ORA IL PONTE SULLO STRETTO

Riuscire a dare ad Impregilo a gennaio del 2009 l’ordine di inizio attività per predisporre il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. E’ l’obiettivo che indica il presidente dell’Anas e della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, dopo la lettera ricevuta dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli che invita la società a riprendere l’attività.

"Il passo più importante è la ridefinizione della Convenzione di concessione e la manutenzione dei contratti con il general contractor, perché due anni di fermo non sono indolori. Tutta questa attività nei prossimi sei mesi dovrà consentirci a gennaio 2009 di dare a Impregilo l’ordine di inizio attivita’ per predisporre progetto definitivo", spiega.

Seguirà, prosegue Ciucci, "il tempo necessario per approvazione e a maggio-giugno 2010 possiamo prevedere la posa della prima pietra".

Sarà poi possibile centrare l’obiettivo di inaugurare l’opera nel 2016. "E’ un obiettivo impegnativo, ma possibile", commenta Ciucci

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Il capitale attacca i lavoratori!

Ormai sono settimane che da più parti viene agitata come possibilità quella di detassare gli straordinari, sventolando questa “novità” come un aiuto ai lavoratori ed alle loro famiglie che sempre più difficilmente riescono ad arrivare alla “quarta settimana”. Ma la verità qual è? A mio avviso questa misura rientra a pieno titolo nelle misure del capitale per massimizzare il profitto riducendo i costi di produzione, al pari delle esternalizzazioni e delle delocalizzazioni. Mi spiego meglio. Si è deciso di sfruttare l’evidente inadeguatezza degli stipendi dei lavoratori come mezzo per aumentare la loro produttività e ridurre gli eventuali costi di quest’aumento, infatti si è deciso di incentivare il lavoratore allo straordinario offrendogli una detassazione del 10% delle ore di lavoro in eccesso…si, perché di questo si tratta, lavoro in eccesso, che avrebbe dure ripercussioni sul mercato del lavoro già di per sé disastrato provocandone un’atrofia facilmente preventivabile, è infatti innegabile che a fronte delle difficoltà di chi lavora un provvedimento del genere spingerebbe molti che già magari fanno ore di straordinario, ad incrementare questa pratica, evitando per esempio all’azienda in cui lavorano l’onere di nuove assunzioni risolvendo il problema della forza lavoro mancante attraverso lo sfruttamento intensivo della manodopera interna; lor signori hanno calcolato un aumento medio mensile di 480 euro a lavoratore, possibilità allettante per chiunque, soprattutto per chi il lavoro lo “offre”, che attraverso le ore di straordinario guadagnate può evitare di assumere altro personale, nella misura (circa) di un lavoratore non assunto ogni 2,5 crumiri, con evidente risparmio in termini di contributi e quant’altro…Tutto questo cosa significa? Significa meno assunzioni e radicalizzazione della precarietà; significa incentivo non solo dell’aumento smodato delle ore di lavoro pro capite, ma anche all’estrema competizione tra i lavoratori, che correranno al massimo per scavalcare il collega/nemico nella gerarchia dei papabili di ore in eccesso; Significa meno sicurezza sul lavoro, come si può mantenere alta la soglia d’attenzione dopo 10/12 ore di fabbrica? E su chi ricadrà poi la colpa degli eventuali incidenti? Ma sui lavoratori distratti, logico; Significa corsa verso il basso degli stipendi, che verranno calcolati considerando nel computo finale dell’importo anche tot ore di straordinario; significa discriminazione nei confronti di quelle categorie –donne con figli piccoli, lavoratori con genitori anziani a carico, lavoratori meno giovani, ecc…- che non possono permettersi di protrarre l’orario di lavoro; significa condannare tanti giovani e meno giovani alla disoccupazione o ad un accesso al lavoro estremamente difficile; significa trasformare i lavoratori in “macchine da lavoro”; significa vincolare la vita delle persone al lavoro che fanno; significa maggiori profitti per il padrone –sia esso una potente multinazionale o un grasso e tronfio signorotto del nord-est- e più sacrifici per i lavoratori; significa che a vincere sarà di nuovo il capitale.
Accanto a questa norma, ed in perfetta continuità con essa, si parla anche della possibilità di poter cumulare pensione e stipendio, secondo loro per eliminare la piaga del lavoro nero post pensionamento, secondo noi per legare fino all’ultimo respiro di vita gli individui al profitto e per restringere ancor più il mercato del lavoro, spingendo chi non ha lavoro alla precarietà o al malaffare.
Il problema è meno scontato di quello che può sembrare, perché se da un lato è palese la volontà che sta dietro a questo provvedimento, dall’altro sarà un problema affrontare la questione con chi innanzi tutto vede davanti a se la possibilità di guadagnare meglio, se pur con maggiori sacrifici…Il nodo da affrontare, forse ancor prima del ribaltamento delle logiche di profitto in logica dei bisogni degli individui, tema comunque irrinunciabile e che dev’essere esposto con massima chiarezza da subito, è quello dell’abitudine dei lavoratori al vivere lo sfruttamento lavorativo come una normalità ineluttabile e a delegare ogni loro istanza a quei sindacati di stato sempre più simili alle corporazioni di fascista memoria; il compito di tutti coloro che hanno a cuore non solo la liberazione del lavoro, ma la costruzione di una nuova società libera e liberata, dev’essere quello di attivarsi non solo negli ambiti lavorativi, dov’è stringente il bisogno di rilanciare una conflittualità dura e reale, ma in ogni ambito di socialità al fine di creare quell’orizzonte di libertà autogestionaria irrinunciabile, senza il quale ogni progetto più o meno rivoluzionario nascerebbe già irrimediabilmente minato. Guadagnare i lavoratori all’autorganizzazione sindacale, creare ed incentivare la nascita di luoghi di socialità svincolati dalle logiche del profitto, rilanciare la solidarietà fra le varie categorie del mondo del lavoro, mettendo in luce quelle dinamiche di sfruttamento che non hanno né colore né professione specifica ma che fanno tutte parte dell’armamentario del profitto e di coloro che ne sono gli alfieri, Gridare con forza che, casomai, si lavora per vivere e non si vive per lavorare…

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MUNNEZZA A NAPOLI..AGGIORNAMENTI IMPORTANTI


21 maggio 2008
Pesanti le scelte prese oggi dalla prima seduta del Consiglio dei Ministri del neo-insediato governo Berlusconi. Per quel che riguaradda l’emergenz arifiuti: apertura di 4 nuove discariche nel napoletano. Militarizzazione del territorio (se necessario) per applicare le direttive governative e pene pesanti "per chi organizza il dissenso" (fino a 5 anni di reclusione).

Sul piano nazionale: approvati i pacchetti su sicurezza, rifiuti e fisco. Introdotto il reato di immigrazione clandestina e abolita l’Ici sulla prima casa.

Nel complesso però un corteo positivo per gli organizzatori dei comitati e della Rete Campana Salute e Ambiente. Non si sa ancora se aprirà la discarica di Chiaiano. I siti, comunque , saranno secretati! Domani i comitati in assemblea decideranno il da farsi…

> Un bilancio sul corteo e sulle decisioni prese dal Palazzo con gianfranco (radio Città Aperta) [scarica/ascolta l’intervista a lato]

Si prepara un’accoglienza rumorosa per questo pomeriggio al consiglio dei ministri napoletani. Ben nove cortei, otto di sinistra e uno di destra, daranno il benvenuto al neopremier Silvio Berlusconi. «Un altro gallo sulla monnezza», come lo definiscono i comitati civici contro le discariche e la Rete campana salute e ambiente. L’appuntamento dei movimenti è alle 15 a piazza Dante, con comitati, disoccupati organizzati, centri sociali e gruppi ambientalisti, per dire no al piano rifiuti basato sulla logica delle discariche e dei mega inceneritori ma anche per protestare contro il pacchetto sicurezza in discussione. «Sarà una manifestazione di cittadini arrabbiati e autorganizzati e non l’appuntamento del centrosinistra contro Berlusconi – precisano gli organizzatori del corteo – Questo paese ha bisogno di politiche di accoglienza e non di criminalizzare i migranti».

Tra i manifestanti ci sarà anche una delegazione dei rom di Ponticelli, una partecipazione non facile visto il clima di ostilità diffusa che si respirava in città la scorsa settimana.
Ma la composizione dei cortei è veramente ampia e trasversale: napoletan*, immigrat*, disoccupati autorganizzati e pure un nutrito blocco di indultati in (peerenne) attesa di inserimento lavorativo.
Tra le chicce della giornata, pare, il probabile annuncio di Berlusconi del prossimo G8 da tenersi a Napoli, oltreché la scontata dichiarazione di apertura di nuove discariche.

Per un quadro generale dei cortei, della loro composizione, dell’umore della piazza, ascolta l’intervista con Gianfranco (Radio Cità Aperta) per Infoaut.
> Ascolta l’intervista

> Ascolta l’intervista con Michele Franco (disoccupati autorganizzati/Rdb)

Cronaca multimediale della giornata

h 16: Dalla partenza del corteo, diretta con Gianfranco e intervista ad un cittadino di Chiaiano


(selezione da La Repubblica.it)

18:52 Termina corteo di protesta, domani assemblea

E’ terminato il corteo di protesta contro l’eventuale realizzazione della discarica di Chiaiano, alla periferia nord di Napoli, ma la protesta, anticipa il comitato, continua. Domani, al ‘quartier generale’ del presidio, in piazza Rosa dei Venti, a Chiaiano, ci sara’ un’assemblea per decidere "le prossime azioni di protesta". "Di certo non ci fermiamo – dice il comitato di protesta – stasera capiremo bene quello che il presidente Berlusconi ha intenzione di fare e poi decideremo".

18:18 Manifestanti stendono striscione in piazza
Alcuni manifestanti, eludendo i controlli e mescolandosi ai turisti di passaggio, sono riusciti a stendere uno striscione dinanzi Palazzo Reale dove e’ tuttora in corso la conferenza stampa con i rappresentanti del governo. Sullo striscione si legge ‘Discarica a Chiaiano?, No grazie’. I manifestanti, che hanno scandito slogan contro il Governo e contro il ricorso alle discariche, sono stati accompagnati dalla polizia fuori da Piazza del Plebiscito.

17:49 Tensione davanti al Comune
Momenti di tensione si stanno verificando davanti alla sede del comune di Napoli, dove alcuni manifestanti si sono per un attimo scontrati con la polizia. I manifestati avevano cominciato a gridare slogan contro le forze dell’ordine, mentre spingevano in avanti un grosso telo con scritte contro la discarica

17:03 Corteo di protesta, foto dei ministri sui sacchetti della spazzatura
Slogan contro tutti e foto, stampate sui sacchetti della spazzatura, del premier Silvio Berlusconi, del presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, del commissario Gianni De Gennaro, del prefetto di Napoli Alessandro Pansa e dell’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. C’e’ anche questo nel corteo di protesta che sta sfilando per il centro di Napoli soprattutto per dire no

15:27 Cittadini di Chiaiano e Marano in presidio a piazza Dante
Centinaia di cittadini di Chiaiano e di Marano formano un presidio a piazza Dante. Ci sono il gonfalone e i vigili urbani del comune di Marano (Chiaiano è una frazione di Napoli). Gli striscioni: "Chiaiano non si tocca" e "Silvio salva la selva". Una foto del prefetto Pansa attaccatta a un sacchetto di spazzatura con la scritta: "Attenzione, soggetto altamente pericoloso".

15:25 In partenza il corteo con i cittadini di Chiaiano e di Marano
Tra poco, da piazza Dante, partirà il corteo che vedrà la presenza proprio dei cittadini di Chiaiano e di Marano. Già sventolano bandiere con su scritto "No alla discarica", e a fianco c’è disegnato anche un albero di color grigio dall’espressione arrabbiata che regge il cartello su cui è scritto "Jatevenne".

15:16 La polizia blocca via Toledo
La pioggia e la polizia bloccano in via Toledo il corteo dell’Unione disoccupati organizzati, qualche centinaio di persone. Dopo aver regolarmente sfilato in mattinata, questi manifestanti si sono radunati poco dopo le 14 a via Toledo per marciare di nuovo su piazza Plebiscito: un secondo corteo, questa volta non autorizzato. La polizia, in assetto antisommossa, ha bloccato loro il passaggio. I manifestanti si sono fermati a venti metri dalle forze dell’ordine cantando "Bandiera rossa".

14:52 A sopresa i disoccupati tornano in marcia
Nell’isola pedonale di via Toledo, a sorpresa, i disoccupati del ‘Coordinamento di lotta per il lavoro’ di Napoli si sono rimessi in marcia in corteo, probabilmente diretti verso Piazza Plebiscito, dove si sta tenendo il Consiglio dei ministri.

14:31 Il corteo degli immigrati verso Palazzo San Giacomo
Sono per lo più senegalesi ma vengono anche dal Camerun, dalla Costa d’Avorio, dalla Tunisia e dal Marocco, gli immigrati – alcune centinaia – che stanno sfilando. Il corteo degli immigrati si sta dirigendo verso Palazzo San Giacomo, sede della giunta comunale.

14:18 I manifestanti bloccano il direttore de Il Mattino, Orfeo
In piazza Municipio, i manifestanti riuniti hanno bloccato e costretto all’inversione di marcia l’auto a bordo della quale si trovava il direttore del quotidiano Il Mattino, Mario Orfeo.

14:10 Gli slogan degli immigrati
"Nè razzismo nè tolleranza ma uguaglianza", è scritto sullo striscione del corteo degli immigrati: in piazza esponenti di dieci diverse etnìe. Un manifestante indossa una t-shirt bianca con la scritta "Nessun essere umano è illegale"

13:56 Approvato il decreto legge per l’emergenza rifiuti e individuate le discariche da aprire. Bertolaso nominato sottosegretario con delega ai rifiuti
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per affrontare l’emergenza rifiuti in Campania, individuando anche le discariche che dovranno essere aperte. Il Consiglio dei ministri ha dato via libera alla nomina di Guido Bertolaso a sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’emergenza rifiuti.

13:49 Tutti i cortei si sono congiunti
Tutti i cortei della mattinata si sono ormai congiunti. Tre delegazioni sono già state ricevute in Prefettura. Il centro cittadino è tagliato in due. Piazza Plebiscito e Piazza Trieste e Trento sono isolate.
13:33 Due cassonetti rovesciati e posti al centro della carreggiata in via Medina
In via Medina, strada nei pressi della Questura, sono stati rovesciati due cassonetti dell’immondizia, sistemati poi al centro della carreggiata da alcuni disoccupati. Disagi per il traffico. Il corteo della Rete Rifiuti (comitati e centri sociali), in partenza alle 15 da piazza Dante.

13:09 Si fondono i cortei dei disoccupati e degli immigrati
Davanti alla Questura in via Medina si stanno fondendo i cortei dei disoccupati organizzati e degli immigrati, circa 400 africani. Alcuni indossano delle t-shirt con la scritta "Nessuno è illegale". I manifestanti immigrati stanno urlando grandi slogan in italiano, uno dei quali "Libertà, libertà".

12:58 Rovesciati due casonetti al passaggio del corteo dei disoccupati
Due cassonetti della spazzatura sono stati rovesciati nel centro di Napoli al passaggio di uno dei cortei di disoccupati. Al di là dell’episodio, non si registrano momenti di particolare tensione, con la polizia che scorta il corteo. A manifestare sono i senza lavoro aderenti al coordinamento di lotta per il lavoro. Il corteo, sta per raggiungere piazza del Municipio dove è previsto che confluiscano anche altre manifestazioni in corso. Sullo striscione in testa alla protesta c’è scritto "Noi non siamo la camorra" firmato i corsisti del progetto Isola per la raccolta differenziata.


12:43 I cortei riuniti in piazza Municipio
I cortei si sono riuniti e sono stati fermati a piazza Municipio, riempita di bandiere, cartelli e striscioni. Il presidio degli Eurodisoccupati ha esposto al Maschio Angioino uno striscione benaugurale per la categoria, "Con Berlusconi disoccupati al lavoro"; al loro gruppo si è aggiunto Centro sociale sottoproletari indultati, che espone cartelli per chiedere il reinserimento lavorativo. Chi manifesta si fonde in un unico serpentone che gira intorno ai giardinetti davanti al Municipio, gridando di tanto in tanto i propri slogan e facendo rumore con i fischietti.


12:33 Tensioni al corteo dei disoccupati. Agenti in assetto antisommossa
La tensione sta salendo di nuovo negli ultimi di minuti perchè un gruppo di disoccupati sta cercando di superare uno sbarramento di carabinieri a protezione dell’isola pedonale di via Toledo in un tratto successivo a quello che va da Piazza Dante fino a piazza Carità dove l’accesso è libero anche ai manifestanti. Carabineri e polizia sono adesso in assetto antisommossa.

12:30 Il corteo Coordinamento di lotta si avvicina a piazza Plebiscito
Partito da piazza del Gesù, il corteo del Coordinamento di lotta per il lavoro si sta avvicinando alla zona di piazza Plebiscito.


12:15 Iniziato il Cdm
E’ cominciata alla Prefettura di Napoli la riunione del Consiglio dei Ministri, in ritardo sul previsto.

12:07 La Russa incontra i militari impegnati nell’emergenza rifiuti
Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha incontrato questa mattina a Napoli, poco prima del Consiglio dei Ministri, i militari impegnati nell’emergenza rifiuti lodandone la generosità e lo slancio.
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vedi anche:

> [Emergenza Rufiuti] NAPOLI: ROGHI SPONTANEI E USO POLITICO DELL’EMERGENZA <

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Potrebbe bastare, invece no

Maggio mese nero| La sua principale colpa è quella di «aver sicuramente contribuito, lo dicono i numeri, all’inverno demografico». Per questo, è arrivata l’ora «di sgretolare il mito della legge 194». Lo chiede senza mezzi termini "Famiglia Cristiana" nell’editoriale di questa settimana. «Non si riesce a trovare una strada per rivedere questa legge: un tabù intoccabile, in un Paese dove si cambia perfino la Costituzione» sostiene il settimanale cattolico .
«Tutti ormai, se si escludono frange femministe fuori dalla storia, Pannella e la solita rumorosa pattuglia radicale (sempre più esigua), hanno abbandonato la vecchia formula che l’aborto è ‘questione di coscienza’, affare privato che non attiene alla sfera del bene comune», prosegue il settimanale, «L’aborto è un fatto di rilevanza pubblica e politica. Oggi in Parlamento ci sono i numeri per sgretolare il ‘mito della 194’. Si tratta di una maggioranza trasversale che, in primo luogo, fa appello ai politici cattolici».

Mentre Famiglia Cristiana delira e scientemente organizza, dà voce e promuove il nuovo fronte antiabortista, la neoministra-ex-calendarina Carfagna addetta alle pari opportunità, balza agli onori della cronaca per le sue affermazioni sconcertanti sul prossimo Pride. L’omofobia non esiste, secondo la ministra, dunque lei non concederà mai il patrocinio del ministero alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Bologna il 28 giugno. “Gli organizzatori di queste manifestazioni – sostiene ancora la Carfagna – sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l’integrazione nella società esiste. Qualcuno mi venga a dire che un omosessuale non è stato assunto per via della sua tendenza. O che sempre per tendenze sessuali venga negato un qualsiasi altro diritto.”

Non ci interessa tanto dei soldi che sarebbero dovuti giungere dal ministero per rimpinguare le tasche dei circoli gay e lesbo più istituzionali. Il movimento glbtq non ha bisogno certo dell’elemosina parlamentare per scendere in piazza a rivendicare sfacciatamente e rumorosamente come sa ben fare, la sua identità, la sua ricchezza, i suoi diritti.
Quel che ci preoccupa è il clima che si sta creando intorno a certe questioni, quelle che forse qualcuno considera ancora come politica di serie B, ma che invece sono questioni basilari all’interno di una società, perché riguardano la nostra pelle, i nostri corpi, le nostre vite.
Queste dichiarazioni senza scrupoli, rilasciate dalle istituzioni statali ed ecclesiastiche sono i segnali forti di una volontà strisciante di cambiamento in atto da tempo, ma che oggi si esprime in tutta la sua forza e la sua pericolosità.
Famiglia Cristiana scrive, la Carfagna straparla, e intanto le televisioni insieme ai giornali costruiscono il terreno fertile al propagarsi dell’intolleranza, del razzismo, della paura del cosiddetto diverso.

Potrebbe bastare, invece no.

Un ragazzo muore ammazzato a Verona da un gruppo di “giovani disagiati”, ma secondo il sindaco della città l’episodio non fa storia. Intanto la brava gente, che lavora duro e chiede di essere padrona a casa propria, reagisce agli stimoli dei media, agisce secondo i più bassi pruriti e si dà da fare. La gente per bene organizza le ronde nei quartieri per rendere più sicuri i territori e liberarli dalle presenze indesiderate. Presenze spesso ai margini del visibile, ma che danno fastidio per il solo fatto di esistere. Sono indesiderati non solo per quello che fanno (si dice che delinquono) ma soprattutto per quello che sono, per quello che ci dicono le loro esistenze fatte di miseria e di vite vissute ai limiti del disumano. Ci sono, esistono, questo dà fastidio e crea intolleranza. Se poi ci si mettono anche i media a distorcere quelle esistenze, a renderle non più disumane ma extraterrestri, barbare, certamente pericolose, non ci si può sorprendere di quello che sta succedendo ormai quotidianamente.
Una settimana e più di rastrellamenti razzisti di rom (e non solo) da parte di polizia/finanza/carabinieri hanno portato a centinaia di arresti, perquisizioni, fogli di via. Il nuovo sciagurato pacchetto sicurezza inizia a prender forma e si dice possa entrare in vigore già a luglio. Fino a 18 mesi di internamento coatto nei Cpt per tutti quei migranti che compiono reato solo per il fatto di essere stati colti in flagranza senza documenti regolari. Pianificazione scientifica degli sgomberi e delle demolizioni dei campi nomadi con una lista già pronta di più di duemila persone da rispedire a casa loro. Espulsione immediata anche per i cittadini comunitari qualora vengano ritenuti pericolosi o commettano un qualsiasi reato. Maggiori poteri ai sindaci, possibilità di commissariamento delle situazioni locali più a rischio, più armi ai vigili urbani e ancora sostegno e fiducia ai volontari della sicurezza nei quartieri.
Queste sono solo alcune delle misure che il governo Berlusconi vorrebbe attuare con gran fretta nei prossimi mesi. Un bel ripulisti insomma, per dirla come piace tanto a Castelli e ai suoi accoliti.

Ma non è solo lo Stato centrale ad organizzarsi. Ci sono anche gli sceriffi impegnati a riportare l’ordine nelle loro città. E c’è anche la brava gente, che si unisce, socializza non i propri bisogni come si faceva una volta, bensì i propri istinti più bestiali. E così è accaduto qualche giorno fa a Roma, dove è partita la caccia ai trans e alle prostitute. Le immagini sono passate su tutti i telegiornali, eppure sembra non abbiano lasciato il segno su alcuno. Fotografie e video che mostrano trans trascinati per i capelli dai poliziotti davanti a una folla assetata di sangue e di vendetta che applaudiva e urlava soddisfatta. E così è accaduto a Napoli e in altre città con gli incendi appiccati ai campi nomadi, le molotov lanciate contro le baracche, le ronde armate dei sedicenti residenti autoctoni esasperati dal vivere così a contatto con la miseria altrui.

Gli immigrati vanno puniti perché rubano, rapiscono, delinquono, violentano, aggrediscono. Nessuno spiega però che la criminalità in Italia è ai minimi storici. Nessuno dice che la stragrande maggioranza delle violenze subite dalle donne si consumano tra le mura domestiche o nella cerchia di amici, parenti e conoscenti. Essendo violenze commesse da italiani, come direbbe il sindaco di Verona, sono episodi isolati che non fanno storia. Se un rumeno violenta una donna italiana, tutti i rumeni diventano potenziali stupratori e vanno quindi cacciati o allontanati. Ma se si tratta invece di un gruppo di minorenni italiani che abusano di una coetanea e poi magari la uccidono? Questa violenza ci fa meno paura? Ci fa meno orrore? Riusciamo meglio a spiegarcela, a trovare delle ragioni, delle giustificazioni forse?
Nel lucchese ventitrè giovani sono stati indagati per aver profittato di una ragazzina. Sono emersi dieci mesi di abusi e almeno quindici episodi di violenza di gruppo. Lei sola di fronte a quattro-cinque-sei adolescenti per volta. Filmata e poi ricattata, divenuta lo zimbello dei ragazzi del paese, un oggetto da usare, una cosa da disprezzare.
A Torino una donna è morta per mano dell’ex marito che non si rassegnava alla separazione. Anzi lui ha fatto di più: ha ucciso lei e tentato di uccidere anche l’altro uomo con cui lei dopo la separazione aveva intrecciato un legame. Il femminicida in questo caso è una guardia giurata che ha usato la sua pistola per compiere l’omicidio. Una persona inserita, quindi, non un immigrato, ma un uomo della "sicurezza", uno di quelli che fa parte di un esercito di gente affidabile che sorveglia qualcosa o si assume responsabilità anche per altri. Insomma uno di cui i giornali non parleranno perchè non fa gioco alla politica e non fa evidentemente gioco a chi insiste nel dire che gli stupri e i delitti contro le donne avvengono soprattutto per mano di immigrati e lontano dalle persone conosciute. Niente di più falso.
Così è passata assolutamente in secondo piano la notizia della donna rumena stuprata da un italiano. Non se ne è parlato perchè altrimenti la campagna xenofoba contro i rumeni apparirebbe per quello che è: una campagna che è funzionale agli intenti repressivi e discriminatori di questo come di altri precedenti governi. Così è passata in secondo piano la notizia della madre che ha cercato di accoltellare la figlia che aveva confessato di essere attratta da un’altra ragazza. Altro fatto di cronaca bollente delle ultime settimane, è quanto accaduto a Niscemi. Una ragazzina pestata e violentata da un gruppo di amici e poi gettata senza vita in un pozzo. Le versioni date da alcuni giornali tendono addirittura a screditare la ragazzina per farla passare da "ragazza facile", sicchè gli assassini (e forse anche la comunità in cui viveva) possano quanto meno sentirsi assolti sul piano morale.

Episodi di ordinaria violenza. E chissà quanti altri se ne consumano protette dal silenzio delle mura domestiche o dall’omertà della famiglia e del gruppo di amici.

Se i rumeni che violentano dovrebbero essere ricacciati al loro paese, cosa dovremmo farne degli uomini italiani che compiono le stesse orribili azioni? Basta che un immigrato compia uno stupro, per criminalizzare la sua intera comunità. E allora i maschi italiani? Chi decide la differenza e chi marca il confine tra responsabilità individuale e colpa collettiva? Forse perché autoctoni sono più difendibili o giustificabili? Un uomo italiano che delinque non basta a rendere delinquenziale tutta la nazione. Ma allora cos’è che fa paura? Lo straniero stesso forse, più che le azioni che compie. La sua stessa esistenza come dicevamo prima. E’ lo stupro a scandalizzare, o il fatto che a violare una donna italiana sia stato un extracomunitario? E’ talmente evidente che le violenze praticate dagli uomini italiani nei confronti delle straniere, che siano esse prostitute nigeriane, badanti rumene, cassiere peruviane di un supermercato, di fatto non scandalizzano poi troppa gente. Forse anche queste violenze non fanno storia. Perché a subirle sono i soggetti più deboli, più facilmente ricattabili, soggetti le cui esistenze in fondo contano ben poco per la gente per bene, che si accorge di loro solo quando gli affaticano lo sguardo e gli rovinano il panorama.

Il problema è la violenza in sé, praticata ed esercitata sulle donne, che sia fisica o psicologica, di qualunque colore essa sia. Resta sempre una violenza dell’uomo sulla donna, una violenza in bianco e nero, senza chiaroscuri, senza sfaccettature o sfumature di colori.
Una violenza che ha radici lontane eppure è sempre così vicina.

InfoAut

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ANCORA NAZIFASCI A PESCARA

Non se ne puo’ piu’ di svastiche sui muri, non basta sbarrarle perche’ l’ideale che si trova dietro di esse continua ad esserci, anzi e’ sempre maggiore, si espande come un virus maligno in quanto ragazzi che desiderano un alternativa alla monotonia della nostra provincia vedono come unico spiraglio di luce il fascismo, in quanto solo con esso vengono in contatto e vi cedono debolmente.

Ma il marciume di questa mela va asportato alla sua base. Come si puo’ privilegiare un colore di pelle rispetto ad un altro? Come si puo’ usare la violenza sul diverso in quanto diverso o per convincere altri individui che la pazzia di nome razzismo sia giusta? Come si puo’ rendere onore a chi ha ammazzato per il potere? Eppure cio accade, anche nella provincia di Pescara, ma troppo spesso passa inosservato, ed un locale di nome RockHouse che si trova a pescara ( http://www.rockhouseclub.net/ ) ha concesso ai fautori di questo scempio di fare una serata in gran stile nazista, e come solo dei meschini sanno fare, stanno tentando di tenere nascosto il tutto, ma purtroppo per loro hanno farro qualche passo falso cosi’ noi siamo venuti a saperlo.

Suoneranno: Legittima offesa, hate for breakfast, bad fate, Killer sorpresa, Hail Victory

Sito di riferimento(dato che il rock house lo tiene nascosto): http://www.odiatiefieri.com/concerti.htm

E’ ora di smetterla con l’indifferenza e la sottomissionem non deve accadere che degli ideali cosi’ marci siano accettati, non deve piu’ accadere che ragazzi alternativi vengano minacciati e menati in giro da un gruppo di nazisti senza scrupoli ne’ senno, nessuno puo’ permettersi di negare la liberta’ altrui, e sto concerto al rock house non s’ha da fa!!!

ESPRIMI IL TUO DISSENSO A CHI DA LA POSSIBILITA’ A DEI NAZIFASCISTI DI FARE UN CONCERTO A PESCARA, CONTATTANDO VIA MAIL: rockhouseliveclub@libero.it
E TELEFONANDO A: CLUB MANAGEMENT: 3291167376 (FRANCO)
BANDS MANAGEMENT 3475591730 (DONATELLO)
PUBLIC RELATIONS: 3396787308 (ENRICO) www.myspaces.com/hanrykane77

Potete copiare e incollare il comunicato che avete appena letto(esclusi i loro contatti), o meglio scrivere qualcosa di vostro(ognuno ha qualcosa da dire contro un’iniziativa cosi’ disgustosa!) Oltre a contattare il RockHouse inoltrate a tutti i vostri contatti di posta elettronica l’intera e-mail ( copiando e incollando in un nuovo messaggio); solo cosi’ la posta elettronica del rockhouse sara’ letteralmente assediata e i loro telefoni riceveranno centinaia di telefonate di protesta e si otterra’ cio’ che vogliamo: non permettere la festa a chi da festeggiare non dovrebbe avere nulla!

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Le resistenze del Sud si incontrano a Riace! PER UN SUD CHE NON CALA LA TESTA!

notav_noponte Il 24 e il 25 Maggio si terrà a Riace (RC) un incontro del Patto di Mutuo Soccorso.

 


L’incontro vuole essere soprattutto un’occasione di confronto per le realtà della Calabria, della Sicilia, della Basilicata e della Puglia da cui è partita la proposta; sarà ovviamente un incontro aperto alla partecipazione di realtà provenienti da altre regioni che aderiscono al Patto o che semplicemente guardano ad esso con interesse condividendone lo spirito e le finalità.
Ma l’appuntamento del 24/25 Maggio, per come è nato oltre che per la posizione decentrata di Riace, non vuole presentarsi come un’unica assemblea "nazionale" del Patto e a Riace seguiranno altri momenti per favorire la partecipazione e il confronto delle realtà del centro e del nord: da Firenze viene la proposta di un incontro in Toscana o in Emilia (presumibilmente entro giugno) e la Val di Susa pensa all’estate con il consueto appuntamento di Venaus. L’esperienza ha mostrato quanto un’unica assemblea di carattere nazionale penalizzi la partecipazione delle realtà più lontane e comprima gli spazi di confronto. Quello che proponiamo è dunque un tentativo di superare queste difficoltà con un’articolazione di incontri per grandi aree geografiche: starà a tutti noi valutare poi se avrà funzionato. Obiettivo di ogni incontro sarà condividere le esperienze in difesa dei beni comuni, ampliare la rete delle resistenze, promuovere nuove iniziative, costruire articolazioni più efficaci tra le diverse lotte, ragionare sul futuro del Patto.

Non è un caso che il Patto incontri Riace e la sua storia di accoglienza e di solidarietà: la Locride non è solo ‘ndrangheta e devastazione ambientale, non solo storia di rinunce e di abbandono: è anche storia di resistenze di ieri e di oggi e la presenza del Patto a Riace non avrà solo un valore simbolico, ma sarà in sintonia con questa storia e da essa potrà trarre nuovi stimoli.
In questo ultimo anno le regioni meridionali hanno contribuito per il 50% alla crescita del Patto: nuovi presidi e nuove resistenze per la difesa dei beni comuni e dei diritti, nuovi spazi di democrazia diretta e partecipata in risposta alla crisi della rappresentanza e della delega, nuove forme di un "fare" politica che dalla Val di Susa alla Sicilia, da Vicenza alla Campania, scopre la centralità dei territori e il protagonismo delle popolazioni. Nuove speranze e nuovi entusiasmi, nuove capacità di dialogo tra generazioni, nuovi spazi per condividere esperienze diverse, nuovi stili di vita che praticano nella quotidianità l’obiettivo di un altro mondo possibile.

L’incontro del Patto si terrà Sabato 24 e Domenica 25 Maggio, a Riace superiore (6 km da Riace marina).
Questo il programma di massima:

  • ritrovo nella mattinata di Sabato
  • inizio assemblea nel primo pomeriggio; cena, serata conviviale e pernottamento
  • prosecuzione assemblea Domenica e conclusione entro la mattinata per facilitare i rientri

La nostra presenza dovrà essere "leggera" e compatibile con lo straordinario equilibrio di una realtà che nella Locride rappresenta una felice anomalia. Gli incontri del Patto di Mutuo Soccorso non sono mai solo momento assembleare ma anche uno sguardo diverso ai nostri consumi, al territorio che ci circonda; la vecchia politica si porta dietro comportamenti e modi di stare al mondo che non possiamo perpetuare, a cominciare dai piccoli gesti quotidiani: se sostenibilità significa anche essere autonomi e pensare a rifiuti zero ognuno può ad esempio attrezzarsi portando un piatto, un bicchiere e le posate…

  • Per i pranzi di Sabato e di Domenica condivideremo prodotti locali portati da ognuno di noi (formaggi, salumi, verdure, frutta, dolci, pane, vino…).
  • Per la cena di Sabato sarà possibile farci preparare un piatto caldo.
  • Per il pernottamento: a parte la soluzione "free" (tipo palestra) si potranno utilizzare diverse case del centro storico sottratte all’abbandono ed al degrado dall’associzione Città Futura e utilizzate di solito come albergo diffuso (in questo caso sarà richiesto un contributo di 16 euro).

Per evitare di gravare in misura eccessiva su chi a Riace si farà carico di ospitarci occorre assolutamente conoscere il numero di coloro che intendono partecipare per riuscire ad organizzare al meglio la logistica (sopratutto il pernottamento!).
E’ necessario dunque comunicare al più presto le adesioni a:

postmaster@pattomutuosoccorso.org
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
specificando: realtà rappresentata, numero di partecipanti, mezzo di trasporto utilizzato e ora prevista di arrivo, sistemazione preferita per il pernottamento, recapito telefonico, generi alimentari che si prevede di portare e da condividere con gli altri….

Per chiarimenti, per info logistiche/organizzative (come arrivare, orari mezzi pubblici, ecc. ):
postmaster@pattomutuosoccorso.org

 

 

www.csoacartella.org

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Volantino sull’ultima occupazione e sgombero del Gramigna!

Padova – Mar, 20/05/2008 – 08:52

UNO SPAZIO OFFERTO ALLA COLLETTIVITA’
UNA LOTTA CONTRO I FASCISTI DELLA CITTA’!

Venerdì 16 maggio i compagni e le compagne del Gramigna hanno occupato uno stabile abbandonato da anni, confinante con piazza Azzurri d’Italia all’angolo con via Tiziano Aspetti. Lo stabile in origine apparteneva al Coni, in seguito è stato venduto alla Banca Nazionale del Lavoro, l’attuale proprietario dell’immobile che lo ha messo all’asta a prezzi esorbitanti. Fino ad ora, però, nessuno sembra volerlo acquistare.
Il Comune di Padova si era interessato a questo spazio solo per la costituzione di una torre che avrebbe dovuto essere collegata agli edifici che ospitano il “Pam”, proposta bocciata da un referendum popolare. Gli unici ad essere interessati sono gli abitanti dell’Arcella, che vorrebbero che il Comune acquistasse e adibisse lo stabile ad un centro per anziani e ad uffici comunali di cui il quartiere è carente.
Questa è un’altra dimostrazione di come Palazzo Moroni sia sordo alle richieste e ai reali bisogni della gente.
Con ogni probabilità il destino dello stabile verrà ripreso il prossimo anno durante le elezioni comunali come uno dei cavalli di battaglia del sindaco Zanonato.
Una sorte molto simile è toccata al precedente edificio occupato dal Gramigna per otto anni, reso vivo dalle tante iniziative, concerti, feste, momenti di aggregazione e socialità popolare, e poi sgomberato. Doveva essere offerto subito ad una scuola steineriana (privata) ma tutto è stato rimandato al prossimo anno durante la campagna elettorale.
Il gioco è ormai conosciuto: si lasciano al degrado degli stabili per far aumentare il loro valore e nel frattempo i padroni studiano la maniera migliore per specularci sopra e arricchirsi.
Dopo la denuncia della Bnl, nella mattinata di lunedì 19 maggio digos e polizia in assetto antisommossa si sono presentate pistola in pugno allo spazio occupato, il posto è stato sgomberato e cinque compagni lì presenti sono stati denunciati per occupazione abusiva di edificio.
Crediamo che il vero reato sia lasciare gli spazi abbandonati e non occuparli.
La nostra intenzione è quella di creare un luogo collettivo aperto a tutti i ragazzi, gli anziani, gli studenti, i lavoratori e i proletari che spesso non trovano alcun posto dove potersi ritrovare, confrontare e divertire senza spendere tanti soldi. Un luogo dove essere liberi di autogestire il proprio tempo libero e pensiero politico.
Invitiamo tutti i cittadini del quartiere e tutti coloro che vogliono dare il proprio contributo a venire a conoscerci e a discutere assieme su come far vivere questo spazio alla collettività.

Assemblea cittadina martedì 20 maggio ore 20,30
davanti all’ex Coni.

CONTRO DEGRADO E SPECULAZIONE
OCCUPARE GLI SPAZI PER L’AUTOGESTIONE!

www.cpogramigna.org
info@cpogramigna.org

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A TORINO MANIFESTI LEGA INNEGGIANO AI 5 NAZI: “SONO FALSI”

VERONA/ Deputati piemontesi del Carroccio: “Fatto grave”
postato 7 giorni fa da APCOM

 

Roma, 10 mag. (Apcom) – Dei manifesti con la scritta ‘Solidarietà ai cinque di Verona, li chiamano naziskin…sono eroi padani!’, firmati Lega Nord Padania, sono apparsi questa mattina su molti muri di Torino: in un comunicato congiunto però i parlamentari piemontesi del Carroccio, Elena Maccanti vice segretario provinciale di Torino, Stefano Allasia segretario provinciale torinese e il capogruppo al Comune Mario Carossa, respingono “qualsiasi tipo di responsabilità in merito” e si dissociano “dal contenuto di quei manifesti”.

“L’affissione abusiva in città di manifesti falsi con il nostro simbolo, inneggianti il grave episodio avvenuto a Verona, è un fatto di una gravità inaudita”, scrivono nella nota, “ci dissociamo dal contenuto dei manifesti: non avendo altri argomenti qualcuno cerca d’infangare la nostra immagine attribuendoci opinioni ed affermazioni che non abbiamo mai espresso e che mai esprimeremo”.

“Abbiamo sporto denuncia, ci auguriamo che questi episodi possano concludersi velocemente perché nella nostra città stanno diventando sempre più frequenti”, concludono i rappresentanti della Lega.
———————
nota nostra:

falsi? … sara’… pero’ non possiamo non far caso che la lega nord di torino ha come suo piu’ illustre rappresentante tal Borghezio Mario noto alle cronache per le sue passate e presenti frequentazioni nazifasciste (da Ordine Nuovo a Forza Nuova) per cui non farebbe meraviglia scoprire tra i suoi sostenitori gli autori di questi manifesti

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CRONACA MULTIMEDIALE DELLA GIORNATA DI VERONA DI OGGI

[17 maggio Verona] "Nicola è ognuno di noi!" Manifestazione nazionale antifascista

H 18.30: MOBILITAZIONE RIUSCITA: IL CORTEO CITTADINO ERA LA STRADA GIUSTA!
Sono appena terminati gli ultimi interventi delle molte realtà veronesi e nazionali che hanno costruito questa giornata di mobilitazione e risposta contro la violenza fascista. Il corteo ha ottenuto di raggiungere Piazza delle Erbe, centro del salotto bene e delle forme di fascismo della città  veneta, respingendo i tentativi di provocazione della polizia.
Forte, cresciuta poco a poco ma infine raggiunta la partecipazione di una fetta consistente della città, quella che non accetta di essere schiacciata sulle posizioni fasciste di una certa cultura locale o quelle legittimiste del sindaco Tosi.
I numeri parlano chiaro: migliaia di persone in un città come Verona dimostrano la giustezza della scelta di un corteo cittadino. Molti migranti hanno partecipato a questo corteo, non accontentandosi della piazza tematica organizzata dai centri sociali del nord-est.

> Ascolta le valutazioni di Pippo (La Chimica)

H 17.30: 2oo metri alla conclusione del corteo antifascista di oggi che si è ripreso le strade di Verona, contro il (neo)fascismo e le politiche securitarie che ne legittimano il prodursi. Una manifestazione ampia, cresciuta nel suo farsi, capace anche di coinvolgere un pezzo di popolazione veronese.
Bilancio e impressioni di Andrea del centro sociale Askatasuna.

> Ascolta la diretta

H 16.45: LA POLIZIA PROVOCA, IL CORTEO RISPONDE!
Cresciuto il corteo. Determinante ora la presenza della città
di Verona grazie al lavoro delle realtà autorganizzate locali, La Chimica e il Circolo Pink che ricorda anche la scadenza di oggi come "giornata internazionale contro l’omofobia".
Qualche momento di tensione dovuto a provocazioni della polizia che ha cercato di spezzare in 2 il corteo tra "buoni" e lo spezzone "cattivo" antagonista; la polizia ha anche sparato due lacrimogeni, ricacciati però indietro dal corteo. Cordoni di compagn* hanno impedito la divisione del corteo.
Il corteo sta ora proseguendo il proprio percorso.

> Dallo spezzono antagonista, la corrispondenza di Damiana (InfoAut-Bologna-Lab. occupato Crash!)

H 16.00: Il corteo è partito, teso e molto determinato! Almeno già 5.000 i partecipanti. "Numeri importantissimi per una città come Verona" ci dice Pippo del cs La Chimica. Ancora pochi i veronesi, presenti soprattutto realtà antagoniste, amici di Nicola e studenti medi. Il corteo toccherà i punti nevralgici del centro città, luoghi delle aggressioni e della morte di Nicola.

> Ascolta la diretta

H 15.30: Manca poco alla partenza della manifestazione antifascista "Nicola è ognuno di noi". Qualche realtà deve ancora giungere da fuori e gli spezzoni iniziano a predisporsi: realtà cittadine veronesi, Ram (Rete antifascista Metropolitana) da Roma a significare il filo rosso che lega questa morte con quella di Renato, assassinato a Roma nel 2006; quindi le realtà lombarde di movimento e l’area antagonista con TOrino, BOlogna, Livorno e Modena.
Chiara (InfoAut) fa la descrizione della composizione del corteo.

> Ascolta l’intervista

H 14.45: Il corteo sta per partire. Migliaia le persone presenti al concentramento presso la stazione di Porta Nuova. Da Verona ma anche da molte altre città del Nord e Del Centro Italia. Qualche timore per eventuali provocazioni dell’estrema destra da parte degli organizzatori veronesi della mobilitazione.

“Nicola è ognuno di noi. Per sconfiggere insieme la paura. Scendiamo in piazza per svegliare una città che troppe volte ha girato la testa. Non deve farlo questa volta. Non deve farlo mai più. Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l’ipocrisia riscriva anche questa storia. Per una Verona libera dalla paura e dall’odio, per una Verona libera da vecchi e nuovi fascismi, per una città libera dall’intolleranza, dal razzismo, dall’ignoranza”

Inizia così l’appello della manifestazione nazionale antifascista che oggi attraverserà le strade di Verona.

> Una breve diretta di radio Blackout con Chiara (csoa Askatasuna)

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Sabato prossimo un corteo di massa cercherà di dare l’unica risposta possibile all’ultima di una serie di tragedie che ci ha visto negli ultimi anni (come movimento) accompagnare troppi compagni al cimitero.

Dax, Renato e oggi Nicola… una lista gia insopportabilmente troppo lunga. Ragazzi accoltellati o pestati a morte dagli squadristi di oggi, spesso cresciuti in ambienti in cui l’humus condiviso è quello della vile aggressione: al militante di sinistra, al migrante o al "diverso", a volte coperti da una destra istituzionale che con queste frange neo-fasciste intrattiene più di un rapporto, usandola per i propri servigi.

Intanto, nuove costellazioni del fascismo si riproducono nelle mostre metropoli, tra il consenso sociale dei ceti popolari che virano a destra, imbevuti di xenofobia e schifati dal salottismo di tanta Sinistra e l’iniziativa politicamente intelligente (per parte sua) di un’estrema destra che trova spazi di agibilità e interstizi sociali di radicamento, mentre le aggressioni continuano: nella notte tra l’8 e il 9 maggio, un’aggressione fascista ai danni di militanti No FLy a Ciampino; nella notte tra sabato e domenica un operaio trentenne in uscita dal centro sociale Pedro viene aggredito da 4 persone: «Era la prima volta che li vedevo -ha detto l’aggredito – Di sicuro italiani, due avevano la testa rasata. Mi sono difeso ma ho ricevuto diversi colpi».

Ma piangersi addosso non serve!

Le morti che ci portiamo dietro sono anche il sintomo evidente di una mancata risposta (e responsbilità) del movimenti, in particolare quello dei centri sociali, in troppi casi arretrato negli ultimi anni nel farsi traghettare verso posizioni di compatibilità istituzionale, relegando la pratica ( magari non centrale – ma mai archiviabile!) dell’antifascismo militante e della battaglia politica contro il risogente squdrismo di quartiere tra i nostalgismi di cui sbarazzarsi in fretta…
Non è così! Ce lo dicono i nomi e le storie di questi compagni persi negli ultimi 5 anni.

> Gli ultimi dettagli sul corteo nell’intervista con Pippo (cs La Chimica)

Per questo sabato saremo in tante e tanti a Verona, per ricordare, e ricordarci che Nicola è ognuno di noi, perché non ci siano altri Nicola, Renato o Dax da piangere domani, per riprenderci le strade e i territori contra una melma nera che approfitta delle nostre debolezze o mancanze per costruire razzismo e involuzione sociale.
Perché l’odio cambi di segno!
Qualcuno, di fronte a tanta offesa, pensa di poter gestire tutto con una piazza tematica e l’invito alla "partecipazione" di un’improbabile "società civile", indefinito soggetto buono per tutte le stagioni, tante volte invocato, rarmente capace di radicare consenso e riprodurre conflitto.
Come redazione di InfoAut aderiamo e invitiamo apartecipare al corteo cittadino che partirà alle h 15 dalla stazione veronese di Porta nuova.

> Ascolta l’intervista con Riccardo (cs La Chimica) che presenta il corteo di sabato

In direzione di questo corteo, ieri sera (13 maggio) si è tenuta una partecipatissima assemblea alla quale hanno partecipato anche cittadini veronesi non legati ad alcuna realta organizzata ed alcuni amici di Nicola, il ragazzo massacrato di botte da 5 giovani fascisti nella notte del 1 maggio a Verona.

> Ascolta il resoconto di una compagna veronese ai microfoni di RadiOndadUrto

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TRASPORTI X VERONA

TORINO: pullman; chiamare per prenotazioni: 011-885027 oppure 3473837641

BOLOGNA: treno; metting point h 11 in stazione FS

PADOVA:
treno; stazione FS h 13.20

Treno Antifascista
MILANO: stazione centrale h 10.30
BERGAMO: stazione centrale h 11
BRESCIA: stazione centrale h 12.30

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MATERIALI/POSIZIONI

"Contro i fatti di Verona, l’ora dell’antifascismo!" (Network Antagonista Torinese)

Nicola è ognuno di noi. La mano che ha ucciso Nicola è una mano fascista(CRASH!Cua)

(12/05/2008) Eppur bisogna andar… (DeriveApprodi)

 

Sito Internet: verona17maggio.noblogs.org/

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ASSALTO AL CUORE DI NAPOLI: RAID E BARRICATE

<B>Rifiuti, assalto al cuore di Napoli <br>raid e barricate, città sotto assedio </B> 
Rifiuti, assalto al cuore di Napoli
raid e barricate, città sotto assedio

Cumuli di rifiuti per le vie di Napoli

NAPOLI – La città è ora un tappeto di spazzatura. Non più solo cumuli, come nelle precedenti fasi acute di crisi, ma proprio sacchetti e cassonetti rovesciati per strada un po’ ovunque. E non c’è più differenza fra periferie come Pianura e salotto cittadino. L’intera area urbana è avvolta dai miasmi della spazzatura in putrefazione e dai venti di rivolta. Ovunque si registrano pattuglie di ragazzi, teppisti organizzati, che sfrecciando in motorino si spostano da un focolaio di rivolta all’altro, ma anche donne e bambini che denunciano "ci entrano topi e insetti in casa" oppure "qua finiamo come col colera tanti anni fa".

Constatazioni alle quali fanno seguito le barricate e il lancio per strada di sacchetti. Che poi restano lì per ore e ore perché l’Asìa, l’azienda comunale di raccolta, non ha i mezzi necessari a intervenire prontamente in tempo reale dove la protesta insozza le strade. Non a caso il blocco del quartiere collinare del Vomero, iniziato giovedì sera, è stato rimosso solo ieri all’alba, mentre il sindaco Rosa Russo Iervolino apriva la sua giornata constatando che "la situazione è raccapricciante".

Bastavano però poche ore e la città era di nuovo a ferro, fuoco e munnezza. In mattinata esplodeva la rabbia degli abitanti di via Imbriani, a cavallo di via Salvator Rosa, l’arteria che sale dal centro cittadino alla zona collinare. Strada bloccata, traffico più in tilt del solito, corse deviate per gli autobus, costretti a tornare in collina per scendere poi da un altro asse viario verso il centro. Stessa scena nel pomeriggio lungo la Riviera di Chiaia, la strada che collega il centro a Mergellina e Posillipo. Anche qui due file di cassonetti rovesciati per strada e sacchetti a completare la barricata, con donne e bambini in prima fila, prontissimi a rigettare a terra anche il poco materiale che alcuni poliziotti volenterosi cercavano di radunare ai lati della carreggiata.

Ancora blocchi in serata anche in serata nella zona occidentale di Bagnoli e Fuorigrotta, vicino allo stadio San Paolo, di nuovo su via Salvator Rosa, con la città spezzata in due nell’ora del rientro a casa e lungo via Forìa.

 

Una città in stadio di assedio. Si aggiungevano i roghi, nella zona di via Chiaia, nei dintorni di piazza Garibaldi, sede della stazione ferroviaria, e in altri quartieri della Napoli collinare. In questa situazione arrivava in serata la nota ottimistica del commissariato straordinario: grazie all’apertura di un sito di stoccaggio nel casertano, gli impianti di Cdr hanno potuto accogliere e lavorare circa 7000 tonnellate di spazzatura. È il quantitativo medio di produzione di una giornata in tutta la regione, dunque almeno ieri la situazione non è peggiorata e da domani il ritmo di recupero, come annuncia a Napoli l’assessore Gennaro Mola, dovrebbe incrementare. Ma quello che si è accumulato nei giorni scorsi per terra resta lì, insieme alla esasperazione della gente. Sicché si moltiplicano le reazioni politiche.

Il presidente della Regione Antonio Bassolino nota che "Berlusconi e il governo vengono a Napoli (mercoledì 21, ndr), e mi sembra un segnale giusto". Intanto il sindaco Iervolino punzecchia il commissario straordinario Gianni De Gennaro: "Quando mi nomineranno commissario all’emergenza rifiuti una soluzione la troverò. Siccome un commissario c’è, e si chiama De Gennaro, faccia il suo mestiere". E il presidente della Provincia di Napoli, il verde Dino Di Palma, invoca: "Apriamo immediatamente tutte le discariche in grado di accogliere spazzatura per quindici giorni".

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