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work in progress per il G8 alla Maddalena..
Contro una sicurezza fatta di morti sul lavoro,
di violenza poliziesca,
di guerra contro popolazioni inermi,
di deportazioni di immigrati e propaganda razzista,
di repressione spietata del dissenso e del "diverso".
Un’occasione importante per riportare
la “questione sicurezza” nei suoi termini reali.
Una possibilità di riaffermare con forza
la volontà di difendere gli spazi in cui agire e il dissenso
messi pesantemente in discussione
dalla repressione delle istituzioni.
A Bologna 5 compagni da oltre tre mesi sono in
carcere, in uno stato di detenzione aggravato dall’elevato indice di vigilanza
(EIV) e dalla censura sulla corrispondenza, per aver cercato di opporsi a un
TSO in una piazza del centro; altri due stanno scontando pene da 10 mesi, non
ancora definitive, per una scritta sui muri del centro fatta in solidarietà con
gli altri arrestati.
E questi sono solo gli ultimi di un lungo elenco di
episodi che nei mesi recenti hanno segnato la fitta “cronaca repressiva”
bolognese.
La città è satura di divieti e il centro storico è
ormai massicciamente presidiato da polizia e vigili urbani. Vengono sgomberate
case e spazi sociali, demoliti con le ruspe gli accampamenti e le baracche dei
nomadi, criminalizzate tutte le forme di dissenso politico e sociale.
Tutto ciò in nome della “sicurezza” e della lotta al
degrado, ritornelli che da tempo riempiono le prime pagine dei giornali con
l’effetto, e lo scopo, di aumentare artificialmente il senso di insicurezza dei
cittadini e di stendere sui reali problemi della gente una cappa di silenzio
assordante fatta di cinismo, di indifferenza e di rassegnazione.
Bologna sembra tornata ad essere un laboratorio nel
quale, proprio attraverso un sindaco “di sinistra”, sperimentare tecniche di
controllo sempre più raffinate e dispiegate. Il
sindaco di Bologna è l’ideatore del “pacchetto sicurezza” fatto proprio
dall’assemblea dei sindaci e tramite il ministero degli interni Amato presentato
in parlamento e quindi adottato a livello nazionale.
D’altra parte, lungi dall’essere una problematica
prettamente locale, la “questione sicurezza” è ormai diventato un cavallo di
battaglia di tutti i politici di professione a livello nazionale, un tema su
cui destra e sinistra fanno a gara nel proporre le soluzioni più liberticide
possibili. In tutta Italia, giorno per giorno, cresce l’intolleranza nei
confronti delle categorie più “deboli”. Proprio un sistema fondato
sull’assoggettamento autoritario sancisce chi è da tutelare e chi da
perseguitare esponendo gli esclusi alla violenza vigliacca: dagli attacchi ai
campi rom e in generale alle comunità immigrate, alla violenza sulle donne,
dall’uso sempre più sfacciato delle istituzioni totali, delle carceri e delle
strutture psichiatriche, alle quotidiane scorribande dei neofascisti.
Questa, progressiva, ed evidente devastazione dei
rapporti sociali non avviene casualmente e al contrario, secondo noi sta a
testimoniare come sia in atto un lucido processo di ristrutturazione che, con
passi da gigante, cerca di trasformare radicalmente le regole di questo stato
“democratico”. E più che una restaurazione rivolta al passato crediamo
rappresenti piuttosto la necessaria condizione per il mantenimento di un sistema
politico, economico e sociale ormai basato strategicamente sulla guerra.
Infatti, mentre gli eserciti di tutte le potenze occidentali (compreso il
nostro) sono impegnati in ogni angolo del globo a massacrare le popolazioni più
povere per “esportare la democrazia”, la riduzione di ogni spazio in cui agire
il dissenso e il controllo di ogni tipo di opposizione diventa una priorità
imprescindibile a tutti i livelli, da quello internazionale a quello
iper-locale: aumento della militarizzazione, tassi di carcerazione in costante
crescita, internamento e deportazione degli immigrati, persecuzione sfacciata
di ogni lotta sociale, dagli scioperi alle occupazioni di case, dalle proteste
contro la devastazione ambientale alla opposizione alla guerra stessa. E ovviamente
tra i più colpiti ci sono coloro che si dichiarano apertamente nemici dello
stato e del suo ordine sociale.
Dovrebbe essere allora evidente a chiunque non si
lasci abbindolare completamente dalla propaganda di regime che l’insicurezza
reale delle persone deriva in realtà da ben altri problemi.
Il quotidiano stillicidio di morti bianche e di
incidenti sul lavoro provoca un numero di morti, invalidi e feriti di gran
lunga superiore a quello delle vittime della criminalità. Così come
l’impoverimento che colpisce la stragrande maggioranza della popolazione non
dipende da furti e rapine ma da salari sempre più scollegati dal costo della
vita in costante aumento.
L’insicurezza reale è data dall’aumento costante dei
lavori precari, malpagati e senza tutele, dai continui licenziamenti (motivati
per lo più dallo spostamento delle attività all’estero, dove è possibile
sfruttare ancora più brutalmente la manodopera con guadagni ancora maggiori per
i padroni); dagli affitti ormai insostenibili; da uno stato sociale che non ha
più nulla da offrire, anzi: si muore d’ospedale e ci si intossica soffocati dai
rifiuti.
Su queste tematiche abbiamo deciso di convocare a
Bologna una manifestazione nazionale per il 9 febbraio. Un’occasione importante
per riportare con il giusto peso la “questione sicurezza” nei suoi termini
reali, per denunciare pubblicamente il terrorismo di politici e giornalisti che
in tutta Italia si adoperano per scongiurare il rischio che ci si unisca nella
lotta contro i potenti, unica via d’uscita concreta dalla miseria incalzante.
Un’occasione per riaffermare con forza la volontà di difendere gli spazi in cui
agire il dissenso messi pesantemente in discussione da queste strategie
repressive.
Un'occasione, insomma, per rompere il silenzio.
La manifestazione attraverserà le strade di Bologna
ribadendo e articolando il discorso fatto sinora con l’intento di portare
queste riflessioni all’orecchio degli abitanti di questa città e di coinvolgere
chiunque condivida questo tipo di necessità.
Oltre diecimila persone alla manifestazione
nazionale No Global di Cosenza. Appello di Scalzone a Sarkozy
02/02 Oltre diecimila persone secondo gli organizzatori
(cinquemila secondo le autorità), hanno partecipato al corteo
no global, a Cosenza, a sostegno degli imputati del processo alla
rete del Sud ribelle. Tra i partecipanti alla manifestazioni anche
gli indagati, tra i quali il parlamentare di Rifondazione Comunista,
Francesco Caruso, ed il leader delle "tute bianche", Luca
Casarini. Presenti anche l'eurodeputato Vittorio Agnoletto, Silvia
Baraldini, Haidy Giuliani, mentre alla partenza del corteo hanno partecipato
anche il sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, ed il presidente
dell'Amministrazione provinciale, Mario Oliverio, entrambi esponenti
del Pd. Il corteo si è svolto in un clima di massima serenita'
e molti negozi delle principali zone della citta' sono rimasti aperti.
A parte qualche piccola provocazione nei confronti delle forze dell'ordine,
non si sono registrati atti particolari. Il corteo si è concluso
nella zona della villa vecchia a Cosenza ed in serata, nella zona
del mercato dell'Arenella, ci sara' l'esibizione di alcuni gruppi
musicali. Così dopo sette anni Cosenza ha ospitato un corteo
di attivisti noglobal di solidarietà La mobilitazione, che
ha carattere nazionale, è stata indetta dal coordinamento "Liberi
tutti" e segue di qualche giorno la requisitoria del pm, Domenico
Fiordalisi, per gli incidenti a Napoli e Genova del 2001. Il pubblico
ministero ha chiesto, fra l'altro, sei anni di reclusione per Francesco
Caruso, parlamentare di Rifondazione comunista, e per Luca Casarini
e Francesco Cirillo. All'iniziativa, che ha ottenuto la solidarietà
del Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, sono arrivati militanti
no global da tutto il centro sud con pullman e treni.
Il video della manifestazione
In corteo tra canti e balli. Tenendosi
per mano tra canti, balli ed inni di gioia i partecipanti al corteo
dei no global (quasi 10 mila, secondo la Questura) sta attraversando
le strade principali della citta' di Cosenza. Per i manifestanti,
contraddistinti da bandiere, striscioni e degli adesivi sugli abiti
con la scritta ''sovversivi'' e con i tamburelli in mano, e' ''un
momento di festa ma soprattutto un momento di riflessione e di pacifica
e intelligente protesta''. La citta' sta assistendo al corteo con
un misto di curiosita' e di partecipazione. In molti, affacciati dalle
finestre, salutano e partecipano ai canti ed ai cori intonati. A differenza
della manifestazione del 2002, la maggior parte degli esercizi commerciali
sono aperti, tranne qualcuno che e' chiuso per turno. In pochi avevano
abbassato le saracinesche nel timore che potesse succedere qualcosa,
ma sono stati convinti dagli stessi manifestanti a riaprire l'attivita'.
Oltre a scandire cori di protesta contro il pm Fiordalisi, i manifestanti
stanno coinvolgendo anche i curiosi sulle note di ''Il cielo e' sempre
piu' blu'' di Rino Gaetano, cori da stadio e altre canzoni. ''Sto
partecipando ad una festa - ha detto una donna - soprattutto perche'
credo molto nelle loro idee e in quello che fanno e la mia presenza
qui e' di solidarieta' e partecipazione''
l'appello di Oreste Scalzone
Appello di Scalzone. Con un appello
di Oreste Scalzone affinche' le autorita' francesi ritirino l'autorizzazione
all'estradizione di Marina Petrella, la ex brigatista rossa condannata
all'ergastolo nel 1992 nel corso del processo Moro-Ter, ed arrestata
in Francia, dove aveva cambiato vita cancellando quel passato ingombrante,
il 21 agosto 2007, si e' conclusa stasera a Cosenza, in piazza Prefettura,
la manifestazione dei no global promossa per protestare contro le
richieste di condanna nei confronti di 13 esponenti del movimento
del Sud ribelle. ''Mandiamo - ha detto Scalzone - tante cartoline
al presidente francese Nicolas Sarkozy''. Finita la manifestazione,
i partecipanti si ritroveranno in serata per assistere ad un concerto.
Una festa come nel 2002. I no global
raddoppiano e cosi', come nel 2002, si ritrovano nuovamente a Cosenza
per manifestare la loro protesta contro il processo a 13 esponenti
della rete del Sud ribelle, imputati per associazione sovversiva per
gli incidenti accaduti nel 2001 a Genova e Napoli. E come in quella
occasione il risultato e' una festa popolare alla quale non rimangono
estranei neanche i cosentini. In almeno diecimila, secondo fonti della
Questura, si sono ritrovati oggi alla stazione ferroviaria Vaglio
Lise, per dare vita al corteo di protesta contro le richieste di condanna
avanzate dal pm Domenico Fiordalisi per i 13 imputati del dibattimento,
giunto alle battute conclusive. Il luogo di ritrovo scelto dai promotori
del movimento Liberi tutti e' lo stesso di sei anni fa, quando la
protesta scatto' dopo gli arresti. ''Siamo sempre sovversivi'', lo
slogan usato stavolta e scritto sullo striscione che apre il corteo.
Dietro migliaia di persone, rappresentanti istituzionali nazionali
e locali, associazioni, movimenti, partiti, sindacati e anche gli
ultras di alcune squadre di calcio. Ci sono alcuni imputati, tra cui
il parlamentare del Prc Francesco Caruso e Luca Casarini. C'e' Heidi
Giuliani, la madre di Carlo, il giovane ucciso a Genova durante il
G8. Ci sono Oreste Scalzone e Silvia Baraldini; Vincenzo Miliucci,
dell'esecutivo nazionale Cobas; Giorgio Cremaschi, segretario nazionale
della Fiom-Cgil, e Vittorio Agnoletto, eurodeputato ed ex portavoce
del Genova Social Forum. Tante le bandiere cosi' come gli striscioni.
Su uno ci sono alcune foto degli scontri di piazza di Genova e sotto
la scritta ''pm Fiordalisi. I colpevoli''. ''La montatura giudiziaria
deve cadere'' e' scritto su un altro. E ancora: ''Genova-Cosenza i
processi non ci fermano''. Uno ha un taglio localistico: ''La Calabria
e' bella se si ribella''. Il corteo si snoda per le strade della citta',
con i manifestanti che, tenendosi per mano, cantano e ballano. ''E'
un momento di festa - dice qualcuno - ma soprattutto un momento di
riflessione e di pacifica e intelligente protesta''. Anche la citta'
non resta indifferente. Non ci sono i banchetti organizzati nel 2002
per offrire ai manifestanti di allora (100 mila, sostennero gli organizzatori)
dolci e piatti tipici. Ma come allora la gente assiste con simpatia,
chi per strada, chi alla finestra, al corteo e viene coinvolta in
canti e balli. ''E' un successo - dice Agnoletto -. Il movimento di
Genova che oggi sfila a Cosenza continua a chiedere giustizia e verita'''.
Le stesse cose chieste da Heidi Giuliani.''Da quasi sette anni - dice
- chiedo verita' e giustizia per mio figlio e per le molte vittime
di Genova e continuo invece ad assistere ad una giustizia al contrario''.
Caruso e Casarini sottolineano la grande solidarieta' dimostrata verso
gli imputati. Una solidarieta' che si traduce in slogan, canti, balli
e nient'altro. Ed al termine del corteo, la festa continua con il
concerto organizzato nel centro della citta'.
Scalzone e Cirillo
Sindaco Perugini e Presidente Oliverio “In
piazza per la libertà d’espressione”.
''Io scendo in piazza ogni volta che c'e' da manifestare per la liberta'
d'espressione''. A dirlo e' stato il sindaco di Cosenza, Salvatore
Perugini, presente, insieme ad altri sindaci calabresi, alla manifestazione
dei no global che si sta svolgendo a Cosenza. ''Sono un cittadino
- ha aggiunto - che manifesta insieme ad altri per i diritti costituzionalmente
garantiti. Ovviamente si parla di liberta' quando si esercita senza
prevaricazioni e in maniera non violenta''. Al corteo e' presente
anche il presidente della Provincia, Mario Oliverio. ''La mia presenza
qui - ha detto - e' quella di un uomo che ha le proprie convinzioni
ed esprimo in modo libero il mio no ad una legislazione ormai superata.
Ero qui nel 2002 e lo sono anche oggi. Credo che la citta' e la provincia
di Cosenza stiano rispondendo bene''.
Mario Oliverio, “Cancellare le norme
che mortificano la libertà”: ''Siamo profondamente
convinti che bisogna cancellare norme che costituiscono una vera e
propria mortificazione dei principi di liberta' e di democrazia per
un Paese come il nostro''. A dirlo e' stato il presidente della Provincia
di Cosenza, Mario Oliverio, che oggi ha partecipato al corteo dei
no global. ''Infatti - ha aggiunto - norme assunte in un periodo storico
segnato da una grave restrizione delle liberta', quale e' stato il
Fascismo, continuano a vivere e ad essere riferimento degli organi
dello Stato e della Giustizia. Sto parlando di norme del Codice Rocco
che contemplano i reati di opinione e li perseguono come reati criminali
e delinquenziali. E' necessario cancellare definitivamente queste
norme che costituiscono una vera e propria vergogna per un Paese civile
ed avanzato ed una grave limitazione delle liberta'. La nostra presenza
qui, oggi, ha proprio questo significato''. ''Attraverso la nostra
presenza, infatti - ha concluso Oliverio - sentiamo di dover dare
un contributo nell'interesse della democrazia e per l'affermazione
e il consolidamento pieno di principi liberali. La liberta' non puo'
avere limitazioni, soprattutto nelle sue espressioni di pensiero e
di opinione''
Baraldini “Gente processata per quello
che pensa”. ''Mi sembra che ci sia tutta una serie
di processi in cui la gente viene processata piu' per quello che pensa
che per quello che ha fatto. Percio' e' necessario ripristinare uno
spazio sociale''. A dirlo e' stata Silvia Baraldini che oggi partecipa
a Cosenza alla manifestazione dei no global. Il segretario nazionale
della Fiom, Giorgio Cremaschi, dal canto suo ha sostenuto che ''bisogna
dire di no a questa incredibile montatura che colpisce giovani e movimenti
che hanno fatto tanto fino a questo momento e soprattutto bisogna
iniziare a prepararsi per la cosiddetta stagione delle riforme costituzionali''.
Vincenzo Miliucci, dell'esecutivo nazionale Cobas, ha sostenuto che
''oggi e' una giornata nazionale per sostenere il diritto a mantenere
aperta in Italia la speranza di cambiare radicalmente le sorti del
paese per le future generazioni sottoposte nell'attualita' ad un futuro
di precarieta' e repressione''
Luca Casarini
Caruso e Casarini “Solidarietà
per gli imputati”. ''Questa e' una manifestazione che
dimostra la solidarieta' dei movimenti meridionali nei confronti degli
imputati. A differenza dei Cuffaro, dei Mastella, dei Dell'Utri e
degli altri inquisiti per mafia e tangenti, la partecipazione di massa
a questo corteo dimostra che i veri criminali sono loro e non certo
noi''. A dirlo e' stato il deputato del Prc, Francesco Caruso, imputato
nel processo in corso a Cosenza a 13 militanti no global. Per gli
imputati il pm di Cosenza, Domenico Fiordalisi, ha chiesto la condanna
per associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 nel
corso delle manifestazioni a Genova e Napoli. Per Caruso, in particolare,
il pm ha chiesto sei anni di reclusione. ''Noi - ha aggiunto Caruso
-abbiamo lottato e continuiamo a lottare contro le ingiustizie e le
disuguaglianze del nostro tempo. Qui non ci sono poche decine di raccomandati
o aspiranti raccomandati come a Ceppaloni, ma migliaia di giovani
che rivendicano un altro sud''. Alla manifestazione sta partecipando
anche un altro imputato, Luca Casarini. ''Noi imputati - ha detto
- siamo in testa al corteo non perche' siamo la testa, ma perche'
oggi tutta questa gente e' qui per dire che i movimenti sono fatti
piu' di cuore che di testa''
Il video dell'Intervista a Francesco
Caruso
Scalzone “La Galera una risposta brutale
alla politica”. ''Perche' sono qui? Per prima cosa
sono contro i processi, le manette, la soluzione penale anche quando
viene presentata come una cosa buona per noi''. A dirlo e' stato Oreste
Scalzone, l'ex leader di Potere Operaio, per anni ''rifugiato'' in
Francia, oggi a Cosenza per partecipare al corteo dei no global. ''Penso
- ha aggiunto - che sia una falsa soluzione quella della galera e
dei processi. Figurarsi quando si parla di un processo per i compagni
che hanno partecipato ad un grande movimento di resistenza che ha
attraversato tutto il mondo, tramite sperimentazioni e forme di vita
diverse. Questo processo fa parte della risposta, anche sinistra e
brutale, a questa lotta che ha insanguinato il selciato a Genova con
la morte di Carlo Giuliani''.
Heidi Giuliani “La giustizia accusa
le vittime”. ''Da quasi sette anni chiedo verita' e
giustizia per mio figlio e per le molte vittime di Genova e continuo
invece ad assistere ad una giustizia al contrario che accusa le vittime
e promuove i delinquenti in divisa''. A dirlo e' stata Heidi Giuliani,
la madre di Carlo, il manifestante ucciso in occasione del G8 di Genova,
spiegando il perche' della sua partecipazione alla manifestazione
di oggi a Cosenza dei no global. ''Con questo - ha aggiunto - e devo
chiarirlo anche se per me e' implicito, non penso che tutte le persone
in divisa siano delinquenti, ma penso che se anche le forze dell'ordine
non fanno pulizia al loro interno, la nostra sara' sempre una democrazia
piu' a rischio''. Stamani Heidi Giuliani, parlamentare di Rifondazione
comunista, ha visitato il carcere di Cosenza e ha incontrato alcuni
detenuti.
Agnoletto “Da Cosenza una richiesta
di giustizia e verità”. ''E' un successo. Ci
sono decine di migliaia di persone nonostante la crisi politica e
la distanza che in questi mesi vi e' stata tra i movimenti sociali
e il Governo''. Cosi l'europarlamentare Vittorio Agnoletto, portavoce
del Genoa Social Forum in occasione del G8 di Genova del 2001, commenta
la manifestazione dei no global in corso a Cosenza alla quale sta
partecipando. ''E' inaccettabile - ha aggiunto - che un pm cerchi
di ridurre il piu' grande movimento europeo degli ultimi decenni a
una cospirazione di una quindicina di persone per sovvertire l'ordine
costituito. Il movimento di Genova che oggi sfila a Cosenza continua
a chiedere giustizia e verita'. Questo e' il messaggio lanciato da
Cosenza ed e' importante la presenza di tanti rappresentanti delle
istituzioni locali compresi i tanti sindaci che sono presenti''. ''La
battaglia per la verita' e' patrimonio di tutti gli italiani - ha
aggiunto Agnoletto - e non solo di chi in quei giorni era a Genova.
Auspico che la magistratura si renda conto che le accuse del pm sono
prive di qualunque riscontro e sono solo un tentativo di riscrivere
la storia''. ''Posso testimoniare personalmente - ha detto ancora
l'europarlamentare - come nei giorni immediatamente seguenti il G8,
tra il 23 e il 25 luglio 2001, girasse gia' un dossier con cui si
cercava di accusare tutto il Genova social forum di associazione sovversiva,
ma all'epoca nessun magistrato della Procura di Genova si rese disponibile
a firmare quel documento. Quel dossier ha poi trovato disponibilita'
da parte di magistrati della Procura di Cosenza per l'inchiesta che
poi ha coinvolto una parte del movimento''. ''Non potendo inquisire
tutto il Genova social forum - ha concluso Agnoletto - hanno provato
a inquisire una parte del movimento. Quella del dossier era e rimane
solo un'operazione politica''
Cirillo e Malanga travestito da ufficiale
del KGB
Striscioni e curiosità. "Siamo
sempre sovversivi": è questo lo striscione che
apre il corteo dei no global partito da pochi minuti a Cosenza ed
organizzato "contro la repressione per le libertà e per
la giustizia sociale Genova 2001-Cosenza 2008. Sette anni di vergogna".
Il corteo è stato promosso dopo che il pm, Domenico Fiordalisi,
ha chiesto la condanna di 13 militanti no global imputati a Cosenza
di associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 nel
corso delle manifestazioni a Genova e Napoli. Alla manifestazione
nazionale stanno partecipando alcune migliaia di persone tra rappresentanti
istituzionali nazionali e locali, associazioni, movimenti e partiti
e sindacati. Alcuni manifestanti espongono uno striscione in cui,
sotto alcune immagini in cui sono ritratte immagini di scontri tra
la polizia ed i manifestanti in occasione del G8 di Genova, c'é
la scritta "pm Fiordalisi. I colpevoli". Al corteo, promosso
dal movimento Liberi tutti, tra striscioni, cori e bandiere, stanno
partecipando tra gli altri Oreste Scalzone; Luca Casarini, leader
delle tute bianche ed il deputato del Prc Francesco Caruso, entrambi
tra i 13 imputati nel processo al Sud ribelle;. Ci sono anche Silvia
Baraldini; la madre di Carlo Giuliani, Heidi; Vincenzo Miliucci, dell'esecutivo
nazionale Cobas; Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil;
Vittorio Agnoletto, eurodeputato ed ex portavoce del Genova Social
Forum; il presidente della Provincia e il Sindaco di Cosenza, Mario
Oliverio e Salvatore Perugini; Damiano Guagliardi, capogruppo del
Prc al Consiglio regionale; il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza,
il Sindaco di Acquaformosa e numerosi rappresentanti delle istituzioni
locali. Tanti gli striscioni. "La montatura giudiziaria deve
cadere" è scritto su uno striscione dello Slai Cobas Cosenza,
mentre l'area antagonista scrive: "Genova-Cosenza i processi
non ci fermano". Su un altro ancora c'é la scritta "La
Calabria è bella se si ribella". Folta la rappresentanza
degli ultras del Cosenza calcio. Esposto anche uno striscione contro
le discariche: "né discariche, né inceneritori".
Nel 2002 erano in centomila. Non
e' la prima volta che i no global ''invadono'' le strade di Cosenza
per protestare contro l'inchiesta coordinata dalla locale Procura
della Repubblica e che e' giunta adesso alle fase finali con le richieste
di condanna nei confronti dei 13 imputati avanzate nei giorni scorsi
dal pm Domenico Fuiordalisi. Il 23 novembre 2002, a pochi giorni dall'operazione
dei carabinieri del Ros che arrestarono gli imputati, i no global
scesero in piazza per una grande manifestazione che, secondo gli organizzatori,
richiamo' 100 mila persone. Piu' che una manifestazione di protesta
contro gli arresti, che furono definiti ''medievali'', quella di allora
fu soprattutto una festa. Ai cori contro i giudici, definiti ''da
codice Rocco'', si unirono applausi, lanci di fiori, lenzuola esposte
ai balconi dalle famiglie e persino dolci e piatti tipici offerti
ai ''sovversivi'' da casalinghe sistemate ai lati delle strade. I
manifestanti, che sfilarono dalla stazione ferroviaria Vaglio Lise
sino a piazza Fera, nel centro della citta', ballarono, cantarono
e suonarono tra gli applausi dei cosentini, che seguirono il corteo
con simpatia e senza alcun timore. Ed infatti la manifestazione si
concluse la sera, con un concerto, senza alcun incidente.
Huntingdon Life Sciences è il più grande laboratorio
privato di sperimentazione animale in Europa. Nelle loro tre sedi, due
in Inghilterra e una in America, sperimentano erbicidi, pesticidi, farmaci
e prodotti per la casa affinché le grandi industrie possano immettere
i loro prodotti sul mercato velocemente e con poca spesa.
Da sempre HLS rappresenta per il movimento animalista europeo un simbolo
della vivisezione. Dentro HLS gli animali vengono sottoposti prevalentemente
ad esperimenti di tossicologia, avvelenati cioè per verificare
gli effetti delle sostanze prodotte dai loro clienti. Nessun animale esce
vivo da lì dentro
HLS è stato smascherato e denunciato cinque volte negli ultimi
dieci anni per crudeltà sugli animali e per incompetenza, ed è
stato provato più volte che al suo interno sono violate le leggi
vigenti sulla sperimentazione. Questo non ha portato che ad una revisione
temporanea della licenza di sperimentazione. Il Governo inglese sta infatti
facendo tutto il possibile per tenere aperto questo laboratorio degli
orrori. Solo la lotta e l’azione di attivisti determinati porterà
alla chiusura totale di questo posto.
All'interno di HLS muoiono 180.000 animali ogni anno – 500 al giorno.
Nessuna specie viene risparmiata.
Segretezza e sofferenza
Il motto di HLS è
"il vostro segreto è un nostro segreto", e per
mantenerlo hanno una videosorveglianza 24 ore su 24, guardie e una recinzione
alta 4 metri ricoperta da chilometri di filo spinato. Il motivo di tanta
segretezza è facilmente comprensibile appena si scopre cosa avviene
quotidianamente al suo interno.
In realtà i segreti di HLS sono stati più volte scoperti.
Nel 1997 una giornalista di Channel 4, Zoe Broughton, lavorò per
quattro mesi nella sezione beagle di HLS. Zoe filmò segretamente
cuccioli di beagle avvelenati, presi a pugni sul muso e sbattuti contro
i muri. Nel suo diario, pubblicato dal quotidiano The Guardian, scrisse
"...cammino nella mia sezione e uno dei miei cuccioli, numero
1619, ha mezza pinta di feci rapprese e sanguinolente sparpagliate nella
gabbia". Su questo cucciolo sono continuati gli esperimenti,
fino alla sua morte.
Nello stesso anno, Michelle Rokke, attivista della associazione Peta,
lavorò nei laboratori di HLS in New Jersey, e filmò scene
di estrema crudeltà, tra cui una scimmia ancora viva a cui viene
aperto completamente l'addome e i vivisettori che ridono mentre avvelenano
cani con prodotti chimici inseriti tramite cannule direttamente nello
stomaco. Questi esperimenti erano finanziati tra l'altro da Procter &Gamble
e Colgate-Palmolive, che hanno subito cessato di utilizzare HLS appena
scoppiò lo scandalo.
Da queste infiltrazioni, e da documenti fuoriusciti anonimamente dal laboratorio
stesso, si è appreso anche di un esperimento finanziato dalla farmaceutica
giapponese Yamanouchi per lo studio di farmaci antiartritici. Per questo
esperimento, fermato dagli scandali, 37 beagle avrebbero dovuto avere
le gambe spezzate in più punti.
In un rapporto scritto è invece annotato: "ho notato che
l'animale aveva un buco nello stomaco, ma è stato diagnosticato
sano e rimesso nella sua gabbia", mentre gli animali nella stanza
11 vengono definiti "marcescenti, ma ancora vivi".
Inoltre da altri documenti usciti anonimamente nel 2000 si è appreso
di esperimenti su xenotrapianti (trapianti tra specie diverse) portati
avanti per conto della Imutran, ditta controllata da Novartis. In più
di 5 anni sono state sacrificate centinaia di scimmie e migliaia di maiali
senza alcun risultato. Il 31% dei babbuini usati per questi trapianti
di cuore sono morti entro 24 ore dall'operazione, spesso a causa di incompetenza
e grossolani errori.
Da questi dati, e ancor più dai crudi filmati, emerge chiara la
realtà di Huntingdon Life Sciences: un laboratorio degli orrori!
"I cani erano impietriti e schiacciati in fondo alle loro gabbie.
Stavano sul dorso, col corpo pressato contro la parete più lontana
della gabbia. Le loro zampe erano in aria, e gli occhi mi imploravano
di non portarli al laboratorio. Tutti i cani sono morti." (dal
racconto di Michelle Rokke)
Incompetenza e falsificazioni
I lavoratori di HLS sono stati filmati mentre falsificano deliberatamente
le dosi e i dati durante gli esperimenti. Uno di loro ha ammesso che "con
quei dati ti ci puoi pulire il culo", mentre un altro alla domanda
se quanto sta facendo è legale risponde "non so, non ho
visto niente, non si può provare..".
La vivisezione è inattendibile, nessun dato proveniente da esperimenti
su animali può seriamente essere applicato agli umani. I vivisettori
lo sanno bene, e se falsificano dosi e dati è solo per favorire
le industrie chimiche e farmaceutiche, e far immettere i loro prodotti
pericolosi sul mercato.
I dipendenti di HLS si sono mostrati non solo sadici, violenti e falsificatori,
ma anche incompetenti nel loro stesso lavoro, e sono stati colti a lavorare
sotto l'effetto di alcool o di droghe, fermati dalla polizia andando a
lavorare in stato di ubriachezza. Queste persone, come tutti i vivisettori,
non sono ricercatori e non lavorano per il benessere dell'umanità
di cui tanto parlano. Questi sono soltanto degli aguzzini interessati
al denaro.
La vivisezione è una menzogna, e HLS la sua orribile e concreta
realtà.
Nessun controllo
I vivisettori si difendono spesso con la scusa di una assoluta necessità
della sperimentazione animale, ma anche con la asserzione di lavorare
seguendo la legge e rigidi protocolli. L'esistenza di commissioni che
sorvegliano i laboratori può essere per i più ingenui considerata
come una limitazione al sadismo dei vivisettori. Ma non è così.
Dal 1985 l'Home Office ha ispezionato HLS più di trenta volte,
senza mai notare gli abusi descritti prima. In realtà queste commissioni
di ispezione sono composte da ex-vivisettori, e le visite vengono annunciate.
Zoe Broughton nei suoi quattro mesi dentro HLS racconta di due visite
da parte di commissioni di ispezione. In entrambi i casi i dipendenti
lo sapevano in anticipo, e in entrambi i casi gli "ispettori"
hanno fatto una semplice chiacchierata con i vivisettori, osservando più
i quadri ai muri che non gli animali nelle gabbie.
Dentro HLS le regole sulla sperimentazione vengono continuamente violate,
e solo nel caso degli xenotrapianti sono state contate 520 violazioni
senza alcuna conseguenza. Ciò prova che nessun controllo può
limitare la vivisezione e nessuna commissione salverà gli animali.
Solo noi, con la nostra azione, possiamo ottenere questo risultato!
Dove si trova
HUNTINGDON RESEARCH CENTRE (HRC)
Huntingdon Life Sciences
Woolley Road
Alconbury
Huntingdon
Cambridgeshire
PE28 4HS
Tel: 01480 892 000
Fax: 01480 892 205
E-mail: sales@ukorg.huntingdon.com
EYE RESEARCH CENTRE (ERC)
Huntingdon Life Sciences
Barric Lane
Occold
Suffolk
IP23 7PX
Tel: 01379 644 122
Fax: 01379 678 034
Email: sales@ukorg.huntingdon.com
PRINCETON RESEARCH CENTRE (PRC)
Huntingdon Life Sciences
PO Box 2360
Mettlers Road
East Millstone
New Jersey
NJ08875-2360
USA
Tel: 001 732 873 2550
Fax: 001 732 873 8513
Email: sales@princeton.huntingdon.com
Life Science Research Inc
320 Saint Paul Street, Baltimore, MD 21202
001 410 659-0620
Life Sciences Research Inc
401 Hackensack Avenue Floor 9,
Hackensack, NJ 07601
001 210 525-1819
Sono qui di seguito riportati i clienti di HLS costantemente nel mirino
delle proteste degli attivisti in Italia, in accordo comunque ai presidi
che avvengono a livello internazionale.
Gli obiettivi sono tanti, ma in una campagna che mira a far chiudere HLS
il prima possibile è importante procedere in maniera costante e
coordinata. Suggeriamo quindi a chiunque fosse interessato a partecipare
o indire delle proteste, a telefonare e a scrivere lettere o emails di
protesta, di focalizzare l'attenzione prima di tutto sui seguente clienti:
Multinazionale farmaceutica svizzera, uno dei clienti più importanti
e fedeli di HLS.
Sito ufficiale: www.novartis.it
Novartis Farma S.p.A. (Produzione Farmaceutica), Sandoz Largo Umberto Boccioni 1
21040 Origgio (VA)
Tel. 02-96541
Fax 02-96542910
Novartis Vaccines & Diagnostics s.r..l.
(Sede sviluppo, produzione e commercializzazione di vaccini per uso umano) Sede legale
Via Fiorentina, 1
53100 Siena
Tel. 0577-243111
Fax 0577-278600
Sanofi-Aventis è il primo gruppo farmaceutico in Europa ed è
cliente fidato di HLS.
Sanofi-Aventis Sede Legale, laboratorio industriale
Viale Bodio 37/B
20158 Milano
Tel. 02-3939.1
Fax 02-39394165
Sanofi
Midy Centro ricerche e studi
Via G.B.Piranesi 38
20137 Milano
Tel. 02-73941
Fax 02-73942453
Sanofi Pasteur MSD S.p.A. Sede Legale
Via degli Aldobrandeschi 15
00163 Roma
Tel. 06-6640921
Fax 06-66409233
Gruppo Lepetit srl
(Magazzino Materie Prime e Confezionamento Finale)
Località Volcanello
03012 Anagni (Frosinone)
Tel. 0775-7601
Fax 0775-760224
Sanofi-Aventis S.p.A. (Produzione Farmaceutica)
Zona ex Punto Franco
72100 Brindisi
Tel. 0831-5781
Fax 0831-578210
Via Roberto Lepetit 142
12075 Garessio (Cuneo)
Tel. 0174-8781
Strada Statale n. 17 – Km 22
67019 Scoppito (L'Aquila)
Tel. 0862-717021
Fax 0862-714005
Via Europa 11
21040 Origgio (VA)
Schering-Plough Italia Sede legale
Cen. Direzionale MI 2 Pal. Borromini Via Fratelli Cervi s.n.c
20090 Segrate (MI)
PSO Science Park Raf S.p.A. Centro ricerche
Via Olgettina 58
20132 Segrate (MI)
Tel. 02-212191
Fax 02-21219261
Stabilimento
Via Kennedy 5
20060 Comazzo Lodi (MI)
Tel. 035-258405
La Actelion Pharmaceuticals è una farmaceutica con base in Svizzera.
Si è servita nel 2005 di HLS ed è molto legata a livello
di affari che un vecchio cliente di HLS, la multinazionale farmaceutica
Roche.
Sito ufficiale: www.actelion.com
Actelion Pharmaceuticals Italia S.r.l.
Via Lasie 10/L
40026 Imola (BO)
Tel. 0542-648711
Fax: 0542-648734
Email: actelion.italy@actelion.com, paolo.buser@actelion.com
Risulta essere uno dei maggiori clienti di HLS, ogni giorno dentro HLS
muoiono,
per suo conto, decine di animali.
Sito ufficiale: www.gsk.com
GlaxoSmithkline S.p.A. (Sede legale, Centro ricerche, Produzione)
Via Alessandro Fleming 2-4
37135 Verona
Tel. 045-9218111
Fax 045-9218388
Strada Provinciale Asolana 90
43056 S.Polo di Torrile (PR)
Tel. 0521-526111
Fax 0521-526116
GlaxoSmithKline Consumer Healthcare S.p.A. (Farmaci da banco, prodotti
di largo consumo)
Via Zambeletti snc
20021 Baranzate di Bollate (MI)
Tel. 02-38061
Fax 02-3501882
E-mail: it_info@glaxowellcome.it
Azienda del settore farmaceutico e delle biotecnologie, ha usato HLS per
anni.
Si tratta di un'azienda americana con sedi in tutto il mondo.
Sito ufficiale: www.abbott.com
Abbott International, GPO, Nutrition International
Abbott S.p.A., Abbott Vascular Knoll - Ravizza S.p.A.
Via Pontina km. 52
04010 Campoverde di Aprilia (LT)
Tel. 06-928921
Fax 06-928922070
Sede Commerciale Via XX Aprile 4
20097 San Donato Milanese (MI)
Tel. 02-516251
Fax 02-51625110
Abbott Diagnostics, Molecular Diagnostics, Diabetes Care Abbott S.p.A.
Via Mar della Cina 268
00144 Roma
Tel. 06-529911
Fax 06-52991403
E' una multinazionale farmaceutica americana. Uno dei maggiori clienti
di HLS da anni.
Sito ufficiale: www.bms.it
Divisione generale, Sviluppo e Sperimentazione
Via Virgilio Maroso 50
00142 Roma
Tel. 06-503961
Fax: 06-50396523
Produzione Farmaceutica
Via Fontana Del Ceraso 1
03012 Anagni (FR)
Tel. 0775-7621
Settore Chimico, Produzione Farmaceutica
Via Del Murillo, KM. 2,800
04013 Sermoneta (LT)
Tel: 0773-3101
Diciamo un fermo no allo zoo di Ravenna e allo sfruttamento animale con un grande corteo per le vie della città!
Nonostante le pressioni che in questi anni si sono fatte sentire, il
comune di Ravenna sta proseguendo l'Iter della concessione dei permessi
di costruzione alla società Alfa3000. Tutto questo sta
accadendo nel più totale silenzio istituzionale e mediatico,
occorre quindi un evento che risollevi l'attenzione, che faccia capire
al Comune che non riuscirà a farci passare uno zoo sotto il
naso, e alla società Alfa 3000 che le persone che hanno a
cuore la sorte delle centinaia di animali che dovrebbero finire
rinchiusi in questo zoo non sono disposte a tollerare ancora questo
sistema di sfruttamento e segregazione.
Appuntamento a Ravenna, Domenica 9 Marzo ore 14.30, nel parcheggio delle corriere dietro la Stazione Ferroviaria.
"Rock/pensato, logica irrazionale della canzone, filologia del
racconto musicale".
I Tapso II parlano proprio bene della loro musica. Sentire
per credere. Il trio catanese dai toni melodici quanto influenzati dal mathrock
d'oltreoceano, saranno sul palco del csoa "Cartella" di Gallico venerdì
sera, pronti a confermare le loro doti.
Nel maggio 2007 Schumacher Furs (vedi notizia http://campagnaaip.net/notizia4.html),
una delle pelliccerie più vecchie degli Stati Uniti, era stata
costretta a chiudere i battenti a causa di una pressante campagna
iniziata nel novembre 2005. Diversi gruppi e associazioni per la
liberazione animale si erano uniti svolgendo proteste settimanali
davanti al negozio di Portland. Dopo la chiusura, il proprietario di
Schumacher Furs, Gregg Schumacher, aveva portato in tribunale diversi
gruppi animalisti e singoli attivisti accusandoli di essere
responsabili della bancarotta della sua attività e chiedendo un
risarcimento di oltre 6 milioni di dollari.
Purtroppo per lui
questa volta stranamente l’autorità ha dato ragione agli attivisti. Lo
scorso 24 gennaio un giudice federale gli ha ordinato di pagare i
97.000 dollari di spese legali degli attivisti. Il giudice ha dato
torto agli avvocati di Schumacher Furs affermando che le proteste degli
attivisti erano difese dal diritto alla libertà di espressione.
Occupata l’ARPAC : Ecco le menzogne di De Gennaro.
Stamane una cinquantina di attivisti della Rete Campana Salute e
Ambiente e del Comitato di quartiere Napoli Est hanno occupato gli
uffici del ARPAC agenzia regionale per l’ambiente Campania.
Pochi giorni fa il Commissario De Gennaro aveva dichiarato che nella ex
manifattura tabacchi di Gianturco non c’era amianto e dunque si
poteva procedere a sversare, nonostante la documentazione fotografica e
video raccolta dai media indipendenti e del Comitato Napoli Est che
testimoniavano la presenza di amianto rinvenuta nell’occupazione
della struttura utilizzata dai comitati come centro di raccolta
differenziata autogestita fino al suo sgombero da parte della polizia.
La lunga occupazione del ARPAC durata oltre 4 ore si e’ conclusa
dopo vari tentativi di raggiro da parte dei dirigenti dell’ente,
con la consegna della documentazione dei rilievi ARPAC nella ex
manifattura tabacchi.
Da questa occupazione sono emerse
incredibili scoperte su come De Gennaro stia preparandosi a sversare in
una zona contamianata da amianto e senza la minima tutela della salute
dei cittadini.
La prima novita’ e’ che l’ARPAC
non ha mai svolto rilievi sulla presenza di amianto nell’area
della ex manifattura tabacchi di Gianturco. Dunque le dichiarazioni di
De Gennaro sull’assenza di amianto sono delle menzogne fondate
sul nulla, mentre le prove della presenza di amianto sono state
raccolte dai comitati e consegnate alla procura della Repubblica.
La seconda sconvolgente scoperta e’ che i rilievi effettuati dal
ARPAC sulla possibilita’ di stoccare le ecoballe nella ex
manifattura tabacchi si basano sulla considerazione che le ecoballe
siano a norma !! Anche le pietre sanno che le ecoballe della Campania
sono considerate "cattive" perche’ gli impainti di Cdr della
Campania che le producono, non sono a norma e sono stati declassati a
semplici impianti di tritovagliatura.
De Gennaro dunque continua a costruire menzogne, e continua a mettere a rischio la salute dei cittadini.
I documenti del ARPAC saranno allegati all’esposto presentato
alla Procura della repubblica di Napoli dal Comitati Salute e Ambiente
Napoli Est per bloccare l’apertura del sito.
Intanto i
comitati si sono dati appuntamento giovedi’ prossimo presso la
facolta’ di architettura della Universita’ Federico II alle
ore 17 per l’assemblea generale dei comitati che stilera’
il prossimo calendario di mobilitazioni.
Ascolta il commento dall’occupazione del ARPAC di Antonio Musella , Rete Campana Salute e Ambiente.
I nuovi "cani del Sinai" (sul boicottaggio della Fiera del Libro 2008)
«"Fare
il cane del Sinai" pare sia stata locuzione dialettale dei nomadi che
un tempo percorsero il deserto altopiano di El Tih, a nord del monte
Sinai. Variamente interpretata dagli studiosi, il suo significato
oscilla tra "correre in aiuto del vincitore", "stare dalla parte dei padroni", "esibire nobili sentimenti".
Sul Sinai non ci sono cani.»
Con
queste note, lo scrittore Franco Fortini introduceva un suo libro
miliare, dentro un clima anticipatore da primo "scontro di civiltà";
una pietra ancora aguzza e tagliente da scagliare contro i nuovi "Cani
del Sinai". Come annotava egli stesso, un libro scritto a “muscoli
tesi, con rabbia estrema” nell’estate del ’67 a ridosso della “guerra
dei sei giorni”, I cani del Sinai è un libro contro:
contro “quanti amano correre in soccorso ai vincitori”, contro “il
diffuso e razzistico disprezzo antiarabo”, contro “l’esaltazione della
civiltà e della tecnica ‘moderne’ incarnate in Israele”. Una
testimonianza in cui, senza nulla cedere al ricatto della
letteratura-di-giustificazione, delineava il perché e il come lui,
ebreo italiano, non sentiva nessun bisogno di "correre in aiuto del
vincitore".
40 anni dopo, ci manca proprio un Fortini, in un
frangente come questo, così sovrappopolato di nuovi cani del Sinai...
tutti in fila a battersi per un posto al sole nel palcoscenico ben
addobbato dell'obbedienza-virtù, sgomitando per farsi vedere e ben
volere dai padroni di turno: Fassino, Bertinotti, Battista,
Chiamparino, Younis Tawfik, Gabriele Ferraris, Ernesto Ferrero... In
alto e in basso con ruoli intercambiabili tra politica ,
amministrazione e media. Sappiamo bene che la lista è ben più lunga e
che tanti altri non vedono l'ora di accodarsi alla sfilata di chi ama
"esibire nobili sentimenti".
In un quadro così desolante merita davvero un encomio la presa di posizione limpida e senza fronzoli di un Gianni Vattimo, una posizione che in molti condividiamo
ma che difficilmente avremmo possibilità di esporre nella odierna
telecrazia. Non male! Ci andava un Filosofo per ricordare queste
quattro banalità in croce: che Israele è uno stato di apartheid; che da
anni la sua politica lavora ad un lento e politically correct
(se possibile) genocidio dei palestinesi; che sulla Shoa è stata
costruita una vera e propria industria della ricompensa; che invitare
Israele nel 60° anniversario di fondazione di uno stato che per milioni
di persone ha significato"catastrofe" (Nakba) è un atto politico.
Che quindi, boicottarne lo svolgimento è un atto politicamente legittimo e moralmente giusto!
Ci
voleva un personaggio della notorietà di Vattimo per ricordare queste
semplici verità. Anche questo è misura della melma in cui nuotiamo.
Storia di una polemica: "Israele non si tocca!"
In
città tutto era partito da un'obiezione di basso profilo di un
esponente dei Comunisti Italiani (poi prontamente ri-modellata). Apriti
cielo! Tanto e bastato: Israele non è questionabile! Questo il
messaggio che deve passare.
Da quel momento e da un tentativo
d'appello fallito, è partita una propaganda (questa sì) d'odio cui
tutti sentono il bisogno di partecipare. In questione è l'allenza
strategica, politica e militare, con Israele quale avamposto
dell'Occidente. Un'allenza siglata qualche anno fa anche con accordi di
intesa militare. S'inivita Israele ad una vetrina di cultura per
promuoverne la sempre più discussa legittimità politica. Altro che Autonomia del culturale!
La casta intellettuale tra orientalismo e razzismo
I peggiori opinionisti di una battaglia politica e culturale che tra i pasdaran
d'Israele a volte sfiora l'isteria vanno proprio rinvenuti tra gli
intellettuali di casa nostra. Spesso ignoranti in materia storica,
conoscono un solo ritornello "non dimentichiamo la Shoa!".
Emblematica a questo proposito la posizione di un Valentino Parlato (tra i fondatori de Il Manifesto),
affaticato nell'accampare giustificazioni debolissime riguardo l'errata
scelta del boicottaggio. L'intervento del Parlato ha almeno avuto il
merito di scoperchiare una pentola: numerose lettere di lettori del quotidiano
(a partire dal suo competente collega Michele Giorgio) hanno protestato
e argomentato, molto meglio di lui, sull'innopportunità di un invito e
la legittimità di un boicottaggio.
"Non dimentichiamo la Shoa!". E
chi vorrebbe dimenticarla. Certo non quelle sacche di resistenza che
continuano a indicare e praticare l'antifascismo. Quelle stesse che
oggi intendono boicottare una scelta sbagliata. A pochi viene in mente
di chiedersi come mai i fascisti di ieri siano oggi tutti così
intransigentemente filo-sionisti.
Nella bassezza delle loro giustificazioni, gli ampi numeri dell'intellettualità italiana, impregnati di orientalismo
fino all'osso non disdegnano neppure - neanche sembrano accorgersene -
il più bieco discorso razzista. La Lega degli Scrittori Giordani che ha
invitato al boicottaggio con tanto di lettera sarebbe "fantomatica"
mentre l'idea di invitare scrittori palestinesi apparirebbe "ridicola"
ai nostrani "guardiani della democrazia".
Con
questa pagina, apriamo una feature che sarà mantenuta fino ai giorni
del Salone, e relativa contro-mobilitazione, del maggio 2008. Sarà
periodicamente arricchita di contributi: interviste, riflessioni,
appelli e una rassegna stampa quotidiana su un dibattito e una
battaglia che, crediamo, lascerà il segno!
Una battaglia
che come antagonist* e compagn* sentiamo la necessità di far nostra,
arrichendola e potenziandola con la comunicazione - e l'azione -
politica .
____________________________________________________________________
Interviste (audio) > Younis Kutaiba (Comitato promotore per il boicottaggio - Torino) > Sami Hallac (Comitato di Solidarietà con il popolo palestinese - Torino)
> Alfredo Tradardi (International Solidarity Movementt - Italia)
GUARINI E FRATI: DIMISSIONI! ASSEMBLEA PUBBLICA Gio 7 Feb h. 15 Facoltà di Lettere
Il
17 Gennaio si è svolta l'inaugurazione dell'anno accademico
più vergognosa della storia della Sapienza. Il governo
dell'università, dopo aver tentato invano di far entrare il Papa
per mascherare una crisi di gestione ormai irreversibile, ha deciso di
celebrare lo stesso la cerimonia trasformando per un giorno la Sapienza
i una vera e propria caserma. Centinaia di agenti in tenuta antisommossa, per diverse ore, hanno sbarrato gli ingressi della città universitaria,
precludendo l'accesso a studenti, ricercatori, docenti e lavoratori.
Quest'immagine della cittadella militarizzata raffigura bene lo stato
attuale della Sapienza. Guarini e
Frati, a fronte di una situazione di crisi permanente e di fenomeni di
corruzione sempre più palesi, hanno fatto una scelta precisa:
delegare alla polizia la gestione del dissenso.
Rete per l'Autoformazione - Coordinamento dei Collettivi
Eccolo!
il nostro video, quello del corpo vivo dell'università, degli
studenti, dei ricercatori, dei precari, dei docenti e dei lavoratori
della Sapienza. Questa è la nostra storia sulla vicenda legata
alla visita del Papa all'università, così come l'abbiamo
vissuta senza censure nè montature mediatiche. Questo video
parla un solo linguaggio, quello della verità. Potrete vedere le immagini dell'occupazione del rettorato e della totale militarizzazione della Sapienza in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico in data 17 gennaio 2007. Ancora una volta ribadiamo che "INTOLLERANTE E' CHI NON ACCETTA IL DISSENSO!" Rete x l'Autoformazione (uniriot.org)
L'assemblea dei lavoratori del
porto di Gioia Tauro, tenutasi alla fine dello sciopero di 72 ore continuative
che ha visto il 70% degli operativi incrociare le braccia, si è conclusa con la
proclamazione di altre 96 ore di sciopero da attuarsi entro il prossimo 30
aprile, con il mantenimento dello stato di agitazione in atto e con il rinnovo
della richiesta di apertura di un tavolo negoziale alla MCT (MedCenter
Container Terminal) in merito alla vertenza.
Questo nonostante il pesantissimo
clima di tensione, conseguenza della volontà del Coordinamento Portuali di
Gioia Tauro di attuare la mobilitazione, che ha fatto registrare una serie di
attacchi ai lavoratori: le assemblee confederali dalle quali sono uscite pesanti
accuse al coordinamento e agli scioperanti, i comunicati "terroristici" della
MCT su azioni di vandalismo non denunciati alle autorità giudiziarie, la diffida
e messa in mora del coordinamento di Gioia Tauro, di quello nazionale e della segreteria
SUL per i danni subiti dalla MCT a seguito degli scioperi, i cordoni della
polizia ai presidi per garantire l'incolumità dei non scioperanti e, soprattutto,
le 10 perquisizioni a casa di lavoratori portuali, di cui due dirigenti sindacali.
Operazioni definite di "ordinaria amministrazione", finalizzate forse a cercare
quelle uova marce che il Coordinamento aveva minacciato di tirare addosso ai
crumiri visto il periodo carnevalesco.
I criminali di cui stiamo
parlando sono degli operai autorganizzati che si sono costituiti in
Coordinamento nel dicembre del 2006 perché stanchi di essere rappresentati da
CGIL-CISL-UIL-UGL: organizzazioni buone solo a gestire potere, a portare avanti
pratiche clientelari e a garantire alla MCT di rabbonire i lavoratori. La
goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la firma sul contratto
integrativo, bocciato sonoramente dalle assemblee dei lavoratori con il 99% dei
NO. Oggi il 40% degli operativi sono tesserati con il Coordinamento, e anche
qui andrebbero rimarcate le pressioni cui vengono sottoposti non solo gli
iscritti ma anche chi viene sorpreso - cosa non improbabile dato l'altissimo
livello di controllo - a leggere i volantini affissi nella bacheca sindacale, posta
in separata sede rispetto quelle degli altri sindacati.
Il Coordinamento, vera forza
all'interno del porto, è costretto a lottare per un corretto rapporto di
relazioni sindacali, visto che dei sei incontri ufficiali, avuti dalla loro
costituzione, è stato redatto un solo verbale, peraltro contestato perché
ritenuto non corrispondente al vero.
L'attuale vertenza straordinaria
contiene anche delle richieste economiche, un anticipo sui futuri
miglioramenti. I lavoratori oggi infatti sono impossibilitati ad ottenere i
benefici del premio produttività previsto dal contratto integrativo, a causa
dei parametri produttivi irraggiungibili. Sembra assurdo che il porto di Gioia
Tauro, tornato leader nel Mediterraneo, che ha registrato un incremento di
produttività del 21%, che ha una media di movimentazione dei containers che va
dai 40 ai 50 l'ora (rispetto ad una media degli altri porti che si attesta tra
i 18 ed i 20 ed in barba a tutti i principi di sicurezza), ha degli operai cui
non spetta il premio di produzione. Chi è allora che produce? I colletti
bianchi che sono andati a lavorare e hanno accusato gli scioperanti di volere
il male della piana di Gioia Tauro? I crumiri, appena il 30% degli operativi,
costretti a garantire in queste giornate di sciopero più mansioni (anche non
avendo l'abilitazione) e turni di straordinario, per qualche spicciolo elargito
a discrezione di MCT e sindacati? Non è difficile capire chi andrebbe
ringraziato per il conseguimento di questi risultati di eccellenza!
Rinnoviamo la nostra piena
solidarietà e la nostra vicinanza al Coordinamento Portuali, a questi
lavoratori che lottano nel tentativo di migliorare le loro condizioni di lavoro
e di ottenere ciò che gli spetta, non certamente per chiedere di partecipare
alla spartizione della torta.
Ribadiamo la nostra solidarietà a
quelle 10 famiglie che, trattate alla stregua dei peggiori ‘ndranghetisti, si
sono viste piombare in casa le forze dell'ordine. L'ordine che piace alla
Confindustria.
Non
potremmo definire altrimenti la manifestazione nazionale di sabato, non
potrebbe passare diversamente agli archivi della memoria nostra e della
città tutta.
Chi, dal basso o dall’alto, ha pensato bene di
provare a gettare discredito sul risultato ottenuto dal movimento dei
movimenti, sceso festosamente in piazza, lo ha fatto certo non per amor
di cronaca o di responsabilità ma perché, i pennivendoli cosentini
tutti, assolutamente funzionali alla realizzazione dei piani criminosi
che si perpetrano in questa città, non possono certo tradire le
aspettative dei loro finanziatori/fiancheggiatori occulti, spesso i
soggetti contro i quali, il movimento cosentino si scaglia nel
combattere le sue battaglie per le libertà e la giustizia sociale.
Ridurre
ad una mera questione numerica la portata della giornata di ieri,
ricorda il tentativo di qualcuno di voler definire sovversione la presa
di coscienza di tanti e tante che ancora, vogliono credere e vogliono
lottare per rendere il mondo un qualcosa di diverso; pubblicare di
negozi chiusi e commercianti trincerati dietro sbarre, è ammettere
candidamente della faziosità che contraddistingue le redazioni
cittadine; provare a riesumare simboli e frasi che Cosenza non ha mai
conosciuto, sa semplicemente di barzelletta fuori tempo.
E ieri
si è scesi in piazza per ribadire questo: Cosenza è una città viva,
poco incline a subire passivamente strumentalizzazioni di sorta,
solidale e schierata al fianco dei suoi figli perseguitati da un
teorema visionario, un romanzo, un qualcosa che insomma tutto è, tranne
che un impianto accusatorio presentato per come la legge dispone ovvero
basato su delle prove certe.
Dunque, si riparte dalla piazza,
piazza Zumbini per l’esattezza, piazza scelta non a caso: dice
Voltaire, che per misurare il grado di democrazia d’un popolo,
basterebbe fare un giro nelle sue carceri; crediamo noi, che altro
strumento per tastare il polso al grado di democraticità d’una nazione,
sia indagarsi su quante morti bianche vi occorrano ogni anno...
Proprio
per voler dare luce a questo dolente tasto, è stato scelto il monumento
ai caduti sul lavoro per far da sfondo al concentramento dei
manifestanti, una sirena da “inizio turno” per scandirne la partenza.
Già
la massiccia partecipazione alle iniziative d’avvicinamento alla data
di sabato, ci aveva confortato e non poco, donandoci ottimismo
nell’immaginare del corteo.
Ma la sete di partecipazione di Cosenza,
ieri, ha stupito anche noi, ed in specie quando il serpentone s’è
inerpicato tra le strade del centro storico, fredde ed ammuffite mura
ma abitate da gente col cuore grande.
Questo è il dato che ci
interessa analizzare e rilanciare: la gente non ha mai smesso di
credere e d’essere cosciente che è la partecipazione l’unico strumento
di cui dispone per far sentire la sua voce ed anche se cittadini in una
terra martoriata ed erosa nelle sue viscere dal malaffare, nella quale
ogni tentativo di creare una rete permanente promossa da chi non vuole
piegarsi a queste logiche di prevaricazione viene immediatamente
ostraciato da questure, procure e scagnozzi vari, anche loro, i
signorotti detentori dei poteri forti, tremano dinnanzi ad una
partecipazione viva come quella di sabato, mossa sulla scia
dell’indignazione provocata dal loro atteggiarsi in città.
Sosteniamo dunque, essere l’incontro il momento dal quale far emergere la voglia di cambiamento mostrata ieri dai cosentini.
Incontro
e confronto, quali reazioni genuine da contrapporre alle illiberali
coercizioni che s’abbattono quotidianamente sulle nostre vite.
Incontro e confronto che, proprio perché uniche armi in mano nostra, dovranno avvenire come sempre alla luce del sole.
Rilanciamo
dunque, come nelle giornate di preparazione del corteo, l’idea di far
ruotare il dissenso e la voglia di sovvertire alle dinamiche che ci
vorrebbero perdenti, attorno al chiosco comunale sito in piazza XI
settembre, cui chiederemo il prolungamento della concessione. Che
diventi il punto di raccolta del malcontento d’ogni cittadino, che
diventi il punto di partenza per la costruzione d’una nuova città
vivibile. Che faccia circolare non solo appelli di solidarietà a chi si
trova sotto processo, ma anche a chi nei territori lotta per non farsi
schiacciare da logiche che impongono il malaffare prima della dignità
della popolazione.
Intanto ricordiamo che lunedì 4 febbraio,
nell'aula di Corte d'Assise riprenderà il processo con le arringhe
della difesa, certi che il collegio difensivo non incontrerà nessuna
difficoltà a rendere, agli occhi della Corte, semplicistiche le accuse
mosse dal Fiordaliso.
Cosenza, domenica 3 febbraio 2008 COORDINAMENTO LIBERITUTTI
La manifestazione organizzata dopo la decisione del pm Fiordalisi
che ha chiesto la condanna di 13 militanti per i fatti di Genova e Napoli
No global in corteo a Cosenza
"Basta con la giustizia al contrario"
Heidi Giuliani: "Da sette anni chiedo verità e giustizia per mio figlio
e invece si accusano le vittime e si promuovono i delinquenti in divisa"
COSENZA - "Siamo sempre sovversivi": questo lo slogan che
campeggia sullo striscione che apre il corteo dei No global che nel
pomeriggio ha attraversato le vie di Cosenza "contro la repressione,
per le libertà e per la giustizia sociale, Genova 2001 - Cosenza 2008".
Un'iniziativa organizzata dopo che il pubblico ministero Domenico
Fiordalisi ha chiesto
la condanna di tredici militanti, imputati a Cosenza, in Corte
d'assise, di associazione sovversiva, ritenuti colpevoli di aver
organizzato gli incidenti durante il Global forum di Napoli e il G8 di
Genova nel 2001.
Al corteo, promosso dal movimento "Liberi tutti", partecipano alcune
migliaia di persone (oltre diecimila secondo gli organizzatori) tra
rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, associazioni,
movimenti, partiti e sindacati. Fra questi, il leader delle Tute
bianche Luca Casarini, Oreste Scalzone, il deputato del Prc Francesco
Caruso (il pm ha chiesto sei anni di reclusione per Caruso, Casarini e
per Francesco Cirillo, quest'ultimo considerato la "mente" della Rete
meridionale del Sud ribelle). E ancora, Silvia Baraldini, Heidi
Giuliani (parlamentare del Prc e madre di Carlo, morto a Genova durante
il G8), il segretario nazionale della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi.
Per l'eurodeputato ed ex portavoce del Genova Social Forum Vittorio
Agnoletto, la manifestazione "è un successo, ci sono migliaia di
persone, nonostante la crisi politica e la distanza che, in questi
mesi, si è creata tra i movimenti sociali e il governo. E'
inaccettabile che un pm cerchi di ridurre il più grande movimento
europeo degli ultimi decenni, che continua a chiedere verità e
giustizia, a una cospirazione di una quindicina di persone per
sovvertire l'ordine costituito".
Sulla stessa linea Heidi Giuliani, "da sette anni chiedo giustizia e
verità per mio figlio e per le molte vittime di Genova - dice - e
continuo invece ad assistere a una giustizia al contrario, che accusa le vittime
e promuove i delinquenti in divisa". "Con questo - aggiunge - non penso
che tutte le persone in divisa siano delinquenti, ma penso che se anche
le forze dell'ordine non fanno pulizia al loro interno, la nostra sarà
sempre una democrazia più a rischio".
Tanti gli slogan e gli striscioni. "La montatura giudiziaria deve
cadere", si legge su quello dello Slai Cobas Cosenza, mentre l'area
antagonista scrive "Genova-Cosenza, i processi non ci fermano". Su un
altro ancora "La Calabria è bella se si ribella". Esposto anche uno
striscione con la scritta: "Né discariche, né inceneritori".
Non è la prima volta che i No global invadono le strade di Cosenza per
protestare contro l'inchiesta coordinata dalla locale Procura della
Repubblica, giunta ora alle fase finali con le richieste di condanna.
Il 23 novembre del 2002, a pochi giorni dall'operazione dei Ros che
arrestarono gli imputati, il movimento organizzò una grande
manifestazione che, secondo gli organizzatori, richiamò centomila
persone. Ai cori contro i giudici - definiti "da codice Rocco" - si
unirono applausi, lanci di fiori, lenzuola esposte ai balconi dalle
famiglie e persino dolci e piatti tipici offerti da casalinghe ai lati
delle strade. La manifestazione si concluse la sera, con un concerto,
senza alcun incidente.
MOVIMENTO
Cosenza - Oltre diecimila persone in corteo: siamo tutti sovversivi!
La cronaca del corteo per il Sud Ribelle
[cronaca-dirette-foto]
|Cosenza - 2 febbraio 2008| E' agli sgoccioli l'inizio del corteo per il Sud Ribelle a Cosenza.
Corteo lanciato dal Coordinamento Liberi Tutti, che ha raggiunto
innumerevoli adesioni, soprattutto a livello meridionale, in particolar
modo da quelle realtà che presero parte alla Rete meridionale del Sud
Ribelle. Non mancano nemmeno le adesioni a livello nazionale e
internazionale, tra le quali spicca anche quella del premio Nobel per
la pace Perez Esquivel. L'accusa mossa dal pm Fiordalisi contro la Rete
meridionale del Sud Ribelle è associazione e propaganda sovversiva,
sono tredici i compagn* sotto processo. Il 23 novembre 2002, qualche
giorno dopo gli arresti, furono oltre centomila le persone che scesero
in piazza a Cosenza, con "Siamo tutti sovversivi!" come
parole d'ordine; oggi, si è richiamati a scendere in piazza, al fianco
degli imputat*, in difesa di quella che è stata l'esperienza del Sud
Ribelle per tutto il sud Italia, rivendicando Napoli e Genova: contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale!
14:30
- I compagn* cominciano a riempire piazza Zumbini, stanno arrivando
ancora i pullman e le macchine delle realtà e delle persone che
arrivano da fuori. Per il momento ci sono almeno duemila persone, ma
l'affluenza è continua e la sensazione è quella che i numeri siano
destinati a salire.
15:00 - Radio Ciroma ha
iniziato le dirette con il corteo, si susseguono gli interventi di
esponenti vari dai microfoni, i corrispondenti dalla piazza aggiornano
sulla situazione. Segnalata una grande partecipazione da fuori Cosenza. >>> ascolta la diretta del corteo in steaming
15:30
- Il corteo sta per partire, apre lo striscione che riporta le parole
d'ordine di sempre: "Siamo sempre sovversivi! Liberi tutti!. Le persone
in piazza sono cinquemila per il momento, ma sembra che possa
ingrossarsi perchè l'affluenza è continua. Presenza massiccia del
centro e del sud Italia. La composizione del corteo è marcatamente
giovanile, come già avvenuto a Genova lo scorso 17 novembre 2007.
Dietro lo spezzone del Coordinamento Liberi Tutti, segue l'ingente
spezzone antagonista, arrivato a Cosenza con lo stesso striscione
genovese: "Genova - Cosenza, i processi non ci fermano!". Buona la
partecipazione degli studenti cosentini, grandissima la presenza dello
spezzone ultrà del Cosenza, il quale è aperto dallo striscione "Negli
stadi, nelle carceri, nelle strade, chi semina repressione raccogli
intifada!". Netta anche la distanza tra movimenti e partiti,
soprattutto della sinistra radicale, relegati al fondo del corteo. >>> ascolta la diretta con Gianluca di InfoAut da piazza Zumbini
15:45 - Partito il corteo da piazza Zumbini.
16:15
- Confermati i numeri, almeno cinquemila le persone in piazza. Dai
primi commenti che arrivano dalla piazza sembra che a mancare sia un pò
la città, quella cittadinanza che si riversò nelle strade insieme ai
compagn* dopo gli arresti del novembre 2002.
16:45
- Le corrispondenze di Radio Ciroma sostengono che il corteo abbia
raggiunto le diecimila presenze, il quale intanto è arrivato in via
degli Alimena, cioè a metà del corteo.
16:52 -
Il corteo arrivato, come detto, a metà del percorso, supera le
diecimila persone. E' un corteo determinato e partecipato, aperto dai
trecidi compagn* sotto processo, i quali sono nello spezzone del
Coordinamento Liberi Tutti. La città, contrariamente a quel che si
diceva in apertura, ha lentamente risposto, ed il crescendo costante
dei numeri lo testimonia. >>> ascolta la diretta con Vittorio del Cpoa Rialzo di Cosenza
17:10
- Lo spezzone ultrà della curva del Cosenza ha fatto una deviazione
rispetto al percorso autorizzato, per andare a fare una constestazione
sotto gli uffici della questura cosentina, protagonista di un attacco
perpetuo contro gli ultrà tramite diffide e arresti.Ultima
provocazione quella della velina circolata la scorsa settimana circa
una presunta diffida dell'Osservatorio del Viminale nei confronti del
Cosenza Calcio perchè avente una "curva politica"; il tutto si è
rivelato una bufala. >>> ascolta l'intervista di Gianluca di InfoAut con Gaetano degli ultrà cosentini
>>> per saperne di più della falsa provocazione: ascolta l'intervista con Fraticello di Supporto Legale, realizzata da Radio Onda d'Urto
17:45 -
Mentre il corteo si avvia a prendere il suo tragitto conclusivo, arriva
la notizia del cambio di percorso che la manifestazione farà, in quanto
è stato concesso il centro storico come luogo di conclusione. Il
corteo, a due ore dal suo inizio, è ancora combattivo e vivace, la
città di Cosenza ha risposto bene nonostante le paure millantate da
media e questura, i negozi sono aperti e chi non è all'interno del
corteo lo segue ai lati della strada. >>> ascolta la diretta con Massimo di Radio Ciroma di Cosenza
18:15
- Gli oltre diecimila partecipanti al corteo in solidarietà con gli
imputat* della Rete meridionale del Sud Ribelle stanno progressivamente
entrando all'interno del centro storico di Cosenza.
19:00
- Conclusosi nel centro storico il corteo a Cosenza, tra un'ora
prenderanno il via i concerti organizzati dal Coordinamento Liberi
Tutti in piazza Arenella. >>> ascolta le considerazioni con Gianluca di InfoAut
studente precario anarchico di 24 anni..seguo il movimento e ne traggo storie di vita con riflessioni e articoli che si oppongono al classismo dei media e all'apatia dei giornali.
per scrivere al Collettivo AUTONOMIX autonomix@autistici.org