IL GOVERNO SI SCUSA PER BOLZANETO

Inviato da autonomix | 30 Mar, 2008
L’Avvocatura dello Stato riconosce ufficialmente le torture nella caserma genovese nei giorni del G8. E rivela: fu Berlusconi a impedire la costituzione di parte civile. Che ci fu solo contro i manifestanti. Frenata sui risarcimenti I legali dei no global ribattono: «Riconoscimento importante, ma questo non cancella i danni subìti. Che ora vanno risarciti». Ma su questo sarà battaglia

Alessandra Fava
Genova

L’Avvocatura di Stato voleva costituirsi parte civile al processo per le torture di Bolzaneto e quindi chiedere i danni ai funzionari che compirono violenze e soprusi sugli arrestati, ma l’allora presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, lo impedì. Lo ha detto ieri l’avvocato Matilde Pugliaro, che con l’avvocato Giuseppe Novaresi rappresenta l’Avvocatura di Stato al processo per le violenze di Bolzaneto, e nell’udienza di ieri ha chiesto scusa a tutte le vittime che sono transitate per la caserma nei giorni del G8: «Ci sia consentito esprimere le doverose scuse nei confronti di chi a Bolzaneto ha subito le vergognose vessazioni acclarate nel dibattimento, vergognose scuse che devono essere intese come provenienti direttamente dallo Stato italiano», sono state le parole testuali.
Un gesto piuttosto inusitato che ha colpito molto anche la Procura, i pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello, anche se Pugliaro poi si è arrampicata sugli specchi per spiegare che lo Stato non intende dare nessuna provvisionale alle vittime, vale a dire nessun risarcimento, nemmeno quelli che dovrebbero essere versati alla fine del processo di primo grado.
Dopo la requisitoria dei pm e le arringhe degli avvocati di parte civile, ieri nel pomeriggio la parola è andata all’Avvocatura di Stato e la prima sorpresa è stata proprio la rivelazione su chi impedì la costituzione di parte civile: «Il fatto che lo Stato non si sia costituito parte civile non dipende da scelte processuali volontarie di questi difensori, bensì dall’assenza di autorizzazione di costituzione a parte civile che demanda alla Presidenza del consiglio», ha detto l’avvocato Pugliaro.
Tra l’altro l’Avvocatura di Stato (con altri legali) ebbe invece tutti gli avalli governativi per la costituzione di parte civile al processo contro i 25 accusati di devastazione e saccheggio, tanto che nel dicembre scorso ci fu la richiesta di 2 milioni e mezzo di euro di danni, tradotta intanto in multe pecuniarie per alcuni condannati nella sentenza di primo grado.
Su Bolzaneto si è proceduto in modo molto diverso. Sin dall’inizio a Roma qualcuno deve aver pensato che non bisognava rimarcare in nessun modo il comportamento vergognoso di alcuni pubblici ufficiali nemmeno quando torturano, pestano, insultano o inneggiano al duce. Insomma i 45 imputati tra poliziotti, polizia penitenziaria e carabinieri più medici e infermieri non andavano toccati, con la speranza che anno dopo anno su quei fatti scendesse l’oblio.
Non è andata così. L’insistenza di parte della stampa italiana sulle torture avvenute a Bolzaneto non condannate in specifico dal nostro codice penale ha risvegliato ora anche l’attenzione di alcuni politici.
«Questa è la prima voce dello Stato in assoluto che ci chiede scusa», dice l’avvocato Riccardo Passeggi. La questione delle provvisionali, la richiesta di risarcimenti sui 20 mila euro a testa, solo un assaggio di quello che potrebbe essere chiesto poi in processi civili, non è secondaria: «Tutte le chiacchiere dei politici comunque non pagano le cure dentistiche della mia cliente, che perse allora sette denti e da sette anni aspetta di essere risarcita - dice ancora Passeggi - Quindi mi aspetto che il ministero faccia seguito alle scuse col pronto pagamento delle spese provvisionali».
Sui risarcimenti l’Avvocatura è stata invece oltremodo cauta e ha sostenuto che gli avvocati che difendono i ragazzi arrestati e violentati nella caserma non hanno spiegato bene la motivazione per cui chiedono i risarcimenti e in secondo luogo che i singoli poliziotti, Gom o carabinieri agivano a titolo personale. «L’Avvocatura cerca di sostenere che il rapporto funzionale si era interrotto perché i dipendenti delle varie polizie si sono comportati in modo talmente illegittimo che questo non poteva rientrare nelle loro funzioni e quindi agivano come privati cittadini.
A questo punto nessun reato ricadrebbe sull’amministrazione dello Stato», spiega l’avvocato di parte civile Fabio Taddei.

PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO

Inviato da autonomix | 29 Mar, 2008

PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO

Sabato 29 marzo all'€™interno della campagna nazionale di boicottaggio del governo israeliano nel ruolo di ospite d'€™onore alla fiera del libro di Torino si è¨ tenuta un iniziativa di controinformazione in preparazione del corteo nazionale del 10 maggio. Il presidio, con continui interventi al megafono, un volantinaggio di massa e l'€™affissione di striscioni per tutta la piazza, si è¨ svolto davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte per denunciare la sua partecipazione alla fiera del libro, avallando cosi di fatto la legittimazione del governo terrorista israeliano e l’occupazione militare della Palestina e delle sue politiche genocide e di apartheid. Il presidio è¨ stato oggetto, durante tutto il pomeriggio, di continue provocazione da parte di componenti della comunità  ebraica milanese a cui non abbiamo risposto se non con interventi politici di denuncia dell€'arroganza e della violenza verbale del sionista di turno incapace di rispondere al carico di responsabilità criminali del governo israeliano. Nel tardo pomeriggio però le provocazioni hanno raggiunto un livello insostenibile quando un militante sionista ha platealmente strappato uno striscione di 10 metri su cui c'€™era la scritta :€œcon il popolo palestinese che resiste. A questo punto, all'€™avvicinarsi dei compagni e delle compagne per allontanare il provocatore, la polizia presente ha caricato a freddo il presidio ferendo al volto e al torace con manganellate e colpi di casco alcuni dei nostri compagni e compagne. Denunciamo con forza questa provocazione combinata che fa capire come Israele sia e rimanga il nervo scoperto e intoccabile di una politica d'aggressione imperialista in tutta l'area mediorientale. Ribadiamo che siamo e saremo sempre a fianco del popolo palestinese in lotta per la propria autodeterminazione e che in sintonia con la campagna nazionale di boicottaggio lavoreremo per essere in massa al corte nazionale del 10 maggio a Torino.

Boicottiamo Israele !

Con il popolo palestinese che resiste.

 

I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria

Prescrizioni eccellenti? LIBERITUTTI

Inviato da autonomix | 29 Mar, 2008

La procura di Genova chiede il rinvio a giudizio di tre figure eccellenti della nostra Polizia di Stato, in relazione ai fatti della scuola Diaz, G8 2001. Gianni De Gennaro, allora capo della polizia. Francesco Colucci, allora questore di Genova. Spartaco Mortola, allora capo della Digos della città.
Reati di falsa testimonianza e istigazione alla stessa.
Noi di eccellente vediamo solo la scelta di tempo, visto che la prescrizione è dietro l’angolo. Che il massacro alla Diaz fosse parte di una prova tecnica di guerra civile, in cui i nostri quattro corpi di polizia fungevano da esercito da guerra interna, l’abbiano verificato sulla nostra pelle in tempo reale. Che le "prove" fossero false l’abbiamo verificato in pochi giorni. E abbiamo verificato che Colucci è stato promosso prefetto, che Mortola è stato promosso vicequestore, che De Gennaro è stato promosso prima capo di gabinetto del Ministro dell’Interno, poi Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti: i risultati sono sotto gli occhi (e il naso) di tutti.
Per converso ogni giorno verifichiamo che il conflitto sociale viene trascinato a forza dentro il terreno della sanzione penale, come ci confermano le recenti perquisizioni ai danni degli attivisti che si oppongono all’allargamento della base di guerra Usa a Vicenza.
Cominciate a rimuovere questi uomini dalle loro posizioni di potere. Poi ne riparliamo.

Liberitutti

G8 di Genova, per De Gennaro PM chiedono rinvio a giudizio

Inviato da autonomix | 29 Mar, 2008

La richiesta dei pubblici ministeri che indagano sull'irruzione alla Diaz
nei confronti dell'ex capo della polizia per istigazione alla falsa testimonianza

G8 di Genova, per De Gennaro
pm chiedono rinvio a giudizio


<B>G8 di Genova, per De Gennaro<br>pm chiedono rinvio a giudizio</B>

Gianni De Gennaro

GENOVA - Chiesto il rinvio a giudizio per Gianni De Gennaro. I pubblici ministeri che indagano sui fatti del G8 di Genova hanno chiesto il rinvio a giudizio dell'ex capo della polizia per aver istigato l'ex questore di Genova Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. La notizia, anticipata da un quotidiano, è stata confermata all'Ansa dal procuratore aggiunto Mario Morisani.

De Gennaro era stato raggiunto dall'avviso di fine indagini a fine novembre scorso. L'ex capo della polizia, ora commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania, aveva depositato il 18 gennaio scorso in procura una memoria difensiva in cui aveva ribadito di non aver mai indotto Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza.

L'inchiesta che coinvolge De Gennaro nasce dal processo per l'irruzione alla Diaz nel luglio 2001. Nel corso di un'udienza in cui venne chiamato come testimone l'ex questore del capoluogo ligure Colucci, rilasciò una serie di dichiarazioni per le quali la procura chiese l'iscrizione al registro degli indagati per falsa testimonianza. Per il reato di istigazione alla falsa testimonianza fu invece indagato De Gennaro che si giustificò sostenendo che Colucci potrebbe aver equivocato quella che era solo una chiacchierata sulla vicenda Diaz. La spiegazione non avrebbe però convinto i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, e con loro il procuratore aggiunto Mario Morisani.

Al via il processo alle nuove Br( ? )

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

minchiate scrive questo giornale di stato.max solidarieta a al gramigna siempre

 

 

Clima incandescente a Milano: sedici gli imputati, i giovani del "Gramigna" di Padova
a fare da claque. Il giuslavorista e "Libero" chiedono di poter essere parte civile

Slogan, urla, attacchi a Ichino
Al via il processo alle nuove Br

Il pm Boccassini chiede che alcuni imputati vengano allontanati dall'aula
Dopo le minacce al candidato Pd: "Gli operai muoiono per le tue leggi"


<B>Slogan, urla, attacchi a Ichino<br>Al via il processo alle nuove Br</B>

Alcuni imputati in aula

MILANO - Attacchi a Pietro Ichino ("gli operai muoiono grazie alle leggi fatte da lui"), pugni chiusi alzati, toni a volte accesi tra accusa e difese, e la richiesta perentoria del pm Ilda Boccassini di "non trasformare l'aula in un agone politico". E' questo il clima, piuttosto incandescente, in cui si è aperto oggi a Milano il processo alla nuove Br. Nelle gabbie o seduti tra i banchi, i sedici imputati, dietro le transenne; tra il pubblico, una folta schiera di giovani a fare quasi da claque: applausi e ritonelli del tipo "libertà, libertà, liberi tutti".

Questa mattina, subito dopo l'inizio dell'udienza alla prima Corte d'Assise è arrivata, come già preannunciato, la richiesta di costituzione di parte civile da parte del quotidiano "Libero" e del giuslavorista (nonché candidato del Pd alle prossime politiche) Pietro Ichino: secondo gli inquirenti, erano due dei futuri obiettivi "politici" del Partito Comunista Politico Militare, il Pcp-m.

Il legale di Ichino, l'avvocato Laura Panciroli, nell'illustrare la sua istanza ai giudici, ha spiegato che il suo assistito, secondo quanto è emerso dalle indagini, era "destinatario di azioni violente" attraverso l'utilizzo di armi, "volte alla sua eliminazione fisica". "Il progetto omicidiario - ha proseguito - era giunto in uno stato avanzato di realizzazione" e, quindi, Ichino ha subito un "grave danno esistenziale": non solo è stato privato dei "suoi diritti e delle libertà fondamentali", ma è stato costretto a vivere "sotto un regime di protezione".

Regime a cui era stato sottoposto già all'indomani dell'omicidio di Marco Biagi; e che poi, proprio dopo gli sviluppi dell'indagine sulle nuove Br, è stato potenziato. Le due istanze, che hanno raccolto il parere favorevole del pm e sulle quali la Corte scioglierà la riserva alla prossima udienza fissata per il 15 aprile, come da copione sono state bocciate dalle difese: le hanno ritenute guiridicamente infondate e poi, come ha osservato l'avvocato Giuseppe Pelazza, "a Ichino farebbe gioco entrare in questo processo, dal momento in cui si è candidato al Senato". Mentre "Libero potrebbe avere un aumento di vendite delle copie qualora entrasse come parte offesa".

 

 E non solo: l'avvocato Sandro Clementi ha chiesto alla Corte le revoca della costituzione dell'unica parte civile già ammessa durante l'udienza preliminare, e cioè il movimento di estrema destra Forza Nuova, da lui paragonato alla 'ndrangheta: "Andrebbe disciolto", ha concluso il legale.

Ma la vera replica ad Ichino è arrivata dalle gabbie. Durante una pausa Alfredo Davanzo, uno dei leader del gruppo, non ha esitato ad alzare la voce: "Gli operai non sono morti ma sono stati uccisi sul lavoro grazie alle leggi fatte da questi signori, da gente che oggi si è costituita parte civile. Inchino invece non ha subito nulla". E ancora dichiarazioni contro "gli stati "borghesi e gli Usa che bombardano le popolazioni". Vincenzo Sisi gli ha fatto eco e ha aggiunto: "Terroristi? Io non ho terrorizzato nessuno".

Per queste dichiarazioni gridate da dietro le sbarre, il pm Boccassini ha fatto portare fuori dall'aula i due, insieme ad altri imputati. Il magistrato ha chiesto anche lo sgombero immediato dei giovani del pubblico - molti del centro sociale Gramigna di Padova - quando, in un paio di occasioni, con il pugno chiuso, hanno intonato ritornelli e appalaudito gli indagati. Solidarietà a Ichino, invece, è stata espressa da diversi esponenti politici, a cominciare dal segretario del Pd Walter Veltroni.

All'udienza di oggi, infine, anche le lamentele di difese e imputati per il trattamento carcerario e le istanze, poi accolte dai giudici, per consentire ai sedici di prendere appunti attinenti al processo. La Corte infine ha respinto l'istanza del pm di "rimpolpare il calendario", aggiungendo altre udienze a quelle già fissate fino a luglio.

 

UN PROCESSO POLITICO

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008
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APPELLO CANAPISA 2008

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

APPELLO

 

Il fallimento del proibizionismo sotto gli occhi di tutti. Lassunzione di sostanze che modificano la coscienza un fatto che accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture. Nel corso del tempo, per alcune di queste sostanze ne stato proibito luso, dando vita a tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto con sempre maggiore repressione. Nasce cos il problema droga. Sono state promulgate leggi e istituiti imponenti apparati repressivi, per affrontare la questione a livello globale, che hanno dichiarato la guerra alla droga. Una persecuzione infame, fatta di incursioni militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti, blitz, lancio di diserbanti chimici su intere popolazioni, che bene ricordare, ha fatto nascere un reato la dove non ci sono vittime, costringendo alla clandestinit milioni di esseri umani. Mai nessuna legge ha prodotto nella storia del genere umano una quantit tale di sofferenze. Definibile come la terza guerra mondiale, perch combattuta su fronti sparsi nellintero pianeta, questa strategia planetaria conta ormai miglia di vittime e continua ad infliggere lacrime e sangue ad un numero sempre maggiore di esseri umani magari solo per aver coltivato una pianta. Queste politiche di fatto hanno creato il mercato nero delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale possibile avere enormi profitti, e paradossalmente, nonostante i loro continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe seriamente in discussione, anzi sono state potenziate e rafforzate negli aspetti pi repressivi, arrivando ad essere la principale causa di carcerazione mondiale. In nome di un astratto ideale di Societ libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella casse di apparati repressivi creati ad ok, che hanno messo in campo le loro politiche di Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo ostacolato, al rafforzamento delle criminalit organizzate, alla diffusione delle sostanze stesse e dei modi pi rischiosi di assumerle. In un regime proibizionista i rischi connessi al consumo di sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben oltre ai rischi connessi alla sostanza in s, per esempio: impossibilit di sapere la concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed il tipo stesso di sostanze con le quali stata tagliata. Molti non pensano al fatto che la merce droga una Merce Speciale, non una merce come tutte le altre, perch se unautomobile sempre unautomobile, una pistola sempre una pistola, dal produttore fino ad arrivare al consumatore, un chilo di eroina, grazie alla magia del proibizionismo, dallAfganistan allItalia diventano venti chili. Oggi, in Italia, questa ipocrita battaglia condotta da una delle normative mondiali pi dure in materia, dalla legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti, con la quale tutte le sostanze sono state messe sullo stesso piano e i timidi tentativi di unazione di riduzione dei danni, resi gi difficili dalla precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli), sono stati letteralmente travolti da unazione repressiva totale. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale. Questo appello ha lobiettivo non solo di far riflettere su una situazione che diventa giorno per giorno sempre pi insostenibile, di un proibizionismo che va ad alimentare piuttosto che a risolvere le problematiche che ufficialmente dichiara di voler contrastare, ma anche quello di costruire una rete sociale capace di mettere in piedi un percorso concreto, fatto di sperimentazioni pratiche, che produca un avanzamento in materia . E sempre pi urgente unopposizione sociale che si organizzi e che faccia sentire le sue ragioni e la sua voce al fine di fondare unalternativa concreta ad un tale stato di cose. Il superamento del proibizionismo non solo possibile ma diventato indispensabile. Crediamo fermamente che una riflessione sincera di tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno, ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole, fondate sullinformazione, possano concretamente superare le problematiche attuali connesse al consumo di sostanze ed evitare tanti morti, principalmente causate dalla clandestinit in cui il proibizionismo costringe ad agire. Non c mai stata questa possibilit, ad un rischio ipotetico provenienti da un eventuale legalizzazione, sono stati preferiti fallimenti concreti e tangibili e le immani sofferenze causate dalla repressione. Qualcuno sta giocando con le nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle. Se in ballo la nostra libert e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo essere noi a condurre le danze, dobbiamo lottare affinch il diritto allautodeterminazione non rimanga lettera morta. N malati, n criminali, ma gioiosamente illegali. Autoproduzione unica soluzione.

CANAPISA 2008 MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA

SABATO 31 MAGGIO - PISA

Dedicata ad Aldo Bianzino.

Venerdì 28 marzo ore 22.00 - Live @l csoa

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

MADKIN + TIRESIA

 

 

 

Rock di scena al "Cartella" di Gallico venerdì sera. Si alterneranno sul palco gallicese i TIRESIA, bastard band messinese che prende il nome dal mitico indovino cieco, e il grunge dei MADKIN, band romana innamorata della nostra terra: il loro pimo EP è stato infatti registrato presso la SALOTTINO PROD. di Locri

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Perquisizioni a militanti No Dal Molin

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008

Questa mattina alcuni militanti del Presidio Permanente contro la costruzione della nuova base Usa di Vicenza hanno subito la perquisizione delle loro abitazioni da parte delle forze di polizia.
Un tempismo starordiario e preoccupante, come è stato segnalato nella conferenza stampa convocata in tarda mattinata, nel vivo della campagna elettorale e proprio mentre il Presidio sta denunciando con forza il disastro provocato dall’incidente all’oleodotto militare La Spezia – Aviano dello scorso 10 marzo.

Questa sera alle ore 21.oo si svolgerà un’assemblea straordinaria al Presidio No dal Molin, mentre domani l’appuntamento è alle ore 17 davanti alla Prefettura con la consegna delle 6.000 firme dei cittadini che hanno sottoscritto le iniziative promosse dai No dal Molin.

In queste ore non sono mancati numerosi attestati di solidarietà da parte degli altri comitati del Patto di mutuo soccorso nei confronti di chi, da mesi, porta avanti una battaglia alla luce del sole per la difesa dei beni comuni, del territorio e contro la guerra.

Stefano Micheletti - No Mose [ audio ]
Lele Rizzo - No Tav [ audio ]
Antonio Musella - Rete Campana Salute ed Ambiente [ audio ]

Link
www.nodalmolin.it

 

 

 

Solidarieta’ al Presidio Permanente No Dal Molin
Nessuna intimidazione fermera’ la lotta contro la nuova base.

Apprendiamo con grande preoccupazione delle perquisizioni avvenute stamane presso le abitazioni di alcuni attivisti del Presidio Permanente No Dal Molin. Un’azione della Questura che si basa su una stmpalata accusa fatta agli attivisti rispetto ad un fatto riasalente a diversi mesi fa, quando ci fu un mancato attentato all’oleodotto La Spazia - Aviano. Non e’ casuale che proprio dopo le denunce dei No Dal Molin in merito all’incidente che ha visto la fuoriuscita di cherosene ed altri materiali proprio sull’oledotto in questione, e dopo le mobilitazioni che ne sono seguite del movimento vicentino, ci sia un attacco all’esperienza di lotta contro l’ampliamento del Dal Molin. E non e’ nemmeno un caso che cio’ avvenga dopo il passaggio di Veltroni e della carovana del Pd per Vicenza che ha accolto i No Dal Molin a schiaffi e spintoni.
Un segnale chiaro. Quello che la lotta vicentina va nella direzione giusta e fa paura. Fa paura a chi difende gli interessi dei poteri forti e dell’esercito americano, come gli schieramenti elettorali dal Pd al Pdl passando per i vari giullari, nani e ballerine che intercorrono tra i due schieramenti. Fa paura perche’ la lotta del Dal Molin e’ l’esperienza di un intera comunita’ che lotta per il diritto di scegliere come autogovernare il proprio territorio, contro la devastazione ambientale generata da basi militari, oleodotti di morte e non solo.
Siamo vicini agli attivisti vicentini colpiti dalla perquisizioni e ribadiamo che il mutuo soccorso non si fermera’ davanti a nessuna intimidazione, per rappresenta la lotta di intere comunita’ in tutto il paese.
Non potete fermarci !

Rete Campana Salute e Ambiente

www.rifiutizerocampania.org

 

 


ENNESIMA PROVOCAZIONE FASCISTA A MILANO

Inviato da autonomix | 27 Mar, 2008
Procazione fascista al csa Vittoria/Cancellato il murales per Dax in piazza Vetra


|Milano, 27 marzo|
Nella notte di ieri, uno gruppo di fascisti milanesi ha compiuto un nuovo attacco contro una delle realtà di movimento, il csa Vittoria. I muri del centro sociale sono stati imbrattati con svastiche e croci celtiche, oltre a scritte deliranti inneggianti a Mussolini ed Hitler. L'attacco è avvenuto solo qualche giorno dopo il tentato (e fallito) assalto dello stesso centro sociale di Milano.
L'azione fascista dell'altra notte è solo l'ultima delle provocazioni fasciste registrate in territorio lombardo nell'ultimo periodo, basti pensare alla devastazione del csa Barattolo di Pavia e all'aggessione di un suo militante del 18 marzo 2008.

Pubblichiamo qui di seguito la risposta diffusa dai compagni e dalle compagne del csa Vittoria in seguito all'attacco fascista:

Nella notte tra il 25 ed il 26 di marzo mani ignote, prive di cervello, hanno imbrattato completamente i murales del nostro centro con svastiche, croci celtiche e inneggiamenti al Duce ed a Hitler.
La volontà di questa fogna della storia era di crearci grossi danni, ed è per questo che abbiamo deciso, senza alcun vittimismo nè allarmismo di sorta, di far girare questo breve comunicato, anche perchè questa provocazione segue, solo di pochi giorni, il tentativo notturno, per fortuna non riuscito, di forzare il portone d'ingresso ed entrare nel nostro centro ed ancora avviene a pochi giorni di distanza dalla devastazione del Centro Sociale Barattolo e dall'aggressione ad un suo militante.
I danni ai murales sono stati già provvisoriamente riparati, togliendo così ai loro cuori neri di merda anche questa soddisfazione, ma riteniamo questa una grossa provocazione perchè s'inserisce pericolosamamente in un clima complessivo di revisionismo storico in cui il risorto neosquadrismo milanese rappresenta solo la punta dell'iceberg di una cultura dominante, assolutamente trasversale agli schieramenti politici che si contendono il primato elettorale, basata su politiche sicuritarie xenofobe e razziste che speculano sull'insicurezza strutturale provocata nelle classi subordinate dalle precarie condizioni di vita e di lavoro.
Rispediamo al mittente con disprezzo queste provocazioni rilanciando l'invito a tutti i compagni e le compagne d'intensificare la vigilanza, la presenza e l'attività politica e culturale territoriale unica garanzia per poter contrapporsi e schiacciare sul nascere ogni forma di presenza fascista, sessista e xenofoba.

I compagni e le compagne del Csa Vittoria


Un'altra provocazione per gli antifascisti milanesi arriva dal comune di Milano, nuovamente protagonista della cancellazione del murales dedicato a Dax, compagno milanese dell'ex centro sociale O.r.s.o. ucciso da mani fasciste il 16 marzo 2003. Murales fatto nella scorsa mobilitazione autunnale, dopo la cancellazione di quello storico disegnato in riva alla Darsena. Murales che andava quindi a rispondere alle provocazioni dell'amministrazione comunale ma che voleva anche ricordare il compagno Davide Cesare e il partigiano dei Gap Giovanni Pesce, scomparso recentemente. Il comune, approfittando delle vacanze pasquali, ha compiuto quest'ennesimo gesto di sprezzo verso la memoria antifascista della città.
"Opera di cancellazione" divenuta tendenza per la giunta del sindaco Moratti, dato che solo il 17 marzo scorso è stato fatto cancellare, dagli "addetti al decoro pubblico", anche il murales in onore di Dax ridipinto nelle scorse settimane in Darsena.

"Su ogni muro e in ogni strada, Dax vive"
antifa-milano.noblogs.org


 
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