BR>Fillon firma: estradizione vicina per Marina Petrella, che si sta lasciando morire in carcere

Fillon firma: estradizione vicina per Marina Petrella, che si sta lasciando morire in carcere


|Parigi, luglio 2008| Il 9 giugno scorso, il primo ministro francese Francois Fillon ha firmato il decreto di estradizione dell’ex brigatista Marina Petrella, la partenza per le carceri italiani è ora possibile in ogni momento. Nonostante ciò gli avvocati han fatto ricorso al Consiglio di Stato per la revoca, il comitato di sostegno continua a trovarsi ogni giovedi pomeriggio all’uscita del metrò Sevres-Babylone. A render ancor più drammatica la situazione è lo stato di salute di Marina, rinchiusa da un anno in carcere, prima a Fresnes, ora nel reparto psichiatrico di Fleury-Merogois, dove si sta lasciando morire di stenti, senza mangiare, senza veder più nessuno. I medici che l’han visitata l’hanno trovata in uno stato assolutamente preoccupante, lo stato depressivo in cui è caduta le sta facendo perdere due chili a settimana.

La storia di Marina

Marina Petrella, 54 anni, vive da 17 anni in Francia, a Parigi, dove fino all’arresto nel 2007 ha svolto il lavoro di assistente sociale. Venuta nel paese transalpino in seguito a quella che è sempre stata etichettata come "dottrina Mitterrand", prendendo il nome dal presidente socialista che nel 1985 promise riparo dalle persecuzioni della giustizia italiana per i militanti che si fossero decisi a concludere l’esperienza armata. Marina, guerrigliera della colonna romana delle Brigate Rosse, come altri, fece questa scelta, trasferendosi in Francia da latitante, dopo otto anni di carcere preventivo in Italia, acquisendo tutti i documenti regolari a Parigi.

Nuova caccia alle streghe

Il clima è radicalmente cambiato dall’estate del 2002: Paolo Persichetti, professore all’università di Paris-VIII, viene estradato come recitava l’accordo raggiunto tra i ministri della giustizia italiana e francese, Roberto Castelli e Dominique Perben. Stessa sorte sembra intravedersi per Cesare Battisti, scrittore di romanzi noir, che nel 2004 è costretto a fuggire dalla Francia per rifugiarsi in Brasile, dove viene poi arrestato nel 2007, per esser oggi in attesa di estradizione. Nel 2002 erano 11 i "terroristi" presenti nella lista delle persone da riportare in Italia, per incarcerarle. Tra di essi vi è Marina Petrella, che nell’agosto del 2007 viene convocata dalla polizia per un (falso) problema con il libretto dell’auto, per poi essere ammanettata e condotta in carcere, dove ora rischia di morire.

Sito Internet: www.paroledonnee.info

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Pistoia – Vergognoso accordo tra provincia ed esercito

I militari che abbandoneranno l’esercito per ragioni personali e senza demeriti saranno reinseriti nel mondo del lavoro grazie a particolari facilitazioni, venendo segnalati ai centri per l’impiego dalle istituzioni stesse visto l’importante ruolo svolto dai suddetti nel corso del periodo di leva: questo è quanto emerge dal vergognoso accordo siglato nella giornata di ieri tra la provincia di Pistoia, il comando militare dell’esercito e l’ente per l’inserimento nel mondo del lavoro dei militari congedati, il tutto senza che nessuna forza politica, sinistra radical-chic compresa, lanciasse un grido di sdegno nei confronti della vicenda.

La manovra organizzata dal presidente della provincia, il piddì Gianfranco Venturi, sembra essere solo la punta dell’iceberg di un piano criminoso che potrebbe estendersi in breve tempo a tutte le altre città italiane, in segno di una "rinnovata collaborazione tra Esercito ed Istituzioni". Ma la realtà è ben diversa e questo falso spirito collaborativo nasconde il prezzo da pagare da parte di migliaia di giovani disoccupati e precari: entro pochi mesi, forse settimane, il governo manderà infatti nelle piazze oltre 2500 soldati per "pattugliare" le strade e combattere la criminalità, militarizzando di fatto il territorio. Si annuncia dunque uno "scambio di cortesie" tra gli organi di potere: da una parte l’impegno dello stato maggiore dell’esercito (in un primo momento demagogicamente critico nei confronti della risoluzione) in un efficace azione di ordine pubblico, dall’altra favori di stampo clientelare verso i “difensori della patria”. E chi sarà a farne le spese? I soliti noti, naturalmente.

Che se ne dica, sono centinaia i giovani pistoiesi che ogni giorno cercano disperatamente un lavoro con cui costruirsi un futuro, spesso costretti ad estenuanti (ed inutili) file di attesa negli uffici di collocamento per poi sentirsi dire "riprova tra qualche mese, sarai più fortunato" ed ogni volta è sempre la stessa storia, e molti sono anche quelli che vengono ricusati per le loro idee e i loro impegni politici (sindacalisti, anarchici). A questo possiamo aggiungere l’oramai formalizzato diritto degli ex militari ad avere per primi un lavoro, magari sicuro, ben remunerato, magari che non richieda grossi impegni o sacrifici, mentre chi da mesi o addirittura anni attende la possibilità di avere una misera busta paga per poter semplicemente vivere e nulla più può mettersi l’anima in pace: il lavoro ai meritevoli, prima di tutto.

La situazione in cui versano le frange emarginate della popolazione si fa quindi sempre più grave, acuitasi anche a causa della politica securitaria del nuovo governo e del beneplacit dell’ "opposizione", ed assistiamo all’ennesimo imbroglio col quale il potere vuol far pesare sulle spalle dei più l’interesse di pochi: a Pistoia come in tutta la penisola, gli anarchici sono pronti a lottare e a mobilitarsi, ancora una volta, contro l’ipocrisia del potere e dei suoi servi! Non basteranno bestie in divisa a fermarci!

Anarchici Pistoiesi

http://anarchicipistoiesi.noblogs.org

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La val Susa non è d’accordo! Un migliaio in assemblea contro l’accordo di Pra-Catinat e il Progetto Fare

La val Susa non è d’accordo! Un migliaio in assemblea contro l’accordo di Pra-Catinat e il Progetto Fare

Bussoleno, 4 luglio 2008

Tutti d’accordo? Non proprio…

Il popolo-movimento No Tav si è ritrovato ieri in una delle sue assemblee storiche, di quelle che segnano i momenti di passaggio o rottura… una chiamata a raccolta lanciata nei giorni scorsi dai comitati popolari per costruire collettivamente la risposta all’Accordo firmato dai sindaci e dal presidente dell’Osservatorio Tecnico Mario Virano la scorsa domenica  a Pra Catinat, ma anche per scofessare in Progetto Fare proposto dai tecnici della Comunità Montana (con l’avvallo della Conferenza dei Sindaci).

Che fosse il clima delle grandi occasioni lo si percepiva nell’aria lungo tutta questa settimana vissuta con rabbia e volontà di riscatto da una valle che si è sentita "tradita" e non più "rappresentata" dai propri amministratori; lo si intuiva dai commenti nei bar e dalle imprecazioni nei mercati contro chi ha sevenduto il vantaggio e il punto di forza del movimento alla lobby del Tav ("Treno Antonio Virano" come l’ha ribattezzato Alberto Perino) e al partito trasversale degli affari.

L’assemblea si è aperta con una breve introduzione di Alberto Perino (> ascolta) che ricordava l’urgenza e delicatezza del momento. La parola è quindi passata agli ingegneri Marina Clerico e Claudio Cancelli del Politecnico di Torino (nonché residenti valsusini e militanti NoTav) che hanno de-costruito l’impianto dell’accordo e del progetto tanto sul piano tecnico quanto su quello più schiettamente politico.

> L’intervento di Marina Clerico

> L’intervento di Claudio Cancelli

Rifondazione Comunista e Indipendenti di Sinistra escono dalla Comunità Montana
Tra i dati salienti della serata la pubblica rottura di Rifondazione Comunista di valle e del raggruppamento degli indipendenti di centro-sinistra che sono fuoriusciti dalla maggioranza della Comunità Montana, ritirandovi i relativi assessori.
Due comunicati che, nelle differenti sfumature di tono ribadivano concetti comuni:

[non] "ci presteremo a svendere le lotte che, anche altrove, grazie all’esempio della nostra lotta, sono nate ed hanno messo in discussione poteri che sembravano invincibili. Altri continuino sulla strada di “progettare la progettazione”; noi proseguiremo nella resistenza aperta".  (Rifondazione Comunista)

"Il tempo, la storia, ripartirà noi tutti nelle caselle della coerenza, della ragione, della dignità, dell’ambiguità, della doppiezza, dell’opportunismo. "A ciascuno il suo", affermava Sciascia.
Pertanto in un contesto economico ed ambientale del Paese, che non è certo migliorato nell’ultimo periodo, si possono solo confermare le ragioni del NO all’Alta Velocità ferroviaria". (Indipendenti di centro-sinistra)


> Il comunicato di Rifondazione comunista (val Susa)


> Il comunicato degli Indipendenti di centro-sinistra

> L’intervento di Nicoletta Dosio in assemblea

Gli amici che continuano a marciare con noi
Presente anche alla serata, in rappresentanza dei sindaci dissidenti, anche Loradana Bellone e Rino Marceca per gli amministratori contrari al percorso dell’Osservatorio Tecnico. Loredana ha anche comunicato ai presenti la solidarietà dell’europarlamentare Giulietto Chiesa.
Interviene anche Vittorio Agnoletto, ricordando la funzione-trappola giocata dall’osservatorio per spaccare l’unità movimento-sindaci spiegando come, "vista dall’Europa", tutta la manovra Virano appariva in tuttla sua evidenza di truffa e raggiro a danno delle ragioni del No Tav.

> L’intervento di Loredana Bellone (sindaco di san Didero)

> L’intervento di Vittorio agnoletto (europarlamentare)

Né Accordo, né F.a.r.e. né tunnel di base
L’assemblea si è infine chiusa con la lettura pubblica (discusssa e corretta a più riprese dai* presenti) del comunicato pubblico dell’assemblea popolare.
Un buon esempio della distanza che corre tra la democrazia dal basso del movimento e quella secretata nel chiuso delle stanze della Conferenza dei Sindaci.

Il movimento No Tav in assemblea ribadisce dunque la sua ferma opposizione: all’Accordo di Pra-Catinat, al progetto Fare, alla realizzazione di qualunque tunnel di base o nuova infrastruttura in valle. E rilancia con la proposta di una mobilitazione di carattere nazionale No Tav da costruirsi per il prossimo autunno e la preparazione di una fiaccolata serala in contemporanea del prossimo tavolo politico (prevista per fine luglio).

> L’intervento in assemblea di Lele Rizzo (com.lotta popolare/askatasuna)

IX CAMPEGGIO NO TAV (21-27 luglio 2008)
(programma completo – clicca sotto)

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G8 Japan] 5.000 in manifestazione. Arresti all’apertura del vertice. Impedito l’ingreso ai sindacalisti sud-coreani

5.000 in manifestazione. Arresti all’apertura del vertice. Impedito l’ingreso ai sindacalisti sud-coreani


Giappone, 5 luglio 2008 – Migliaia di manifestanti, almeno 5.000 secondo gli organizzatori, si sono dati appuntamento a Sapporo, nell’isola settentrionale di Hokkaido, per protestare contro il vertice degli Otto Grandi, in programma dal 7 al 9 luglio, a poche decine di chilometri di distanza, a Toyako.

 Tra misure di sicurezza eccezionali, con centinaia di agenti di polizia in tenuta anti-sommossa, sindacalisti, pacifisti, agricoltori, studenti e attivisti no global hanno concentrato  l’obiettivo della manifestazione odierna sulla crisi alimentare che sta colpendo i Paesi e le aree più povere del mondo. Riuniti in un parco di Sapporo, il centro più grande dell’ isola, la manifestazione è stata tranquilla ma gli organizzatori del corteo hanno denunciato l’arresto di due manifestanti.

A Sapporo erano arrivati anche una trentina di sindacalisti sud-coreani del sindacato Kctu, ma gli organizzatori del G8 hanno interdetto loro l’ingresso in Giappone e sono stati trattenuti in aeroporto. I militanti hanno però dichiarato che non si tireranno indietro «davanti alla repressione».

Il vertice dura tre giorni e si svolge a poche decine di chilometri dalla città di Toyako. Parteciperà anche Silvio Berlusconi già arrivato a Tokyo per la sua prima visita pubblica nel Paese del Sol Levante.


I video della protesta
:   clip1          clip2      

Video-spot, proteste delle scorse settimane: 
clip3     clip4

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Cesena – In merito all’esperienza dell’Ex-Consorzio occupato

Distribuito alla cittadinanza

Cesena, 01/07/2008

Mentre la Cesena/vetrina si prepara ad un caldissimo luglio all’insegna del consumismo più sfrenato, tentando attraverso fastosi venerdì sera di shopping fuori orario di trattenere gli ultimi cittadini che ancora non imboccano le strade della riviera, l’Ex-Consorzio squat, recentemente occupato, viene spontaneamente lasciato dalle persone che nei giorni passati l’hanno fatto rivivere.

Teniamo in questa circostanza a ribadire, qualora non fosse già chiaro ai più, che la motivazione del gesto non è riconducibile in alcun modo ad un segno di resa nei confronti di amministrazione comunale e forze dell’ordine, per altro visibilmente in apprensione riguardo la situazione creatasi in città nei 10 giorni trascorsi. Trattasi piuttosto di una ragione scaturita da un equivoco burocratico/catastale in quanto, nonostante le ricerche preventivamente intraprese potessero far pensare il contrario, l’immobile è risultato appartenere ad un privato.

E’ importante sottolineare alla cittadinanza che, nonostante lo stabile in questione fosse da anni abbandonato ed inutilizzato, e nonostante sia cruciale rivendicare il diritto ad uno spazio di aggregazione e confronto orizzontale, le nostre intenzioni esulassero da un obiettivo di questo tipo; a livello pratico, per la totale mancanza di prospettive in merito alla strada accidentalmente intrapresa. A livello ideologico, perché quella che quotidianamente portiamo avanti è una lotta nei confronti delle istituzioni, non delle persone.

La nostra totale rottura è da indirizzarsi alle politiche locali, che gettano cemento ed antenne, deturpano l’ambiente, vomitano ipermercati, sgomberano spazi sociali, psichiatrizzano, fomentano l’intolleranza razziale, spersonalizzano gli individui riducendoli a merce nelle fabbriche e consumatori nei grandi magazzini. E in particolare al Comune di Cesena, che preferisce lasciar marcire stabili da anni abbandonati piuttosto che vederli frequentati, utilizzati, abitati, quando non è una postilla di sacrosanta legalità a legittimarlo. La stessa legalità che però non incontra problema alcuno nel tollerare nel territorio una base militare ed i suoi aerei che dispensano morte su terre lontane; che ovviamente ritiene accettabile espropriare di un tetto e rispedire tra le braccia dell’inverno chi non ha in tasca un permesso disoggiorno; e di fronte all’ossessione del progresso più sfrenato non ha scrupoli nel traslocare anziani lontano dai ricordi di una vita per poterne inghiottire le case sotto ad una modernissima superstrada o secante.

Non era e non sarà mai nostro interesse occupare la casa di un privato. Se non avessimo avuto fino all’ultimo giorno un minimo dubbio sul fatto che l’edificio potesse essere pubblico, non l’avremmo sicuramente fatto. Il vespaio di false informazioni sollevato e diffuso con grande ignoranza da digos e quotidiani locali non ha di certo aiutato nell’acquisizione di tale certezza. Nei 10 giorni intercorsi, abbiamo ad ogni modo sperimentato la gioia di riaprire uno spazio ormai inutile (ed inutilizzato) a chiunque sentisse la necessità di intrecciare rapporti umani estranei a logiche associative istituzionali, ci siamo confrontati per quanto possibile in maniera costruttiva con il vicinato, abbiamo organizzato iniziative di vario tipo, tutte ampiamente partecipate, meravigliandoci di quanto la collocazione geografica dell’Ex-Consorzio potesse favorire una grande affluenza, soprattutto di giovani (in buona parte giunti spesso a piedi o in bicicletta).

Abbiamo dato una forma concreta al nostro desiderio di autogestire ed autocostruire il quotidiano. Un periodo breve, ma di forte intensità. Giorni che hanno saputo lasciare il segno. Ragion per cui non usciamo affatto “sconfitti” dall’esperienza dell’Ex-Consorzio, né riteniamo essa abbia rappresentato uno spreco di tempo ed energie; al contrario, con nuovo vigore ed entusiasmo rinnovato ci ritroviamo a testa alta a reinvestire le nostre potenzialità, ognuno nella maniera che riterrà più opportuna e consona, in ulteriori progetti, individuali e di gruppo, per una critica radicale di questo esistente…

…LE IDEE NON SI SGOMBERANO – EX-CONSORZIO SQUAT…

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Torino – Minacce di sgombero del Mezcal

Dal viscidume di CronacaQui

«Via gli squatters dalla Certosa Reale»
Anarchici, il sindaco chiede lo sgombero

COLLEGNO 04/07/2008 – «Via gli squatters dalla Certosa Reale». Il sindaco Silvana Accossato è stata molto chiara ieri mattina, quando ha incontrato il prefetto Paolo Padoin. Tra gli argomenti più discussi la situazione riguardante il padiglione 21, di proprietà dell’Asl To3, che da due anni è occupato da un collettivo di anarchici che, a quanto pare, mal si conciliano con la cittadinanza. «Abbiamo ricevuto le giuste lamentele di alcuni cittadini residenti nel nostro centro storico e nell’area centrale per il rumore dovuto a musica troppo alta nelle notti di sabato e domenica scorsi – racconta la prima cittadina -. I cittadini pensavano fosse dovuto agli spettacoli di Colonia Sonora, la nostra rassegna musicale che si tiene nel cortile della Lavanderia a vapore. Abbiamo presto chiarito che il disagio, invece, era causato da una sorta di concerto non autorizzato organizzato dagli occupanti del padiglione 21».

Insomma, dopo che l’estate scorsa si erano scatenate le polemiche per i volumi troppo alti del festival regolare, ora che queste sembrano rientrate subentrano quelle sui rave-party, rigorosamente non autorizzati, degli squatters. «Ho chiesto al prefetto di intervenire in modo risolutivo per una situazione che da troppo tempo si trascina e periodicamente presenta elementi di grave turbativa dell’ordine pubblico – dice Accossato -. E lui mi ha assicurato che si occuperà con sollecitudine di tutta la vicenda». Dunque, la permanenza degli occupanti del padiglione potrebbe avere i giorni contati.

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Brasile: arrestato l’ex NAR Pierluigi Bragaglia ·

Arrestato in Brasile il terrorista nero Pierluigi Bragaglia, ex Nar

Il neofascista ex Nar, latitante da 26 anni, Pierluigi Bragaglia, 48 anni, condannato a oltre dodici anni di reclusione per aver partecipato ad alcune rapine avvenute tra il marzo e l’aprile del 1981, amico dei fratelli Fioravanti e di Francesca Mambro, è stato identificato e fermato in Brasile. Lo ha reso noto la polizia federale.

Il commissario Humberto Prisco che ha arrestato il terrorista nero. Ha detto che la «cattura di Bragaglia è avvenuta a Ilhabela, sul litorale di San Paolo». Bragaglia è stato segnalato dal Ros dei Carabinieri, ha aggiunto Prisco, «come facente parte di un’organizzazione terroristica, con una condanna a carico». Ed è stato catturato alle ore 21 locali di giovedì. Era armato e in possesso di documenti falsi intestati a Paolo Luigi Rossini Lugo. Nato nel 1960, latitante dal 1982, Bragaglia risulta proprietario di una «posada» – cioè una locanda – nella località balneare di Ilhabela a nord di San Paolo. Nel 1988 la Corte d’appello di Roma lo aveva condannato a 15 anni di carcere per banda armata, rapina aggravata, sequestro di persona e detenzione e porto abusivo di armi da guerra.


Da Il Giornale

San Paolo – Identificato e fermato in Brasile un neofascista ex Nar, latitante da 26 anni, Pierluigi Bragaglia. Il terrorista fu condannato a dodici anni di reclusione per aver partecipato ad alcune rapine avvenute tra il marzo e l’aprile del 1981, ed era segnalato come amico dei fratelli Fioravanti e di Francesca Mambro. Lo ha reso noto la polizia federale. Il commissario Humberto Prisco ha detto che la "cattura di Bragaglia è avvenuta a Ilhabela, sul litorale nord di San Paolo". Bragaglia è stato segnalato dai Ros dei carabinieri, ha aggiunto Prisco, "come facente parte di un’organizzazione terroristica, con una condanna a carico". E’ stato catturato alle ore 21 locali di ieri, con pistola e documento falso. Nato nel 1960, latitante dal 1982, Bragaglia risulta proprietario di una posada nella località balneare di Ilhabela.

Le indagini Sono state avviate allo scorso mese di aprile le indagini del Ros che ieri sera hanno portato all’arresto, con il concorso della polizia federale brasiliana, di Bragaglia. Il latitante deve scontare una pena complessiva di 12 anni e 11 mesi di reclusione per rapina aggravata, sequestro di persona, ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi, banda armata e associazione sovversiva . Diversi elementi raccolti nel corso delle indagini, su cui viene mantenuto il riserbo, hanno portato i carabinieri in Brasile, dove si riteneva che il latitante potesse trovarsi. Bragaglia, che utilizzava un falso passaporto venezuelano, era titolare di un piccolo albergo – Chalet do Paolo – ed era anche proprietario di un deposito di bevande. Durante la perquisizione nella sua abitazione è stata trovata una pistola nascosta sopra un armadio. L’uomo è stato condotto nel carcere federale di San Paolo in attesa di estradizione e dovrà subire anche un procedimento per i reati federali connessi al possesso dell’arma e del documento falso.

Gioventù nera Comincia agli inizi degli anni ’70 – in alcuni quartieri a nord di Roma, un contesto ambientale all’epoca "fertile" – il percorso eversivo dell’ex Nar. Il quartiere di Vigna Clara, piazza dei Giuochi Delfici, via Cortina d’Ampezzo, via Flaminia e via Cassia rappresentavano in quegli anni alcuni dei principali punti di ritrovo dei giovani militanti dell’estrema destra. E Bragaglia viveva in una zona di Roma dove abitavano elementi di spicco dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Nei primi anni ’70, ricostruiscono gli investigatori, Bragaglia era uno dei leader di un gruppo ritenuto responsabile di una serie di aggressioni e intimidazioni nei confronti di extraparlamentari di sinistra, finalizzate a mantenere il "controllo della piazza". Per questi reati, compiuti in un contesto di "azioni antidemocratiche proprie del partito fascista", il 9 novembre 1977 i pm di Roma Franco Marrone e Luciano Infelisi emettono un ordine di cattura nei suoi confronti e di altri appartenenti ai Nar. L’amicizia con esponenti di spicco della formazione terroristica, tra cui i fratelli Fioravanti e Francesca Mambro, ha determinato una svolta nella "carriera eversiva" di Bragaglia e ne ha favorito lo stabile inserimento nei Nuclei Armati Rivoluzionari, "in cui si evidenzierà – sottolineano gli investigatori del Ros – per capacità militari e determinazione". Una latitanza, quella di Bragaglia, che avviene al culmine della stagione di fuoco dei Nar, che tra la fine del 1982 ed il 1983, grazie anche alle dichiarazioni dei pentiti Cristiano Fioravanti e Walter Sordi, sono stati disarticolati.

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APPELLO INTERNAZIONALE PER LA MANIFESTAZIONE DEL 19.7 2008 A BRUXELLES

Cari compagni, care compagne
il grande lavoro di solidarietà sviluppatosi contro i tentativi della repressione di attaccare il processo di costruzione del Soccorso Rosso (S. R.) in Belgio, come pure quello a livello internazionale, mostra i primi frutti.

* Tre dei quattro prigionieri sono stati rilasciati, sono a piede libero ma non è stato ancora ritirato il mandato di cattura. Al rilascio sono stati accolti da numerosi amici, parenti e compagni, con bandiere e striscioni. Vari media borghesi erano presenti e, alla TV, hanno dovuto trasmettere la calorosa accoglienza che hanno ricevuto quando sono usciti a pugno chiuso alzato dal carcere.

* Jean-François è ancora in sciopero di fame. L’accusa è stata costretta ad arretrare e ad ammettere che frequentare le riunioni del Soccorso Rosso non è un reato!!! Solamente il contatto con Bertrand Sassoye, con cui ha passato anni in carcere, non era permesso!! Jean-Francois continua lo sciopero della fame! A lui va tutta la nostra solidarietà.

* Nei media borghesi sta cambiando l’atteggiamento ora più a favore dei nostri compagni.
Stanno mettendo in discussione la nuova legge antiterrorismo e le sue prime applicazioni concrete e ciò fa crescere la pressione sull’accusa.

* In Belgio il S.R. si sta rafforzando ed è la migliore risposta a questo attacco della controrivoluzione preventiva. Sono sorti numerosi gruppi di solidarietà con i 5 prigionieri, i familiari si incontrano nel locale dove lavorava Bertrand, appena i bambini sono a scuola. Il capo di Bertrand, dopo aver organizzato una conferenza stampa, sta allestendo un’esposizione nel locale ed il suo editore ha fatto pubblicare nei mass media borghesi propaganda per i suoi libri. Libri che Bertrand aveva pubblicato con un pseudonimo, cosa però venuta alla luce dopo il suo arresto.

* La solidarietà internazionale è molto forte. Dall’Italia, dalla Germania, dalla Francia e dalla Svizzera ci giungono comunicati di solidarietà e resoconti su iniziative solidali svoltesi in vari paesi. Anche qui verifichiamo che la repressione preventiva avanza ma, ad essa dialetticamente corrisponde la crescita dell’organizzazione della solidarietà.
La capacità di mobilitazione in Belgio ed in Europa lo mostra chiaramente: è possibile fare fronte alla controrivoluzione che agisce internazionalmente, almeno nei suoi singoli attacchi. I/le compagni/e liberati/e o le migliori condizioni di carcerazione ottenute sono a testimonianza.

Sabato 19 luglio il Soccorso Rosso Belga assieme al Soccorso Rosso Internazionale organizza una manifestazione davanti al carcere di Bruxelles.
La solidarietà già espressa con altre iniziative, l’ultima con 500 partecipanti, mostra che la pressione della solidarietà di classe nelle strade è un’arma.
Il 24.7 sarà un appuntamento importante davanti alle sbarre della giustizia di classe per la questione del presunto contatto con il Pc p-m!
Aumentiamo la pressione di classe dal basso! Partecipiamo tutti/e a questa iniziativa internazionale: venendo in prima persona a Bruxelles, inviando comunicati oppure organizzando “a casa propria” una qualsiasi forma di solidarietà.
Fate sapere se venite a Bruxelles, inviate comunicati e chi volesse proiettare il DVD, sottotitolato in italiano, sulla storia delle C.C.C. (Cellule Comuniste Combattenti), organizzazione nella quale aveva militato Bertrand Sassoye,lo può richiedere a info@rhi-sri.org

Mandate cartoline a Bertrand ed a Jean-Francois, anche volantini, manifesti od altro a:
Jean-François Legros, Prison de Verviers, 81, Ch. de Heusy, B-4800 Verviers
Bertrand Sassoye, Prison de Forest, Avenue de la Jonction 52, B-1190
Bruxelles

LA SOLIDARIETÀ E’ la NOSTRA ARMA

www.rhi-sri.org – www.secoursrouge.org

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G8/Genova 2001] Il Pm: “Scuola Diaz: fu un massacro!”

[G8/Genova 2001] Il Pm: "Scuola Diaz: fu un massacro!"

Genova, 4 luglio 2008 – Non usa mezzi termini il pubblico ministero Francesco Cardona Albini descrivendo l’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, all’inizio della requisitoria nel processo che vede imputati 29 poliziotti, tra cui dirigenti e alti vertici.

"E’ stato un massacro": questa la sintesi della sua requisitoria oggi in aula a Genova. "E’ stato questo massacro – ha aggiunto Cardona – e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano".
Il pubblico ministero si è poi soffermato nella descrizione dei pestaggi subiti da molt* compagn*  in quel lontano (quanto vicino) 21 luglio 2001: sullo sfondamento dei cancelli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di cineoperatori che si trovavano al centro stampa.

Il pm ha anche ricostruito cosa avvenne fuori della scuola prima dell’irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentarono di fuggire all’arrivo della polizia. Tra questi il giornalista inglese Mark Cowell che fu poi salvato dall’intervento di un poliziotto. "Mi sembrava di essere un pallone a cui ognuno voleva dare un calcio" ha riferito il giornalista presente in aula che quella sera riportò la rottura della mascella e di tutti i denti.

Identificato l’agente che ha per primo sfondato le porte della Diaz. Sarebbe un agente del settimo nucleo sperimentale di Roma. Il reato di porto di armi da guerra viene invece contestato al vicequestore Pietro Troiani e all’autista Michele Burgio che, secondo la tesi dell’accusa, portarono le due bottiglie molotov dentro la scuola come "falsa prova" a carico dei 93 manifestanti arrestati.

Il pm ha inoltre citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all’arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, che nella sua deposizione spiegò che all’origine della perquisizione nella scuola Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze dell’ordine del riscatto del loro operato e della loro immagine offuscata dai disordini e dalla morte di Carlo.
Andreassi inoltre rivelò che l’azione fu decisa dai vertici presenti a Genova. Il pm ha anche contestato la presunta sassaiola da parte degli occupanti la scuola Diaz contro una pattuglia della polizia. Sassaiola che è stato il motivo addotto dai vertici della polizia per decidere l’irruzione nella scuola che sfociò nella "macelleria messicana" e nell’arresto di 93 manifestanti.- Lesioni gravi, fratture di arti, ematomi, contusioni, traumi cranici, ferite.

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Territori militarizzati: Chiaiano blindata, esercito ad Acerra. Lunedi manifestazione ad Agnano (interviste)

Territori militarizzati: Chiaiano blindata, esercito ad Acerra. Lunedi manifestazione ad Agnano (interviste)

|Napoli, 28 giugno 2008| Prime luci di militarizzazione dei territori per decreto legge. Dal primo consiglio dei ministri di Napoli si è molto parlato del muscolare sprint con l’elmetto che il governo avrebbe voluto dare ai suoi diversi piani d’intervento, di cui quello dei rifiuti è uno dei suoi propagandistici pilastri. Alla realtà dei fatti finora si è tutto rivelato sotto la dicitura "spot", nel tentativo di far trasparire una sicurezza ed un interventismo che oggi non esiste. Ad esempio, Chiaiano ed il suo presidio anti-discarica sono ancora la, che aspettano le ruspe di Bertolaso.. Ed oggi, all’arrivo dei primi militari ad Acerra, il siparietto non può che essere ridicolo: Berlusconi vuol mostrare i muscoli mettendo la guardia armata ad una struttura fantasma, immersa nella campagna, circondata da gabbiani e cani randagi, abbandonando i "suoi ragazzi" sotto il sole, nel fetore dell’immondizia accatastata..

Stamattina sono arrivati i primi sessanta militari dell’esercito, scortati dalle forze dell’ordine (..), per presidiare l’inceneritore di Acerra, che dovrebbe essere pronto entro dicembre, con otto anni di ritardo.. Non sono chiari i tempi, che ben presto potrebbero dilungarsi, ne è chiaro quale azienda continuerà i lavori, potrebbe non essere la Fibe-Impregilo ma una nuova impresa assoldata da Bertolaso, dato che il decreto rifiuti da poteri al governo di nominare direttamente le aziende appaltatrici senza bisogno di passare per bandi pubblici. Altro interrogativo riguarda le modalità di intervento: in teoria l’inceneritore di Acerra è ancora sotto sequestro dalla magistratura. Sono stati comunque affissi i cartelli gialli "Area d’interesse nazionale Vietato l’ingresso Sorveglianza armata", le sentinellle dell’esercito ora stazionano con i mitra a tracolla.

Naturale la reazione di rabbia della popolazione di Acerra, manganellata nell’agosto di quattro anni fa dall’allora governo Berlusconi, che decise di usare la mano dura contro le 30mila persone che manifestarono contro l’inceneritore. Il film/documentario Biutiful Cauntri ben illustra la realtà di Acerra: la terra delle pecore morte e del latte infettato, degli uomini e delle donne con il più alto tasso di tumori del nostro paese, dei campi e delle tenute infestate dalla diossina.

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29 giugno – aggiornamento: Mentre il premier Berlusconi ha annunciato che martedi 1 luglio sarà a Napoli con il sottosegretario all’emergenza rifiuti Bertolaso per prendere visione dei lavori e per effettuare dei sopralluoghi (..), i cittadini che si stanno mobilitando contro l’inceneritore di Agnano hanno annunciato un primo momento di protesta per la giornata di lunedi 30 giugno, con il quale tenteranno di portare la loro opposizione alla riunione del consiglio della X municipalità.

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