Giornata di mobilitazione nazionale contro la repressione

Inviato da autonomix | 14 Feb, 2008
[Euskal Herria] Giornata di mobilitazione nazionale contro la repressione e lo stato d'eccezione: scontri, arresti, blocchi, barricate


14 febbraio 2008 - Dopo l'impennata repressiva dell'ultima settimana, le condizioni minime per potere ancora parlare di uno stato di diritto sembrano venir meno nel territorio rivndicato dai baschi come Euskadi.

Tra venerdì 8 e marted' 12 febbraio, sono stati a decine gli arresti di militanti baschi della sinistra indipendentista (abertzale); nuovi coordinamenti elettorali sono stati sospesi dalla "concorrenza democratica". A gestire questa manovra, ancora una volta, il super-giudice Baltazar Garzon, emblema e simbolo di una "sinistra" cultura giustizialista che sembra fare scuola. Dietro le sue operazioni repressive, la convinzione che tutto in Euskal Herria sia "Eta".
In questi anni tutti i settori della vita politica e sociale in cui si esprime l'indipendentismo di sinistra (e non solo) sono stati metodicamente smantellati, colpiti e repressi dal super-giudice applicando la nota tecnica contro-insurrezionale secondo la quale "bisigna togliere l'acqua in cui il pesce galleggia".

Un capolavoro di cultura giuridica che pone però qualche problema: se tutto quel che si muove nei Paesi Baschi è Eta (cosa improbabile dentro una cultura politica dinamica e fortemente articolata in diverse posizioni come è quella basca) - se anch questo assunto fosse vero, ciò equivarrebbe a dire che Eta rappresenta una parte consistente del popolo basco, con tutte le conseguenze (e il bisogno) di un approccio necessariamente "politico" alla "questione basca".
Ma Garzon e Zapatero non la pensano così!
Il presidente spagnolo sta anzi preparando la sua futura ri-elezione a suon di dichiarazioni anti_Eta ribadendo che, in caso di sua rielezione, non ci saranno alcube trattative con i "terrorosti". In Spagna la campagna anti-Eta funziona sempre in termini elettorali.

> Ascolta l'intervista con Nicola La Torre da Bilbao


La risposta di un popolo: una nazione bloccata!

Da questa mattina la nazione basca sta riempendo le strade, le piazze, le ferrovie e le principali vie di comunicazione dei Paesi Baschi del Sud (quelli sotto controllo spagnolo). Una mobilitazione indetta come "sciopero generale contro la repressione" per dire NO allo stato d'eccezione con cui il governo centrale spagnolo sta strozzando ogni ambito della vita civile basca.

> Spot video per la manifestazione di oggi


Oltra ai cortei autorizzati dislocati nei principali centri urbani (il più grosso corteo mattutino si è tenuto a Donostia-San Sebastian) ci sono stati blocchi
e barricate lungo alcune tratte ferroviarie e stradali.
Gli arresti si contano già a decine ma sono certamente destinati ad aumentare visto che le manifestazioni del pomeriggio sono tutte vietate.

> Video di azioni di blocco stradale

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Copertura in tempo reale sui siti :

Bologna - Manifestazione degli anarchici: condanna del Consiglio Provinciale

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Bologna - Gli atti di vandalismo avvenuti a Bologna durante la manifestazione organizzata dai gruppi anarchici sabato scorso, sono stati condannanti ieri dal Consiglio provinciale in un ordine del giorno presentato da An e FI, emendato dal Pd e sottoscritto anche dall’IdV. Il testo è stato approvato con 25 voti favorevoli (Sd, Pd, FI, An, IdV) e 6 contrari (Sd, Prc, PdCi, Verdi).

Nel documento si condannano, tra l’altro, gli atti rivolti contro il monumento che ricorda la battaglia della Bolognina e si “apprezza la posizione assunta dagli organi di Stato decisi a perseguire i numerosi e ingiustificabili eccessi operati dai manifestanti”.
L’odg inoltre si augura che “non abbiano più a verificarsi episodi di tal genere che offendono la memorie di chi è caduto battendosi per la libertà di tutti gli italiani, anche attraverso una forte ed efficace forma di prevenzione da parte delle autorità preposte, per assicurare ai cittadini bolognesi il diritto di vivere in sicurezza”.

Sullo stesso argomento era stato presentato dai gruppi Sd, Rc, PdCi e Verdi, un altro ordine del giorno che è stato però respinto.
Anch’esso condannava gli atti di vandalismo, in particolare quelli contro il monumento che ricorda la battaglia partigiana della Bolognina, auspicando che nel futuro “le autorità preposte agiscano con rigore contro ogni atto di intolleranza che, in questo caso come nei casi di aggressioni e pestaggi a danno di militanti di sinistra, rende insopportabile il clima della convivenza della città di Bologna e offende la memoria di chi è caduto battendosi per la libertà di tutti gli italiani”.

La Calabria nelle mani della francese Veolia: Mdt e Csoa Cartella

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

La Calabria nelle mani della francese Veolia
Il grande business privato - pubblico della gestione di acqua e di rifiuti
Pagheremo anche l'aria?

presidio

In Contrada Cicerna, in prossimità del mostro che stiamo presidiando da più di 20 giorni, ci sono dei cartelli che indicano la strada verso "l'impianto di Trattamento RSU e termovalorizzazione CDR di Gioia Tauro": i cartelli sono intestati al gruppo francese VEOLIA - Servizi Ambientali.

Ma cos'è la Veolia?

È la più grande multinazionale al mondo per quel che riguarda la gestione del bene più prezioso, l'acqua, e la seconda per quel che riguarda invece, la gestione dei rifiuti. Noi calabresi la dovremmo conoscere bene, visto che è "padrona" della nostra acqua e da qualche mese, è diventata proprietaria anche della TEC, la SpA che gestisce il ciclo dei rifiuti per Calabria Sud - uno dei due "sistemi" impiantistici previsti dal piano regionale rifiuti per la Calabria.

Eppure pochi sanno che la nostra acqua è stata privatizzata, come pochi sanno che qualche giorno fa 6 importanti manager di Acqualatina, la società di gestione del servizio idrico nel capoluogo pontino, sono stati arrestati: tra questi Raimondo Besson, ormai ex amministratore delegato della So.Ri.Cal, e Jean Louis Marie Pons, rappresentante in Italia di Veolia.

La So.Ri.Cal S.p.A. è una società mista pubblico-privata con il 53,5% del capitale sociale detenuto dalla Regione Calabria (con piccole quote dalle Province e dall'ANCI regionale), ed il rimanente 46,5% dalla Acque di Calabria S.p.A..

Costituita il 26 febbraio 2003, dal 1 novembre del 2004 gestisce il complesso acquedottistico regionale, l'approvvigionamento idrico e la fornitura all'ingrosso di acqua potabile ai comuni ed altri enti. Questa gestione avrà una durata di 30 anni.

Originariamente Acque di Calabria S.p.A., che era costituita da Enel Ydro e dall'Acquedotto Pugliese, entra in So.Ri.Cal con il 49% azionario ma non sborsa un solo euro, pronta però a essere solvente con il recupero delle tariffe, man mano che saranno pagate. In seguito l'Acquedotto Pugliese ha venduto le sue quote a Enel Ydro che è rimasto quindi unico socio. Il 22 dicembre 2004 la  Veolia ha acquistato il 100% del capitale di Enel Ydro.

La privatizzazione del settore significa aumento delle tariffe, anche se nel contratto con la So.Ri.Cal era previsto che queste restassero bloccate fino al 2008, se non a fronte di un reale miglioramento della qualità del servizio. Eppure le tariffe sono aumentate annualmente mentre del "reale miglioramento" del servizio non si è vista traccia. Al contrario leggiamo sui giornali di prese di posizione di uomini politici, e anche di dipendenti della ex-Casmez, che denunciano scarsa manutenzione sugli impianti con il rischio di perdere un ingente patrimonio pubblico.

E le tariffe sono destinate a subire un ulteriore e sostanziale aumento. A questo proposito è interessantissimo lo stralcio di un intervento del consigliere regionale Abramo, ex-sindaco di Catanzaro e candidato del centro-destra a ricoprire il ruolo di governatore, che ne auspicava una discussione in Consiglio, durante la seduta del 10 novembre 2006: «...vi garantisco che i comuni con il piano industriale previsto dalla Sorical che oggi fanno pagare ai propri concittadini l'acqua al costo di 280 di vecchie lire al metro cubo (quindi € 0,14), non sopporteranno dal punto di vista economico le 2.400 lire (€ 1,24) che sono state previste nel piano industriale della Sorical. [...] Se non discuteremo di queste problematiche, rischiamo di avere un territorio e soprattutto di avere comuni che rischiano il dissesto finanziario. Tutti e 409 comuni della Calabria».

Raimondo Besson era un importante dirigente dell'ufficio regionale del Lazio che, all'epoca della giunta Badaloni, si occupò del disegno degli ambiti idrici e della legge regionale che regolamenta l'acqua laziale. I consiglieri d'amministrazione di parte privata passano quindi da un gestore all'altro, mentre le diverse imprese controllate da Veolia si scambiano consulenze e sistemi gestionali: tanto per fare un esempio la stessa Acqualatina, il cui 49% è in mano alla Veolia, ha venduto nel 2005 consulenze alla So.Ri.Cal per 514 mila euro.

Veolia quando entra nelle gestioni miste promette di apportare le competenze e spesso vince le gare grazie a questa promessa. Peccato che i costi di queste consulenze e dei gettoni di presenza dei consiglieri che girano l'Italia portino ad aumenti e a «squilibri finanziari» che i comuni saranno costretti a ripianare. Sono proprio questi appalti "particolari", considerati truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a spingere la Procura di Latina ad emanare le 6 ordinanze di custodia cautelare.

Il 31 maggio del 2007, gli organi di informazione finanziaria salutano con entusiasmo la notizia dell'acquisto da parte di Veolia, del 75% dell'azienda di gestione rifiuti spezzina TM.T., di proprietà di Termomeccanica. Questa partecipazione potrà essere portata al 100% entro il 2012. La TM.T ha realizzato nel 2006 un fatturato proforma di 97 milioni. Tenuto conto dei progetti in corso, questa cifra dovrebbe subire una "crescita significativa nel corso dei prossimi anni e raggiungerà circa 200 milioni nel 2011", ha precisato Veolia.

Ciò ha comportato che l'88,98% della TEC S.p.A. è passato di mano, arrivando in quelle avide dei nostri "amici" d'oltralpe. Ma il passaggio azionario non è bastato a sanare il pesante conflitto di interessi tra la TEC e le società miste per la raccolta di rifiuti: sia Piana Ambiente che Fata Morgana sono controllate, come partner privati, dalla Termomeccanica, padrona ancora del 25% di TM.T. e con tutto l'interesse a incrementare gli utili dell'unico inceneritore del meridione.

Le "buone intenzioni" della Veolia si sono evidenziate a Napoli, dove si era, in un primo tempo, ritirata dalla gara d'appalto per la gestione dei rifiuti campani e per la costruzione di tre nuovi inceneritori, salvo poi rientrare in grande stile. Motivo di questo colpo di scena? Il bravo Prodi, prima di farsi da parte, ha lasciato l'ultimo regalino: ha firmato il decreto per sbloccare i contributi alla costruzione degli inceneritori, quei Cip6 che i cittadini pagano per le energie rinnovabili e che l'Italia, oggetto per questo di procedure di infrazione da parte dell'Unione Euroepa, usa per finanziare anche gli inceneritori. Se non ci fossero questi finanziamenti, il 7% delle nostre bollette Enel, i "termovalorizzatori" non sarebbero appetibili per gli investitori privati: sono i Cip6 che valorizzano i rifiuti per i privati, che ci guadagnano 55 euro per ogni tonnellata incenerita.

L'ennesima riprova che l'incenerimento dei rifiuti è solo un grande business, buono ad attrarre le grandi multinazionali straniere tornate a colonizzare i nostri territori.

Dal Presidio Permanente di Contrada Cicerna
 
www.csoacartella.org
www.mdtcalabria.org 

Bloccato uno fratto a Palermo

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008
Bloccato uno fratto a Palermo


|Palermo 13.2|
L’ennesimo sfratto è stato bloccato dal Comitato Autorganizzato Senza Casa che ormai da diversi mesi porta avanti una campagna contro gli sfratti e organizza blocchi degli stessi.
Ieri mattina decine di famiglie di senza casa sono riuscite a bloccare uno sfratto esecutivo posticipandolo di circa due mesi. E’ chiaro comunque che questa non è una soluzione definitiva perche ‘ i palazzinari e i proprietari di casa che vorranno ristrutturare gli appartamenti per poi affittarli a prezzi altissimi, saranno determinati ad entrare presto in possesso degli alloggi con quintali di Polizia al seguito; proprio per questo il Comitato Autorganizzato dei senza casa lavora costantemente ad un monitoraggio di tutti gli alloggi sfitti in città da poter occupare dando una soluzione al problema casa e saltando la mediazione con quelle istituzioni che sono le principali responsabili di questa situazione e di tante altre emergenze sociali a Palermo e nel resto del Meridione.

>> ascolta/scarica a lato l’intervista con Michele del Comitato Autorganizzato Senza Casa



Segue il documento del Comitato sull’emergenza abitativa a Palermo

Note sull’ Emergenza Casa a Palermo

L’emergenza casa è ormai endemica nella città di Palermo come in tutta Italia.
Sono più di 60 mila le famiglie che attendono di avere una casa popolare in tutta la Sicilia e oltre la metà sono concentrate nelle 3 grandi città, Palermo,Messina e Catania.
Nonostante l’emergenza abitativa cresca di anno in anno, pochi sono gli interventi delle istituzioni in questo ambito: risale al ’98 l’ultimo grande piano di edilizia residenziale messo in piedi dalla Regione salvo stanziare 10 milioni di euro lo scorso anno per realizzare alloggi dove non servono, cioè nei piccoli comuni dell’entroterra siciliano (1700 sono gli alloggi sfitti nella provincia di Trapani, 436 nella provincia di Catania e così via)
Da una ricerca sul fabbisogno abitativo, condotta dall'Università di Palermo, risulta che da qui al 2011 occorrerebbero 18.000 alloggi, cioè bisognerebbe disporre di 3.000 alloggi l’anno.Lagiunta comunale non ha nessun programma per fare fronte a questo fabbisogno.
”Gli abusivi” come vengono classificati dalle istituzioni, cioè gli occupanti di case popolari assegnate ad altri, sono 3.500.
Dal 2005 al 2008 dovrebbero essere pronti 680 alloggi con interventi di edilizia sovvenzionata.
Nel centro storico, in gran parte ancora con le rovine della guerra, si concentra un patrimonio edilizio di 10.000 alloggi, molti dei quali degradati, fatiscenti e disabitati. Il Comune in tre anni ha realizzato solo 69 alloggi ERP (Edilizia residenziale pubblica).
A Palermo la risposta dell’amministrazione comunale nonostante esistano , liste d’attesa infinite per l’assegnazione di una casa, 10 mila famiglie in graduatoria più altre 2 mila che nemmeno fanno domanda, è la vendita del patrimonio
pubblico a privati e l’espulsione dei proletari dal centro storico. L’assetto della città cambia in base alle regole del mercato edilizio e, nonostante gli innumerevoli tentativi di contrattazione e di dialogo che, nel tempo, abbiamo cercato di instaurare con l’amministrazione comunale, questa si è sempre dimostrata sorda di fronte alla rivendicazione di un diritto fondamentale. In questo contesto infatti 7 anni fa è nata a Palermo la prima esperienza di lotta per il diritto alla casa. L’occupazione, andata avanti per un mese, della cattedrale di Palermo e di altri luoghi simbolo della speculazione edilizia e della malsana gestione dell’emergenza casa, manifestazioni cittadine, presidi e blocchi stradali,tavoli di trattative e liste di emergenza sono stati il mezzo per fare pressione sull’amministrazione comunale perché trovasse una soluzione all’emergenza. Anche l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia come soluzione provvisoria nell’attesa di assegnazioni definitive è stata una conquista dei movimenti di lotta che, negli anni , hanno ottenuto dei risultati concreti.
Con il passare del tempo, però, le pratiche della contrattazione e della richiesta si sono rivelate fallimentari. La controparte, l’amministrazione comunale, si è rivelata sempre più trincerata dietro la sua posizione di potere, negando ogni possibilità di dialogo , ostentando i rapporti di forza con minacce di repressione. L’amministrazione comunale dimostra la sua non volontà di affrontare in modo concreto l’emergenza abitativa in svariati modi: quando fa promesse per reprimere la lotta; quando concede le briciole svilendo la dignità di chi rivendica un diritto e facendo leva sui bisogni; quando, soprattutto, nega l’esistenza di beni di proprietà del comune da adibire ad abitazione.
In questo
contesto nessuna contrattazione è possibile . Le case ci sono e ce le prendiamo.
Da ciò nasce l’esigenza di abbandonare alcune pratiche per intraprenderne altre che siano più radicali e concrete. Riappropriarsi degli spazi e garantire a se e ai propri figli il diritto alla casa significa ribaltare i rapporti di forza e sfuggire al ricatto di chi crede di poter speculare sui bisogni dei proletari. La lotta per la casa è uno dei terreni di intervento e pratica politica che a Palermo ha contribuito in questi anni maggiormente a tenere vivo il livello del conflitto sociale. Innanzi tutto bisogna ribadire che la lotta per la casa deve necessariamente inserirsi, almeno in prospettiva, in un percorso più ampio mirato alla riappropriazione del reddito al di fuori e oltre il lavoro essendo l’emergenza abitativa un elemento cardine della contraddizione capitale-lavoro. Il bisogno casa dunque non può in alcun modo essere scisso da altri percorsi che corrono su binari vicini. Anzi se la lotta per la casa ha un valore aggiunto è proprio perché rappresenta un percorso potenzialmente unificante per proletari/e che vivono situazioni differenti. In questa fase, il problema casa va ad investire fasce di persone altrimenti non abituate a percepirsi come sfruttati/e, e quindi tradizionalmente poco interessate a forme conflittuali di lotta.
In una città in cui il mercato immobiliare è completamente in mano agli speculatori, fasce sempre più ampie della popolazione sono escluse dalla possibilità di acquistare o affittare un appartamento in città. Sempre più persone sono allontanate dal tessuto urbano verso le nuove periferie situate nell'hinterland provinciale. Chi , in qualche modo, si rifiuta di abbandonare la città, sempre più frequentemente opera scelte come la coabitazione o si sobbarca il peso di un affitto o di un mutuo
pari o quasi al proprio reddito mensile.
Una lotta basata sulla riappropriazione pura e semplice, appare ben più realistica di alcune piattaforme rivendicative volte al riconoscimento istituzionale del "diritto alla casa" e alla mediazione con le istituzioni.
Su un livello più generale, riteniamo limitante un piano di intervento meramente rivendicativo in quanto rischia di presupporre di fatto le istituzioni come tramite per il soddisfacimento dei bisogni di classe. E’ ancora centrale che i percorsi di lotta debbano essere autonomi e contrapposti alle istituzioni che esistono in quanto enti gestori degli interessi di padroni e speculatori.
Ad un anno e mezzo circa di distanza dalle ultime elezioni politiche, il governo Prodi non ha mostrato nessun segno di discontinuità con i precedenti governi sul tema delle politiche abitative.
Poco o niente è stato fatto per affrontare una situazione che diviene di giorno in giorno sempre più disastrosa ed esplosiva; una vera e propria emergenza sociale senza freni e paracadute.
Sempre più persone non ce la fanno più a pagare affitti impossibili, diventano insolventi di fronte a mutui a 25 o 30 anni che rappresentano delle vere e proprie ipoteche sulla vita; sempre più persone sono costrette a subire la violenza di uno sfratto (oltre il danno la beffa), a vivere in situazioni di coabitazione forzata o nelle nuove baraccopoli del 2000; sempre più persone non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese strette nella morsa del caro vita e della precarietà.

COMITATO AUTORGANIZZATO SENZA CASA - PALERMO
Sportello ogni Mercoledì dalle 11 alle 13
Presso il CSOA ExKarcere in via mongitore 77
isole.ecn.org/excarcere

Sito Internet: abitare.noblogs.org

Primo Comunicato de "La Boccia"

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Circolo Eva Leotta

ora La Boccia

Ci riprendiamo il Circolo “Eva Leotta” con la benedizione di Leotta! Visto che sono 38 anni che è in quartiere! Non vogliamo che pseudo comunisti o altri della Margherita o ingrassati potenti ci tolgano i pochi spazi per socializzare e incontrarci che avevamo e che avremo ancora... LEOTTA NON SI TOCCA!!! Perchè è un'idea. L'idea che abbiamo, fin da quando siamo nati qua in Parella, l’idea che possa esistere un posto aperto dove bere due birre e scambiarsi due parole imprecando dei padroni e del lavoro che ci dissangua. Leotta ha voluto assicurarsi che il circolo rimanga aperto ai giovani e ad anziani. Noi ci teniamo a continuare a realizzare questa idea: con le nostre energie, senza rompere i coglioni e senza guadagnarci sopra dei soldi. Il circolo è stato chiuso con la forza, guarda caso subito dopo che Leotta ha supportato gli operai che avevano occupato la fabbrica di casseforti qua in quartiere, la FIAMCA: i cui operai non hanno ricevuto il salario e non possono campare da più di un anno grazie ad un fallimento! I vari organi di informazione hanno taciuto pochi hanno dato solidarietà ed il premio per LEOTTA è stata la chiusura. Chissà quali altre speculazioni edilizie si celano dietro questa chiusura.Visto che la circoscrizione stessa non da segni di rispetto e tolleranza neanche a chi lotta per il proprio pane, e addirittura chiude uno spazio sociale lasciandolo inutilizzato: CE LO RIPRENDIAMO E LO RIAPRIAMO!

Ora irrompe e brucia di energia giovanile, Riapre: LA BOCCIA!!!

Via Giacomo Medici 121 Torino

gli amici di Leotta

Torino 8 Febbraio 2008

Sempre attivi dalla mattina fino alla sera i momenti di autocostruzione.

La Boccia Squat Via Giacomo Medici, 121 quartiere Parella http://www.informa-azione.info/files/boccia.jpg

Torino -- Nuovo sito TuttoSquat http://tuttosquat.net/

Tutti i Venerdì Dopo le 17:00 Ascolta TUTTOSQUAT Il Giornale Malandrino degli Squatters di Torino in radio & on web http://www.radioblackout.org/streaming/

Per Torino & Provincia 105.250 fm

FENIX! OSSERVATORIO ASTRONOMICO CONTRO LA REPRESSIONE http://www.inventati.org/fenix/links.php

Milano - Comunicato per processo d'appello sugli scontri all'ospedale S.Paolo

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Un anno e otto mesi è la pesante sentenza di primo grado inflitta a due dei quattro compagni imputati per i pestaggi all'ospedale S. Paolo di Milano. Con l'appello il PM richiede la stessa condanna per tutti e quattro.

I fatti si riferiscono alla notte del 16 Marzo quando fu assassinato Dax e furono feriti altri due compagni da parte di un terzetto familiare dedito al culto del fascismo e all'uso del coltello.

I compagni giunti sul luogo dell'aggressione si spostarono poi all'ospedale S. Paolo dove erano stati trasportati gli aggrediti. Lì, però, trovarono pattuglie di polizia e carabinieri che li aspettavano.

Di fronte alla richiesta di poter rimanere soli, la polizia iniziò a provocare arrivando a caricare fin dentro i locali del Pronto Soccorso con una ferocia tale da proseguire con una sistematica caccia all'uomo.

Una decina di amici di Dax riportarono ferite come la rottura di ossa in diverse parti del corpo.

Secondo la sentenza, queste lesioni se le sarebbero procurate da soli visto che uno solo degli agenti, sui tre imputati, si sarebbe macchiato del porto di arma impropria (girava con una mazza da baseball). Il resto delle forze dell'ordine, presenti numerose quella notte, sarebbe stato discreto osservatore dei pestaggi da "macelleria italiana".

Non sono pochi i casi in cui è stato possibile vedere le varie polizie in azione con metodi violentissimi, picchiando a sangue fino alla morte come nei recenti e noti casi della Diaz, del S. Paolo e di Aldrovandi.

La domanda che viene ripensando a tutte quelle situazioni è se queste aggressioni siano una pazzia individuale o siano accettate e consigliate dai comandi.

All'indomani dei pestaggi furono esemplari le dichiarazioni dell'allora Questore Buoncoraglio che giustificò l'operato degli agenti dicendo: “Stavano solo impedendo il trafugamento della salma”.

E per affidarci alle parole della magistratura, riportiamo parte delle motivazioni della sentenza: “...producevano una reazione da una parte inefficace, dall'altra eccessivamente dura da parte delle forze dell'Ordine, culminata nell'inseguimento all'interno del Pronto Soccorso di alcuni ragazzi che ivi si erano rifugiati e in indiscriminati comportamenti violenti (manganellate, calci e via esemplificando) non giustificati ne' da un'attuale opposizione dei singoli, ne' dalla necessita' di compiere un atto di ufficio, MA DI NATURA PURAMENTE INTIMIDATORIA E RITORSIVA”.

Dunque il 15 Febbraio ci sara' la seconda udienza di appello dei pestaggi del S. Paolo.

Vogliamo ringraziare i compagni e gli amici che ci sono stati vicini e che hanno seguito questa inquietante vicenda dal suo nascere ad oggi. Chi ha contribuito a ricostruire la verita' assoluta di quanto è successo ed il percorso collettivo del processo.

Vogliamo denunciare la pesantezza e l' insostenibilita' della sentenza di primo grado alla luce anche delle motivazioni dei giudici.

E, come fatto in passato, rimandiamo le responsabilita' oltre che alle pattuglie presenti anche ai loro vertici.

L'udienza è il 15 Febbraio ore 9 alla II Corte d'Assise al Tribunale di Milano. Facciamo una massiccia presenza in aula.

CON DAX NEL CUORE

Gli imputati

http://daxresiste.noblogs.org

OMICIDIO ALDROVANDI

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008

Video della polizia scientifica

Postato in Senza categoria il 12 Febbraio, 2008 --> -->

http://www.kataweb.it/articolo/2902373

Molto clamore ha avuto il video, visto per la prima volta in aula alla scorsa udienza, girato dall’agente di polizia scientifica dopo che l’ambulanza era andata via, ma prima, molto prima che arrivasse il medico legale, che è arrivato solo alle 9,30.

le immagini e i frammenti di dialoghi saranno certo discussi alla prossima udienza, il 13 febbraio, in cui sono convocati diversi funzionari, e soprattutto i vertici, della questura di due anni fa.

I dieci minuti di quella registrazione dichiarano apertamente quel che è stato fatto a Federico, mentre il suo cellulare squillava e noi lo stavamo cercando, e dichiarano anche l’abbandono e la desolazione in cui è stato lasciato, mentre i presenti, lontani in tutti i sensi, parlavano fra loro. Hanno parlato cinque ore, prima di venirci ad avvisare, e da quel momento hanno iniziato una serie di menzogne che purtroppo vediamo anche in aula.

Siamo comunque in Tribunale, davanti alla giustizia. Stabilirà il giudice se gli imputati saranno giudicati colpevoli.

Ma tutto il resto chi lo giudicherà?

Siamo cittadini normali, paghiamo le tasse. Di fronte a tutti gli errori, pasticci, omissioni e falsi che si sono accavallati in modo impressionante fin dai primi minuti dopo la morte di mio figlio, chi pagherà?

Se il magistrato non si è recato sul posto,

se addirittura l’ufficiale di polizia giudiziaria che avrebbe dovuto indagare ha confessato di aver contribuito a redigere lui stesso le relazioni di servizio degli indagati,

se sono scomparsi i manganelli,

se molte fotografie non sono state mai consegnate al pubblico ministero

chi ha fatto e permesso tutto questo possibile che non debba pagare?

oppure solo i normali cittadini se sbagliano devono pagare mentre chi non lo è ha licenza di uccidere

chiunque sbagli paga, loro non sono stati nemmeno sospesi, come succede per qualunque lavoro pubblico nell’attesa di un giudizio.

perchè questo per loro non vale? perchè ai loro amici è permesso intimidire e minacciare i testimoni impunemente? restano imperterriti al loro posto, a loro tutto è permesso, mentre i miei avvocati, per essersi dall’inizio ribellati alle falsità hanno un procedimento disciplinare in corso? tutto questo non è degno di un paese civile e democratico.

il processo avrà il suo corso, ma non possiamo ignorare come esso sia stato falsato da omissioni e falsi commessi in relazione all’indagine. Chi pagherà per questo?

Servizio di ”Chi l’ha visto?” dell’11 febbraio 2008. Contiene una parte di una interessante telefonata dal 113 al 112 alle 7,30 circa del 25 settembre 2005:

1^ parte

http://it.youtube.com/watch?v=C7q9PcmxfPo

2^ parte

http://it.youtube.com/watch?v=5LX8O0yUOPQ

 

 

Omicidio Aldrovandi: le verità taciute del nuovo video


Ferrara, febbraio 2008 - Spunta un video di dodici minuti registrato dalla Polizia Scientifica quando Federico era già cadavere, ma ancora disteso sull'asfalto, che aggiunge altro orrore alla tragica vicenda di Ferrara del 25 settembre 2005. Quel giorno appunto, come ormai tutti sanno Federico Aldrovandi, un ragazzo di diciotto anni viene ucciso senza motivo o forse bisogna ancora dire, viene trovato morto dopo un intervento della polizia. Queste immagini che verranno dibattute nell'udienza del 13 Febbraio sono girate prima dell'arrivo del medico legale (alle 9.30), e sono state acquisite durante il processo a carico di quattro agenti accusati di omicidio colposo. Le immagini documentano la scena del delitto si vedono una decina di poliziotti, si vede il volto tumefatto di Federico, le sue mani livide e sporche, il suo telefonino su una panchina molto distante dal suo corpo.

Non c'è la pozza di sangue accanto al suo volto, non ci sono manganelli rotti nelle vicinanze, e neanche il portafoglio di Federico. Elementi che nella ricostruzione portata dagli avvocati della famiglia di Federico, contrastano nettamente con le fotografie scattate dal medico legale dove il ragazzo lo vediamo poggiato vicino ad una grande macchia di sangue, e dove il suo portafoglio appare nella tasca del giubbotto, con i jeans slacciati mentre nel video appaiono ben allacciati. E inoltre i manganelli rotti durante la colluttazione tra gli agenti e il ragazzo, che compiono solo il pomeriggio in questura. Ancora ombre sui dialoghi del video che forse collegati a una telefonata, sembra che indichino di un colloquio con un magistrato e che se accertati chiarirebbero perché il pm di turno quella mattina non andò sul luogo del delitto. «Si è ammazzato da solo». «Qui ci vuole la benzina». Altre frasi, rumori e perfino risate di chi forse si credeva inattaccabile perché poliziotto.

Ma inattaccabili per questo caso lo sono sempre meno. E questo grazie ad una madre che sulla morte del figlio ha voluto vederci chiaro. Si è fatta protagonista, si è creata un blog, ha costruito intorno a lei una rete fatta di amici di Federico, fatta di madri che avevano già vissuto la sua esperienza, fatta di movimenti che hanno saputo ascoltarla. E così un semplice blog di protesta è diventato una grandissima manifestazione il 23 Settembre 2006, e così un caso già archiviato e adeguatamente insabbiato è tornato alla cronaca. Come alla cronaca deve tornare la legge Reale che da decenni in questo paese che permette l'incolumità dello Stato quando si fa assassino.

Per Federico, per Carlo, per Marcello, e per tutti gli altri...

>> Guarda il video



Sito Internet: federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

Arrestato ex assessore dell'Udeur in Calabria

Inviato da autonomix | 13 Feb, 2008


Smascherato un sodalizio mafioso. L'organizzazione aveva interessi
negli appalti delle centrali idroelettriche, nel turismo e nello spaccio di droga

Appalti e droga, 50 in manette
Arrestato ex assessore dell'Udeur

In manette Pasquale Tripodi, che, fino a ieri, era a capo del turismo in Calabria


REGGIO CALABRIA - Oltre 50 arresti tra Umbria e Calabria. Un mix di mafiosi, politici ed esponenti delle banche. In manette anche l' ex assessore regionale al Turismo della Regione Calabria, Pasquale Tripodi, dell'Udeur. L'operazione dei carabinieri, chiamata Naos, ha smascherato un intreccio criminale che espandeva i proprio tentacoli dall'edilizia, al traffico di droga, alla estorsioni. E nei guai è finito anche il responsabile della filiale umbra di un noto istituto di credito.

Al centro delle indagini condotte dal Ros, un sodalizio di tipo mafioso collegato al clan camorristico dei Casalesi e alla cosca della 'ndrangheta dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti, di cui è stata documentata anche la diffusa infiltrazione nel settore economico-imprenditoriale, in particolare nell'edilizia e nel mercato immobiliare. Gli inquirenti hanno accertato in particolare che gli interessi illeciti dell'organizzazione criminale puntavano sugli appalti legati a centrali idroelettriche, come quella della Vallata dello Stilaro, nel comune di Bivongi (Reggio Calabria), ed infrastrutture turistiche calabresi. Manovre agevolate dalla collusione con esponenti delle amministrazioni pubbliche comunali e regionali. Ed è a questo punto che entra in ballo Tripodi, che da ieri non era più assessore al Turismo della Regione Calabria. Il presidente Agazio Loiero lo aveva revocato per la sua incompatibilità politica determinata dal fatto che aveva scelto di restare nell'Udeur e quindi di andare col centrodestra.

Tra gli arresti fatti in Calabria, ci sono anche il sindaco di Staiti, Vincenzo Ielo, il vicesindaco di Brancaleone, Gentile Scaramuzzino, ed un tecnico del comune di Brancaleone, Domenico Vitale.

Secondo gli inquirenti i proventi dell'attività illecita dell'organizzazione venivano reimpiegati nella costituzione di diverse società impegnate nell'edilizia, che riuscivano ad imporsi grazie ai prezzi concorrenziali offerti ai committenti. Un'egemonia favorita dalla scarsa qualità dei materiali impiegati e dalla sistematica violazione delle normative sulla sicurezza del lavoro e la previdenza della manodopera, composta in buona parte da extracomunitari clandestini.

Per gli investigatori l'organizzazione utilizzava metodi mafiosi, sia nell'ambito del traffico degli stupefacenti, che del reimpiego di capitali in attività edilizie, per passare al traffico di autovetture rubate o "clonate" fino al riciclaggio di assegni falsificati.

Per quanto riguarda il settore della droga è emerso il coinvolgimento degli indagati in un presunto traffico di cocaina destinati al mercato perugino. In Umbria la commercializzazione della droga era prevalentemente affidata ad una componente costituita da albanesi e pregiudicati locali.

(13 febbraio 2008)


SBIRRI BASTARDI: LA STORIA DI FEDERICO E VIDEO DELLA SCIENTIFICA

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008

Federico, ecco il video della Scientifica
Il cadavere e i dubbi di quella mattina

Aldrovandi, il video della Scientifica

di Massimo Russo

ROMA - Il corpo di Federico Aldrovandi è per terra, la maglietta rialzata sul torace, il viso tumefatto, insanguinato e coperto di ecchimosi. Le mani sono graffiate, dietro la testa macchie di sangue. E ancora schizzi poco distante, sull'asfalto, e sulla portiera destra di una volante del 113. L'auto è ammaccata: ci sono tracce di urti sul cofano poco sotto il parabrezza, sulla fiancata posteriore destra, e dietro, sul baule.

Si vede tutto questo in un filmato di dodici minuti girato dalla Scientifica il 25 settembre del 2005 a Ferrara, in via dell'Ippodromo. E' la mattina in cui Federico, 18 anni, studente incensurato, morì durante un fermo di polizia. Le immagini, delle quali pubblichiamo un estratto di quattro minuti senza audio, sono state acquisite nel processo che vede imputati per omicidio colposo quattro agenti intervenuti quella mattina.

Nel video la luce del sole è ancora bassa, sul posto alcuni poliziotti: si sente una risata, una telefonata in cui si chiede di chiamare un funzionario, frasi in cui si parla di un portafoglio. Dialoghi che dovranno essere filtrati con attenzione per capire se possano offrire elementi nuovi per le indagini. Nei fotogrammi originali c'è anche un taglio, non è dato sapere se casuale o inserito per eliminare alcune immagini o suoni catturati dal microfono della videocamera. Più avanti si avvertono anche singhiozzi e parole smozzicate: "Sono un genitore anch'io".

A una cinquantina di metri di distanza un'altra macchia cerchiata con il gesso sull'asfalto. A sinistra, su una panchina in un giardinetto, un cellulare, probabilmente quello di Federico. "Lo abbiamo chiamato molte volte quella mattina", ricorda al telefono la mamma, Patrizia Moretti. "Era lì per terra, e non lo avremmo saputo per cinque ore. Ci hanno avvisato solo alle 10:45, dicendoci che era morto per un malore. Che nessuno lo aveva toccato". E invece in una telefonata, anch'essa acquisita agli atti, gli investigatori tra loro parlano subito di una colluttazione.

Nella vicenda di Federico i tempi sono un elemento chiave. E' in corso un'inchiesta parallela della magistratura per chiarire eventuali manomissioni al registro in cui vennero annotati gli orari degli interventi delle volanti, sul quale sono state rinvenute cancellature. Aldro, come veniva chiamato dagli amici, muore qualche minuto dopo le sei. Il medico legale lo vedrà solo tre ore dopo, in una situazione in cui diversi particolari sembrano essere differenti da quelli di questo filmato. In cui mancano anche i due manganelli rotti durante lo scontro tra il giovane e i poliziotti. Spunteranno in questura nel pomeriggio.

Gli interrogativi da sciogliere sono ancora molti. Alcuni saranno posti ai protagonisti della vicenda già domani, durante una nuova udienza del processo. Ieri sera, intanto, Patrizia Moretti è intervenuta di nuovo a "Chi l'ha visto" su Rai Tre.

"Non gli hanno messo nemmeno un lenzuolo addosso, era lì abbandonato", ha commentato con la voce rotta. "Come facevano a ridere davanti a un ragazzo morto?".

Il blog della mamma di Federico Aldrovandi
Foto

(12 febbraio 2008)

NEWS E AGGIORNAMENTI: articoli dei media dopo il corteo di Bologna

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008

http://qn.quotidiano.net/2008/02/11/64248-nicola_manifestare_fare_apologia_reato.shtml Di Nicola: "Ok manifestare, ma non fare apologia di reato" Pugno duro contro gli anarchici anche da parte della Procura: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni. Ma una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca Bologna, 11 febbraio 2008 - Il Questore Francesco Cirillo chiede punizioni severe per il corteo anarchico e la Procura di Bologna risponde che anche questa volta si muovera' secondo le proprie posizioni, che e' lo stesso procuratore capo Enrico Di Nicola a ribadire: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni". Dove pero', e' la postilla di Di Nicola, "una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca. "Non sono tenero- assicura infatti il numero uno di piazza Trento Trieste- l'importante e' che l'autorita' si esprima nel rigore assoluto dell'applicazione della legge". Sara' lui stesso, annuncia poi, a esaminare personalmente "tutte le risultanze" che arriveranno da parte della Digos sulla manifestazione anarchica di sabato pomeriggio. Ma in Procura, per ora, non e' ancora arrivato nulla. Informato per il momento solo preliminarmente dal pm di turno (Antonello Gustapane) e dal numero uno della Digos Vincenzo Ciarambino, il procuratore capo di Bologna si limita per ora a dire di essere "lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose". Questo, precisa subito, "rispetto a quelli che si potevano anche prevedere". Insomma, "dal punto di vista dell'ordine pubblico non ci sono stati disordini e questo e' un fatto positivo". Cio' non toglie che siano successe cose che non gli sono piaciute, in particolare l'episodio delle bandiere della Resistenza di porta Lame a cui gli anarchici hanno appiccato il fuoco. "E' un fatto che non mi piace- dice a questo proposito Di Nicola- bruciare le bandiere e' la manifestazione di un atteggiamento che io considero di violenza verso la Costituzione". Il rogo delle bandiere, ma anche la rappresaglia nei confronti del camera-man della Rai, colpito da una pioggia di accendini per indurlo a smettere di riprendere. Sono entrambi atteggiamenti, dice ancora il procuratore capo, "che vanno contro la democrazia e in quanto tali vanno puniti". Ecco perche' Di Nicola assicura che "la valutazione sara' molto severa, soprattutto quando si tratta di beni tutelati in via primaria dalla Costituzione". Lo e' la bandiera, prosegue il numero uno di piazza Trento Trieste, che "e' citata nell'articolo 12 della Costituzione e rappresenta l'unita' e il simbolo della Repubblica italiana, basata sulla Resistenza". Un bene intoccabile, per il procuratore di Bologna, cosi' come intoccabile- conclude riferendosi all'episodio del camera-man colpito "mentre faceva il suo dovere di informare"- deve essere la liberta' di informazione, salvaguardata dall'articolo 21. A parte questo primo giudizio sommario, pero', il procuratore Di Nicola ripete piu' volte di voler "aspettare tutte le informazioni della Digos" prima di pronunciarsi. "Piu' sono gli elementi di conoscenza, maggiore e' la possibilita' di valutare", afferma il numero uno di piazza Trento Trieste. "Ho gia' dato ordine di ricevere tutti gli elementi di prova acquisiti, le denunce che si sentiranno di fare e le registrazioni, dove ci sono, dei momenti importanti. Esaminero' personalmente tutte le risultanze, ma prima attendo il maggior numero di elementi di valutazione ed e' per questo che non ho messo fretta alle forze dell'ordine". ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ http://www.emilianet.it/Sezione.jsp?titolo=Bologna.%20Dure%20misure%20nei%20confronti%20del%20corteo%20degli%20anarchici&idSezione=17049&idSezioneRif=2 Dure misure nei confronti del corteo degli anarchici Il questore annuncia fermi provvedimenti. Cofferati: il Comune si costituirà parte civile contro i promotori BOLOGNA (11 feb. 2008) - Provvedimenti 'fermi e duri' contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. A invocarli è il Questore di Bologna, Francesco Cirillo, precisando che la Digos ha già mandato una prima informativa alla Procura, e altre seguiranno. "Le identificazioni sono in corso, anche perché la maggior parte dei manifestanti era di fuori Bologna - spiega Cirillo - ma di certo le singole responsabilità saranno attribuite. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure". Il Questore ha precisato che nel primo resoconto inviato all'Autorità gli investigatori della Digos hanno ricostruito i fatti, successivamente verranno approfonditi tutti i singoli episodi e le responsabilità, dai danneggiamenti di bancomat e telecamere, all'imbrattamento dei muri. "La Procura deciderà i provvedimenti, ma l'auspicio - ha concluso - che ogni atto venga punito nella giusta misura". Il corteo di sabato, organizzato dagli anarchici del coordinamento 'Rompere il silenzio', ha visto sfilare oltre 500 persone dal centro di Bologna a Piazza dell'Unità, per protestare "contro la repressione e per chiedere libertà per i 'compagni' in carcere". Tra gli atti vandalici compiuti lungo il percorso, sono state distrutte le telecamere di una filiale Unicredit ed é stato gettato letame contro un paio di agenzie interinali nei pressi di piazza XX Settembre. Domenica, il coordinatore del Partito Democratico di Bologna Andrea De Maria ha parlato di "inaccettabile intolleranza di un piccolo gruppo di estremisti", stigmatizzando in particolare l'atto vandalico compiuto contro il monumento ai Partigiani in piazza dell'Unità che ricorda la battaglia della Bolognina. Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica di sabato scorso. E' l'intenzione del sindaco Sergio Cofferati il quale ha aggiunto che partirà immediatamente l'opera di ripulitura "di tutte le scritte lasciate da una brutta manifestazione, a partire da quelle più oltraggiose". Secondo Cofferati, che non ha voluto entrare nel merito del corteo ("Ognuno è libero di dire quello che vuole e di assumersi le proprie responsabilità"), "é stata una brutta manifestazione perché non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi". Dunque, ha continuato il sindaco, "non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori".

 

Dure misure nei confronti del corteo degli anarchici
Il questore annuncia fermi provvedimenti. Cofferati: il Comune si costituirà parte civile contro i promotori

BOLOGNA (11 feb. 2008) - Provvedimenti 'fermi e duri' contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. A invocarli è il Questore di Bologna, Francesco Cirillo, precisando che la Digos ha già mandato una prima informativa alla Procura, e altre seguiranno.

"Le identificazioni sono in corso, anche perché la maggior parte dei manifestanti era di fuori Bologna - spiega Cirillo - ma di certo le singole responsabilità saranno attribuite. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure". Il Questore ha precisato che nel primo resoconto inviato all'Autorità gli investigatori della Digos hanno ricostruito i fatti, successivamente verranno approfonditi tutti i singoli episodi e le responsabilità, dai danneggiamenti di bancomat e telecamere, all'imbrattamento dei muri. "La Procura deciderà i provvedimenti, ma l'auspicio - ha concluso - che ogni atto venga punito nella giusta misura".

Il corteo di sabato, organizzato dagli anarchici del coordinamento 'Rompere il silenzio', ha visto sfilare oltre 500 persone dal centro di Bologna a Piazza dell'Unità, per protestare "contro la repressione e per chiedere libertà per i 'compagni' in carcere". Tra gli atti vandalici compiuti lungo il percorso, sono state distrutte le telecamere di una filiale Unicredit ed é stato gettato letame contro un paio di agenzie interinali nei pressi di piazza XX Settembre.

Domenica, il coordinatore del Partito Democratico di Bologna Andrea De Maria ha parlato di "inaccettabile intolleranza di un piccolo gruppo di estremisti", stigmatizzando in particolare l'atto vandalico compiuto contro il monumento ai Partigiani in piazza dell'Unità che ricorda la battaglia della Bolognina.

Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica di sabato scorso. E' l'intenzione del sindaco Sergio Cofferati il quale ha aggiunto che partirà immediatamente l'opera di ripulitura "di tutte le scritte lasciate da una brutta manifestazione, a partire da quelle più oltraggiose". Secondo Cofferati, che non ha voluto entrare nel merito del corteo ("Ognuno è libero di dire quello che vuole e di assumersi le proprie responsabilità"), "é stata una brutta manifestazione perché non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi". Dunque, ha continuato il sindaco, "non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori".

( EmiliaNet )


CORTEO ANARCHICI
Di Nicola: "Ok manifestare, ma non fare apologia di reato"

Pugno duro contro gli anarchici anche da parte della Procura: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni. Ma una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca

Il Procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola Bologna, 11 febbraio 2008 - Il Questore Francesco Cirillo chiede punizioni severe per il corteo anarchico e la Procura di Bologna risponde che anche questa volta si muovera' secondo le proprie posizioni, che e' lo stesso procuratore capo Enrico Di Nicola a ribadire: "Contrasto di tutte le forme di violenza e massima apertura alla manifestazione di opinioni". Dove pero', e' la postilla di Di Nicola, "una cosa e' esprimere un'opinione e una cosa e' fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva". Il che significa, tra le righe, che il Questore avra' le punizioni dure che invoca.

"Non sono tenero- assicura infatti il numero uno di piazza Trento Trieste- l'importante e' che l'autorita' si esprima nel rigore assoluto dell'applicazione della legge". Sara' lui stesso, annuncia poi, a esaminare personalmente "tutte le risultanze" che arriveranno da parte della Digos sulla manifestazione anarchica di sabato pomeriggio.
Ma in Procura, per ora, non e' ancora arrivato nulla.
Informato per il momento solo preliminarmente dal pm di turno (Antonello Gustapane) e dal numero uno della Digos Vincenzo Ciarambino, il procuratore capo di Bologna si limita per ora a dire di essere "lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose". Questo, precisa subito, "rispetto a quelli che si potevano anche prevedere".

Insomma, "dal punto di vista dell'ordine pubblico non ci sono stati disordini e questo e' un fatto positivo". Cio' non toglie che siano successe cose che non gli sono piaciute, in particolare l'episodio delle bandiere della Resistenza di porta Lame a cui gli anarchici hanno appiccato il fuoco. "E' un fatto che non mi piace- dice a questo proposito Di Nicola- bruciare le bandiere e' la manifestazione di un atteggiamento che io considero di violenza verso la Costituzione".

Il rogo delle bandiere, ma anche la rappresaglia nei confronti del camera-man della Rai, colpito da una pioggia di accendini per indurlo a smettere di riprendere.
Sono entrambi atteggiamenti, dice ancora il procuratore capo, "che vanno contro la democrazia e in quanto tali vanno puniti".
Ecco perche' Di Nicola assicura che "la valutazione sara' molto severa, soprattutto quando si tratta di beni tutelati in via primaria dalla Costituzione". Lo e' la bandiera, prosegue il numero uno di piazza Trento Trieste, che "e' citata nell'articolo 12 della Costituzione e rappresenta l'unita' e il simbolo della Repubblica italiana, basata sulla Resistenza". Un bene intoccabile, per il procuratore di Bologna, cosi' come intoccabile- conclude riferendosi all'episodio del camera-man colpito "mentre faceva il suo dovere di informare"- deve essere la liberta' di informazione, salvaguardata dall'articolo 21.

A parte questo primo giudizio sommario, pero', il procuratore Di Nicola ripete piu' volte di voler "aspettare tutte le informazioni della Digos" prima di pronunciarsi. "Piu' sono gli elementi di conoscenza, maggiore e' la possibilita' di valutare", afferma il numero uno di piazza Trento Trieste. "Ho gia' dato ordine di ricevere tutti gli elementi di prova acquisiti, le denunce che si sentiranno di fare e le registrazioni, dove ci sono, dei momenti importanti.
Esaminero' personalmente tutte le risultanze, ma prima attendo il maggior numero di elementi di valutazione ed e' per questo che non ho messo fretta alle forze dell'ordine".

( Il resto del Carlino )


Sfila l'esercito degli anarchici. Offese e bestemmie sui muri

Avevano promesso di essere in 800. Sono poco piu' della meta' gli anarchici sfilati in corteo oggi pomeriggio a Bologna. Nessun incidente accompagna pero' la parata di bandiere rossonere, che parte dalle Due Torri intorno alle 15.45. Ma, un'ora dopo, un manipolo riesce comunque a distinguersi: berretti e cappelli a nascondere il volto, in una decina si staccano dalla testa del corteo e prendono d'assalto la filiale Carisbo di via Irnerio: del blitz restano una postazione bancomat devastata e andata letteralmente in fumo; pugni, bastonate e pure letame scaraventato contro le vetrate della banca. La polizia, con tre blindati a guardare le spalle del gruppo appiedato, osserva da lontano, prende nota e immortala i vandali in qualche scatto fotografico.

Quando invece il piccolo esercito anarchico aveva iniziato a muoversi, erano stati un paio di insoliti "imbianchini" ad entrare in azione: tute arancioni e volto semi-coperto, "armati" di un lunghissimo rullo oscurano con vernice scura tutte le telecamere di videosorveglianza piazzate lungo via Zamboni fino a piazza Verdi. Non hanno risparmiato nessuno dei 12 obiettivi collegati direttamente con la Questura.
Piu' che rabbia, abbondano le bottiglie di birra, servite da un camper e da un carrello della spesa adattato alla bisogna. Il serpentone di giovanissimi "arrabbiati" ne ha comunque per tutti.
Dai politici ("La sicurezza dei padroni uccide", recita uno striscione in testa al gruppo) alla chiesa: sulle mura di quella di Santa Maria e San Domenico di Mascarella, nella via omonima, hanno lasciato da una parte la scritta nera "Clero uguale Fascio infame", dall'altra una bestemmia, "impreziosita" dalla dotta rivisitazione di uno slogan fascista.

Il plotone anarchico arriva in fretta in piazza Verdi, teatro della rissa con la polizia dell'ottobre scorso, costato prima il carcere a cinque ragazzi e poi gli arresti domiciliari concessi a tre di loro. Il fiume di giovani non ha dimenticato: lungo il passaggio in Largo Respighi lascia un'interminabile serie di slogan contro la Polizia ("Piu' sbirri morti"; "10,100,1000 Raciti", l'immancabile "Acab"). In via Mascarella cambiano addirittura la toponomastica: sulle targhe con il nome della via issano a destra il cartello "Via Francesco Lorusso, ucciso dai Carabinieri l'11 marzo 1977"; a sinistra, invece, attaccano il foglio con su scritto "Piazza Federico Aldrovandi, ucciso a 18 anni dalla Polizia". Tocca a via Irnerio.

Prima dell'assalto alla Carisbo, e' la volta di una sede di Adecco: con spray nero gli anarchici lasciano l'enorme scritta "m..." sulla vetrata dell'agenzia di lavoro interinale.
All'altezza di via Indipendenza gli anarchici provano a chiedere solidarieta' alla citta'.
"Unitevi a noi" urlano dai megafoni. Ma Bologna sembra piu' interessata allo shopping nella vicina Piazzola. Quando il corteo svolta in direzione della stazione, sullo sfondo restano soltanto una lunga colonna di auto e di clacson spazientiti.
Immediate le prime reazioni politiche. "Sono arrivati i Lanzichenecchi. E' inaccettabile", grida Daniele Carella, capogruppo di Forza Italia. Sulla protesta anarchica l'azzurro, allertato dalle telefonate di numerosi cittadini, ha gia' raccolto un "copioso- racconta- materiale fotografico" che portera' lunedi' prossimo nell'aula del Consiglio comunale.

Fonte: Il Carlino


"Chiederemo i danni agli anarchici"
Il Comune si costituisce parte civile. Caccia ai responsabili

Tutti contro gli anarchici. Ha cominciato il questore Francesco Cirillo a invocare «provvedimenti fermi e duri» contro gli autori dei danneggiamenti avvenuti durante il corteo degli anarchici di sabato scorso. Gli hanno risposto indirettamente il procuratore Enrico Di Nicola confermando la linea della Procura e il sindaco Sergio Cofferati, che ha annunciato la mossa del Comune di costituirsi parte civile per una «brutta manifestazione». Un corteo durante il quale sono stati vergati 1200 metri quadrati di scritte spesso oltraggiose, rovinati bancomat e sedi di agenzie interinali e gettato letame alle banche, bruciata il tricolore partigiano al monumento della «battaglia della Bolognina» in piazza Unità, oscurato telecamere di controllo e minacciato di oscurare telecamere della Rai.

La Digos è al lavoro per identificare gli autori dei reati, «di certo le singole responsabilità saranno attribuite - assicura il Questore -. Ci auguriamo che le misure siano adatte a quello che hanno fatto, del resto anche in passato le misure della Procura sono state abbastanza ferme e dure». Il procuratore Di Nicola ha spiegato la sua linea di intervento, pur dichiarando di non aver ancora avuto modo di leggere l´informativa della Digos e di non conoscere quindi i fatti di sabato se non per una sommaria informazione ricevuta sia dal pm di turno Antonello Gustapane sia dal capo della Digos Vincenzo Ciarambino: «La Procura contrasta tutte le forme di violenza e contemporaneamente crede nella massima apertura alle manifestazioni di opinione». Però «una cosa è esprimere un´opinione e una cosa è fare apologia di un delitto o esprimere una minaccia collettiva».

Dopo aver espresso una parziale soddisfazione dal punto di vista dall´ordine pubblico («sono lieto che non ci siano stati danni a persone e rilevanti danni alle cose»), Di Nicola stigmatizza alcuni episodi accaduti, come la bandiera italiana e europea bruciate in piazza dell´Unità: «Bruciare le bandiere non mi piace affatto, è un atteggiamento di violenza verso la Costituzione». Così come contro la Costituzione, per via dell´articolo 21 sulla libertà di informazione, è impedire le riprese tv all´operatore Rai, oggetto di lancio di monetine e insulti.

Contro una «brutta manifestazione che ha lasciato scritte oltraggiose» da ripulire al più presto, si scaglia il sindaco Cofferati. Il Comune di Bologna si costituirà parte civile contro i promotori della manifestazione anarchica. Per Cofferati «è stata una brutta manifestazione perchè non rispettosa della città e dei suoi valori, a cominciare da quelli fondativi». Di conseguenza, «non appena sarà quantificato il danno, il Comune si costituirà parte civile contro i promotori». Il Pd di Bologna torna a criticare le forze dell´ordine, dopo la polemica sulla Street Parade, per aver consentito questa «marcia incivile». «Auspico che nel futuro vi sia da parte delle forze dell´ordine la massima attenzione e capacità di intervento», ha detto in consiglio comunale Leonardo Barcelò, «affinchè non si ripetano manifestazioni autorizzate nelle quali sia permesso impunemente tenere comportamenti palesemente illegali e oltraggiare i simboli dello Stato e della Resistenza». Angelo Piazza, deputato socialista, non è invece d´accordo sulle critica alla polizia.

(12 febbraio 2008)

fonte repubblica.it


Bologna: corteo anarchici di sabato, aperta inchiesta

Sono 11 i reati per i quali il Procuratore di Bologna ha aperto un fascicolo sul corteo anarchico di sabato scorso. Dal danneggiamento aggravato all'imbrattamento aggravato, dal danneggiamento e vilipendio alla bandiera alla violenza o minaccia a pubblico ufficiale, dall'istigazione a delinquere e istigazione a disobbedire alle leggi alla violenza privata.

Il fascicolo, che è stato affidato al Pm Luca Tampieri, è stato aperto contro ignoti, visto che al momento non c'è nessun identificato, anche perchè i partecipanti al corteo avevano quasi tutti capo e volto coperti.

Durante il corteo, che era partito dal centro della cittaà per raggiungere piazza dell'Unità, sono stati prodotti danni a bancomat e telecamere, tracciate scritte minacciose sui muri, bruciata la bandiera italiana al monumento che ricorda la battaglia partigiana della Bolognina, e sono state lanciate monetine verso un operatore televisivo.

''Ho detto agli investigatori - ha spiegato Di Nicola - che bisogna identificare ogni comportamento attribuendolo ad un soggetto preciso. Non si tratta di un lavoro precipitoso, ma di un lavoro accurato e preciso. Andranno visionate tutte le registrazioni del corteo''.

fonte bologna2000

 

ORA E SEMPRE NO TAV!!

Inviato da autonomix | 12 Feb, 2008
una valle pentita? NO! UNA VALLE CHE RESISTE!

|febbraio 08 Valle di Susa| Da oltre due settimane i media hanno iniziato a tessere una campagna dis-informativa sulla Valle di Susa come non accadeva da tempo. Prendendo spunto da un lavoro orchestrato dalla lobby del tav e da patetiche forme di ri-aggancio della politica istituzionale, coadiuvata dall'ingenuità (si spera) di alcuni sindaci della valle, abbiamo assistito a titoli dei tg e dei giornali del genere "i no tav pentiti" "dalle barricate al si tav per il lavoro", "è l'ora del dialogo i no tav cambiano idea" ecc... Tutto nasce da un consiglio comunale che si è tenuto a Susa poche settimane fa dove la minoranza, interprete del malcontento di qualche imprenditore, ha convocato il consiglio per parlare di lavoro e tav, o meglio di quanto non lavoro sta generando il movimento no tav. Operazione di bassa lega ma graffiante. Dopo qualche giorno oltre a riprendere il consiglio alcuni media, nella fattispecie il tg5, confezionano un servizio che spiega attraverso le interviste mirate, di come non ci siano più no tav in Valle di Susa. Poi si arriva al Corriere della sera che entra nel dibattito intervistando alcuni sindaci e il presidente della comuntà montana A.Ferrentino che sinceramente dichiarano oggi di non voler più scendere in piazza, di preferire i tavoli del governo e dell'osservatorio, di aver commesso errori al pari del governo precedente. Salvo poi capovolgere la situazione giorni dopo dalle colonne di Liberazione dove Ferrentino torna barricadero. MIstero della politica.

Sta di fatto che un lavoro in piedi cìè e in molti ci partecipano. E il movimento? Sta a guardare? Al contrario! Con due iniziative il movimento alza la voce e lo fa prendendosi visibilità. Innanzitutto convocando un presidio in contemporanea al tavolo politico di palazzo chigi di mercoled'13 febbraio, dove una delegazione di amministratori andrà a incontrare il governo (quale?), e come vuole la tradizione in piazza a Condove i "Galli" si prepaparano; e l'altra lanciando la campagna" compra un posto in prima fila", una sottoscrizione popolare utile a divenire proprietari (tutti insieme) dei terreni di Chiomonte (la Colombera) che secondo il tracciato presentato in sede europea dovrebber essere poi espropriati per costruire il megatunnel.

Il movimento così agisce e reagisce, come sempre, tornando a muovere la differenza e la contrapposizione, dimostrandosi radicato e radicale, aspettando le elezioni dopo aver visto passare l'ennesimo govewrno di turno senza impiantare un cantiere.

(pubblichiamo in coda i due articoli citati)

|INIZIATIVE|

13 Febbraio 2008
NO TAV Condove Valle di Susa presidio in concomitanza con il tavolo politico di Roma
,

MERCOLEDI' 13 FEBBRAIO DALLE ORE 17 IN POI TUTTI A CONDOVE IN PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA'IN COLLEGAMENTO CON ROMA

NO TAV: PARTE LA CAMPAGNA "COMPRA UN POSTO IN PRIMA FILA!"

|MATERIALI|

>>>AAA, vendesi terreno No Tav (da la stampa)

 

>>> DA IL CORRIERE DELLA SERA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 1
autore: di ALESSANDRA MANGIAROTTI categoria: REDAZIONALE
Val di Susa Il pentimento dei no-Tav: ci porta lavoro
SUSA — Due anni dopo i blocchi stradali e le barricate, i no-Tav si pentono: «Non marciamo più, quel Treno porta lavoro». PAGINA 25
Val di Susa L'ex capopopolo Ferrentino: è finito il tempo di urlare «Quel treno ci porta lavoro» Ora i no-Tav si pentono. Sindaci, commercianti, casalinghe: non marciamo più

DAL NOSTRO INVIATO

SUSA — Sala consiliare del Comune di Susa, la sorpresa: «Mi chiamo Patrizia Ferrarini, sono un'albergatrice, voglio la Torino-Lione e vi dico il perché: ci porterà lavoro». Qualche centinaio di metri più in là, bar della piazza, lo stupore: «Sono Lella, ho 41 anni, ho marciato contro l'alta velocità, ma oggi non lo farei più: troppe strumentalizzazioni, ora voglio capire». Ancora due passi verso la Dora, edicola sul ponte, la meraviglia: «Sono Lucia, Lucia Barbaro, ho 55 anni, e anch'io ho manifestato ("distribuiva pure il tè caldo", sorride Luca, il figlio), ma ora credo che della Tav abbiamo bisogno».
Benvenuti nella Val di Susa due anni dopo la fase barricadera della protesta no-Tav. Nella Val di Susa dove la crisi di governo spacca. Divide. Con da una parte i duri e puri che brindano al «dio Mastella»: «Un altro governo che non porta a casa la Torino-Lione». E dall'altra un popolo variegato di «sì», «se», e «no» Tav che guarda a Roma con preoccupazione: «Qui rischiamo di dover ricominciare daccapo». Un popolo fatto di sindaci, commercianti e imprenditori sì-Tav usciti allo scoperto. Ma soprattutto di valsusini che oggi non marcerebbero più perché hanno cambiato idea (pochi) o perché un'idea precisa devono ancora farsela (i più). «Figli del dialogo», per dirla come Luigi Bobbio, professore di Scienza politica dell'Università di Torino. Che spiega: «Finito il muro contro muro si inizia a disegnare insieme una strada condivisa ».
Antonio Ferrentino è stato il sindaco capopopolo nell'autunno caldo della protesta no-Tav. Oggi è uno dei più accaniti sostenitori dell'osservatorio tecnico (con all'attivo il più alto numero di gomme d'auto tagliate): «Anch'io non scenderei più in piazza. E centinaia di persone me lo vengono a dire: "ho marciato, ora non marcerei"». Il perché? «E' finito il tempo di urlare moriremo tutti d'amianto (le cose

sbagliate le ha dette il governo, le abbiamo dette noi), ora si parla di ragioni vere e priorità. Non possiamo condannare la valle alla marginalità». Priorità, vale a dire: «Il potenziamento della linea, il nodo di Torino». E il maxi-tunnel? «Non è prioritario, ma se servirà se ne discuterà. Un referendum che non riduca il tutto a no-Tav sì-Tav ci riserverebbe sorprese». Parole sante anche per il sindaco di Venaus Nilo Durbiano: «Quel tunnel oggi continua a non servire, nemmeno se sbuca a Chiomonte. Ma non mi sento di dire che tra 30 anni sarà così.
E la strada per capirlo non è più la piazza». «Anche perché la piazza è stata troppo radicalizzata, ha accolto tutti i no d'Italia e le famiglie non ci si riconoscono più. Io ho marciato e non lo rifarei. Semmai penso a un progetto di rilancio della valle», aggiunge il sindaco di Chiomonte, il berlusconiano Renzo Pinard.
Nel partito dei «convertiti al sì senza se e ma» c'è Gianluca Ibba, immobiliarista. «Se ho marciato? Certo, c'era tutta la valle. Troppe strumentalizzazioni, poi ho deciso da me». Leonardo, 52 anni, una stazione Tamoil sulla statale 24, si definisce ora un sì-Tav con qualche «ma»: «Bisogna pensare al futuro dei figli, certo, ma anche a farli mangiare». Carlo Gottero, 60 anni, vivaista di Rivoli e assessore all'Agricoltura della bassa-valle si presenta invece come «no-Tav che vuole negoziare»: «E' il momento del tavolo, non della piazza». Anche se qualcuno, a dire il vero, alla piazza ci pensa. E' Rodolfo Greco, 54 anni, della Cgil-Fillea. «Marceremo con la nostra bandiera: sì al lavoro in Val di Susa», anticipa snocciolando i numeri delle sue ragioni: «386 disoccupati a Susa, più altri 27 della Italcoge; 2.861 nel comprensorio ». «Sono tanti quelli che alla Tav iniziano a pensarci ». E alcuni, a dire il vero, ci hanno sempre pensato. Solo che ora lo dicono apertamente: commercianti, artigiani, imprenditori. Uno per tutti, il presidente dell'Ascom Marco Cossa: «Quelle barricate ci hanno fatto male. La Tav invece può farci bene, e non solo grazie ai suoi cantieri».
Il riferimento è al piano strategico che dovrebbe essere messo a punto dall'osservatorio tecnico. Con la crisi di governo il tavolo politico è stato rinviato, il mandato pure. «Un piano di sviluppo socio-economico dove la Tav è solo uno degli elementi» spiega il presidente dell'osservatorio Mario Virano. Con due scenari che potrebbero essere presentati per l'estate e poi sottoposti a referendum: «La valle, da Settimo al confine, con o senza la nuova linea».Alessandra Mangiarotti

>>DA LIBERAZIONE

Il leader dei NoTav smentisce il Corriere della sera - Ferrentino: «In Valsusa nessun cantiere. Mai»
La struttura che determina le sovrastrutture. L'analisi marxista applicata alla questione Tav in val Susa significa che la crisi economica sta determinando un radicale cambio di atteggiamento degli oppositori al super treno? Questo si potrebbe evincere dopo un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera che racconta di conversioni in corso che nemmeno san Paolo. L'economia di valle ristagna, avanti con il cemento della megaopera. A dirlo sarebbero un po' tutti, perfino gente che una volta si mise sulle barricate. In testa all'esercito dei convertiti, sempre secondo il Corriere, nientemeno che Antonio Ferrentino.

Secondo il Corriere della Sera in val Susa sono diventati quasi tutti sostenitori del progetto tav... lei per primo

Quella della giornalista è una ricostruzione falsa ed artificiosa che non rispecchia assolutamente la mia idea e quella della valle. Non c'è stata alcune conversione. Siamo totalmente contrari all'apertura di qualsiasi cantiere, anche piccolo. Siamo disponibili a discutere se fare il Tav non come...

A che punto è il lavoro dell'osservatorio?
L'osservatorio ha prodotto dei buoni risultati ed il suo lavoro deve proseguire. Al momento attuale tutti coloro che sono seduti al tavolo riconoscono che non esiste nessuna necessità di una infrastruttura come il Tav. La linea attuale è sfruttata al 25% della sua potenzialità. Tutti siamo disponibile a potenziare la fruizione dell'attuale ferrovia, tenendo conto che i veri nodi strategici sono a Torino e a Chambery.

Il ministro Di Pietro ha parlato di uso della forza per far rispettare la volontà dello Stato...
Parole dette sicuramente in un momento di stanchezza. Non è pensabile che un ministro pensi di imporre manu militari un'infrastruttura che un'intera popolazione rifiuta. E' necessario continuare con il confronto evitando sparate buone solo per i titoli dei giornali.

Quale influenza ha la caduta del governo sulla vicenda Tav?
Penso nessuna. Spero che l'osservatorio continui il suo lavoro. Fino a questo momento si è rivelato uno strumento prezioso per comprendere molti aspetti che erano stati valutati superficialmente.

Se vince Berlusconi tornerà la repressione poliziesca in Val Susa?
Non credo. La lezione dell'autunno 2005 è stata salutare. Una eventuale militarizzazione del territorio come allora non farebbe altro che produrre sollevazioni popolari. Anche qualora tornassero ministri alla Lunardi sicuramente non attuerebbero strategie così scriteriate.

Domanda secca: nel 2020 viaggeremo in Val Susa attraverso una galleria?
Sicuramente viaggeremo in galleria, utilizzeremo quella già oggi esistente. Sulla linea storica oggi transitano settantaquattro treni mentre potrebbero passarne oltre duecentoventi. Il problema è politico non infrastrutturale. Se si vuole un vero trasferimento modale delle merci qualche governo dovrà scontrarsi con la lobby degli autotrasportatori che già adesso è sul piede di guerra per altri motivi. Non sarà un percorso semplice.

Ha ricevuto proposte dal Pd in questo giorni?
Assolutamente no, anche perché io mi riconosco nella sinistra arcobaleno.

Se le chiedessero di candidarsi alle prossime elezioni politiche?
Valuterei la proposta.

Se andiamo alle elezioni ti aspetti di nuovo una sinistra di governo o una di opposizione? E in ogni caso è meglio una sinistra unita?
Anche in caso di sconfitta è bene che la sinistra rimanga unita, in tutte le sue componenti. Non condivido l'affondo di Veltroni che prevede un partito Democratico che corre da solo, sarebbe un indebolimento drammatico. Sono sicuro che una sinistra unita sia capace di fare gli interessi del paese anche se sta all'opposizione.

da liberazione
Maurizio Pagliassotti
Torino
05/02/2008

OPERAZIONE TRAMONTO: UN ANNO DOPO

Inviato da autonomix | 11 Feb, 2008

ll 12 febbraio dello scorso anno gli organi di repressione dello stato, con l’operazione “Tramonto”, avevano portato in carcere 14 militanti comunisti con l’accusa di associazione sovversiva e banda armata con finalità di eversione dell’ordine democratico. Si sono aggiunti successivamente altri 3 arresti; tutti i compagni in carcere sono sottoposti al regime di Elevato Indice di Vigilanza. Nonostante le evidenti crepe del castello accusatorio, con l’abuso del carcere preventivo, 8 compagni sono tuttora in carcere, tra essi Davanzo Alfredo, attualmente detenuto nel carcere di Cremona e da un anno, illegalmente, in totale isolamento. Trattamento questo riservato anche a Scantamburlo Andrea, riarrestato lo scorso novembre mentre si trovava agli arresti domiciliari.
Alla barbara tortura dell’isolamento si aggiungono continue vessazioni arbitrarie come il blocco della posta di controinformazione politica e la censura per Bortolato Davide e Vincenzo Sisi.
I compagni agli arresti domiciliari possono incontrare solo pochissimi parenti stretti e, per assurdo, non possono scrivere e ricevere corrispondenza, cosa che in carcere gli era permessa mentre, a Toschi Alessandro, è stata negata la possibilità di andare a lavorare nonostante abbia una figlia piccola da mantenere. Nonostante tutti i tentativi di piegare e diffamare i compagni essi, a un anno di distanza dall’ arresto, resistono e difendono con orgoglio la loro identità ricevendo grande solidarietà in particolare dai compagni di lavoro visto che molti di essi sono operai e delegati sindacali strappati al loro posto di lotta.

La violenza ingiustificata delle condizioni del “carcere duro”, le pesatissime condanne emesse negli ultimi processi per reati politici che si susseguono numerosi e veloci, le continue inchieste, gli attacchi repressivi contro comunisti, anarchici, avanguardie del movimento di classe e antimperialista e contro chi esprime solidarietà ai prigionieri sono la risposta di uno stato di guerra contro chi si oppone alle sue politiche di morte. Sono politiche asservite agli interessi della borghesia imperialista che per far fronte alla sua crisi produce guerra e devastazione sia sul fronte esterno che su quello interno.
Il governo italiano, anche se in crisi, ha trovato il tempo e il denaro per rifinanziare la missione in Afghanistan, ma si è dimenticato di occuparsi della strage continua nei posti di lavoro e del volere della maggioranza dei lavoratori e delle masse popolari che reclamano più salario, più servizi sociali e migliori condizioni di vita e non spese militari. Inoltre, di fronte al crescente dissenso
popolare, risponde con l’uso dell’esercito come sta succedendo contro il popolo campano.
Noi diciamo che il processo contro i compagni arrestati il 12 febbraio 2007 è un processo politico perché vuole annichilire ogni idea di cambiamento rivoluzionario della società di barbarie e morte che il capitalismo ha prodotto. L’accanimento contro i compagni arrestati, la campagna massmediatica di diffamazione, le enormi spese per l’inchiesta, il modo e i tempi in cui è stata condotta, i reati che sono stati usati (figli del codice fascista Rocco) lo dimostrano ampiamente.
Invitiamo tutti a tenere alta la solidarietà e a mobilitarsi per una presenza di massa alla prima udienza del processo che si terrrà a Milano il 27 marzo 2008.

parentieamici@libero.it

per la solidarietà c.c.p. n° 80152077 intestato a:

Gli indirizzi aggiornati
dei compagni arrestati il 12-02-07:

Casa Circondariale - Via delle Macchie 9 - cap. 57124 Livorno (LI):
LATINO CLAUDIO

Casa di Reclusione - Via Nuova Poggioreale 177 - cap. 80143 Napoli Poggioreale (NA):
GAETA MASSIMILIANO

Casa Circondariale - Via Enrico Albanese, 3 - cap. 90139 Palermo Ucciardone (PA):
TONELLO ANDREA

Casa Circondariale di Piacenza - Via delle Novate 65 - cap. 29100 Piacenza:
BORTOLATO DAVIDE

Casa Circondariale di Cremona - Via Palosca 2 - cap. 26100 Cremona:
DAVANZO ALFREDO

Casa Circondariale di Cuneo - Via Roncata 75 - cap. 12100 Cuneo:
SISI VINCENZO

Casa Circondariale di Vercelli - Via Del Rollone 19 - cap. 13100 Vercelli:
GHIRARDI BRUNO

Casa Circondariale - Via Casale 50/A - cap. 15040 San Michele, Alessandria:
TOSCHI MASSIMILIANO

Casa Circondariale - Corso Vercelli - cap. 165 -10015 Ivrea (TO)
SCIVOLI SALVATORE

Casa Circondariale “San Vittore” – Piazza Filangeri 2 – cap. 20123 Milano (Mi)
MAGON MICHELE
SCANTAMBURLO ANDREA

Per inviare telegrammi da un numero telefonico fisso: 186.
per la solidarietà c.c.p. n° 80152077 intestato a: Associazione solidarietà parenti e amici

La guerra non va in crisi

Inviato da autonomix | 10 Feb, 2008
GUERRA [Afghanistan] La guerra non va in crisi: gli italiani fanno strage di civili a Bakwa, il ministro Parisi obbedisce all’America

|9 febbraio| Il 2007 per la martoriata terra afghana, vittima della allora prima “guerra al terrore” del post 11 settembre, si è chiuso con oltre 7000 morti tra civili ed insorti, ma anche con la conquista e la difesa di territori da parte taleban, che all’oggi son ben il 54% del paese asiatico, senza contare tutti i distretti in cui i ribelli sono attivi. Segni forti, visibili, di una sconfitta che sta maturando con il passare degli anni, dato il pantano in cui gli Stati Uniti d’America, insieme ai paesi partecipi dell’operazione “Enduring Freedom”, si sono ritrovati avvinghiati. Quindi da una parte il macello compiuto ai danni della popolazione dell’Afghanistan, dall’altro l’incapacità di uscire da questa guerra perché politicamente sconfitti, perché militarmente respinti.

Anche gli italiani combattono, e uccidono
Le truppe italiane, come avvenuto anche per tutti gli altri eserciti occupanti, hanno subito numerosi attacchi ed agguati, dimostrazioni di ostilità e opposizione, dalla popolazione locale e dalle formazioni ribelli. La propaganda nazionale racconta spesso storie che poi nella realtà si sciolgono come neve al sole: le immagini dei soldati che distribuiscono le caramelle ai bambini, le favolette sulla ricostruzione o, ancora, l’innocenza di professarsi come “forza di pace, non combattente”, mentendo, perché l’Italia partecipa attivamente alle operazioni di attacco e distruzione; l’esercito italiano fà la guerra.
Domenica notte, il 4 febbraio, le truppe Nato italiane hanno preso parte all’attacco, nel distretto di Bakwa, contro un villaggio, uccidendo una decina di persone, e facendo vittime per lo più civili, dato che solo il mullah Abdul Manan (probabilmente sopravvissuto al raid) annoverava contiguità ai ribelli. Nonostante la difficoltà di raccogliere queste informazioni, data la previdente censura imposta dallo Stato Maggiore italiano, i governatori della provincia occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, e del distretto di Bakwa, Khan Agha, hanno confermato agli organi di stampa internazionali l’operazione e le vittime provocate da quest’ennesima azione di guerra di cui si è macchiato l’esercito italiano. Il comando italiano di Herat, a capo da qualche mese della missione Isaf nelle provincie occidentali, a cui ha fatto eco il governo Prodi, si è affrettato a screditare tutto, smentendo il combattimento e le vittime, riproponendo il solito gioco della negazione dell’evidenza per oscurare la realtà di un paese che tenta di professare la sua “innocenza” all’opinione pubblica e, allo stesso tempo, di combattere una guerra che ha perso ogni significato, se mai ne ha avuto..


>> leggi “Le battaglie degli italiani” e “Operazione Sarissa”, report di Peace Reporter

Un governo alla frutta che auspica la censura di guerra
Nonostante il (mal) seminato di questi ultimi due anni, il governo Prodi ha ancora la faccia di ostentare moralismi e “sensi di responsabilità”, soprattutto se si parla di campo internazionale, dove la sua azione ha portato a incrementi di truppe in ogni parte in cui l’esercito italiano è schierato, maggiori stanziamenti per la Difesa, servilismo incondizionato per gli Stati Uniti d’America (vedi progetto Dal Molin di Vicenza), oltre che una nuova trincea in cui spianare mitra e preseguire la “lotta al terrorismo”, spacciando tutto per cordone umanitario (vedi presenza Unifil 2 in Libano).
Infatti, il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri, lette le agenzie di stampa che riprendevano la notizia dell’attacco italiano, data dall’agenzia di stampa di Peace Reporter, uno degli ultimi barlumi di un’informazione indipendente, si è scagliato contro il quotidiano online: "La notizia è falsa e priva di ogni fondamento. In particolare nessuna unità delle forze armate italiane ha partecipato ad alcuna operazione svolta la scorsa notte nel distretto di Bakwa", aggiungendo la stoccata finale di un governo alla deriva “Si vogliono condizionare i lavori del Parlamento”. Peace Reporter, da parte sua non ha mancato di ribadire la sua posizione di parte e l’indipendenza della sua informazione, controbattendo: “Quanto al voler condizionare i lavori del Parlamento e delle sue Commissioni, questo sì lo vorremmo poter fare. Ma sappiamo di non riuscirci, giacché i parlamentari, i ministri, i sottosegretari e anche i membri delle commissioni non si fanno condizionare nemmeno dalla volontà dei loro elettori”.

La guerra non va in crisi
Nonostante la crisi di governo, le ridicole consultazioni, il chiacchericcio diffuso, il vento della guerra è sempre favorevole. Il 25 gennaio, all’indomani dello sfaldamento governativo, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge di rifinanziamento in blocco di tutte le missioni militari italiane all’estero, il quale, secondo la burocrazia parlamentare, dovrà essere approvato dal parlamento entro fine marzo, per evitare di decadere. Annullamento che si profila come assolutamente improbabile, dato che, nonostante il teatrino messo in atto dai quattro ministri della sedicente sinistra radicale, con la non partecipazione a quest’ultimo voto, quasi tutto l’arco parlamentare esprimerà il suo si alle missioni di guerra, dal Partito Democratico all’estrema destra, consapevoli del fatto che questo non contribuirebbe affatto a dare una legittimità a Prodi ma a proseguire “responsabilmente” le guerre in corso.

La Coalizione vuole più forze, gli Usa chiedono più guerra: Parisi sull’attenti
La previsione degli strateghi di guerra è sempre quella della prospettiva di un’offensiva taleban, che si profila per la primavera e viene addirittura rafforzata dalle parole “senza precedenti”. L’America di George Bush e la Nato comandata dal generale de Jaap Hoop Scheffer, su pressione statunitense, hanno fatto appello ai paesi impegnati nel conflitto afghano, chiedendo rinforzi e belligeranza da tutte le forze della Coalizione di guerra.
Il 7 e l’8 febbraio, si è tenuto a Vilnius, in Lituania, un vertice informale dei ministri della Difesa dei paesi facenti parte della missione in Afghanistan: sul tavolo della discussione ogni paese ha portato la sua offerta, Stati Uniti e Nato vogliono nuovi rinforzi, di uomini e mezzi di guerra. L’ufficializzazione di quest’operazione di rinforzo verrà annunciata solo nei giorni tra il 2 ed il 4 aprile, quando a Bucarest, in Romania, vi sarà l’ufficiale vertice Nato.
Il ministro Parisi, guerrafondaio da sempre, dati i suoi trascorsi, non si è fatto pregare più di tanto, mostrando da subito un supino assenso alle richieste pervenute per prime dal ministro alla difesa americana Robert Gates. Sono stati promessi almeno 300 uomini, oltre a nuovi mezzi militari, che debbono però essere aggiunti all’invio di 250 alpini nello scorso dicembre. Con questo incremento il contingente italiano arriverebbe a 3000 uomini, con un impegno profuso che non potrebbe far altro che aumentare ed incentivare le criminali operazioni di guerra già in corso.

Vecchi e nuovi fantocci
In previsione dell’annunciata offensiva ribelle di primavera, sembra che la Casa Bianca stia pensando di apportare qualche modifica al suo schieramento in Afghanistan, fatto non solo di un aumento dei marines in campo o di maggiori fondi stanziati per la guerra, ma anche da un cambio di regime: il presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai si è dimostrato inadeguato agli occhi americani, incapace di frenare l’avanzata ribelle e di allargare il suo controllo fuori la capitale Kabul. Questo sarebbe un primo segnale del fallimento interiorizzato dagli Stati Uniti in Afghanistan: Karzai è salito al potere come loro uomo di fiducia, e come tale è stato successivamente orchestrato dall’amministrazione Bush, quindi dichiarare come fallita l’esperienza di Karzai equivarrebbe all’ammettere una propria sconfitta..
L’America starebbe valutando l’ipotesi di installare alla presidenza un altro suo uomo di fiducia, il neocon afgano-americano Zalmay Khalilzad, forte di un passato (e presente, è ambasciatore Usa presso l’Onu) al servizio totale della potenza militare americana. Un nuovo fantoccio, in sostituzione del vecchio.

>> Ascolta/scarica a lato l'intervista con Enrico piovesana di Peace Reporter

>> vedi: www.peacereporter.net

>> vedi anche: [Sognando El Alaimein..] Mentre in Italia si straparla di pace, i "nostri soldati" in Afghanistan portan le mostrine naziste

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