in cui "il ragazzo ha avuto un calo". Poi aggiunge che "anche ammanettato si continuava ad agitare" e incalzato dalle domande del pm spiega che per tenerlo fermo gli ha premuto una mano sulla spalla e un'altra sul gomito a pancia in giù.

16.53 Forlani: "Quando l'abbiamo ammanettato Federico respirava ancora"
"In quel momento - spiega - lo stavamo trattenendo in due perchè ancora si dimenava". Gli agenti, racconta, lasciano Federico quando sentono che si è calmato. Anche Forlani, come i colleghi che lo hanno preceduto, dice che in quel momento il ragazzo respirava ancora.

16.55 Forlani: "Mai sentito dire 'basta'. Non mi sembrava facesse fatica a respirare"
Forlani spiega che non ha mai sentito Federico Aldrovandi dire basta e che non ha "assolutamente avuto percezione che fosse in pericolo di vita". Il pm gli chiede: "Ma non gli è venuto in mente di girarlo per farlo respirare?" Anche lui risponde di no perchè non aveva la sensazione che faticasse a respirare, che fosse in pericolo o che avesse chiesto aiuto

17.05 Forlani: "Il manganello si è rotto mentre cadevo per terra con Aldrovandi"
Il pm gli chiede dei manganelli spezzati e rimossi della relazione fatta al ritorno dall'ospedale, delle ferite al volto e soprattutto chiede perchè nella sua relazione abbia usato una formula in negativo per spiegare la rottura del manganello, ovvero ha escluso che si sia "rotto per colpo inferto". Lui risponde di averlo fatto perchè la relazione è sintetica e quindi ribadisce quanto detto poco prima: il manganello si sarebbe spezzato mentre lui rovinava a terra con Aldrovandi

17.19 Forlani: "Non ho sentito nessuno dire 'C'è sangue' o 'moderatevi'"
Gli avvocati di parte civile continuano a insistere su ciò che è accaduto dopo che il ragazzo è stato ammanettato e prima dell'arrivo dei carabinieri, in quella frazione di tempo in cui gli imputati sostengono che Federico era ancora vivo. Vogliono sapere che cosa si sono detti tra di loro in quei momenti, se si sono scambiati delle frasi. Chiedono all'imputato se ha sentito dire da qualcuno frasi come "Moderatevi ci sono le luci accese" o "c'è sangue". Anche lui, come gli altri imputati, nega: "Assolutamente no"

17.28 Forlani: "Voleva colpire gli agenti. Dopo che lo abbiamo ammanettato voleva rialzarsi, era reattivo"
La difesa chiede a Forlani se il ragazzo in quel momento stava dando calci anche agli altri agenti oltra a Pontani. Forlani: "Si, la sua intenzione era colpire gli agenti". "Non ho mai ricevuto in 26 anni di carriera denunce di nessun tipo" spiega Forlani. Il giudice interviene per chiedere cosa è successo dopo che gli agenti hanno ammanettato il ragazzo. Forlani spiega: "Noi lo abbiamo girato. Lui cercava di muoversi e di alzarsi. Si muoveva su un fianco e voleva ancora alzarsi. Era molto reattivo"

17.33 Forlani: "Non abbiamo verificato lo stato delle ferite del ragazzo, nè in faccia nè altrove"
Forlani ammette che non è stato verificato lo stato delle ferite del ragazzo, nè in faccia nè altrove. Il giudice chiede ancora dei chiarimenti della versione di Forlani sulla rottura del manganello. L'imputato spiega ancora: "Il mio manganello ha fatto perno sull'asfalto e si è spezzato all'altezza dell'impugnatura"

17.45 Termina la deposizione di Paolo Forlani. Ora tocca a Monica Segatto

17.43 Segatto: "Sisentivano delle urla, anzi non erano urla, erano più ringhi"
Viene ascoltata Monica Segatto, l'ultima dei quattro imputati, l'unica donna a essere presente quella notte in via Ippodromo. "Ricordo che non era una nota che aveva carattere d'urgenza" e spiega di avere chiamato la centrale per ulteriori chiarimenti, cosa piuttosto usuale. "Arriviamo in via Ippodromo molto lentamente", ricorda di avere visto la portiera lesionata e il finestrino rotto. "Si sentivano delle urla, ma urla non è il termine giusto, erano più ringhi..."

17.50 Segatto: "Aveva lo sguardo perso e la bocca aperta, con i denti serrati"
La Segatto continua a raccontare cosa avvenne dopo il suo arrivo a via Ippodromo con la seconda auto. Spiega che sentiva il ragazzo, ma non riusciva a vederlo, capiva che era all'interno del parchetto, dove era buio pesto. I colleghi le fanno un breve resoconto e le dicono di togliere la pistola. Poi il ragazzo avanza dal parchetto. "Vedo che è un uomo - racconta la poliziotta - poi mentre si avvicina vedo che è grosso". L'imputata continua a descrivere Federico Aldrovandi e spiega che la cosa che l'ha più impressionata era "lo sguardo perso" e la bocca aperta "con i denti serrati"

17.54 Segatto: "Fu il mio capopattuglia a dire di prendere almeno gli sfollagente"
La Segatto spiega che quando Enzo Pontani gli dice di mettere via le pistole, qualcun altro dice: "Almeno prendiamo gli sfollagente". Così, continua la donna, "Io e il mio capo-pattuglia lo abbiamo preso". Il pm le chiede chi ha detto di prenderli, lei risponde che probabilmente lo ha detto il suo capopattuglia. Poi ritorna con i ricordi a qualche istante prima: "Ricordo che ho chiesto se gli avevano sparato", dubbio che le è venuto alla vista del finestrino rotto e della portiera lesionata. Ripete quello che, con altre parole, hanno già detto i colleghi prima di lei, cioè i calci e i pugni che il ragazzo le avrebbe rivolto e sostiene di avere pensato: "Ma chi è ?".

17.57 Segatto: "Pontani era il suo obiettivo, ma tirava anche calci laterali"
La Segatto spiega di aver colpito Federico Aldrovandi da una posizione laterale "perchè era una persona che anadava immobilizzata". "Pur continuando a cercare di colpire Pontani" che secondo lei era ormai diventato "il suo obiettivo" Federico avrebbe cominciato a sferrare anche "calci laterali".

18.00 Segatto: "Il ragazzo non ha mai chiesto aiuto, non ha mai parlato nè prima, nè dopo la collutazione"
L'imputata poi parla del primo tentativo di bloccare il ragazzo, di quando secondo la ricostruzione, i suoi colleghi lo avrebbero atterrato della sua fatica a trattenerlo "Non ce la facevo", assicura che Federico non ha mai parlato, non ha mai chiesto aiuto o detto 'basta'. Il pm le chiede chiaramente se ha mai percepito il ragazzo come una persona che chiedeva aiuto. "Non lo ha mai fatto, non ha mai chiesto aiuto, non ha mai parlato nè prima, nè dopo la collutazione".

18.04 Segatto: "Abbiamo percepito che stava accadendo qualcosa quando sono iniziate le manovre per rianimarlo"
Il pm incalza l'imputata per sapere quando lei si è accorta che il ragazzo era morto. "All'inizio quando sono arrivati i sanitari sembrava una normale operazione sanitaria", racconta la donna, poi sono cominciate le manovre per rianimarlo "e lì abbiamo percepito che qualcosa stava accadendo. Non potevamo chiederglielo, ma dopo due minuti, tre o quattro...". La Segatto allarga le mani come a far capire che a quel punto gli era chiaro quel che stava accadendo

18.23 Adesso tocca agli avvocati di parte civile e della difesa interrogare Monica Segatto
Il Pm si risiede e prendono la parola gli avvocati di parte civile. L'avvocato le chiede se si ricorda di aver detto che era necessario chiamare un avvocato. Lei risponde che non ricorda. Intervengono gli avvocati della difesa per puntualizzare ancora le modalità dell'intervento e delle telefonate intercorse tra la centrale e le volanti. In particolare l'avvocato Pellegrini le chiede di spiegare dove si trovasse quando è stata chiamata in ausilio dei suoi colleghi e anche di chiarire perchè abbia usato il telefono e non la radio per avere maggiori informazioni. La Segatti risponde che è prassi per le comunicazioni lunghe

18.28 Polemica sull'agenda della Segatto, su cui la donna ha appuntato l'intervento
Gli avvocati di parte civile fanno notare che non esiste una relazione di servizio compilata dalla Segatto sull'intervento realizzato prima di andare in via Ippodromo e che pertanto non ci si può basare solo sulla copia della pagina dell'agenda in cui la Segatto quella notte ha annotato l'intervento. I legali chiedono che quanto meno sia acquisita come prova l'agenda originale, avanzando il sospetto che ci possa essere una falsificazione del brogliaccio della centrale operativa. In sostanza chiedono di acquisire l'originale dell'agenda per confrontarla con il brogliaccio della questura. Alla parola falsificazione la difesa insorge e il giudice fa circolare l'originale dell'agenda in maniera tale che anche gli avvocati di parte civile possano confrontare la fotocopia con l'originale. Il giudice quindi dà per acquisita la fotocopia.

18.30 La seduta è tolta. Il giudice aggiorna al 15 luglio per la diciassettesima udienza del processo Aldrovandi

Le ignobili parole di un presidente di circoscrizione in quota Rifondazione

Inviato da autonomix | 27 Giu, 2008
[Torino] Le ignobili parole di un presidente di circoscrizione in quota Rifondazione

I profughi di via Bologna? "Qui abbiamo già i drogati, meglio mandarli altrove"
26 giugno 2008| Dopo le irricevibili proposte del ministro Maroni che vorebbe ripristinare le schedature etniche e lo sgombero milanese dello scalo ferroviario che ha buttato per strada più di 200 migranti che occupavano l’ex stabilimento FS di piazzale Lodi, anche l'amministrazione torinese voleva dimostrare di non essere da meno nelle politiche riguardanti il "degrado" e la "pubblica vivibilità".

Quello che stupisce è che a rendersi responsabile di dichiarazioni e proposte tanto insulse questa volta non è il leghista di turno o un sindaco-scerifffo ma, molto più modestamente, il presidente di una circoscrizione del Comune di Torino, la VI.
Gigi Malaroda, noto esponente della "società civile" torinese, eletto come indipendente nelle file di Rifondazione Comunista, con un passato nel Torino Social Forum e voce di spicco nel movimento glbtq.

Di fronte alla proposta della realizzazione di una centro di accoglienza nella sua circoscrizione, il presidente Malaroda ha accampato una serie di scuse e opposizione alla oncretizzazione dell'opera.
Qui di seguito un collage delle sue dichiarazioni apparse oggi su alcuni quotidiani cittadini:
"Questo quartiere sopporta la discarica comunale, ha la pià alta concentrazione di case popolari, i campi nomadi e pure quello che voi chiamate Tossic Park,ora anche i profughi: non è giusto" (La Stampa).

"Non ne possiamo più di avere tutti i problemi sociali scaricati sulle nostre spalle" (E-Polis).

Ovviamente tutta la vicenda vede anche l'attiva e interessata speculazione politica dell'Assessore del Pd Roberto Tricarico cui non par vero di poter così speculare sulle debolezze e contraddizioni interne di Rifondazione Comunista, tante volte fonte di problema nel non garantire tutte le maggioranze desiderate dal'ammistrazione Chiamparino. Da parte sua, più che a un comportamento espilcitamente razzista, l'atteggiamento del Malaroda fa pensare all'opportunismo da politicante in carriera di chi vuol difendere al sua poltrona, costi quel che costi...
Tutto questo però si sta consumando sulla pelle dei profughi di via Bologna che in questi mesi hanno condotto una battaglia per i diritti e la dignità.
Tra l'altro, in più occasioni, gli abitanti del quartiere hanno saputo mostrare la loro solidrietà all'occupazione o comunque la tolleranza di fronte a una situazione difficile.

> Ascolta il commento di Andrea (comitato di solidarietà con profughi e migranti)

> Pier Paolo (del comitato) fa il riassunto sulla lotta degli occupanti di via Bologna (registrata ieri, prima delle esternazioni del Presidente della VI circoscrizione).


Sulla vicenda di via Bologna, vedi l'archivio di InfoAut: YOU SHALL RISE!

Da 3 mesi senza stipendio, occupano la fabbrica! (Intervista)

Inviato da autonomix | 27 Giu, 2008
[Tecumseh/Tecnamotor] Da 3 mesi senza stipendio, occupano la fabbrica! (Intervista)


Torino, giugno 2008 - Da quasi due settimane, lavoratrici e lavoratori della ex-Tecumseh di strada Delle Cacce, oggi Tecnamotor, stanno occupando, giorno e notte, la fabbrica da cui continuano a non vedersi corrisposti i salari degli ultimi 3 mesi. Da quando la nuova proprietà guidata dall'imprenditore cuneese Domenico Moletto sta tentando un operazione di speculazione su terreni che fanno gola a molti, cercando di liberarsi del "costo operaio" di questi 66 lavoratori/lavoratrici "superstiti". Dallo scorso 5 giugno, la Tecnamotor è però in liquidazione...

La storia della Tecumseh, e dei suoi operai, è infatti simile alle dismissioni industriali degli ultimi anni, basso continuo del panorama produttivo deltorinese. La multinazionale una volta proprietaria dello stabilimento ha delocalizzato le produzioni altrove, avviando pesanti riduzioni del personale. In 3 anni i dipendenti si sono così ridotti da 400 a 66.
Oltretutto, lo stabilimento di strada delle Cacce si trova in un'area che ha perso la sua vecchia destinazione produttiva e che si appesta a tramutarsi, come ovunque per i miracoli del Capitale, in zona residenziale. Questi terreno facevano gola agli immobiliaristi già prima del pasaggio di proprietà. Tra i diretti interessati anche la Bertone che ha ottenuto i diritti sull'immobile mentre Moletto è diventato proprietario della parte industriale. La fabbrica produce(va) moto-falciatrici d'erba.

Presi in mezzo e stritolati da questi meccanismi i lavoratori e le lavoratrici che non ghanno intenzione di accettare a testa bassa un destini segnato e deciso dai profitti dei soliti noti. Da 2 setimane occupano los tabilimento e si dicino determinati a vendere cara la pelle. Tra loro, le più determinate sono le donne.

> Ascolta l'intervista con Giusy

Dalla Striscia di Gaza all'Iran: tra rifiuto della pax americana e resistenze

Inviato da autonomix | 24 Giu, 2008



|Giugno 2008|
Palestina, Afghanistan, Libano, Iran. Quattro territori non pacificati, avvolti dalla guerra o dalle pressioni internazionali, obbligatoriamento nelle agende delle diplomazie occidentali (e non solo) per le loro nature conflittuali, per gli interessi e gli appettiti che generano.

Nel 2004, durante il primo mandato dell'Amministrazione Bush, all'interno della cornice di preparazione dei lavori del G8 del 2004 a Sea Island (Georgia, Stati Uniti), venne introdotto il concetto e la ridisegnazione del "Nuovo Medioriente". Condoleezza Rice, segretario di Stato americano, durante i bombardamenti a tappeto di Israele contro il Libano, nell'estate del 2006, si spingeva ad annunciare l'embrionale costruzione del piano di ridefinizione, dicendo che si stava assistendo "alle doglie del Nuovo Medioriente". Oggi la presidenza di George W. Bush è in dirittura d'arrivo: se da una parte non possiamo considerare il "Nuovo Medioriente" un progetto fallito, dato che non sarebbe stato costruibile, neppure nelle migliori delle ipotesi (..), nel solo arco di due mandati e che il filone neo-con proseguirà sulla scia abbozzata, è innegabile il disastro che Bush junior consegnerà nelle mani del prossimo presidente degli Stati Uniti. Un paese, gli Usa, fedele all'aggressività e alla muscolarità della sua politica estera, prepotente ed arrogante nello sprezzo dei popoli, imperiale attraverso i suoi avamposti d'occupazione, percepito come ostile in più parti del mondo, soprattutto nei teatri di guerra.

La pax americana prospettata dall'Amministrazione Bush non ha fatto breccia nei territori dove questa voleva esser portata, anzi ha generato resistenze e conflitti: l'ultimo tour europeo del presidente americano ha tentato quindi di ritessere i fili della "giustezza" dell'opera portata avanti attraverso la guerra, di autocelebrarsi rispetto al processo europeo giocatosi ai confini di Unione Europea e Nato, di costruire le fondamenta per un potenziale attacco militare all'Iran. Un rifacimento del trucco fatto nel tentativo di nascondere, o meglio, mettere in mostra in altra (falsata) luce, un fallimento a tutto campo incassato da Bush rispetto al nodo del Medioriente: l'Iraq rappresenta un pantano indistricabile che si sta pagando ad un prezzo carissimo, la caduta di Saddam Hussein è corrisposta al reale inizio del conflitto; la Striscia di Gaza continua a registrare una sempre maggiore legittimità di Hamas come soggetto politico, allontanando e portando al fallimento innanzitutto il pompato vertice di Annapolis; il Libano è pervaso dal vento delle opposizioni, che han costretto alla capitolazione la linea filo-americana del governo Siniora e al successo il progetto politico di Hezbollah; l'Afghanistan incarna la sconfitta americana nella "guerra al terrore", a sette anni dal 2001 è il nuovo Vietnam del XXI secolo; l'Iran è il nuovo obiettivo/nemico, il paese a cui si vuol sbarrare la strada usando lo spauracchio della presunta bomba nucleare persiana, fino ad oggi attraverso la manna delle sanzioni internazionali, domani probabilmente scatenando una nuova guerra.


GEOGRAFIA DEI CONFLITTI IN MEDIORIENTE

Striscia di Gaza _ Tregua tra Israele e Hamas

E' scattata alle 6 del 19 giugno la tregua tra Israele e Hamas. Raggiunta tramite la mediazione dell'Egitto, ha messo fine alla guerra bassa intensità imperversante lungo il confine tra lo Stato isreliano e la Striscia di Gaza. Si svolgerà in due fasi, anticipate da una tre giorni che metterà alla prova i reali intenti dei soggetti in lotta, dopodichè la prima fase consentirà nell'apertura di un valico con Gaza per poter far entrare il materiale di prima necessità mancante da mesi nei Territori Occupati, a causa di un embargo criminale che non ha tentennato nel produr vittime tra le fasce più deboli della popolazione, mentre la seconda fase sarà incentrata nelle trattative per il rilascio di Gilad Shalit, caporale dell'esercito sionista da due anni nelle mani di Hamas, la quale chiede in cambio il rilascio di 350 prigionieri politici palestinesi e l'apertura del valico di Rafah con l'Egitto. La tregua è indubbiamente fragile: Israele, per voce delle sue autorità politiche e militari, ha palesato la sua dubbiosità, rincarando la dose contro i "terroristi" di Hamas e prospettando un'operazione su vasta scala contro la Striscia; Hamas è riuscita nell'intento di accordare tutte le fazioni armate, che non han firmato nessun documento e alcune di queste si son dette pronte a rispondere al fuoco nell'eventualità in cui l'esercito israeliano si presentasse. Per il momento la tregua sta reggendo, non si registrano scontri e tensioni.

Questo accordo non può ovviamente non avere letture politiche: 1. se da una parte danno fiato al governo Olmert, il cui premier è immischiato in scottanti intrighi giudiziari, dall'altra parte mostrano l'inefficacia e il fallimento di Israele nei confronti della Striscia di Gaza e di Hamas, da mesi si paventa la cacciata dell'organizzazione islamica attraverso l'opzioni militare ma nei fatti accettando la tregua l'entità sionista compie un passo indietro, riconosce la non vittoria ottenuta tramite questa strategia; 2. Hamas non ha che da guadagnare da questo stop, per sfruttare il tempo a disposizione per rafforzare il suo controllo della Striscia di Gaza, per consolidare i rapporti con l'Egitto e per tentare (con un rapporto di forza rinvigorito) di raggiungere un accordo comune con Fatah; 3. indiretto sconfitto è anche Abu Mazen, presidente dell'Anp, controllore della Cisgiordania, che vede ridimensionato il suo ruolo e la sua autorità (Israele si accorda con Hamas, non con l'Anp!), figlio di una politica dei vertici che non portano a nulla (vedi Annapolis) e vittima delle continue incursioni armate di Israele e dell'espansione perpetua delle colonie sioniste in Cisgiordania.

>> ascolta l'intervista con Angela Lano, direttrice di InfoPal, fatta da Radio Onda d'Urto poco prima dell'inizio della tregua nella Striscia di Gaza

>> [da InfoPal] Intervista al premier Ismail Haniyeh
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Afghanistan _ Controffensiva delle forze d'occupazione

E' scattata la controffensiva militare delle forze d'occupazione contro l'avanzata talebana verso Kandahar, città simbolo degli studenti coranici e sede di una delle più importanti basi militari occidentali del Paese. Le resistenza talebana, negli ultimi giorni, ha conquistato i villaggi intorno alla città, facendo da morsa rispetto alla fortezza presente nel territorio, incontrando la forza militare delle truppe canadesi e americane, dell'esercito afghano. I guerriglieri mirano a colpire i punti simbolo del governo afghano, come dimostra l'ultimo assalto al carcere di Kandahar e l'uccisione del geneale Toorjan. I combattimenti sono iniziati, PeaceReporter riporta come "Lo scontro tra l'esercito e i guerriglieri, scatenatosi nel tardo pomeriggio di ieri, è tuttora in corso, soprattutto con bombardamenti aerei perché i talebani hanno fatto saltare i ponti che attraversano il fiume Helmand isolando la cittadina".

>> ascolta l'intervista con Maso Notarianni, direttore di PeaceReporter, eseguita allo scoccare dell'offensiva occidentale contro i talebani

>> [da InfoAut] I taliban guadagnano terreno, governo ed occupanti in difficoltà

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Libano _ L'elezione del presidente Suleiman

Dopo le settimane di scontro armato tra sostenitori della maggioranza di governo e forze dell'opposizione, sembra profilarsi un'era nuova per il Libano, che attraverso l'opposizione popolare messa in campo da Hezbollah ha subito un processo politico che ha condotta all'accordo di Doha, in Qatar. Accordo nel quale sono riportati vari da fasi per percorrere: l'elezione del generale Michel Suleiman come presidente della Repubblica, la formazione di un governo di unità nazionale, la creazione di una nuova legge elettorale. Il 25 maggio il parlamento libanese ha eletto Suleiman come presidente, il quale ha poi dato l'incarico a Fouad Siniora di formare il governo. Questo è stato letto dall'opposizione come un tradimento dello spirito di unità nazionale attraverso il quale si è raggiunto l'accordo di Doha, ma non ha comunque cambiato i piani. Tuttora è in corso la formazione del nuovo governo, all'interno del quale 11 ministeri saranno di Hezbollah, che ha conquistato inoltre il veto sulle questioni riguardanti la sicurezza e la politica estera. Il processo che ha investito la società libanese va comunque a scoprirsi come fallimento della linea di Washington, dato che la sua politica, con l'ausilio dei suoi referenti politici nel paese, è stata bocciata e capovolta.

Condoleezza Rice, segretario di Stato Usa, il 15 giugno ha fatto visita al Libano, elogiando il presidente della Repubblica Suleiman e dando l'appoggio al premier Siniora, sorvolando però sul nodo Hezbollah, che, nonostante gli americani considerano terrorista, ha assunto sempre maggior importanza e peso nello scacchiero politico e sociale libanese. Qualche giorno più tardi, il 17 giugno, l'auto dell'ambasciatrice statunitense Michele Sison ha subito un lancio di pietre da parte di simpatizzanti del movimento Hezbollah, mentre la dilplomatica era riunita con un noto esponente sciita contrario ad Hezbollah. Sembrano inoltre aprirsi spiragli per un negoziato con Israele sulla controversia territoriale delle fattorie di Shebaa, che lo Stato sionista occupa dal 1967, e sullo scambio dei prigionieri dell'ultima guerra in Libano.

>> ascolta l'intervista con Michele Giorgio, inviato de Il Manifesto in Medioriente, registrata immediatamente dopo l'elezione di Suleiman

>> [da ArabNews] L'accordo di Doha, un altro capitolo nella storia di Hezbollah



Iran _ Verso una nuova guerra?

Sulla via di Teheran di Noam Chomsky

leggi l'articolo uscito su Internazionale, a firma del linguista americano Noam Chomsky

Comunicato sulla quinta udienza del processo in corso a Milano contro i compagni arrestati lo scorso 12/02/2007

Inviato da autonomix | 23 Giu, 2008

21/06/2008: Comunicato sulla quinta udienza del processo in corso a Milano contro i compagni arrestati lo scorso 12/02/2007


Il dato più significativo di questa udienza, del 17/6/2008, è stata la buona riuscita del presidio davanti al tribunale con una partecipata presenza di parenti, amici, compagni di lavoro e di movimento che hanno espresso solidarietà ai compagni sotto processo ma anche a tutti i prigionieri rivoluzionari che oggi resistono alla brutalità del carcere imperialista in ogni parte del mondo, in particolare nella repressiva Europa dei padroni e in un’Italia dove, il governo della reazione e del razzismo, incattivisce sempre più le misure repressive e fasciste.
Una giornata che ha voluto con un’iniziativa concreta farci sentire uniti a tutti coloro che in questi giorni si mobilitano per la giornata dedicata ai rivoluzionari prigionieri in occasione del 19 giugno in cui si ricorda il massacro, nel 1986, da parte del governo peruviano di 300 prigionieri politici del Partito Comunista mentre eroicamente lottavano contro le condizioni carcerarie e i loro trasferimenti.
Fuori dall’aula, striscioni, volantini, una mostra sulla solidarietà internazionale, lettura di lettere dei prigionieri hanno contrastato il grigiore del tribunale di Milano accentuato da una mattinata di nubi e pioggia. La forte partecipazione di giovani, anche una delegazione straniera proveniente da Zurigo (dell’assemblea giovanile del Revolutionärer Aufbau) è stata una nota che ha infuso e dato nuovo impulso per un rinnovato slancio della solidarietà in contrapposizione, ancora una volta, all’idea del “Tramonto” veicolata da chi ha orchestrato questa inchiesta in combutta con i mass media.
Dentro l’aula, i compagni, forti nella resistenza contro le condizioni carcerarie, si sono uniti più volte al pubblico negli slogan a sostegno di tutti i prigionieri.
Vincenzo Sisi si trova ancora in isolamento nonostante le promesse del direttore del carcere di Ferrara di essere spostato di sezione, dopo il presidio del 31 maggio davanti al carcere.
Claudio Latino, invece, è stato trasferito al Centro Clinico nel carcere di Solliciano (FI) per la cura di una spalla e gli è stato imposto di rinunciare al processo se voleva sottoporsi alle terapie mediche. In una lettera alla Corte, letta in aula dall’avvocato difensore, ha denunciato di essere stato posto nella condizione di scegliere fra diritto alla salute e diritto alla difesa.
La pm Bocassini, come in altre circostanze, ha fatto la scandalizzata asserendo che ciò era impossibile e assicurando che si sarebbe indagato. Ha inoltre citato gli arresti, avvenuti in Belgio il 5 giugno scorso, di 6 compagni, quasi tutti appartenenti al Soccorso Rosso di quel paese, con un’operazione poliziesca volta a criminalizzare la solidarietà internazionale. E’ uno dei tanti tentativi di creare allarme attorno al processo, di dimostrare la pericolosità degli imputati, di fermare la solidarietà. Tentativo malriuscito visto la forte presenza solidale.
Successivamente gli avvocati della difesa hanno mosso opposizione sia all’accettazione di vari fascicoli provenienti da altre inchieste e inseriti dalla pm nelle prove d’accusa, sia alla richiesta della pm di ascoltare parte dei suoi testi incappucciati. Questa richiesta potrebbe sembrare una carnevalata, ma sappiamo bene che in realtà fa parte del disegno di ingigantire la pericolosità dei compagni dietro le sbarre per condannarli con più facilità. E’ la stessa finalità perseguita dal grottesco dispiegamento di forze di polizia di ogni tipo in aula, dalle vergognose doppie sbarre alle gabbie, dal servile e complice silenzio stampa su tutto ciò che riguarda la difesa e la solidarietà agli imputati e, invece, l’ingigantimento delle notizie fornite ai pennivendoli dall’accusa.
E’ stata inoltre presentata una perizia tecnica che smentisce in toto un’intercettazione fondamentale portata dall’accusa sui presunti preparativi di un’azione contro Ichino e che getta una pesante ombra di dubbio su tutte le trascrizioni delle intercettazioni.
Su tutte queste opposizioni, vista la grande mole di carte, di intercettazioni audio e video messe in discussione dalla difesa e quindi necessitando di tempo per visionare, la Corte ha deciso di sospendere l’udienza riaggiornando il dibattimento al 25 giugno.
Diamo appuntamento alla prossima udienza, il 25 giugno 2007

Milano, 17/04/08
Associazione solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/02/07

parentieamici@libero.it

Cesena – A volte ritornano... questione di non saper fare i “Conti”

Inviato da autonomix | 23 Giu, 2008

Cesena – A volte ritornano... questione di non saper fare i “Conti”

Lun, 23/06/2008 – 16:17

Sabato 23 giugno, Cesena.
Ore 18.00

Una cinquantina e più di solidali da ogni dove si materializzano dal nulla sulla via Emilia.
Quasti tutti vestiti di nero, pieni di toppe, piercing, tatuaggi e borchie.
In un lampo sono dentro, e dopo nemmeno qualche minuto si sente il rumore di un generatore, la polvere inizia ad abbandonare i muri e i pavimenti della struttura e a uscire dalle finestre, mentre la struttura viene rinforzata in attesa di una delle solite mosse repressive condotte dalle forze del (dis)ordine.
Due striscioni fuori dallo stabile: “Ex Consorzio Squat” e “Occupa e Resisti” e due in centro città, conditi da una pioggia di flyer sulla gente accorsa da ogni dove per le giornate di Cesena, “festa shopping” organizzata dal Comune.

Ore 18.47
Civic/Pizzardoni e Digos con prode solerzia e abilità si accorgono che “Al Confino” continua ad essere sgomberato, ma che un nuovo edificio è stato liberato per chiunque voglia restituirlo alla città in piena autogestione.
Le forze del (dis)ordine dopo rapide consultazioni, intelligence mobilitata sul territorio, rapido controllo di tutte le comunicazioni telefoniche intercorse nella zona nelle ultime 48 ore, due riti vodoo, quattro malocchio del mago Piero e un'ave maria decidono in un pronto e celere intervento.
Il tutto facendo scorrere pochissimo tempo, in modo da intervenire in maniera immediata, fulminea e professionale.

Ore 19.30
Un accompagnato digos si avvicina al cancello, spiega al collega di tenersi pronto ad imparare e che darà prova di una tecnica imparata in segretissimi corsi di formazione e durissime ore di esercizio. Nel frattempo gli occupanti, incuranti dei brutti ceffi al di fuori, continuano a proseguire con i lavori e alcuni a chiacchierare, riuniti dopo mesi.
Dopo aver spiegato al collega come si attraversa una strada (la via emilia, n.d.r) il digos effettua la supersegretissima tattica tanto millantata al collega, si sporge e urla all'interno della casa: “Ei tu sono il poliziotto tenerello vieni qui che ti devo parlare”.

Ore 19.31
Gli occupanti vengono presi da una irresistibile crisi di riso.

Ore 20.00
Il digos rassegnato se ne va via, nessuno nell'ultima mezz'ora si è avvicinato per dialogare/parlamentare. La supersegreta tecnica a quanto pare non funziona.
Maledetti anarchici...

Ore 20.10
Vengono fermati due ragazzi sopraggiunti sul posto a cui le forze comunali provano (inutilmente) ad estorcere informazioni e a cui lasciano detto: “dite ai vostri amici che se non escono di li fino a che Cesena smetterà di essere città vetrina per la festashopping comunale, li lasceremo stare.”
A quanto pare al sindaco Giordano Conti preme molto l'immagine che vuole lasciare ora che il mandato sta scadendo. E' importante per poi lanciarsi in una nuova carriere politica.
Scritte sui muri, striscioni di solidarietà, flyer e quant'altro potrebbero rovinare tutto.
Ma della “carriera” politica di un arraffone di voti poco importa agli occupanti.
Erano intenzionati a riprendersi un posto in cui sperimentare e crescere collettivamente, ora non verrà certo abbandonato per qualche minaccia.
Del resto lo si dice sempre: ad ogni sgombero una nuova occupazione!
Non è un proverbio, e metterlo in pratica è tremendamente divertente!

Solidarietà all'Ex Consorzio Agrario Occupato!
Solidarietà a tutte le occupazioni!

Solidali senza terre ne confini


 

Cronologia delle azioni a Cesena post sgombero “Al Confino Squat”

07 maggio - Sgomberata la casa occupata a Ponte Cucco
12 maggio – Bloccato il traffico sulla Cervese
13 maggio – Solidali a “Al Confino” irrompono a teatro
15 maggio – Solidali effettuano un blitz in comune
21 maggio – Durante il giro d'Italia compaiono scritte e striscioni in solidarietà a “Al Confino” per le strade di Cesena
03 maggio – Assemblea nazionale in solidarietà agli spazi occupati
21 maggio – Occupato l'Ex Consorzio Agrario

Ulteriori informazioni:
www.contrastohc.com
www.letormenta.com
http://tutti-al-confino.noblogs.org

Intervista audio ad un occupante [1] [2]

Una recente foto del sindaco Giordano Conti

Cesena - Occupato ex-Consorzio Agrario

Inviato da autonomix | 23 Giu, 2008

CESENA (FC) ORE 17.30 OLTRE 50 PERSONE ENTRANO ALL'EX CONSORZIO AGRARIO DELLA CITTA', IN DISUSO DA ANNI, E LO OCCUPANO. L'AZIONE E' RESA PUBBLICA ATTRAVERSO STRISCIONI APPARSI IN CITTA' IN CONTEMPORANEA AL FATTO.
DISTRIBUITO ALLA CITTADINANZA IL SEGUENTE COMUNICATO:

AVVISO ALLA CITTADINANZA
Oggi, 21/06/2008, un nutrito gruppo di individui accomunati da un’ideologia libertaria e dall’impellente necessità di creare a Cesena nuovi spazi sociali di aggregazione e confronto a partire dal quotidiano,ha deciso di occupare l’Ex Consorzio Agrario, da anni inutilizzato e destinato a mutare inesorabilmente in macerie se abbandonato al suo destino. Liberare tale spazio dai vincoli gerarchici e di interesse economico che dominano al di sopra di ogni relazione interpersonale, lasciando alla porta pregiudizi, autoritarismi, razzismo, assume un valore simbolico inestimabile: far rivivere uno stabile chiuso da anni, rendendolo nuovamente pubblico ed aperto a tutti coloro che desiderano tornare a rapportarsi in maniera diretta con i propri simili, senza intermediari né vincoli associativi istituzionali.
Non è necessario mostrare una tessera di partito, una carta di credito, un permesso di soggiorno, per intraprendere esperienze di autogestione, autocostruzione, recupero del non utilizzato, e godere della condivisione reciproca di tutto ciò che la vita ci offre. non occorre una concessione dall’alto per organizzarsi autonomamente nel tentativo di costruire un futuro migliore. O, quantomeno, un’isola felice al di fuori di un’esistente di guerre e sopraffazione del più debole. Esigenza di natura primaria, resa improrogabile dal recente sgombero di“Al Confino Squat”, realtà di cultura antagonista protrattasi per otto lunghi anni al di fuori dalle logiche del dominio.
Sono tante, troppe le persone che, venuto a mancare in città un simile punto di riferimento, ritengono irrinunciabile una nuova presenza di spazi sociali; e l’amministrazione comunale, seppur troppo impegnata ad organizzare artificiali e consumistiche notti bianche, e ad incanalare ogni forma di comunicazione in sterili e preconfezionate politiche giovanili, non può ignorare tutto questo… La mera forza fisica ostentata in circostanze di sgombero dell’ex scuola elementare di Pontecucco non potrà mai spazzare via idee e propositi di persone in costante ricerca di nuovi modelli di vita, qualitativamente migliori rispetto a quelli che siamo abituati a vivere. Questa è solo una delle innumerevoli risposte possibili, messa in atto da un gruppo di solidali.
Chiunque dentro a quelle mura abbia lasciato un pezzo di cuore, avrà modo di metterne in pratica una personale, coerentemente al proprio modo di essere.

LUNGA VITA ALL’EX CONSORZIO OCCUPATO E AUTOGESTITO !!!

Lunedì 23 giugno - Concerto Hardcore in sostegno e solidarietà!

Quattro giorni di irrinunciabile condivisione

Inviato da autonomix | 19 Giu, 2008

Torino - Scoperta la rete informativa degli antirazzisti torinesi( News e aggiornamenti)CPT

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008

Il questore Berrettoni e il capo della digos Petronzi "Un successo, ma non sappiamo come fermarli"
Di Massimo Numa

Tutto è cominciato il 2 giugno, quando una ventina di antirazzisti si sono materializzati sotto la villetta chierese del direttore sanitario del Cpt, Antonio Baldacci. Pentole, fischietti, volantini e megafono armi a prima vista inoffensive ma sufficenti per violare l'intimità familiare del colonnello e compromettere definitivamente la sua tranquillità, già minata dai sospetti e dalle polemiche seguiti alla morte di Fathi Hassan Nejl. L'ennesimo smacco, per gli agenti della Digos torinese comandati dal vicequestore Petronzi. Gli antirazzisti, difatti, sono riusciti a dribblare i controlli e scoprire non solo l'indirizzo del colonnello del corpo militare della Croce Rossa, ma anche i suoi numeri telefoni, addirittura quello del telefono cellulare.
Già da tempo la Questura di Torino stava indagando sulla misteriosa rete informativa che permette agli antirazzisti di diffondere in tempo reale le notizie riguardanti i pestaggi e le vessazioni che segnano la vita del Cpt di Torino. Notizie che tramite sms, mail, siti internet ma anche tramite le trasmissioni di Radio BlackOut 105.250 valicano le mura di Corso Brunelleschi e raggiungono centinaia di persone, in tutta Italia. Da settimane, ogni volta che si verifica un sopruso, o che viene effettuata una espulsione, i centralini del Cpt, della sede provinciale della Croce Rossa di via Bologna e della Croce Rossa militare di Settimo vengono sommersi di telefona di protesta, tanto che in più di un caso sono saltate le linee.
"Non ci sentiamo più liberi di fare quello che vogliamo. E' come se avessimo mille occhi che ci osservano, e che ci giudicano", afferma un militare della Croce Rossa, che preferisce rimanere anonimo.
"Certo, ora cambieremo i numeri di telefono. Ma questi antirazzisti si inventeranno qualcos'altro, ne sono sicuro. E nulla tornerà più come prima...", prosegue, mentre stringe nervosamente un flacone semivuoto di "Valium".
Secondo gli inquirenti, la fonde delle informazioni che gli antirazzisti diffondono sarebbero i reclusi stessi, che a decine, quotidianamente, telefonano all'esterno e raccontano quello che succede nei gabbioni di Corso Brunelleschi. "Su questa storia delle telefonate, non abbiamo la possibilità di intervenire. Il problema vero è che gli antirazzisti credono ai racconti dei reclusi. Non capisco come facciano a fidarsi di certa gente: per i clandestini, si sa, la menzogna è una peculiarità quasi genetica".
Ma un conto sono i contatti con i reclusi nel Cpt, un'altro è la scoperta di informazioni personali e riservate, in particolare riguardo al colonnello Baldacci. Dopo una settimana di faticose indagini, gli uomini della Digos hanno fatto una scoperta davvero inquietante.
A quanto pare in città circolano voluminosi elenchi colmi di nominativi, indirizzi e numeri telefonici di centinaia di migliaia di persone. Ispirandosi forse al noto "Libretto Rosso" di Mao che spopolava trent'anni fa tra gli universitari torinesi, i sovversivi dei nostri giorni avrebbero battezzato questi elenchi "Pagine Bianche".
Gli uomoni della Digos ne hanno già sequestrate centinaia di copie, ma le indagini proseguono per scoprire la tipografia clandestina dove vengono stampate.
Un discorso a parte merita la questione del numero di cellulare del colonnello della Cri. Le indagini sono coperte da segreto, quindi in questura le bocche son cucite. Un funzionario, che preferisce anche lui rimanere anonimo, ci ha fornito però una indicazione sibillina, citando le Sacre Scritture: "Chiedi e ti sarà dato." (Matteo, 7,7-11). FOrse ha voluto lasciarci intendere che gli antirazzisti abbiano semplicemente chiesto il numero privato di Baldacci a qualche suo sottoposto e che questi, ingenuamente, glilo abbia comunicato. Un'ipotesi piuttosto inquietante, perchè dimostrerebbe la presenza di un'enorme falla nel sistema di sicurezza della Croce Rossa. Chiunque avrebbe potuto chidere e ottenere importanti informazioni, servendosi semplicentemente di un telefono. A questo punto è lecito chiedersi quante altre informazioni avranno carpito gli antirazzisti. Sotto casa di chi si materializzeranno la prossima volta? Nel frattempo la Digos sta sorvegliando gli obiettivi più plausibili, ma il numero di uomini - e il loro livello di addestramento - non è assolutamente sufficiente, come ci ha confermato lo stesso Petronzi. Queste prime settimane di vita del nuovo Cpt di Torino alla Questura stanno costando un po' troppo. E nessuno sa indicare una via d'uscita.

"Non ne posso più della scorta"
In esclusiva l'amaro sfogo del colonnello Baldacci

"La mia vita sè diventata un vero inferno", inizia così lo sfogo del colonnello Antonio Baldacci, all'uscita del nuovo centro polifunzionale della Croce Rossa Militare di Settimo Torinese. "Per colpa di quei quattro pazzi ho dovuto cambiare tutti i numeri di telefono. Ma non è nulla in confronto a quello che sto passando in questi giorni". Si Lascia subito andare, il colonnello, come per liberarsi da tanti pensieri trattenuti per giorni. "E' dal 2 di giugno che gli agenti della Digos mi scortano ovunque, manco fossi io il criminale. Mi stanno sempre dietro, anche quando vado al bagno" - confessa il colonnello senza accennare neanche a un sorriso - "Sinceramente non ne posso più. Anche la mia famiglia oramai è stanca, sopratutto mia moglie. Non possiamo avere più nessun momento di intimità. Si figuri che l'atra sera l'ispettore R., ha preteso di dormire nel letto con noi. Per difendere la mia incolumità, diceva... E intanto continuava a fumare le sue puzzolenti Ms".
"I vicini di casa? Quasi nessuno mi saluta più, passano il tempo a spiarmi da dietro le finestre. Ho saputo che girano strane voci sulla mia famiglia. Nessuno vuole più entrare a casa nostra, neanche a prendere un caffè. Gira voce che mettiamo tranquillanti nelle tazzine degli ospiti."
"E poi diciamola tutta, questa scorta non serve proprio a nulla!" e qui il tono del colonnello si fa quasi rabbioso. "Questa sera [il 6 giugno ndr]" sono venuto a Settimo per l'inaugurazione di questa nuova struttura. Durante tutto il viaggio l'ispettore R. mi ha rassicurato, mi ha garantito che dopo la defaillance di lunedì la situazione era oramai sotto controllo... E invece, appena arrivati, la prima sopresa. Una decina di giovani invasati distribuivano volantini contro di me e contro la Croce Rossa. "Tutto sotto controllo, li teniamo fuori", continuava a ripetere l'ispettore. Ma proprio mentre stavo presentando lo spettacolo, ecco che in due salgono sul palco, srotolano uno striscione, gettano volantini... Il lavoro di mesi rovinato! E poi per colpa di chi? Per colpa di un tossico marocchino e di un branco di poliziotti incompetenti che non sono neanche in grado di riconoscere personaggi che pedinano da anni!
Mi seguono anche in bagno, ma non riescono ad arrestare quattro scansafatiche?"
"Non so come andrà a finire questa storia. Certo, gestire il Cpr oramai, ci sta procurando solo grane. Ma dobbiamo far quadrare i bilanci e l'appalto del Centro ci permette il massimo dei guadagni col minimo sforzo. La nostra immagine è indebolita ma i soldi sono soldi. Io, di mio, sto pensando ad un pensionamento anticipato. Non sono portato per fare il direttore di un Cpt: alla mia età, le coronarie non reggono più certe emozioni."
Lo lasciamo andare, sotto la pioggia, sempre più scuro in volto. Sale sull'auto della Digos, con gli agenti che lo salutano a testa bassa.

La scheda
Residenza:
Via Riccardo Zandonai, 8
10023 Chieri (TO)

Recapiti telefonici
011.9477685
338.6409971

Il movimento No Tav rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo!

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008
Il movimento No Tav rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo! (intervista con Alberto Perino)

Domenica 15 giugno il movimento No Tav riparte e rialncia con il secondo atto dell'operazione "Compra un posto in prima fila!", un modo simpatico per ribadire le ragioni del No alla grande opera, priorità del governo Berlusconi, e riaffermare la pacata quanto sicura detrminazione a portarla avanti.
Ancora una volta, più di 1.400 valsusin* (... e non solo) si aggiudicheranno il diritto e il dovere di trovarsi in prima fila al momento dell'esproprio dei terreni.

> Ascolta (a lato) l'intervista con Alberto Perino

Nonostante l’opera di “cancellazione” del movimento no tav, la resistenza popolare valsusina è viva e vegeta e domenica 15 rilancia dando il via al secondo atto di Compra un posto in prima fila, atto di acquisto collettivo dei terreni di Venaus, difesi e riconquistati nel 2005. Per uno che sparisce, fare un atto in 1400, dopo quello precedente di pari numero, non è poco
In ogni caso poi il ragionamento dalle terre valsusine è semplice, il can-can che si muove intorno al Tav è molto, ma ancora non si parla di tracciati, essendo che si discute di tutto tolto dell’opera reale che dovrebbero finanziare e realizzare, ma ancora nessuno dice dove, paura forse?
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Vedi anche: Matteoli: il Tav si fa dialogando... ma il movimento rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo (interviste)


Info e dattagli su:


Sito Internet: www.notav.eu/

Antifa Boxe (vs) Resto d'Italia @ csoa Askatasuna_31-05-08 (video+PhotoGallery)

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008
Antifa Boxe (vs) Resto d'Italia @ csoa Askatasuna_31-05-08 (video+PhotoGallery)


Pubblichiamo qui di seguito i materiali multimediali relativi all'incontro nazionale delle palestre popolari tenutosi al centro sociale Askatasuna nella notte tra il 31 maggio e il 1 giugno appena trascorsi. Una serata di sport, intrattenimento e condivisione, in puro stile Antifa Boxe oltre le logiche del profitto e la cultura dell'apparire delle palestre capitaliste.

Un evento importante che ha visto la partecipazione di numerose palestre autogestite, nella dimostrazione pratica che esiste un altro uso possibile dello sport da combattimento!


> Guarda la Photo Gallery di InfoAut (a lato)

> Guarda la Photo Gallery di Antifa Boxe (a cura di ornellaorlandini.it
)



<<<< Guarda il video-clip della serata



Il comunicato della palestra popolare Antifa Boxe:

Il 31 maggio per noi della Palestra Popolare Antifa Boxe è una data che resterà nella storia.
Dopo 7 anni di attività possiamo parlare infatti di un nuovo inizio.
Dopo mesi di impegno e preparativi la serata ha avuto un grande successo, con più di 400 ingressi, 11 incontri di buon livello tecnico, tifo incredibile, scommesse "clandestine" e musica fino all'alba.

Vogliamo quindi ringraziare tutti quelli che ci hanno supportato in questa nostra iniziativa, dai compagni dell'Aska per il loro fondamentale aiuto ai ragazzi della palestra che hanno dato il loro contributo, sia impegnandosi negli allenamenti sia nel'organizzazione dell'evento, fino alla gente del quartiere che ha deciso di partecipare numerosa e a tutti quelli che hanno voluto esserci.

Un grazie particolarmente sentito va a tutti i compagni delle palestre di tutta Italia che si sono uniti a noi affrontando viaggi anche molto lunghi, come i ragazzi di Palermo della Palestra Popolare Rebel Fighters, i compagni storici di Roma, Livorno e l'Officina Sociale Refugio, Bergamo e la Palestra Popolare Tiger Boxe. Senza di voi non ce l'avremmo fatta!

Lo scopo di questa iniziativa è quello di promuovere la passione per questo sport attraverso la realtà delle Palestre Popolari Autogestite e fuori dalle logiche del profitto, alimentando ancora di più il nostro essere ANTIFASCISTI SEMPRE.


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IL MANIFESTO D'INDIZIONE DELL'EVENTO:



Info e dettagli su:

Sito Internet: antifaboxe.blogspot.com/

1000 in piazza per il corteo a difesa degli spazi e contro l'Autodromo!

Inviato da autonomix | 15 Giu, 2008
[MODENA] 1000 in piazza per il corteo a difesa degli spazi e contro l'Autodromo! (intervista)


14 giugno '08 - Un migliaio di persone ha partecipato oggi al corteo medenese contro il folle progetto di costruzione di un nuovo autodromo in un quartiere periferico della città che verrebbe totalmente "ri-disegnato" (come dicono gli architetti di grido e le amministrazioni comunali che li commissionano) dall'ennesima quanto inutile grande opera.

La realizzazione del progetto prevede lo sgombero dello spazio autogestito Libera, da 7 anni attivo nella città. Un corte dunque, anche per difendere gli spazi sociali, sempre più attaccati dalle politiche bi-partisan della politica istituzionale, come dimostra il repentino sgombero dell'ex-Stamperia avvenuto neanche una settimana fa.

> Ascolta la cronaca del corteo con Alessandro (Coll. Autonomo Modenese) [a lato]
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Giugno 2008 - In un'Emilia sempre pù terra di cooperative-da-grande-appalti e tentazioni padane, l'amministrazione della città di Modena brilla da anni in esemplarità per la voglia di "Legalità" e chiusura degli spazi sociali. Dopo lo sgombero dell'ex-Stamperia, è ora lo spazio di Libera ad essere messo in discussione per far posto all'ennesima - inutile - grande opera: un autodromo!

 

Sabato 14, un corteo autorganizzato proverà a rispondere alle ventate securitarie e di chiusura di questa amministrazione, feudo incontrastato del Partito Democratico.

Nel pomeriggio del 7 giugno, dopo poche ore di occupazione, l'amministrazione modenese pone fine, con forza ed arroganza, all' esperienza del Centro Sociale Occupato Autogestito Ex-Stamperia.

Lo sgombero è stato effettuato da una ventina di Digos e 40 celerini in assetto antisommossa, del reparto di Bologna, giunti a bordo di 4 camionette e altrettanti defender.
Lo spazio occupato stava da poco riempiendosi di persone e realtà politiche che hanno condiviso con noi lotte e percorsi di riappropriazione, o che semplicemente hanno intrecciato rapporti e conoscenze con la nostra attività sociale.
L'esperienza di autogestione, durata poche ore, parlava di collaborazione con il quartiere negli ambiti in cui le politiche sociali del Comune sono deboli ed inefficaci, dal tempo libero dei bambini, a quello degli anziani, passando per le attività autorganizzate di lavoratori, studenti, e donne.


> IL volantino del Collettivo Autonomo Modenese in solidarietà con Libera, per gli spazi sociali e contro il progetto-Autodromo:


NESSUNO SGOMBERO FERMERA’ LA NOSTRA VOGLIA DI LIBERTA’!


Oggi siamo in piazza in solidarietà a Libera, per difendere la sua esistenza di fronte al progetto autodromo, che l’amministrazione modenese vuole costruire su quell’area.
Scendiamo in piazza dopo una settimana dallo sgombero dell’ex-stamperia, occupata dal C.A.M. nella mattinata del 7 giugno e sgomberata il pomeriggio stesso, con un blitz militare condotto dalla celere di Bologna, chiamata in forza a porre termine, ancor prima che iniziasse, ad una nuova esperienza di autogestione in città.
E’ chiarissimo il pensiero del sindaco Pighi, e del Partito Democratico che lo sostiene, in merito alla volontà di aprire in città spazi di libertà. E’ chiaro anche come Pighi guardi con ammirazione, e forse un po’ di invidia, al suo vicino collega Cofferati, sindaco di Bologna, da tutti considerato uno “sceriffo” che non ci pensa un attimo ad usare repressione e controllo sociale per impedire qualsiasi forma di dissenso, e che fa delle politiche securitarie il suo cavallo di battaglia, sgomberando con le ruspe dormitori di fortuna, come le baracche sul lungo Reno, che se la prende con i lavavetri, e che è in prima fila ad applicare il decreto legge contro i Rom.
A Modena siamo di fronte ad un tentativo di attacco senza precedenti alle possibilità di costruire una società altra, basata sull’autogestione e l’uguaglianza: in poco più di un mese l’amministrazione ha sgomberato il Rivoluzio occupato a San Prospero, ha approvato il progetto autodromo, rendendo questione di tempo lo sgombero di Libera, ed ha chiuso sul nascere l’esperienza dell’ex-stamperia occupata.
Come Collettivo Autonomo Modenese questa giornata ha una duplice valenza: da una parte sostenere Libera e contestare il progetto autodromo, dall’altra dimostrare chiaramente che la lotta per gli spazi sociali a Modena non è terminata.
In una città che non ha nulla da offrire ai propri cittadini se non la noia della vita provinciale, in una città in cui c’è un Cpt , in cui le campagne per la sicurezza si traducono in progetti di riqualificazione/speculazione che lasciano intere famiglie sulla strada, in cui non esistono luoghi di aggregazione giovanile slegati dal guadagno e dal profitto gli spazi sociali autogestiti rappresentano l’unica risorsa di cambiamento, l’unica possibilità di creare insieme una società diversa, antifascista, antirazzista ed antisessista.
I padroni di questa città non vogliono dover fare i conti con realtà che producono ingovernabilità e conflitto, luoghi di produzione culturale e libera circolazione di saperi, luoghi in cui si sviluppa una socialità altra, non mercificata, luoghi in cui confluisce chi si pone a difesa del territorio e di chi è alla conquista di più dignitose condizioni di vita.
L’amministrazione modenese ha paura a confrontarsi con queste esperienze, che parlano chiaro e rendono esplicite le miserie di questa società, che deve ricorrere alla guerra permanente ed alla paura e criminalizzazione del diverso per restare in vita.
Nessuno sceriffo fermerà la nostra voglia di autogestione, la voglia di stare insieme a costruire e progettare il mondo che vogliamo, un mondo senza sfruttamento e senza ingiustizie.
La lotta per la conquista di spazi collettivi è appena iniziata e noi non ci tiriamo indietro…

C.OLLETTIVO A.UTONOMO M.ODENESE

> Scaricalo/diffondilo (a lato in pdf) !