Kandahar, assalto alla prigione, liberi centinaia di detenuti!!

Il commando attacca un carcere per liberare oltre quattrocento compagni
Nella confusione fuggono più di mille i prigionieri, morti tra i poliziotti e i miliziani

Kandahar, assalto alla prigione
Fuga in massa dei Talebani

Un camion pieno di esplosivo fa saltare la porta dell’edificio intorno alle 22.30 locali
Poi la pioggia di fuoco con lanciarazzi, pistole e fucili, in azione anche kamikaze

Kandahar, assalto alla prigione Fuga in massa dei Talebani

Gruppo di talebani

KANDAHAR– Un vero e proprio assalto alla prigione e una fuga di massa, come nei film. Un gruppo di talebani ha fatto saltare in aria l’ingresso della principale prigione di Kandahar, in Afghanistan, dove sono imprigionati molti sospetti terroristi. Un’azione in cui sono stati impiegati esplosivo, armi leggere e lanciarazzi. I prigionieri, circa 1.100, tra cui 400 talebani, sarebbero fuggiti quasi tutti. Ci sarebbero molte vittime, tra cui poliziotti e kamikaze.

Secondo una prima versione riportata da Wali Karzai, presidente del consiglio provinciale di Kandahar e fratello del presidente, il commando avrebbe sfondato l’entrata principale con un camion pieno di esplosivo, forse guidato da un kamikaze. Poi sarebbero entrati altri kamikaze, con l’aiuto dei quali i miliziani avrebbero frantumato altri due muri della prigione, costruita principalmente di fango.

Il tutto è successo alle 22.30 locali, le 20 in Italia. "Tutti gli agenti di guardia sono morti – ha riferito il direttore della struttura Abdul Qadir alla Reuters, mentre in sottofondo si sentiva ancora il crepitio dei proiettili – Molti uomini sono rimasti sotto le macerie". I ribelli hanno poi scatenato un inferno di fuoco, con lanciarazzi, fucili e pistole.

I prigionieri, più di un migliaio, tra cui quattrocento talebani, hanno approfittato della confusione e dell’oscurità per evadere. Sempre secondo Karzai, sarebbero scappati tutti. Secondo altre fonti i fuggiaschi non arriverebbero a 800. Molti infatti potrebbero essere morti nell’incursione.

Ora è caccia all’uomo. Subito dopo la fuga, la zona è stata circondata di checkpoint e le autorità afghane hanno chiesto assistenza agli alleati. Un elicottero canadese è decollato da una postazione vicina per aiutare nelle ricerche. Ma i talebani sembrano non dare tregua ai loro oppositori. Poche ore dopo l’assalto, alcuni missili hanno colpito una base usata dalle truppe alleate, situata in un’altra zona della città.

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Roma – Il blocco precario metropolitano occupa una palazzina nei pressi del cso Strike

Roma – Occupato questa mattina uno stabile nella zona di Casalbertone a ridosso della città universitaria di san Lorenzo verso la mobilitazione di domani promossa dai centri sociali romani. "Un’altra città in cammino" – questo lo slogan dell’iniziativa. Una citta’ dove la sicurezza si declina con l’estensione dei diritti: cittadinanza, reddito, casa, socialita’, cultura.
Francesco Raparelli, Esc Roma, | audio

Una giornata che sarà impegnata anche nella richiesta a gran voce della immediata liberazione di Emiliano: ieri la notizia della conferma degli arresti domiciliari.

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Matteoli: il Tav si fa dialogando… ma il movimento rilancia

Matteoli: il Tav si fa dialogando… ma il movimento rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo (interviste)

|12.06.2008| Ieri in prefettura a Torino il ministro delle infrastrutture del governo Berlusconi, Altero Matteoli ha tracciato i tempi e i modi per realizzare la Torino Lione in Valle di Susa. La parola d’ordine è il dialogo e l’apprezzamento per il cammino fin qui svolto dal commissario straordinarioVirano e dall’Osservatorio Tecnico è stato più volte ribadito. A differenza di quanti agitano spauracchi intorno al fascismo/berlusconesimo, il governo si comporterà esattamente come quello precedente, smentendo le ringhiate del camerata Martinat che sosteneva (oltre che equiparare i notav ai pusher) che la Torino Lione sarebbe rientrata nella legge obbiettivo. Matteoli infatti prosegue la linea soft, rinnovando fiducia nell’Osservatorio e dando 6 mesi in più di tempo per proseguire i lavori (la prima fase scade il 30 giugno n.d.r.), dichiarando che “Per un’opera che durerà quindici anni, sei mesi di discussione in più non sono un problema”. Quindi altra fiducia al clima di dialogo instaurato tra sindaci, istituzioni piemontesi, commissario straordinario e governo, a ricreare lo steso clima che c’è in parlamento, dove tutti remano nella stessa direzione. Il movimento no tav c’è abituato, la lobby che a di fronte non ha colore politico e nei governi amici nessuno ci ha mai creduto, non facendo mai sconti a qualsiasi forza politica. Cosa che evidentemente Berlusconi sa bene, visto che le sue truppe nel 2005 dovettero fare retromarcia dall’occupazione della valle.

E i sindaci?

In questo gioco “istituzionale” viene da chiedersi quale sia il ruolo dei sindaci della valle di Susa, visto che sempre di più vengono dati come ricreduti ad eccezione dei 4 sindaci e dei 90 amministratori firmatari del documento che chiede l’uscita dall’Osservatorio.
Inoltre con l’istituzione del piano di sviluppo della valle (500 milioni di euro) i sindaci sembrano comparse dei sindaci di “movimento” che abbiamo conosciuto negli anni precedenti.
La storia del movimento dice che esiste un fronte di lotta” istituzionale” dove gli amministratori sono i soggetti che devono mettere in difficoltà gli avversari, dilatando i tempi, mettendo i bastoni fra le ruote ad iter amministrativi e burocratici, cosa che non avviene più da tempo. Un clima di cordialità che puzza tanto di resa, ma alla conta ancora non manca nessuno.
Esattamente un anno fa, in un‘assemblea infuocata, il movimento processò i sindaci di ritorno da Roma per essere stati troppo remissivi nei confronti del governo Prodi, imputandoli, con la desistenza, di avere tracciatati il cammino per il futuro governo, e così sta avvenendo.
Tant’è che giorni fa Virano si è sentito in dovere di sostenere che “C’e’ ancora un nucleo combattivo di irriducibili senza se e senza ma, ma anche senza ‘a’ di argomenti. Sono solo qualche centinaio – ha spiegato Virano -. Questo perche’ i sindaci hanno riguadagnato centralita’, oggi in 56 su 60 sono favorevoli all’opera.”

> Ascolta il rescoconto di Loredana Bellone (sindaco di san Didero)
Capofila dei sindaci e amministratori dissidenti

E Il movimento rilancia

Nonostante l’opera di “cancellazione” del movimento no tav, la resistenza popolare valsusina è viva e vegeta e domenica 15 rilancia dando il via al secondo atto di Compra un posto in prima fila, atto di acquisto collettivo dei terreni di Venaus, difesi e riconquistati nel 2005. Per uno che sparisce, fare un atto in 1400, dopo quello precedente di pari numero, non è poco
In ogni caso poi il ragionamento dalle terre valsusine è semplice, il can-can che si muove intorno al Tav è molto, ma ancora non si parla di tracciati, essendo che si discute di tutto tolto dell’opera reale che dovrebbero finanziare e realizzare, ma ancora nessuno dice dove, paura forse?

> Ascolta il commento di Lele Rizzo (cs Askatasuna/comitato lotta popolare notav)

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Un’altra città in cammino: MANIFESTAZIONE DEI CENTRI SOCIALI A ROMA

14 giugno 2008

 "Un’altra città in cammino"

Manifestazione dei Centri Sociali
ore 16.00 dal Regina Elena Occupato
Via Castro Laurenziano

 

Appello:
Una citta’ aperta e solidale contro chi vuole restringere gli spazi di liberta’ e di democrazia.

Una citta’ dove la sicurezza si declina con l’estensione dei diritti: cittadinanza, reddito, casa, socialita’, cultura.

Una citta’ dove alla dogmatica del mercato si sostituisce la qualita’ della vita e la solidarieta’, la cooperazione e il mutualismo.

Un’altra citta’ fatta di tante citta’:

dai migranti, nuovi cittadini che chiedono accoglienza, diritti e partecipazione;

dalle grandi lotte per l’abitare, che hanno restituito dignita’ alle tante e ai tanti senza voce, a chi e’ stretto da poverta’ nuove e vecchie;

dai centri sociali, laboratori di sperimentazione sociale e politica, culturale ed estetica.

Una ricchezza che non accetta di essere messa all’angolo dal sindaco Alemanno, che vuole governare Roma con sgomberi e repressione, espulsionI e arresti.

Non c’è sicurezza senza diritti!!
Emiliano libero!

Adesioni:
Action, Blocchi Precari Metropolitani, Coordinamento cittadino Lotta per la casa, Comitato Obiettivo Casa, Asia/Rdb, Coordinamento per la liberta’ di movimento, Rdb/Cub. Centri sociali: Acrobax, Angelo Mai, Astra, Auro e Marco, Brancaleone, Corto Circuito, Decolliamo, Esc, Ex 51, Ex Snia, Factory, Forte Prenestino, Horus occupato, Intifada, Kollatino, Lucha y Siesta, Onda Rossa 32, Rialto, Ricomincio dal Faro,Sans Papiers, Spartaco, Spazio occupato Il comitato primavalle, La Strada, Strike, La Talpa, La Torre, Villaggio Globale, Vittorio occupato, Zona rischio.

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Milano: IL CPO LA FUCINA SOTTO SGOMBERO

Il 9 giugno alcuni operai dell’acqua potabile sono arrivati in via Falck 44 a Sesto, dove hanno sede il Cpo La Fucina e altre associazioni, con l’ordine di sospendere la fornitura di acqua. Quando i compagni presenti hanno spiegato che lo stabile è tuttora frequentato, il distacco è stato fortunatamente rinviato.
Questo stabile era gestito dal Comune di Sesto, che lo ha ceduto mesi fa alla Fondazione Pelucca, la quale intenderebbe trasformare l’area, dove tuttora convivono diverse associazioni, in un centro diurno per anziani. Soldi permettendo, ovviamente. Il Comune aveva, a suo tempo, promesso di trovare una sistemazione alternativa alle associazioni presenti, che, a parte la Fucina, erano regolari assegnatarie della sede. Tante chiacchiere, ma nessuna soluzione concreta, mentre invece la privatizzazione dello stabile, ceduto alla Fondazione Pelucca è andata avanti, creando una sorta di limbo in cui Comune e Fondazione applicano la politica dello scaricabarile e del fatto compiuto, staccando le utenze.
Quello che si configura è uno scenario già visto in decine di occasioni: si chiude uno stabile animato da iniziative che coinvolgono idee e persone, per tenerlo inutilizzato a lasciar marcire nel degrado, in attesa che partano ipotetici lavori di ristrutturazione.
Più in generale, l’annunciato sgombero della Fucina si va a sommare agli sgomberi di spazi sociali che si sono succeduti negli ultimi mesi nel territorio nazionale e milanese (dal Garibaldi alla Fornace, dall’Orso, allo spazio occupato a Lecco pochi giorni fa) e a quelli minacciati a Monza e Milano; senza dimenticare le continue minacce di sgombero alle occupazioni storiche di case (via Conterosso e via dei Transiti) o ai residenti cosiddetti ‘abusivi’, mentre la speculazione edilizia è alle stelle.
Tutto ciò necessariamente deve essere inquadrato in quel piano sistematico di desertificazione politica e sociale che il Capitale sta applicando nel tentativo di trasformare i territori in meri luoghi di transito, da un lavoro sempre più precario a una ‘casa’ sempre più ‘fortezza’, in cui rinchiuderci tutti al “sicuro” dai presunti pericoli, siano essi immigrati o writers. Le città vengono così defraudate degli spazi di aggregazione e iniziativa politica antagonisti al capitalismo mentre lascia sempre maggior agibilità a fascisti e razzisti, loro sì “in regola” e istituzionalizzati e per questo legittimati ad aprire sedi in tutta tranquillità: pare che Forza Nuova, sotto mentite spoglie, abbia fatto formale richiesta di aprire una nuova sede proprio nel comune di
Sesto!
Inutile dire che non resteremo in silenzio di fronte a questo sgombero, non solo per quello che rappresenta l’esperienza della Fucina, ma anche per difendere uno spazio di agibilità politica e sociale per giovani, anziani, lavoratori, compagni e realtà sociali per i quali in questi anni La Fucina ha rappresentato un punto di aggregazione, approfondimento e mobilitazione. Siamo convinti che la chiusura di ogni singolo spazio di lotta, rappresenti un indebolimento per tutti coloro che vogliono far vivere contenuti e valori diversi da quelli che vanno ora per la maggiore: l’uguaglianza sociale, la libertà, l’antifascismo, la solidarietà di classe, la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente, la difesa del diritto alla casa e ai servizi sociali, l’internazionalismo e la resistenza contro la guerra imperialista.
Nei prossimi giorni continueremo a vigilare per contrastare altri tentativi di ‘distacco-coatto’, sviluppando iniziative per dare un segnale chiaro ai padroni della città: la lotta continua!

No agli sgomberi degli spazi sociali!

09/06/2008
Cpo la Fucina, via Falck 44 Sesto S.G.

cplafucina@yahoo.it

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DI QUALE SICUREZZA PARLATE?! NEWS SULLE MORTI ” BIANCHE”…

Lavoro, la "sicurezza" che manca… e che uccide: 10 morti nelle ultime 24 ore!

|11/12 giugno 2008|

Di quale sicurezza parlate!

Dieci, dieci!, omicidi sul lavoro in un solo giorno. Il tragico computo di un’ordinaria giornata di lavoro nel nostro paese. Ammalati al macello in una (una sola?) clinica privata milanese che lavora lungo le linee del modello di sanità “competitiva” alla Formigoni-Lega-Pd lùmbard che a breve verrà proposto a scala nazionale con la riforma federalista. E poi -come emerge senza grandi possibilità di fraintendimenti anche dal recentissimo dossier Cgil-Antigone- un paese effettivamente insicuro ma solo su reddito e lavoro. Una condizione materiale, complessiva e sempre più generalizzata, che produce la percezione di fondo di precarietà esistenziale su cui la casta e i media al di là del colore partitico costruiscono, deviandola, la loro “politica della sicurezza”. Ma fino a quando la gente comune si accontenterà di promesse (illusorie) e capri espiatori (reali, purtroppo)? “Quei lavoratori di Mineo andati cinque metri sotto terra senza attrezzature e prevenzioni adeguate, rappresentano una quotidianità italiana vergognosa… Feriscono la coscienza di chi ce l’ha ancora. Promettono rabbia e violenza, altro che clima nuovo". Slogan antagonisti? No parole da un articolo di Gad Lerner – che per quelli come lui, ovviamente, valgono come un esorcismo…

Catania, 11_06_2008
6 operai morti in un depuratore

Sono morti dentro una stanza dell’impianto di depurazione del Comune di Mineo (Catania) probabilmente per l’esalazione di sostanze tossiche, anche se non viene esclusa l’ipotesi di una scarica elettrica e quella, trapelata in serata, che nella vasca sia entrata in funzione una pompa che avrebbe riversato fango e creato condizioni simili alle sabbie mobili. A formulare quest’ultima tesi, tutta da verificare, è il comandante provinciale dei carabinieri di Catania, Giuseppe Governale.
Intanto, i corpi dei sei lavoratori, che erano uno sopra l’altro, come se ognuno di loro avesse cercato di salvare il collega di lavoro, sono stati recuperati in serata.

Le vittime della strage, che si e’ consumata in un paesino della piana di Catania, sono due operai specializzati di Ragusa, Salvatore Tumino di 47 anni e Salvatore Smecca di 51, e quattro dipendenti del comune di Mineo (Giuseppe Zaccaria, di 47 anni, Giovanni Natale Sofia, di 37 anni, Giuseppe Palermo, di 57 e Salvatore Pulici, di 37.
I cadaveri sono stati scoperti da un dipendente del comune che nel pomeriggio si e’ recato nell’impianto, a circa quattro chilometri dal centro abitato, dopo che alcuni familiari dei lavoratori, non vedendo tornare i propri congiunti per l’ora di pranzo, si sono recati in municipio per avere notizie.
"Sono morti abbracciati uno con l’altro, quasi certamente nel tentativo di salvarsi a vicenda", dice Don Mine’ Valdini, parroco della chiesa di Sant’Agrippino, patrono di Mineo. "Sono morti – aggiunge il sacerdote – con un gesto d’amore. Un atto di generosità che purtroppo non e’ servito a nulla".
(da rainews24)

Imperia: Sciopero generale contro le stragi sul lavoro
Altre due omicidi sul lavoro la notte scorsa in Italia. Nelle valli del Natisone, vicino Udine, un 33enne è morto. L’uomo è scivolato in un pendio ed e’ stato travolto da una ruspa mentre era al lavoro in un campo. L’altra vittima è un operaio di 42 anni, originario di Sondrio. L’uomo è morto sempre nella notte a Imperia in un incidente avvenuto nei cantieri per il raddoppio della linea ferroviaria Genova-Ventimiglia. L’operaio stava lavorando nella galleria Poggi in fase di costruzione, quando è stato travolto dal crollo di una centina, una struttura di sostegno che serve ad armare la volta della galleria. I sindacati di Imperia hanno proclamato, per venerdì prossimo, una giornata di sciopero generale in segno di protesta contro la mancanza di sicurezza nei cantieri.
(da radiondadurto.org)

Ma il governo non perde tempo…
Ed ecco come si è espressa la Confindustria all’assemblea dei giovani industriali di S. Margherita della scorsa settimana: "Rendere ancora più complesse e difficili le norme che presidiano la sicurezza sul lavoro impone costi crescenti agli imprenditori che già seguono il dettato della legge mentre non sfiora neppure chi dell’illegalità fa una prassi". Quando si dice tutela della sicurezza…
Intanto: avanti con la deregulation della contrattazione, fino ai “contratti individuali”.
Vai alla pagina di InfoAut: Addio al contratto nazionale

Un paese insicuro, ma solo su reddito e lavoro. E’ quanto emerge dal voluminoso dossier sui diritti globali 2008 presentato ieri dalla Cgil e dall’associazione Antigone. Ne presentiamo di seguito i dati più interessanti.

1,19

Sono tanti gli omicidi ogni 100.000 abitanti nel nostro paese. Un dato molto basso, se rapportato al resto del continente. Così anche per i reati di strada, che sembrano essere quelli che creano maggior allarme sociale, e che però non raggiungono le cifre del resto d’Europa. Non siamo i peggiori neanche per quanto riguarda i reati contro il patrimonio. Unico primato negativo: le rapine ai danni delle banche. Mentre i furti in casa sono 143.000 l’anno contro i 177.000 della Francia e i 292.000 del Regno Unito. Morale della favola: la percezione della minaccia tra la popolazione rimane troppo alta rispetto all’effettività dei fenomeni criminali.

24%
È la percentuale di donne immigrate vittime di violenza sessuale. È il dato più emblematico del capitolo riguardante le violenze di cui gli stranieri sono vittime nel nostro paese. Sono infatti in aumento anche i casi di omicidio, al 21,2%. Inoltre, il 5,7% degli scippi sono a danni di stranieri, così come il 12,3% delle rapine in casa e il 9,9% delle estorsioni. La maggior parte dei reati che colpiscono gli immigrati avviene al centro-nord, anche se tanti perdono la vita ancor prima di toccare il suolo italiano. Dal 1988 ad oggi sono stati censiti 11.865 morti, tra cui si contano 4.256 dispersi. Solo nel 2007 sono morti in 556.

32,1
È questa la percentuale degli italiani che si definisce più povera o a rischio povertà. Una percentuale aumentata rispetto al 2007, quando già si percepiva l’impoverimento e già il 25,7% parlava di un peggioramento economico. Tra il 1992 e il 2006 i prezzi nel nostro paese sono saliti del 49%. Tra i beni percepiti come i più colpiti dall’aumento ci sono la benzina, gli alimentari, la casa e i trasporti. Nel frattempo, i redditi non sono aumentati in proporzione, e il lavoro è diventato sempre più precario per larghe fette di popolazione. E ora si attendono gli effetti della crisi economica.

1/5
Un’azienda su cinque assume immigrati per lavori faticosi e dequalificanti, e nonostante le retoriche anti-immigrazione la loro presenza si rivela sempre più basilare. Sempre di più sono gli immigrati che rischiano di ammalarsi a causa delle condizioni lavorative. La migrazione stessa comporta stress dovuto allo sradicamento e all’ambientazione difficoltosa, a cui si sommano le condizioni di vita spesso povere, a partire da quelle abitative. Troppo spesso i migranti sono, ancora oggi, oggetto di diritti negati. (da il manifesto.it)

>
L’articolo di Lerner da cui abbiamo preso la citazione

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Abruzzo – Perquisizione al Laboratorio Anarchico “Il Mulino”

Marted 10 giugno una ventina di sgherri, tra DIGOS, polizia e scientifica, effettuavano una perquisizione nel Laboratorio Anarchico il Mulino durante lora di apertura al pubblico. La perquisizione veniva effettuata con la scusa di un danneggiamento, e la ricerca di materiale di natura eversiva. Venivano sequestrati libri, opuscoli e volantini, e venivano fotocopiate le copertine di un’ottantina di libri. La scientifica ha effettuato meticolose riprese video, e copiato l’hardisk del computer.
La perquisa si è estesa nelle abitazioni di due compagni, provincia di Chieti e Teramo.

Dalle minacce sbirresce, e dalle infamità dei quotidiani del giorno seguente, veniamo a conoscenza di un imminente sgombero del Laboratorio.
In una società che emargina e rinchiude il diverso, e reprime fino alla morte i ribelli, la scusa dello sgombero di un posto in affitto è che utilizzato in modo non conforme alla sua destinazione.
Ben sappiamo che non si tratta di conformità igienica, ma di non conformità di pensiero e di vita a quello che ci vogliono imporre.

Il Laboratorio continua nella sua attività con la gioia che solo la rivolta concede.

ANARCHICI DEL LABORATORIO

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I RE DELLA MONTAGNA AL CSOA CARTELLA

locandina15giu08

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L’ ALF BRUCIA UNA TORRE DI CACCIA IN EMILIA

Regione Emilia

Torre di caccia bruciata la notte del 23 maggio 2008 dall’ALF.

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Presidio antifascista contro un gazebo di Forza Nuova e news da Ferrara



 
 

tratto da http://www.autprol.org/

07/06/2008: Cronaca presidio di Ferrara

Sabato 31 maggio 2008, davanti al carcere di Ferrara, cinquanta compagni, tra comunisti e anarchici, parenti e amici hanno dato vita a un presidio in solidarietà a Vincenzo Sisi, comunista operaio arrestato insieme agli altri compagni nell’operazione del 12 febbraio 2007.
Molti prigionieri hanno risposto ai saluti dell’esterno sventolando drappi rossi e altri panni a loro disposizione da dietro le sbarre.
L’obiettivo era denunciare la condizione di perdurante isolamento cui questo compagno è sottoposto da più di due mesi e per dare voce alla resistenza dei prigionieri rivoluzionari a questa forma di tortura “democratica” e a tutte le altre forme di annientamento, in primis il regime di 41 bis, con cui la classe dominante cerca di schiacciarne l’identità, isolandoli dal resto del corpo prigioniero.
Il presidio si è collocato nel percorso di mobilitazione che ha portato, mesi fa, alla sospensione di questo trattamento per il compagno Davanzo nel carcere di Cremona e ha dato voce allo sciopero della fame in solidarietà di Vincenzo di altri prigionieri comunisti coimputati nell’inchiesta “operazione Tramonto”. Sono quindi stati letti i loro comunicati contro l’isolamento carcerario e la corrispondenza “dalle gabbie” di resoconto della quarta udienza del processo in corso a Milano. Con le bandiere, gli striscioni e gli slogans il presidio si è poi trasferito dall’entrata del carcere al retro, per poter comunicare più direttamente con Vincenzo, ricordando le contemporanee mobilitazioni contro i CPT a Torino e contro l’inceneritore a Ferrara.
Alla fine del presidio, le macchine dei manifestanti sono state fermate da un folto gruppo di poliziotti in tenuta antisommossa e di digos che hanno costretto tutti e tutte a essere identificati, in un becero atto di rappresaglia mirante ad attaccare ancora una volta la solidarietà.
E dire che il presidio era stato puntualmente richiesto e autorizzato!!!

CONTRO L’ISOLAMENTO RILANCIAMO E ORGANIZZIAMO LA SOLIDARIETA’!

Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/07
GIUGNO 2008

parentieamici@libero.it

 

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da Cremona

E’ stata una mattinata di tensione quella di sabato (7 giugno 2008) in occasione del volantinaggio organizzato dalla sezione cremonese di Forza Nuova, in via Solferino, all’angolo con corso Mazzini. Il movimento di estrema destra è stato contestato da una sessantina di campagni dei centri sociali cittadini.
Ingentissima la presenza delle forze dell’ordine a difesa dei neo-fascisti.

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Comunicato del centro sociale Dordoni:

Gazebo di Forza Nuova in Cremona di sabato mattina dalle ore 10,00 alle ore 12,00 presso i giardni pubblici di Piazza Roma- Centro città
La presenza di 50/60 compagni del C.S.A. Dordoni e Kavarna ha di fatto impedito lo svolgersi del presidio fascista.Il continuo pressing esercitato dai compagni ha fatto in modo che il presidio

stesso finisse un’ora prima del previsto con la cacciata dei fascisti scortati da carabinieri e polizia.

Erano presenti infatti per difendere i fascisti circa un centinaio tra Carabinieri e poliziotti.

C.S.A. Dordoni – Cremona

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