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[Crash! sotto Sequestro] La magistratura all'attacco delle occupazioni!
Martedì 5 Febbraio
c'è stata la pronuncia del Tribunale del Riesame che accoglie l'infame
richiesta di sequestro dell'edificio occupato da Crash! durante la
manifestazione contro le politiche securitarie e per gli spazi sociali
del 6 Ottobre a Bologna.
Il Tribunale andando in controtendenza alla sentenza del gip che non
aveva accolto la richiesta della procura, va a riscrivere con un atto
tutto politico un percorso di lotta di riappropriazione di spazi che
ormai nel capoluogo emiliano dura da anni. Nonostante l'impossibilità a
procedere allo sgombero voluta dallo stesso giudice che ha dichiarato
che è necessario aspettare lo scadere dei termini per un ricorso in
cassazione. Decisione anche questa che comunque resta carica di volontà
politica a prendere tempo e non far agitare troppo le acque dei
movimenti in questo momento delicato. La risposta del Centro Sociale è
che se da un lato andranno avanti con l'iter giudiziario portando il
ricorso in cassazione, per evitare di dare adito ad un precedente che
potrebbe ritorcersi contro tutti i movimenti di lotta e spazi sociali,
dall'altro c'è la volontà di ricostruire lotte e mobilitazioni sul
terreno proprio dei movimenti che non stanno nelle aule dei tribunali
ma nelle strade e nelle piazze.
Comunicato del Laboratorio Crash! sulla sentenza del Tribunale del Riesame
"Tu credi nel destino Neo? No!
Non mi piace l'idea di non poter gestire la mia vita".
(da Matrix)
Una
sentenza che pesa come un macigno quella emessa ieri dal Tribunale del
Riesame di Bologna per il sequestro del Laboratorio Crash! Un macigno
scagliato contro tutte le esperienze, passate e presenti, di
occupazione di centri sociali in Italia e contro la pratica
dell'occupazione stessa. Genova, Cosenza, Firenze e ora anche Bologna,
diventano teatro di un nuovo ruolo che la magistratura accoglie a sé.
Un ruolo tutto politico di ridefinizione degli ambiti di agibilità del
movimento, un tentativo di arginare le lotte che si sviluppano nei
territori passando non solo dalla criminalizzazione di significativi
segmenti passati del movimento contro la globalizzazione e la guerra,
ma anche andando ad attaccare nello specifico gli stessi luoghi di
produzione e riproduzione di una politica antagonista, necessariamente
elementi di ingovernabilità dei conflitti nelle
metropoli.
Una
sentenza che estende nei fatti i presupposti del sequestro cautelare:
prima di oggi indirizzata esclusivamente alla confisca dei beni in
possesso di organizzazioni mafiose e ad abusi edilizi, ora viene
reinterpretata come applicabile a tutte le lotte sociali per la
riconquista di spazi autogestiti, per la produzione di cultura e
socialità non mercificate, contro i percorsi di costruzione dei
conflitti sociali.
All'indomani della caduta, del Governo Del
Sacrificio Prodi, e dell'incapacità reale della politica istituzionale
di risolvere i problemi sociali è dai tribunali che si cerca di mettere
ordine per la salvaguardia dello status quo. E così l'antagonismo
espresso a Genova contro i governi della guerra e della devastazione
economica e ambientale, con il suo respirare assieme e le sue
molteplici istanze, diventa per la magistratura il pretesto per
riaffermare che mai più sarà concesso di tornare ad animare le strade e
le
piazze delle città per affermare in modo deciso il proprio dissenso.
Così il processo di Cosenza diventa punto cardine di nuovi teoremi
giudiziari che trasfigurano le lotte autonome portate avanti nei
territori, leggendo ovunque complotti e pianificazioni sovversive. Così
a Firenze la legittima opposizione alla Guerra Permanente, le cariche
ingiustificate, a nove anni di distanza vengono a forza stipate nel
cassettone della storia giudiziaria sotto coltri che parlano di
violenza e resistenza pluriaggravata. Così la magistratura non solo
legge bene la crisi della rappresentanza politica delle istituzioni, ma
se ne fa immediatamente sostituto e nuovo protagonista dal pugno di
ferro.
In questo modo, nonostante la sospensione dell'esecuzione
del sequestro fino all'ultimo grado di giudizio, necessariamente anche
i centri sociali, come luoghi di autorganizzazione politica
antagonista, ma anche come proposta alternativa e autonoma alla cultura
ed alla socialità di regime vengono messi sotto accusa. Il tentativo è
chiaro: mai più in nessun luogo occupazioni, mai più luoghi altri da
quelli istituzionali, mai più ambiti non immediatamente sussumibili e
riciclabili nelle immediate esigenze dei palazzi del potere. Il
teatrino non può crollare, lo show deve andare avanti, e per farlo
bisogna creare adeguati precedenti giuridici. E va avanti mostrando, ad
esempio, dietro a vetrine infarcite di lustrini l'inquietante e
inaccettabile spettacolo di un Salone del Libro a Torino, autoelettosi
a migliore espressione della cultura letteraria, che invita come ospite
d'onore esponenti di un governo genocida e d'apartheid come quello
d'Israele. Prosegue dietro i falsi, e per dirla tutta, scarsi scandali
suscitati dalle mostrine naziste dell'Afrika Korps di Rommel sui
veicoli delle forze armate italiane impegnate all'estero nelle
"missioni di pace" rifinanziate dal decaduto governo. Si riscopre
palcoscenico di ammiccamenti e "miracolosi" avvicinamenti tra forze
politiche che, stanche dei ruoli loro assegnati dal copione
dell'alternanza, si riscoprono possibilisti su intese larghe per il
sommo fine di "ridare dignità al Paese"... una dignità inevitabilmente
di nuovo fondata sul sacrificio, sull'oppressione, sulla
razionalizzazione del sociale a fini produttivi, sulla guerra,
sull'assassinio delle libertà individuali e collettive.
In
tutto ciò evidentemente i centri sociali, non hanno ruolo. E di questo,
diamo atto, siamo assolutamente certi anche noi. I terreni marcati
dalle lotte popolari contro le nocività e le devastazioni ambientali,
l'ingovernamentabilità dei conflitti sociali, l'essere inevitabilmente
dall'altra parte del fronte "interno" di questa Guerra che si vuole
Permanente, la vivacità data da una riscoperta capacità di plasmare i
nostri territori aldilà delle esigenze produttive, riqualificando dal
basso, opponendosi alla segmentazione ed alla desertificazione sociale,
combattendo la retorica del degrado e della sicurezza riportandole sul
piano della soddisfazione di bisogni e desideri, ostacolando le
speculazioni... questo oggi sono i centri sociali, gli spazi
autogestiti a Bologna come nel resto d'Italia.
E proprio per
questo crediamo che, dopo la manifestazione del 6 ottobre, si debba
tornare a progettare lotte e mobilitazioni che attorno a questo
sappiano ridare il segno dell'insopprimibilità degli spazi autogestiti,
indipendentemente dal dove venga l'attacco. Urgente è la necessità di
riaffermare come ciò che pertiene alle lotte sociali, ai loro
obiettivi, non possa essere negato spingendolo a forza nelle aule dei
tribunali, quando invece sono le strade, le piazze, gli spazi, le
periferie delle città i nostri luoghi; e questo anche per garantire la
percorribilità futura di esperienze di occupazione. Occorre, crediamo,
riaprire tutte le contraddizioni che il nuovo assetto politico cercherà
inevitabilmente di sanare per garantirci non solo la sopravvivenza, ma
anche lo spazio per esprimere quella nostra capacità di essere forza
vitale e prorompente negli altrimenti grigi e ristretti spazi
metropolitani.
Laboratorio Crash!
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Stay on line! Enjoy high tek proletariat infostreaming!
Durante la perquisizione subita dai carabinieri sono stato trattato
come un latitante”, ha dichiarato Loiero profondamente turbato dal
trattamento ricevuto dalle forze dell’ordine. Bravo, e mò se né
accorto. Ma dove vive ? Possibile che non abbia mai letto di una
perquisizione fatta ad un cittadino qualsiasi, possibile che non abbia
mai visitato un carcere calabrese, possibile che non abbia mai parlato
con un disoccupato, un senza lavoro, un rom, un precario, che abbiano
avuto a che fare con qualche agente qualsiasi di qualsiasi forza
dell’ordine ? Possibile , mi rispondo. Caro Loiero conosce l’inchiesta
sul sud ribelle ? Qualche giornale locale ne ha parlato. Ha
approfondito l’argomento ? Siamo in ogni caso, di certo non suoi
elettori, e mai lo saremo, ma comunque cittadini calabresi. Siamo
accusati di reati di opinione. Siamo giornalisti, professori
universitari, operai, psicologi, volontari in servizi sociali. Operiamo
nel sociale di questa terra che comunque amiamo e nella quale vogliamo
restare per cercare ,nonostante la vostra politica ,di cambiare. Il 2
febbraio in un clima di festa si è svolta a Cosenza una manifestazione
alla quale hanno partecipato 10 mila persone. Ricorda negli ultimi anni
una manifestazione così partecipata per qualcosa ? Ha dato solidarietà
per caso a questi imputati ? Non le è sembrato giusto, poteva sporcarsi
le mani e ne sarebbe andata in crisi la sua onorabilità di certo. Ora
io spero che l’arrestino. Si che vada in galera. Che lei vada in galera
insieme ad Adamo, a Bassolino a tutti quegli altri indagati nelle tante
ichieste che l’attanagliano. Non perché io creda in questa istituzione
borbonica. Sono e resto un garantista e non voglio la galera per
nessuno. Ma ricordo un episodio avvenuto negli anni di tangentopoli.
L’arresto di Citaristi. Arrivò in aula in schiavettoni. Non le manette
moderne. Quelle borboniche che si usano ancora nelle traduzioni dei
detenuti. Fu uno scandalo. Non si potevano portare detenuti ancora in
attesa di giudizio ammanettati in un aula. C’era stata già un richiamo
da parte della Corte Europea su questa vicenda , ma il governo italiano
se ne infischiò. E così ladri comuni, zingari, prostitute, ladri di
mele e di caramelle, venivano trascinati come bestie nelle aule dei
tribunali sotto gli sguardi delle giurie popolari e delle telecamere.
Poi venne Citaristi ed il mondo politico scoprì le manette anzi gli
schiavettoni e le eliminò. Se le lei e la sua banda di imputati
finireste in galera , per soli tre giorni qualcosa cambierebbe di
certo. Non sarebbe il solito Caruso, mio coimputato ad andare nelle
carceri a visitare le condizioni dei detenuti, ma sarebbe in tanti a
farlo, e scoprirebbero un mondo a parte. Gente malata di AIDS in celle
di isolamento, come ho potuto constatare di persona nel carcere di
Siano accompagnatore del solito Caruso, finestre blindate nelle celle,
passeggi senza sole, ascensori rotti, riscaldamenti spenti, docce con
acqua fredda ed un umanità pazzesca di gente che attende un giudizio
per mesi. Noi al momento dell’arresto siamo stati trattati come
animali, né come latitanti, né come terroristi. Portati in carceri
speciali come Trani e Palmi. Vorrei che faceste tutti questo giro.
Trani,Palmi, Siano. Trasportati in quei furgoni neri della Polizia
Penitenziaria che incrociamo sulle autostrade dove dentro come animali
vengono trasportati uomini. Una legge europea garantisce agli animali
uno spazio maggiore di quello dentro quei furgoni dove pochi sanno
degli uomini vengono fatti sedere e chiusi ulteriormente in una
celletta ammanettati al sedile, e da dove non si può uscire né per fare
un bisogno né per un caffè fino a quando si giunge a destinazione. Io
le auguro tutto questo, non perché credo nella sua colpevolezza, ma
perché solo così il mondo politico potrà mai capire come realmente
funziona oggi tutto il sistema giudiziario.
Il ministro della Difesa italiana, Arturo Parisi, è in partenza per Vilnius,
in Lituania, dove giovedì e venerdì si tiene un vertice a porte chiuse dei responsabili
della Difesa di tutti i Paesi membri della Nato per discutere l’invio di nuove
truppe da combattimento in Afghanistan, in vista dell’offensiva talebana di primavera.
Ogni nazione dovrà mettere sul tavolo la sua risposta alla perentoria richiesta di rinforzi giunta due settimane fa dal Pentagono. Il ministro Parisi presenterà agli alleati
il documento elaborato dal Comando operativo interforze (Coi) dello Stato maggiore
della Difesa, che prevede l’invio di almeno altre due compagnie di fanteria (2-300 uomini) le quali, sommandosi ai 250 fanti già schierati,
andranno a formare un ‘Battle Group’ per combattere contro i talebani.
Monta la rabbia contro i Paesi ‘imboscati’. Analoghe offerte arriveranno anche da Polonia (400 soldati), Germania (200 soldati,
ma nel tranquillo nord afgano), Francia (200 forze speciali) e Belgio (140 soldati
e quattro caccia F-16). Gli Usa hanno già detto che invieranno altri 3.200 marines.
Mentre la Spagna, per ora, pare orienatata a non inviare rinforzi. Rispetto alle
richieste della Nato, mancano all’appello ancora quasi 4mila uomini.
Una situazione che sta facendo saltare i nervi agli Stati Uniti e agli altri
Paesi che già hanno truppe da combattimento operative nel sud – Canada, Gran Bretagna,
Olanda e Polonia – e che non tollerano più la non-belligeranza degli alleati ‘imboscati’.
Mercoledì il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, è tornata a sollecitare
gli alleati riluttanti della Nato a “condividere il carico dei combattimenti in
Afghanistan”, sottolineando che “soltanto un esiguo numero di nazioni dell'Alleanza
atlantica ha truppe nelle aree più pericolose del Paese”. Simili appelli sono
giunti martedì da parte del ministro della Difesa australiano, Joel Fitzgibbon,
dal ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, e dal premier canadese,
Stephen Harper, il quale ha addirittura minacciato di ritirare le proprie truppe
se gli altri alleati non invieranno rinforzi.
Consiglio di guerra a porte chiuse. Visto il surriscaldarsi dei toni e le crescenti tensioni tra gli alleati, i
vertici Nato, preoccupati per l’immagine pubblica dell’Alleanza atlantica e per
le ricadute di queste polemiche sulle opinioni pubbliche nazionali, hanno chiesto
maggiore discrezione ai governi alleati.
Anonime fonti Nato citate dalle agenzie hanno espresso fastidio per il fatto
che “sia finita sui giornali” la dura lettera con cui il segretario alla Difesa
Usa, Robert Gates, chiedeva rinforzi agli alleati europei.
Il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha chiesto a tutti
gli alleati di evitare dichiarazioni pubbliche polemiche sulla faccenda afgana
e ha auspicato che a Vilnius “la discussione sui rinforzi torni a svolgersi a
porte chiuse”.
Come se la guerra fosse un affare privato dei politici e dei generali, un affare
del quale i cittadini è meglio che sappiano il meno possibile.
Contro una sicurezza fatta di morti sul lavoro,
di violenza poliziesca,
di guerra contro popolazioni inermi,
di deportazioni di immigrati e propaganda razzista,
di repressione spietata del dissenso e del "diverso".
Un’occasione importante per riportare
la “questione sicurezza” nei suoi termini reali.
Una possibilità di riaffermare con forza
la volontà di difendere gli spazi in cui agire e il dissenso
messi pesantemente in discussione
dalla repressione delle istituzioni.
A Bologna 5 compagni da oltre tre mesi sono in
carcere, in uno stato di detenzione aggravato dall’elevato indice di vigilanza
(EIV) e dalla censura sulla corrispondenza, per aver cercato di opporsi a un
TSO in una piazza del centro; altri due stanno scontando pene da 10 mesi, non
ancora definitive, per una scritta sui muri del centro fatta in solidarietà con
gli altri arrestati.
E questi sono solo gli ultimi di un lungo elenco di
episodi che nei mesi recenti hanno segnato la fitta “cronaca repressiva”
bolognese.
La città è satura di divieti e il centro storico è
ormai massicciamente presidiato da polizia e vigili urbani. Vengono sgomberate
case e spazi sociali, demoliti con le ruspe gli accampamenti e le baracche dei
nomadi, criminalizzate tutte le forme di dissenso politico e sociale.
Tutto ciò in nome della “sicurezza” e della lotta al
degrado, ritornelli che da tempo riempiono le prime pagine dei giornali con
l’effetto, e lo scopo, di aumentare artificialmente il senso di insicurezza dei
cittadini e di stendere sui reali problemi della gente una cappa di silenzio
assordante fatta di cinismo, di indifferenza e di rassegnazione.
Bologna sembra tornata ad essere un laboratorio nel
quale, proprio attraverso un sindaco “di sinistra”, sperimentare tecniche di
controllo sempre più raffinate e dispiegate. Il
sindaco di Bologna è l’ideatore del “pacchetto sicurezza” fatto proprio
dall’assemblea dei sindaci e tramite il ministero degli interni Amato presentato
in parlamento e quindi adottato a livello nazionale.
D’altra parte, lungi dall’essere una problematica
prettamente locale, la “questione sicurezza” è ormai diventato un cavallo di
battaglia di tutti i politici di professione a livello nazionale, un tema su
cui destra e sinistra fanno a gara nel proporre le soluzioni più liberticide
possibili. In tutta Italia, giorno per giorno, cresce l’intolleranza nei
confronti delle categorie più “deboli”. Proprio un sistema fondato
sull’assoggettamento autoritario sancisce chi è da tutelare e chi da
perseguitare esponendo gli esclusi alla violenza vigliacca: dagli attacchi ai
campi rom e in generale alle comunità immigrate, alla violenza sulle donne,
dall’uso sempre più sfacciato delle istituzioni totali, delle carceri e delle
strutture psichiatriche, alle quotidiane scorribande dei neofascisti.
Questa, progressiva, ed evidente devastazione dei
rapporti sociali non avviene casualmente e al contrario, secondo noi sta a
testimoniare come sia in atto un lucido processo di ristrutturazione che, con
passi da gigante, cerca di trasformare radicalmente le regole di questo stato
“democratico”. E più che una restaurazione rivolta al passato crediamo
rappresenti piuttosto la necessaria condizione per il mantenimento di un sistema
politico, economico e sociale ormai basato strategicamente sulla guerra.
Infatti, mentre gli eserciti di tutte le potenze occidentali (compreso il
nostro) sono impegnati in ogni angolo del globo a massacrare le popolazioni più
povere per “esportare la democrazia”, la riduzione di ogni spazio in cui agire
il dissenso e il controllo di ogni tipo di opposizione diventa una priorità
imprescindibile a tutti i livelli, da quello internazionale a quello
iper-locale: aumento della militarizzazione, tassi di carcerazione in costante
crescita, internamento e deportazione degli immigrati, persecuzione sfacciata
di ogni lotta sociale, dagli scioperi alle occupazioni di case, dalle proteste
contro la devastazione ambientale alla opposizione alla guerra stessa. E ovviamente
tra i più colpiti ci sono coloro che si dichiarano apertamente nemici dello
stato e del suo ordine sociale.
Dovrebbe essere allora evidente a chiunque non si
lasci abbindolare completamente dalla propaganda di regime che l’insicurezza
reale delle persone deriva in realtà da ben altri problemi.
Il quotidiano stillicidio di morti bianche e di
incidenti sul lavoro provoca un numero di morti, invalidi e feriti di gran
lunga superiore a quello delle vittime della criminalità. Così come
l’impoverimento che colpisce la stragrande maggioranza della popolazione non
dipende da furti e rapine ma da salari sempre più scollegati dal costo della
vita in costante aumento.
L’insicurezza reale è data dall’aumento costante dei
lavori precari, malpagati e senza tutele, dai continui licenziamenti (motivati
per lo più dallo spostamento delle attività all’estero, dove è possibile
sfruttare ancora più brutalmente la manodopera con guadagni ancora maggiori per
i padroni); dagli affitti ormai insostenibili; da uno stato sociale che non ha
più nulla da offrire, anzi: si muore d’ospedale e ci si intossica soffocati dai
rifiuti.
Su queste tematiche abbiamo deciso di convocare a
Bologna una manifestazione nazionale per il 9 febbraio. Un’occasione importante
per riportare con il giusto peso la “questione sicurezza” nei suoi termini
reali, per denunciare pubblicamente il terrorismo di politici e giornalisti che
in tutta Italia si adoperano per scongiurare il rischio che ci si unisca nella
lotta contro i potenti, unica via d’uscita concreta dalla miseria incalzante.
Un’occasione per riaffermare con forza la volontà di difendere gli spazi in cui
agire il dissenso messi pesantemente in discussione da queste strategie
repressive.
Un'occasione, insomma, per rompere il silenzio.
La manifestazione attraverserà le strade di Bologna
ribadendo e articolando il discorso fatto sinora con l’intento di portare
queste riflessioni all’orecchio degli abitanti di questa città e di coinvolgere
chiunque condivida questo tipo di necessità.
Oltre diecimila persone alla manifestazione
nazionale No Global di Cosenza. Appello di Scalzone a Sarkozy
02/02 Oltre diecimila persone secondo gli organizzatori
(cinquemila secondo le autorità), hanno partecipato al corteo
no global, a Cosenza, a sostegno degli imputati del processo alla
rete del Sud ribelle. Tra i partecipanti alla manifestazioni anche
gli indagati, tra i quali il parlamentare di Rifondazione Comunista,
Francesco Caruso, ed il leader delle "tute bianche", Luca
Casarini. Presenti anche l'eurodeputato Vittorio Agnoletto, Silvia
Baraldini, Haidy Giuliani, mentre alla partenza del corteo hanno partecipato
anche il sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, ed il presidente
dell'Amministrazione provinciale, Mario Oliverio, entrambi esponenti
del Pd. Il corteo si è svolto in un clima di massima serenita'
e molti negozi delle principali zone della citta' sono rimasti aperti.
A parte qualche piccola provocazione nei confronti delle forze dell'ordine,
non si sono registrati atti particolari. Il corteo si è concluso
nella zona della villa vecchia a Cosenza ed in serata, nella zona
del mercato dell'Arenella, ci sara' l'esibizione di alcuni gruppi
musicali. Così dopo sette anni Cosenza ha ospitato un corteo
di attivisti noglobal di solidarietà La mobilitazione, che
ha carattere nazionale, è stata indetta dal coordinamento "Liberi
tutti" e segue di qualche giorno la requisitoria del pm, Domenico
Fiordalisi, per gli incidenti a Napoli e Genova del 2001. Il pubblico
ministero ha chiesto, fra l'altro, sei anni di reclusione per Francesco
Caruso, parlamentare di Rifondazione comunista, e per Luca Casarini
e Francesco Cirillo. All'iniziativa, che ha ottenuto la solidarietà
del Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, sono arrivati militanti
no global da tutto il centro sud con pullman e treni.
Il video della manifestazione
In corteo tra canti e balli. Tenendosi
per mano tra canti, balli ed inni di gioia i partecipanti al corteo
dei no global (quasi 10 mila, secondo la Questura) sta attraversando
le strade principali della citta' di Cosenza. Per i manifestanti,
contraddistinti da bandiere, striscioni e degli adesivi sugli abiti
con la scritta ''sovversivi'' e con i tamburelli in mano, e' ''un
momento di festa ma soprattutto un momento di riflessione e di pacifica
e intelligente protesta''. La citta' sta assistendo al corteo con
un misto di curiosita' e di partecipazione. In molti, affacciati dalle
finestre, salutano e partecipano ai canti ed ai cori intonati. A differenza
della manifestazione del 2002, la maggior parte degli esercizi commerciali
sono aperti, tranne qualcuno che e' chiuso per turno. In pochi avevano
abbassato le saracinesche nel timore che potesse succedere qualcosa,
ma sono stati convinti dagli stessi manifestanti a riaprire l'attivita'.
Oltre a scandire cori di protesta contro il pm Fiordalisi, i manifestanti
stanno coinvolgendo anche i curiosi sulle note di ''Il cielo e' sempre
piu' blu'' di Rino Gaetano, cori da stadio e altre canzoni. ''Sto
partecipando ad una festa - ha detto una donna - soprattutto perche'
credo molto nelle loro idee e in quello che fanno e la mia presenza
qui e' di solidarieta' e partecipazione''
l'appello di Oreste Scalzone
Appello di Scalzone. Con un appello
di Oreste Scalzone affinche' le autorita' francesi ritirino l'autorizzazione
all'estradizione di Marina Petrella, la ex brigatista rossa condannata
all'ergastolo nel 1992 nel corso del processo Moro-Ter, ed arrestata
in Francia, dove aveva cambiato vita cancellando quel passato ingombrante,
il 21 agosto 2007, si e' conclusa stasera a Cosenza, in piazza Prefettura,
la manifestazione dei no global promossa per protestare contro le
richieste di condanna nei confronti di 13 esponenti del movimento
del Sud ribelle. ''Mandiamo - ha detto Scalzone - tante cartoline
al presidente francese Nicolas Sarkozy''. Finita la manifestazione,
i partecipanti si ritroveranno in serata per assistere ad un concerto.
Una festa come nel 2002. I no global
raddoppiano e cosi', come nel 2002, si ritrovano nuovamente a Cosenza
per manifestare la loro protesta contro il processo a 13 esponenti
della rete del Sud ribelle, imputati per associazione sovversiva per
gli incidenti accaduti nel 2001 a Genova e Napoli. E come in quella
occasione il risultato e' una festa popolare alla quale non rimangono
estranei neanche i cosentini. In almeno diecimila, secondo fonti della
Questura, si sono ritrovati oggi alla stazione ferroviaria Vaglio
Lise, per dare vita al corteo di protesta contro le richieste di condanna
avanzate dal pm Domenico Fiordalisi per i 13 imputati del dibattimento,
giunto alle battute conclusive. Il luogo di ritrovo scelto dai promotori
del movimento Liberi tutti e' lo stesso di sei anni fa, quando la
protesta scatto' dopo gli arresti. ''Siamo sempre sovversivi'', lo
slogan usato stavolta e scritto sullo striscione che apre il corteo.
Dietro migliaia di persone, rappresentanti istituzionali nazionali
e locali, associazioni, movimenti, partiti, sindacati e anche gli
ultras di alcune squadre di calcio. Ci sono alcuni imputati, tra cui
il parlamentare del Prc Francesco Caruso e Luca Casarini. C'e' Heidi
Giuliani, la madre di Carlo, il giovane ucciso a Genova durante il
G8. Ci sono Oreste Scalzone e Silvia Baraldini; Vincenzo Miliucci,
dell'esecutivo nazionale Cobas; Giorgio Cremaschi, segretario nazionale
della Fiom-Cgil, e Vittorio Agnoletto, eurodeputato ed ex portavoce
del Genova Social Forum. Tante le bandiere cosi' come gli striscioni.
Su uno ci sono alcune foto degli scontri di piazza di Genova e sotto
la scritta ''pm Fiordalisi. I colpevoli''. ''La montatura giudiziaria
deve cadere'' e' scritto su un altro. E ancora: ''Genova-Cosenza i
processi non ci fermano''. Uno ha un taglio localistico: ''La Calabria
e' bella se si ribella''. Il corteo si snoda per le strade della citta',
con i manifestanti che, tenendosi per mano, cantano e ballano. ''E'
un momento di festa - dice qualcuno - ma soprattutto un momento di
riflessione e di pacifica e intelligente protesta''. Anche la citta'
non resta indifferente. Non ci sono i banchetti organizzati nel 2002
per offrire ai manifestanti di allora (100 mila, sostennero gli organizzatori)
dolci e piatti tipici. Ma come allora la gente assiste con simpatia,
chi per strada, chi alla finestra, al corteo e viene coinvolta in
canti e balli. ''E' un successo - dice Agnoletto -. Il movimento di
Genova che oggi sfila a Cosenza continua a chiedere giustizia e verita'''.
Le stesse cose chieste da Heidi Giuliani.''Da quasi sette anni - dice
- chiedo verita' e giustizia per mio figlio e per le molte vittime
di Genova e continuo invece ad assistere ad una giustizia al contrario''.
Caruso e Casarini sottolineano la grande solidarieta' dimostrata verso
gli imputati. Una solidarieta' che si traduce in slogan, canti, balli
e nient'altro. Ed al termine del corteo, la festa continua con il
concerto organizzato nel centro della citta'.
Scalzone e Cirillo
Sindaco Perugini e Presidente Oliverio “In
piazza per la libertà d’espressione”.
''Io scendo in piazza ogni volta che c'e' da manifestare per la liberta'
d'espressione''. A dirlo e' stato il sindaco di Cosenza, Salvatore
Perugini, presente, insieme ad altri sindaci calabresi, alla manifestazione
dei no global che si sta svolgendo a Cosenza. ''Sono un cittadino
- ha aggiunto - che manifesta insieme ad altri per i diritti costituzionalmente
garantiti. Ovviamente si parla di liberta' quando si esercita senza
prevaricazioni e in maniera non violenta''. Al corteo e' presente
anche il presidente della Provincia, Mario Oliverio. ''La mia presenza
qui - ha detto - e' quella di un uomo che ha le proprie convinzioni
ed esprimo in modo libero il mio no ad una legislazione ormai superata.
Ero qui nel 2002 e lo sono anche oggi. Credo che la citta' e la provincia
di Cosenza stiano rispondendo bene''.
Mario Oliverio, “Cancellare le norme
che mortificano la libertà”: ''Siamo profondamente
convinti che bisogna cancellare norme che costituiscono una vera e
propria mortificazione dei principi di liberta' e di democrazia per
un Paese come il nostro''. A dirlo e' stato il presidente della Provincia
di Cosenza, Mario Oliverio, che oggi ha partecipato al corteo dei
no global. ''Infatti - ha aggiunto - norme assunte in un periodo storico
segnato da una grave restrizione delle liberta', quale e' stato il
Fascismo, continuano a vivere e ad essere riferimento degli organi
dello Stato e della Giustizia. Sto parlando di norme del Codice Rocco
che contemplano i reati di opinione e li perseguono come reati criminali
e delinquenziali. E' necessario cancellare definitivamente queste
norme che costituiscono una vera e propria vergogna per un Paese civile
ed avanzato ed una grave limitazione delle liberta'. La nostra presenza
qui, oggi, ha proprio questo significato''. ''Attraverso la nostra
presenza, infatti - ha concluso Oliverio - sentiamo di dover dare
un contributo nell'interesse della democrazia e per l'affermazione
e il consolidamento pieno di principi liberali. La liberta' non puo'
avere limitazioni, soprattutto nelle sue espressioni di pensiero e
di opinione''
Baraldini “Gente processata per quello
che pensa”. ''Mi sembra che ci sia tutta una serie
di processi in cui la gente viene processata piu' per quello che pensa
che per quello che ha fatto. Percio' e' necessario ripristinare uno
spazio sociale''. A dirlo e' stata Silvia Baraldini che oggi partecipa
a Cosenza alla manifestazione dei no global. Il segretario nazionale
della Fiom, Giorgio Cremaschi, dal canto suo ha sostenuto che ''bisogna
dire di no a questa incredibile montatura che colpisce giovani e movimenti
che hanno fatto tanto fino a questo momento e soprattutto bisogna
iniziare a prepararsi per la cosiddetta stagione delle riforme costituzionali''.
Vincenzo Miliucci, dell'esecutivo nazionale Cobas, ha sostenuto che
''oggi e' una giornata nazionale per sostenere il diritto a mantenere
aperta in Italia la speranza di cambiare radicalmente le sorti del
paese per le future generazioni sottoposte nell'attualita' ad un futuro
di precarieta' e repressione''
Luca Casarini
Caruso e Casarini “Solidarietà
per gli imputati”. ''Questa e' una manifestazione che
dimostra la solidarieta' dei movimenti meridionali nei confronti degli
imputati. A differenza dei Cuffaro, dei Mastella, dei Dell'Utri e
degli altri inquisiti per mafia e tangenti, la partecipazione di massa
a questo corteo dimostra che i veri criminali sono loro e non certo
noi''. A dirlo e' stato il deputato del Prc, Francesco Caruso, imputato
nel processo in corso a Cosenza a 13 militanti no global. Per gli
imputati il pm di Cosenza, Domenico Fiordalisi, ha chiesto la condanna
per associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 nel
corso delle manifestazioni a Genova e Napoli. Per Caruso, in particolare,
il pm ha chiesto sei anni di reclusione. ''Noi - ha aggiunto Caruso
-abbiamo lottato e continuiamo a lottare contro le ingiustizie e le
disuguaglianze del nostro tempo. Qui non ci sono poche decine di raccomandati
o aspiranti raccomandati come a Ceppaloni, ma migliaia di giovani
che rivendicano un altro sud''. Alla manifestazione sta partecipando
anche un altro imputato, Luca Casarini. ''Noi imputati - ha detto
- siamo in testa al corteo non perche' siamo la testa, ma perche'
oggi tutta questa gente e' qui per dire che i movimenti sono fatti
piu' di cuore che di testa''
Il video dell'Intervista a Francesco
Caruso
Scalzone “La Galera una risposta brutale
alla politica”. ''Perche' sono qui? Per prima cosa
sono contro i processi, le manette, la soluzione penale anche quando
viene presentata come una cosa buona per noi''. A dirlo e' stato Oreste
Scalzone, l'ex leader di Potere Operaio, per anni ''rifugiato'' in
Francia, oggi a Cosenza per partecipare al corteo dei no global. ''Penso
- ha aggiunto - che sia una falsa soluzione quella della galera e
dei processi. Figurarsi quando si parla di un processo per i compagni
che hanno partecipato ad un grande movimento di resistenza che ha
attraversato tutto il mondo, tramite sperimentazioni e forme di vita
diverse. Questo processo fa parte della risposta, anche sinistra e
brutale, a questa lotta che ha insanguinato il selciato a Genova con
la morte di Carlo Giuliani''.
Heidi Giuliani “La giustizia accusa
le vittime”. ''Da quasi sette anni chiedo verita' e
giustizia per mio figlio e per le molte vittime di Genova e continuo
invece ad assistere ad una giustizia al contrario che accusa le vittime
e promuove i delinquenti in divisa''. A dirlo e' stata Heidi Giuliani,
la madre di Carlo, il manifestante ucciso in occasione del G8 di Genova,
spiegando il perche' della sua partecipazione alla manifestazione
di oggi a Cosenza dei no global. ''Con questo - ha aggiunto - e devo
chiarirlo anche se per me e' implicito, non penso che tutte le persone
in divisa siano delinquenti, ma penso che se anche le forze dell'ordine
non fanno pulizia al loro interno, la nostra sara' sempre una democrazia
piu' a rischio''. Stamani Heidi Giuliani, parlamentare di Rifondazione
comunista, ha visitato il carcere di Cosenza e ha incontrato alcuni
detenuti.
Agnoletto “Da Cosenza una richiesta
di giustizia e verità”. ''E' un successo. Ci
sono decine di migliaia di persone nonostante la crisi politica e
la distanza che in questi mesi vi e' stata tra i movimenti sociali
e il Governo''. Cosi l'europarlamentare Vittorio Agnoletto, portavoce
del Genoa Social Forum in occasione del G8 di Genova del 2001, commenta
la manifestazione dei no global in corso a Cosenza alla quale sta
partecipando. ''E' inaccettabile - ha aggiunto - che un pm cerchi
di ridurre il piu' grande movimento europeo degli ultimi decenni a
una cospirazione di una quindicina di persone per sovvertire l'ordine
costituito. Il movimento di Genova che oggi sfila a Cosenza continua
a chiedere giustizia e verita'. Questo e' il messaggio lanciato da
Cosenza ed e' importante la presenza di tanti rappresentanti delle
istituzioni locali compresi i tanti sindaci che sono presenti''. ''La
battaglia per la verita' e' patrimonio di tutti gli italiani - ha
aggiunto Agnoletto - e non solo di chi in quei giorni era a Genova.
Auspico che la magistratura si renda conto che le accuse del pm sono
prive di qualunque riscontro e sono solo un tentativo di riscrivere
la storia''. ''Posso testimoniare personalmente - ha detto ancora
l'europarlamentare - come nei giorni immediatamente seguenti il G8,
tra il 23 e il 25 luglio 2001, girasse gia' un dossier con cui si
cercava di accusare tutto il Genova social forum di associazione sovversiva,
ma all'epoca nessun magistrato della Procura di Genova si rese disponibile
a firmare quel documento. Quel dossier ha poi trovato disponibilita'
da parte di magistrati della Procura di Cosenza per l'inchiesta che
poi ha coinvolto una parte del movimento''. ''Non potendo inquisire
tutto il Genova social forum - ha concluso Agnoletto - hanno provato
a inquisire una parte del movimento. Quella del dossier era e rimane
solo un'operazione politica''
Cirillo e Malanga travestito da ufficiale
del KGB
Striscioni e curiosità. "Siamo
sempre sovversivi": è questo lo striscione che
apre il corteo dei no global partito da pochi minuti a Cosenza ed
organizzato "contro la repressione per le libertà e per
la giustizia sociale Genova 2001-Cosenza 2008. Sette anni di vergogna".
Il corteo è stato promosso dopo che il pm, Domenico Fiordalisi,
ha chiesto la condanna di 13 militanti no global imputati a Cosenza
di associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 nel
corso delle manifestazioni a Genova e Napoli. Alla manifestazione
nazionale stanno partecipando alcune migliaia di persone tra rappresentanti
istituzionali nazionali e locali, associazioni, movimenti e partiti
e sindacati. Alcuni manifestanti espongono uno striscione in cui,
sotto alcune immagini in cui sono ritratte immagini di scontri tra
la polizia ed i manifestanti in occasione del G8 di Genova, c'é
la scritta "pm Fiordalisi. I colpevoli". Al corteo, promosso
dal movimento Liberi tutti, tra striscioni, cori e bandiere, stanno
partecipando tra gli altri Oreste Scalzone; Luca Casarini, leader
delle tute bianche ed il deputato del Prc Francesco Caruso, entrambi
tra i 13 imputati nel processo al Sud ribelle;. Ci sono anche Silvia
Baraldini; la madre di Carlo Giuliani, Heidi; Vincenzo Miliucci, dell'esecutivo
nazionale Cobas; Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil;
Vittorio Agnoletto, eurodeputato ed ex portavoce del Genova Social
Forum; il presidente della Provincia e il Sindaco di Cosenza, Mario
Oliverio e Salvatore Perugini; Damiano Guagliardi, capogruppo del
Prc al Consiglio regionale; il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza,
il Sindaco di Acquaformosa e numerosi rappresentanti delle istituzioni
locali. Tanti gli striscioni. "La montatura giudiziaria deve
cadere" è scritto su uno striscione dello Slai Cobas Cosenza,
mentre l'area antagonista scrive: "Genova-Cosenza i processi
non ci fermano". Su un altro ancora c'é la scritta "La
Calabria è bella se si ribella". Folta la rappresentanza
degli ultras del Cosenza calcio. Esposto anche uno striscione contro
le discariche: "né discariche, né inceneritori".
Nel 2002 erano in centomila. Non
e' la prima volta che i no global ''invadono'' le strade di Cosenza
per protestare contro l'inchiesta coordinata dalla locale Procura
della Repubblica e che e' giunta adesso alle fase finali con le richieste
di condanna nei confronti dei 13 imputati avanzate nei giorni scorsi
dal pm Domenico Fuiordalisi. Il 23 novembre 2002, a pochi giorni dall'operazione
dei carabinieri del Ros che arrestarono gli imputati, i no global
scesero in piazza per una grande manifestazione che, secondo gli organizzatori,
richiamo' 100 mila persone. Piu' che una manifestazione di protesta
contro gli arresti, che furono definiti ''medievali'', quella di allora
fu soprattutto una festa. Ai cori contro i giudici, definiti ''da
codice Rocco'', si unirono applausi, lanci di fiori, lenzuola esposte
ai balconi dalle famiglie e persino dolci e piatti tipici offerti
ai ''sovversivi'' da casalinghe sistemate ai lati delle strade. I
manifestanti, che sfilarono dalla stazione ferroviaria Vaglio Lise
sino a piazza Fera, nel centro della citta', ballarono, cantarono
e suonarono tra gli applausi dei cosentini, che seguirono il corteo
con simpatia e senza alcun timore. Ed infatti la manifestazione si
concluse la sera, con un concerto, senza alcun incidente.
Huntingdon Life Sciences è il più grande laboratorio
privato di sperimentazione animale in Europa. Nelle loro tre sedi, due
in Inghilterra e una in America, sperimentano erbicidi, pesticidi, farmaci
e prodotti per la casa affinché le grandi industrie possano immettere
i loro prodotti sul mercato velocemente e con poca spesa.
Da sempre HLS rappresenta per il movimento animalista europeo un simbolo
della vivisezione. Dentro HLS gli animali vengono sottoposti prevalentemente
ad esperimenti di tossicologia, avvelenati cioè per verificare
gli effetti delle sostanze prodotte dai loro clienti. Nessun animale esce
vivo da lì dentro
HLS è stato smascherato e denunciato cinque volte negli ultimi
dieci anni per crudeltà sugli animali e per incompetenza, ed è
stato provato più volte che al suo interno sono violate le leggi
vigenti sulla sperimentazione. Questo non ha portato che ad una revisione
temporanea della licenza di sperimentazione. Il Governo inglese sta infatti
facendo tutto il possibile per tenere aperto questo laboratorio degli
orrori. Solo la lotta e l’azione di attivisti determinati porterà
alla chiusura totale di questo posto.
All'interno di HLS muoiono 180.000 animali ogni anno – 500 al giorno.
Nessuna specie viene risparmiata.
Segretezza e sofferenza
Il motto di HLS è
"il vostro segreto è un nostro segreto", e per
mantenerlo hanno una videosorveglianza 24 ore su 24, guardie e una recinzione
alta 4 metri ricoperta da chilometri di filo spinato. Il motivo di tanta
segretezza è facilmente comprensibile appena si scopre cosa avviene
quotidianamente al suo interno.
In realtà i segreti di HLS sono stati più volte scoperti.
Nel 1997 una giornalista di Channel 4, Zoe Broughton, lavorò per
quattro mesi nella sezione beagle di HLS. Zoe filmò segretamente
cuccioli di beagle avvelenati, presi a pugni sul muso e sbattuti contro
i muri. Nel suo diario, pubblicato dal quotidiano The Guardian, scrisse
"...cammino nella mia sezione e uno dei miei cuccioli, numero
1619, ha mezza pinta di feci rapprese e sanguinolente sparpagliate nella
gabbia". Su questo cucciolo sono continuati gli esperimenti,
fino alla sua morte.
Nello stesso anno, Michelle Rokke, attivista della associazione Peta,
lavorò nei laboratori di HLS in New Jersey, e filmò scene
di estrema crudeltà, tra cui una scimmia ancora viva a cui viene
aperto completamente l'addome e i vivisettori che ridono mentre avvelenano
cani con prodotti chimici inseriti tramite cannule direttamente nello
stomaco. Questi esperimenti erano finanziati tra l'altro da Procter &Gamble
e Colgate-Palmolive, che hanno subito cessato di utilizzare HLS appena
scoppiò lo scandalo.
Da queste infiltrazioni, e da documenti fuoriusciti anonimamente dal laboratorio
stesso, si è appreso anche di un esperimento finanziato dalla farmaceutica
giapponese Yamanouchi per lo studio di farmaci antiartritici. Per questo
esperimento, fermato dagli scandali, 37 beagle avrebbero dovuto avere
le gambe spezzate in più punti.
In un rapporto scritto è invece annotato: "ho notato che
l'animale aveva un buco nello stomaco, ma è stato diagnosticato
sano e rimesso nella sua gabbia", mentre gli animali nella stanza
11 vengono definiti "marcescenti, ma ancora vivi".
Inoltre da altri documenti usciti anonimamente nel 2000 si è appreso
di esperimenti su xenotrapianti (trapianti tra specie diverse) portati
avanti per conto della Imutran, ditta controllata da Novartis. In più
di 5 anni sono state sacrificate centinaia di scimmie e migliaia di maiali
senza alcun risultato. Il 31% dei babbuini usati per questi trapianti
di cuore sono morti entro 24 ore dall'operazione, spesso a causa di incompetenza
e grossolani errori.
Da questi dati, e ancor più dai crudi filmati, emerge chiara la
realtà di Huntingdon Life Sciences: un laboratorio degli orrori!
"I cani erano impietriti e schiacciati in fondo alle loro gabbie.
Stavano sul dorso, col corpo pressato contro la parete più lontana
della gabbia. Le loro zampe erano in aria, e gli occhi mi imploravano
di non portarli al laboratorio. Tutti i cani sono morti." (dal
racconto di Michelle Rokke)
Incompetenza e falsificazioni
I lavoratori di HLS sono stati filmati mentre falsificano deliberatamente
le dosi e i dati durante gli esperimenti. Uno di loro ha ammesso che "con
quei dati ti ci puoi pulire il culo", mentre un altro alla domanda
se quanto sta facendo è legale risponde "non so, non ho
visto niente, non si può provare..".
La vivisezione è inattendibile, nessun dato proveniente da esperimenti
su animali può seriamente essere applicato agli umani. I vivisettori
lo sanno bene, e se falsificano dosi e dati è solo per favorire
le industrie chimiche e farmaceutiche, e far immettere i loro prodotti
pericolosi sul mercato.
I dipendenti di HLS si sono mostrati non solo sadici, violenti e falsificatori,
ma anche incompetenti nel loro stesso lavoro, e sono stati colti a lavorare
sotto l'effetto di alcool o di droghe, fermati dalla polizia andando a
lavorare in stato di ubriachezza. Queste persone, come tutti i vivisettori,
non sono ricercatori e non lavorano per il benessere dell'umanità
di cui tanto parlano. Questi sono soltanto degli aguzzini interessati
al denaro.
La vivisezione è una menzogna, e HLS la sua orribile e concreta
realtà.
Nessun controllo
I vivisettori si difendono spesso con la scusa di una assoluta necessità
della sperimentazione animale, ma anche con la asserzione di lavorare
seguendo la legge e rigidi protocolli. L'esistenza di commissioni che
sorvegliano i laboratori può essere per i più ingenui considerata
come una limitazione al sadismo dei vivisettori. Ma non è così.
Dal 1985 l'Home Office ha ispezionato HLS più di trenta volte,
senza mai notare gli abusi descritti prima. In realtà queste commissioni
di ispezione sono composte da ex-vivisettori, e le visite vengono annunciate.
Zoe Broughton nei suoi quattro mesi dentro HLS racconta di due visite
da parte di commissioni di ispezione. In entrambi i casi i dipendenti
lo sapevano in anticipo, e in entrambi i casi gli "ispettori"
hanno fatto una semplice chiacchierata con i vivisettori, osservando più
i quadri ai muri che non gli animali nelle gabbie.
Dentro HLS le regole sulla sperimentazione vengono continuamente violate,
e solo nel caso degli xenotrapianti sono state contate 520 violazioni
senza alcuna conseguenza. Ciò prova che nessun controllo può
limitare la vivisezione e nessuna commissione salverà gli animali.
Solo noi, con la nostra azione, possiamo ottenere questo risultato!
Dove si trova
HUNTINGDON RESEARCH CENTRE (HRC)
Huntingdon Life Sciences
Woolley Road
Alconbury
Huntingdon
Cambridgeshire
PE28 4HS
Tel: 01480 892 000
Fax: 01480 892 205
E-mail: sales@ukorg.huntingdon.com
EYE RESEARCH CENTRE (ERC)
Huntingdon Life Sciences
Barric Lane
Occold
Suffolk
IP23 7PX
Tel: 01379 644 122
Fax: 01379 678 034
Email: sales@ukorg.huntingdon.com
PRINCETON RESEARCH CENTRE (PRC)
Huntingdon Life Sciences
PO Box 2360
Mettlers Road
East Millstone
New Jersey
NJ08875-2360
USA
Tel: 001 732 873 2550
Fax: 001 732 873 8513
Email: sales@princeton.huntingdon.com
Life Science Research Inc
320 Saint Paul Street, Baltimore, MD 21202
001 410 659-0620
Life Sciences Research Inc
401 Hackensack Avenue Floor 9,
Hackensack, NJ 07601
001 210 525-1819
Sono qui di seguito riportati i clienti di HLS costantemente nel mirino
delle proteste degli attivisti in Italia, in accordo comunque ai presidi
che avvengono a livello internazionale.
Gli obiettivi sono tanti, ma in una campagna che mira a far chiudere HLS
il prima possibile è importante procedere in maniera costante e
coordinata. Suggeriamo quindi a chiunque fosse interessato a partecipare
o indire delle proteste, a telefonare e a scrivere lettere o emails di
protesta, di focalizzare l'attenzione prima di tutto sui seguente clienti:
Multinazionale farmaceutica svizzera, uno dei clienti più importanti
e fedeli di HLS.
Sito ufficiale: www.novartis.it
Novartis Farma S.p.A. (Produzione Farmaceutica), Sandoz Largo Umberto Boccioni 1
21040 Origgio (VA)
Tel. 02-96541
Fax 02-96542910
Novartis Vaccines & Diagnostics s.r..l.
(Sede sviluppo, produzione e commercializzazione di vaccini per uso umano) Sede legale
Via Fiorentina, 1
53100 Siena
Tel. 0577-243111
Fax 0577-278600
Sanofi-Aventis è il primo gruppo farmaceutico in Europa ed è
cliente fidato di HLS.
Sanofi-Aventis Sede Legale, laboratorio industriale
Viale Bodio 37/B
20158 Milano
Tel. 02-3939.1
Fax 02-39394165
Sanofi
Midy Centro ricerche e studi
Via G.B.Piranesi 38
20137 Milano
Tel. 02-73941
Fax 02-73942453
Sanofi Pasteur MSD S.p.A. Sede Legale
Via degli Aldobrandeschi 15
00163 Roma
Tel. 06-6640921
Fax 06-66409233
Gruppo Lepetit srl
(Magazzino Materie Prime e Confezionamento Finale)
Località Volcanello
03012 Anagni (Frosinone)
Tel. 0775-7601
Fax 0775-760224
Sanofi-Aventis S.p.A. (Produzione Farmaceutica)
Zona ex Punto Franco
72100 Brindisi
Tel. 0831-5781
Fax 0831-578210
Via Roberto Lepetit 142
12075 Garessio (Cuneo)
Tel. 0174-8781
Strada Statale n. 17 – Km 22
67019 Scoppito (L'Aquila)
Tel. 0862-717021
Fax 0862-714005
Via Europa 11
21040 Origgio (VA)
Schering-Plough Italia Sede legale
Cen. Direzionale MI 2 Pal. Borromini Via Fratelli Cervi s.n.c
20090 Segrate (MI)
PSO Science Park Raf S.p.A. Centro ricerche
Via Olgettina 58
20132 Segrate (MI)
Tel. 02-212191
Fax 02-21219261
Stabilimento
Via Kennedy 5
20060 Comazzo Lodi (MI)
Tel. 035-258405
La Actelion Pharmaceuticals è una farmaceutica con base in Svizzera.
Si è servita nel 2005 di HLS ed è molto legata a livello
di affari che un vecchio cliente di HLS, la multinazionale farmaceutica
Roche.
Sito ufficiale: www.actelion.com
Actelion Pharmaceuticals Italia S.r.l.
Via Lasie 10/L
40026 Imola (BO)
Tel. 0542-648711
Fax: 0542-648734
Email: actelion.italy@actelion.com, paolo.buser@actelion.com
Risulta essere uno dei maggiori clienti di HLS, ogni giorno dentro HLS
muoiono,
per suo conto, decine di animali.
Sito ufficiale: www.gsk.com
GlaxoSmithkline S.p.A. (Sede legale, Centro ricerche, Produzione)
Via Alessandro Fleming 2-4
37135 Verona
Tel. 045-9218111
Fax 045-9218388
Strada Provinciale Asolana 90
43056 S.Polo di Torrile (PR)
Tel. 0521-526111
Fax 0521-526116
GlaxoSmithKline Consumer Healthcare S.p.A. (Farmaci da banco, prodotti
di largo consumo)
Via Zambeletti snc
20021 Baranzate di Bollate (MI)
Tel. 02-38061
Fax 02-3501882
E-mail: it_info@glaxowellcome.it
Azienda del settore farmaceutico e delle biotecnologie, ha usato HLS per
anni.
Si tratta di un'azienda americana con sedi in tutto il mondo.
Sito ufficiale: www.abbott.com
Abbott International, GPO, Nutrition International
Abbott S.p.A., Abbott Vascular Knoll - Ravizza S.p.A.
Via Pontina km. 52
04010 Campoverde di Aprilia (LT)
Tel. 06-928921
Fax 06-928922070
Sede Commerciale Via XX Aprile 4
20097 San Donato Milanese (MI)
Tel. 02-516251
Fax 02-51625110
Abbott Diagnostics, Molecular Diagnostics, Diabetes Care Abbott S.p.A.
Via Mar della Cina 268
00144 Roma
Tel. 06-529911
Fax 06-52991403
E' una multinazionale farmaceutica americana. Uno dei maggiori clienti
di HLS da anni.
Sito ufficiale: www.bms.it
Divisione generale, Sviluppo e Sperimentazione
Via Virgilio Maroso 50
00142 Roma
Tel. 06-503961
Fax: 06-50396523
Produzione Farmaceutica
Via Fontana Del Ceraso 1
03012 Anagni (FR)
Tel. 0775-7621
Settore Chimico, Produzione Farmaceutica
Via Del Murillo, KM. 2,800
04013 Sermoneta (LT)
Tel: 0773-3101
Diciamo un fermo no allo zoo di Ravenna e allo sfruttamento animale con un grande corteo per le vie della città!
Nonostante le pressioni che in questi anni si sono fatte sentire, il
comune di Ravenna sta proseguendo l'Iter della concessione dei permessi
di costruzione alla società Alfa3000. Tutto questo sta
accadendo nel più totale silenzio istituzionale e mediatico,
occorre quindi un evento che risollevi l'attenzione, che faccia capire
al Comune che non riuscirà a farci passare uno zoo sotto il
naso, e alla società Alfa 3000 che le persone che hanno a
cuore la sorte delle centinaia di animali che dovrebbero finire
rinchiusi in questo zoo non sono disposte a tollerare ancora questo
sistema di sfruttamento e segregazione.
Appuntamento a Ravenna, Domenica 9 Marzo ore 14.30, nel parcheggio delle corriere dietro la Stazione Ferroviaria.
"Rock/pensato, logica irrazionale della canzone, filologia del
racconto musicale".
I Tapso II parlano proprio bene della loro musica. Sentire
per credere. Il trio catanese dai toni melodici quanto influenzati dal mathrock
d'oltreoceano, saranno sul palco del csoa "Cartella" di Gallico venerdì
sera, pronti a confermare le loro doti.
Nel maggio 2007 Schumacher Furs (vedi notizia http://campagnaaip.net/notizia4.html),
una delle pelliccerie più vecchie degli Stati Uniti, era stata
costretta a chiudere i battenti a causa di una pressante campagna
iniziata nel novembre 2005. Diversi gruppi e associazioni per la
liberazione animale si erano uniti svolgendo proteste settimanali
davanti al negozio di Portland. Dopo la chiusura, il proprietario di
Schumacher Furs, Gregg Schumacher, aveva portato in tribunale diversi
gruppi animalisti e singoli attivisti accusandoli di essere
responsabili della bancarotta della sua attività e chiedendo un
risarcimento di oltre 6 milioni di dollari.
Purtroppo per lui
questa volta stranamente l’autorità ha dato ragione agli attivisti. Lo
scorso 24 gennaio un giudice federale gli ha ordinato di pagare i
97.000 dollari di spese legali degli attivisti. Il giudice ha dato
torto agli avvocati di Schumacher Furs affermando che le proteste degli
attivisti erano difese dal diritto alla libertà di espressione.
studente precario anarchico di 24 anni..seguo il movimento e ne traggo storie di vita con riflessioni e articoli che si oppongono al classismo dei media e all'apatia dei giornali.
per scrivere al Collettivo AUTONOMIX autonomix@autistici.org