Finte molotov a processo

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008

Simone Pieranni
Genova

Il «postino» e lo «scout» dell’irruzione alla scuola Diaz nel luglio 2001, sono stati rinviati a giudizio per «falso» dal tribunale di Genova. Pietro Troiani è il poliziotto che arrivò alla scuola genovese scarrozzato da Burgio - autista di Valerio Donnini, supercapo della celere e padre del nucleo antisommossa - con il sacchetto contenente le molotov che avrebbero dovuto incolpare i manifestanti e poi rivelatesi una prova falsa, mentre Salvatore Gava, allora commissario capo della squadra mobile di Nuoro, guidò gli agenti che - nel media center della Pascoli - distrussero computer, sala stampa e ufficio legale. Gava aveva definito l’azione un «sommario controllo».
Entrambi sono imputati al processo Diaz (rispettivamente per calunnia e perquisizione illegale), entrambi - questo il motivo del rinvio a giudizio - avrebbero firmato dei verbali di arresto e perquisizione senza essere presenti durante i fatti: il 7 aprile per loro inizierà anche il procedimento per il reato di falso.
Le loro posizioni, in relazione alla firma dei falsi verbali, furono archiviate nel 2005. La procura genovese ricorse in Cassazione. Per l’occasione si mosse anche il procuratore generale, sostenitore, in quel caso, della teoria del piano ordito dall’alto: «Tutte le risultanze istruttorie sembrano fondatamente deporre per un’azione preordinata e concertata allo scopo di arrestare gli occupanti della scuola Diaz». Ovvero, come venne stabilito dalla prima archiviazione, quello di Gava e Troiani sarebbe stato un «falso inconsapevole». Deciso dall’alto, dai vertici.
Non la pensò così la Cassazione alcuni mesi fa, né lo ha pensato ieri il gup genovese Roberto Fucigna: firmare un verbale di arresto senza sapere cosa vi sia scritto (e va ricordato che dopo sette anni, uno dei firmatari è ancora ignoto), è un falso, consapevole, anche nel caso l’ordine sia pervenuto dai vertici. Una decisione che suona allarmante anche per i superpoliziotti imputati al processo Diaz per il medesimo reato.
Lo stesso gup nel corso dell’udienza a porte chiuse, avrebbe sottolineato la straordinarietà del verbale della scuola Diaz, per omissioni, mancanze e stranezze. Di certo non è l’unica stravaganza dei procedimenti connessi al G8 genovese, la cui importanza è stata ricordata anche nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario presso il tribunale ligure, dal presidente della Corte d’Appello di Genova, Ettore Criscuoli.
Un passaggio storico e politico ancora da affrescare per il movimento dei movimenti, una rilettura in chiave giudiziaria che passa attraverso binari piuttosto delineati. In entrambi i casi, il G8 ha avuto un impatto storico fuori dal comune e non ancora assorbito: per il movimento e le lotte sociali, ma anche per il tribunale genovese. La sentenza del processo Diaz potrebbe arrivare solo dopo l’estate, mentre il procedimento contro i 25 manifestanti è già giunto al culmine del primo grado (oltre 100 anni di pene per 24 manifestanti). Mentre il team che lavora sui fatti di strada fu esentato, dal 2005, di svolgere anche attività ordinaria - e non sono escluse nuove azioni da parte dei pm riguardo altri filoni di indagine sui manifestanti - i magistrati impegnati a fare chiarezza sull’operato delle forze dell’ordine, si devono adattare anche all’ordinaria attività quotidiana della procura genovese. In questo modo incontrano rallentamenti tutte le appendici dei procedimenti che vedono imputati appartenenti alla polizia.
L’indagine sulla falsa testimonianza dell’ex questore di Genova Colucci, è stata chiusa e attende le richieste di rinvio a giudizio.
De Gennaro, indagato insieme a Colucci e all’ex capo della Digos genovese Mortola, dopo aver ricevuto il nuovo incarico da commissario a Napoli, ha fatto pervenire ai pm una memoria scritta tesa a richiedere l’archiviazione, smentendo la sua volontà a farsi riascoltare dai magistrati. Il 28 febbraio è prevista la sua audizione nel procedimento per i fatti della scuola Diaz. Colucci invece, pare sarà riascoltato a breve dai pm genovesi. Oltre a sparire, e apparire, le firme sui verbali, a Genova sono anche sparite, senza riapparire, le prove contro i poliziotti: l’inchiesta sulla scomparsa delle molotov, lentamente, prosegue.

RIFIUTI: SCONTRI A NAPOLI E MARIGLIANO

Inviato da autonomix | 31 Gen, 2008
Napoli, 30 gennaio 2008 - Questa mattina all'alba un ingente quantitativo di forze di polizia attrezzato di tutto punto ha fatto irruzione nella ex manifattura tabacchi di Gianturco, Napoli, occupata da circa una settimana dal comitato salute ambiente Napoli est per protestare contro la decisione del commissario straordinario De Gennaro di adibirla a sito "temporaneo" per lo smaltimento di "ecoballe" composte da rifiuti. Gli attivisti avevano iniziato a gestire la raccolta differenziata.
Un compagno, militante del vicino centro sociale Officina 99 è salito su una ciminiera dell’ex Manifattura per protestare contro lo sgombero del sito attuato dalle forze dell'ordine.
Come ha scritto in un comunicato la Rete campana dei comitati x la difesa della salute e dell’ambiente:
"L’ unico modo per uscire da un’ emergenza voluta ed alimentata dall’intera classe politica per drenare soldi pubblici a speculatori ed Ecomafie rimane infatti l’avvio della differenziata porta a porta e l’uso di impianti a freddo al posto dei nocivi ed antieconomici termovalorizzatori.
Cio che serve è che la classe dirigente insieme all’incapace commissariato tornino a casa e venga scritto con la partecipazione concreta delle comunità un nuovo piano rifiuti rispettoso della salute, dell’ambiente e capace di creare nuova occupazione."

Il pugno duro delle forze di polizia è arrivato anche a Marigliano, sia al presidio contro la riapertura della discarica che ai blocchi in autostrada A30. Anche il sindaco di Marigliano è stato caricato dalle divise blu e ha denunciato che la polizia voleva anche strappargli la fascia tricolore. Sono stati rimossi anche i blocchi attuati sulla linea ferroviaria Salerno - Cancello, all'altezza di Nola. Resta il presidio allo svincolo di Marigliano, sull'Asse 7 bis Nola - Villa Literno.
A Pozzuoli, gli ex Lsu hanno poi occupato la sede del Comune in via Luciani. Blocco stradale anche a Quarto, fatto in prevalenza da donne, in via Crocillo per protestare contro i cumuli di rifiuti accanto ad una scuola elementare. Nella notte, inoltre, roghi di rifiuti sono stati appiccati a Melito, Casalnuovo, Casoria, Afragola e San Giorgio a Cremano.

_______________________________________________________________________________


29 gennaio 2008 - Scontri a Marigliano. Contuso un bambino (Intervista)
Ancora una giornata di proteste, blocchi stradali e incendi di rifiuti nel napoletano e in Campania. La crisi non rientra e continua ad essere "emergenza". E' una giornata di rivolta, quella di oggi per decine di comunità campane sempre più determinate ad opporsi allo scellerato piano De Gennaro, che prevede la riapertura di decine di discariche sul territorio regionale.
Questi i comuni toccati: Ariano Irpino, Giugliano, Marigliano, Santa Maria La Fossa/Ferrandelle, Montesarchio.

Scontri sono avvenuti a Marigliano tra i manifestanti che protestano contro la riapertura della discarica e le forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Sono soprattutto ragazzi quelli che hanno dato vita ad una protesta per dire no all'apertura del sito predisposta dal Piano De Gennaro che dichiara "così non andiamo avanti" quando gli arrivano le notizie degli scontri e delle proteste a Marigliano, ad Ariano Irpino, a Giugliano. E la reazione è seccata - segno dell'impossibilità di governare: nella regione, spiega, "c'é una crisi di nervi, ma tutte le mediazioni sono state attivate, le rivolte sono un nonsenso".

La risposta delle istituzioni
Secondo le testimonianze un bambino di otto anni e' rimasto contuso, insieme con altre persone, durante scontri tra le forze dell'ordine e manifestanti. I manifestanti stavano facendo un sit-in davanti alla discarica per impedire l'accesso alle ruspe nell'area, quando sono entrati in contatto con le forze dell'ordine durante il cambio di guardia tra carabinieri e guardia di finanza. Tra i cittadini, circa un migliaio, alcuni bambini sono stati soccorsi dai genitori e portati in ospedale per controlli medici. Secondo quanto riferito dai manifestanti, anche alcune donne, tra le quali una incinta, sarebbero rimaste coinvolte negli scontri.

La risposta dei movimenti
Diversa l'iniziatiuva dei movimenti e dell'autorganizzazione sociale che da giorni porta avanti nel capoluogo campano: ogni giorno 24 ore su 24, viene portata avanti in maniera autorganizzata la differenziata nel quartiere Gianturco nell'ex Manifattura Tabacchi Occupata.

(> I luoghi della raccolta)


Dentro questo quadro significativa la proposta dei disoccupati autorganizzati che propongono di coniugare l'emergenza con una risposta di occupazione per i tanti senza lavoro.

>> Dal presidio permanente di piazza del Gesù di Napoli, ascolta l'intervista con Raffaele (Banchi Nuovi/movimento disoccupati autorganizzati)
 

Ancora Tensioni sul piano di emergenza di De Gennaro
Rifiuti, a Gianturco polizia sotto attacco
I manifestanti lanciano sassi e petardi contro le forze dell'ordine. Lacrimogeni per disperdere le folla

Manifesti durante il blocco stradale nei pressi dell'area della ex manifattura tabacchi (ansa)
NAPOLI - I manifestanti che si oppongono alla riapertura della discarica di Gianturco, diverse centinaia di cittadini, hanno attaccato la polizia nella serata di mercoledì. Nella zona est di Napoli le forze dell’ordine sono state fatte oggetto di un fitto lancio di sassi e di petardi nel corso di una manifestazione di protesta contro l’allestimento del sito di stoccaggio per i rifiuti nell’area dell’ex manifattura tabacchi.

BUS DI TRAVERSO - Lo schema è quello che è stato seguito molte altre volte da quando è scoppiata la crisi dei rifiuti a Napoli e nella Campania. Da questa mattina sono in corso blocchi della circolazione tra via Galileo Ferraris e via Reggia di Portici, nella zona orientale del capoluogo partenopeo. Blocchi stradali messi in atto anche ponendo di traverso alla strada un autobus di linea, cumuli di immondizia riversi e cassonetti rovesciati. L’intervento della polizia è stato sollecitato dai vigili urbani che presidiavano la zona. All’arrivo delle volanti sono stati lanciati petardi e sassi e alcune pietre hanno rotto il parabrezza di un’auto della polizia. A quel punto le forze dell’ordine hanno lanciato in aria quattro lacrimogeni disperdendo la folla.

NO A RIAPERTURA MONTESARCHIO - Nel frattempo, i tecnici incaricati di valutare le condizioni della discarica di Montesarchio, in provincia di Benevento, in località Tre Ponti, ritengono che l’area non possa essere riaperta per sversare altra immondizia. Nella perizia effettuata lo scorso 27 gennaio si legge che «allo stato dei fatti non sussistono le necessarie condizioni per la riapertura del sito e il conferimento in sicurezza dei rifiuti». Il parere contrario è stato espresso da geologi, geometri e ingegneri del Consorzio Napoli 3, dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente regionale (Arpac) e dell’Asl Benevento 1, tranne che dal tecnico rappresentante del Commissariato di governo secondo il quale «l’eventuale riapertura della discarica, in sicurezza e nel rispetto della vigente normativa, non rappresenta fonte di rischio per la salute pubblica».

COSENZA: SIAMO PRONTI...

Inviato da autonomix | 30 Gen, 2008
 
 
50 anni di galera: basterebbe questa cifra per annunciare battaglia alla richiesta di condanne formulata il 24 gennaio dal pubblico ministero di Cosenza, Fiordalisi, nei confronti di 13 compagne e compagni imputati per associazione sovversiva e cospirazione politica. Ma non è sufficiente.
C’è infatti un dato che è stato ampiamente trascurato dalle cronache giornalistiche, e forse sottovalutato in alcune analisi di movimento: la richiesta di 26 anni complessivi di libertà vigilata per pericolosità sociale. Non si tratta semplicemente di un’aggravante in termini quantitativi, ma innanzitutto qualitativi. Proviamo a chiarire, leggendo in questo processo alcuni elementi paradigmatici rispetto alle trasformazioni delle forme di controllo e attacco ai movimenti degli ultimi anni.
Il teorema accusatorio di Fiordalisi è basato sul nulla, cioè su intercettazioni telefoniche in cui non si prova null’altro che gli imputati sono attivisti politici. Sponsorizzato da un’informativa dei Ros tesa ad arrestare l’onda montante dei movimenti, Fiordalisi ha agito come un autoimprenditore del sistema penale: formulando un folle capo d’imputazione, senza alcuna necessità di doverlo dimostrare, ha ottenuto nell’immediato ciò che voleva, cioè visibilità mediatica e possibilità di carriera, mandando nel novembre 2002 18 persone nei carceri speciali, con lo strascico di arresti domiciliari e obblighi di firma. Ecco il primo elemento: i capi di imputazione hanno come primo obiettivo quello di ottenere un’immediata limitazione delle libertà degli attivisti, indipendentemente dalla possibilità di essere dimostrate in sede processuale. Il meccanismo giuridico si rovescia: non spetta all’accusa di dover provare la colpevolezza, ma grava sull’imputato l’onere di dimostrare la propria innocenza. Così è stato per l’uso dispiegato delle imputazioni di devastazione e saccheggio, della ripresa dei reati associativi, dell’utilizzo dell’articolo 1 nei confronti dei soggetti ritenuti dalle questure “socialmente pericolosi”.
Arrivato in sede processuale, dopo essersi sfilato quando il processo perdeva di visibilità, Fiordalisi ritorna per calcare il palcoscenico mediatico con la propria requisitoria. E qui tira fuori dal cilindro un doppio livello. A fronte della non sostenibilità delle sue accuse, chiede da un lato condanne pesantissime, tentando di confermare il suo grottesco castello accusatorio; dall’altro, cerca di mercanteggiare la sua posizione con il giudice offrendo un compromesso, cioè concedergli la non totale infondatezza del suo teorema e riconoscendo che – anche se non costituissero un’associazione sovversiva – i suoi imputati sono comunque socialmente pericolosi, dunque da controllare. Se sospettassimo che Fiordalisi fosse un attento lettore di Philip Dick, potremmo pensare che ha cercato di riprodurne le dimensioni paranoiche della sua preveggenza fantascientifica. Più banalmente, questo processo si pone in continuità – secondo elemento da evidenziare – con quel paradigma del controllo preventivo che ormai è il dispositivo di guerra a bassa intensità dichiarato ai movimenti.
Terzo elemento, infine. Non solo il teorema di Fiordalisi è completamente costruito attraverso le intercettazioni telefoniche, ma il pubblico ministero nella sua requisitoria ha esplicitamente dichiarato di vedere dietro all’utilizzo dei mezzi di comunicazione telematici il nascondersi di pericolose forme di cospirazione. Ad essere messa sotto accusa è quindi quella stessa capacità cooperativa, relazionale e comunicativa che sta alla base delle forme di produzione contemporanee.
Per combattere adeguatamente i nuovi dispositivo di controllo è necessario comprenderle, cogliendo anche i punti di discontinuità con le rappresentazioni classiche della repressione. Laddove l’espressione moltitudinaria e le lotte del lavoro vivo hanno messo in crisi le forme tradizionali di governo, pena e disciplinamento, queste sono costrette a riconfigurarsi.
Il nuovo scenario, cioè il mutamento del sistema penale all’interno dei processi di governance, non è né meglio né peggio di quello precedente: è semplicemente differente. Le misure del controllo preventivo, che si nutrono della costruzione della figura del “socialmente pericoloso”, intervengono per tentare di rispondere alla forza dei movimenti, alla ricchezza dell’autorganizzazione e alle possibilità di liberazione della cooperazione sociale.
Se un arco garantista esiste, è proprio qua che deve intervenire: non solo a fronte delle eclatanti e spettacolari operazioni di carcerazione, non solo contro le folli condanne che si accumulano su chi dissente, ma anche per garantire l’agibilità politica degli attivisti. È questa che il paradigma della prevenzione vuole innanzitutto colpire. Da parte nostra, saremo per le strade di Cosenza sabato 2 febbraio, portando quella stessa determinazione che ci ha accompagnato a Genova insieme ad altre 100.000 persone. Soprattutto, continueremo con la gioia di sempre i nostri percorsi nelle università e con i precari, nei centri sociali e nella costruzione di spazio pubblico, contro la guerra e i dispositivi securitari. Perché è la continuazione dei processi di liberazione l’unico modo per lottare contro i processi costruiti sui teoremi.

COMUNICATO DEL CPA FIRENZE SUD SU COSENZA E FIRENZE..

Inviato da autonomix | 30 Gen, 2008

AGGRAVANTE POLITICA E PUNIZIONE COLLETTIVA UNA SENTENZA VERGOGNOSA PER CHI HA MANIFESTATO CONTRO LA GUERRA DEL 1999 CONTRO LA JUGOSLAVIA 7 ANNI!!!!!!! di condanna a testa per tutti e tredici gli imputati del movimento fiorentino nel processo per le cariche della polizia sotto il Consolato degli Stati Uniti, in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base del 13.05.99 contro la guerra della NATO e di D’Alema in Jugoslavia. Ben oltre le stesse pesantissime richieste del PM (dai 4 ai 5 anni). Quel giorno il corteo fu caricato duramente sotto il Consolato, con 5 feriti, e ne seguì una giornata di mobilitazione con l’occupazione della sede dei DS. A distanza di 9 anni con l’unica accusa di RESISTENZA AGGRAVATA a pubblico ufficiale, vengono condannati a 7 anni tutti i compagni. L’unica AGGRAVANTE è, con lampante evidenza, quella POLITICA; avere manifestato e continuare a manifestare oggi come ieri contro la guerra, la repressione, a fianco dei lavoratori, per l’ambiente, per la giustizia sociale. E la PUNIZIONE è infatti COLLETTIVA, rivolta a chi continua a praticare politica, conflitto e partecipazione. Verso un movimento che a Firenze non si può ricondurre alle solite compatibilità e che ha saputo esprimere nelle sue varie forme e componenti una radicalità ed un’autonomia che evidentemente fanno paura. Si parla tanto dei vari allarmi sicurezza, del pericolo immigrati, ma la vera EMERGENZA oggi è quella DEMOCRATICA. L’emergenza di chi si ritrova sotto inchiesta e condannato per avere fatto politica, per essersi opposto alla guerra. La vera emergenza è la nostra sicurezza: la sicurezza di non morire sul posto di lavoro, di avere un lavoro vero ed una casa dignitosa. Ma a questa emergenza si può rispondere solo con tribunali e condanne esemplari. Condanne come questa che vanno anche oltre qualsiasi previsione ed anche ragionevolezza. Questa sentenza, sia chiaro, parla a tutti e tutte noi che da anni ci battiamo per un sistema migliore. Non ci sono spazi per un’opposizione sociale e politica in questo paese. E non si creda che sono/siamo i soliti cattivi ad essere condannati. Ad essere condannata è la politica che non accetta di farsi rinchiudere, che continua a farsi sentire, ed in questo senso oggi più che mai siamo tutti coinvolti. Passando dalle condanne di Genova a quelle degli antifascisti di Milano, da Firenze a Cosenza, dalle 9.000 persone coinvolte in procedimenti giudiziari dal 2000 ad oggi, alle decine di inchieste per associazione, di fronte a questa EMERGENZA non ci sono spazi di ambiguità: bisogna schierarsi e chiaramente a fianco di tutti i compagni coinvolti in inchieste e processi. Se la repressione vuole dividere la solidarietà deve unire. Come realtà fiorentine esprimiamo la massima solidarietà ad i 13 compagni con la sicurezza che mai verranno lasciati soli e rilanciamo con forza una mobilitazione cittadina e nazionale contro queste vergognose sentenze e per tutti gli altri processi.

Sabato 2 febbraio manifestazione a Cosenza

Sabato 9 febbraio manifestazione a Bologna

GENOVA-COSENZA-FIRENZE GUERRE, TRIBUNALI E CONDANNE NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO INDIETRO

Cantiere Sociale K100fuegos, Cpa Firenze Sud, , Voci dalla Macchia, Rete Collettivi Studenti medi fiorentini, Collettivo Politico di Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia

COSENZA PER NOI..IL 2 FEBBRAIO..

Inviato da autonomix | 30 Gen, 2008

In questi giorni sta per concludersi a Cosenza un processo molto simile a quello appena terminato a Genova. Anche in questo caso un gruppo di persone, appartenenti al “Sud Ribelle”, si trova di fronte ad accuse gravissime: "sovvertire violentemente l'ordine economico costituito nello stato" per aver partecipato alle grandi manifestazioni in occasione del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.

Non che sovvertire con qualsiasi mezzo necessario l'ordine economico costituito nello stato sia di per sé un fatto gravissimo, anzi ci sembra essere l’unico obiettivo sensato per ogni sfruttato. Il problema è che gravissime sono le pene previste. Infatti il pubblico ministero ha chiesto una cinquantina di anni carcere ed altri di libertà vigilata
Chi detiene il potere vuole continuare a tenerselo e per questo vorrebbe “regalare” anni ed anni di carcere a chi ha lottato, si è ribellato, ha manifestato irriducibile dignità. Per questo una serie di fatti specifici, avvenuti ad esempio durante le manifestazioni, sono stati gonfiati, inventati, estesi ad altri, trasformati in reati associativi, aggravati da termini che possano ricondurre ad un immaginario di guerra (quali la devastazione ed il saccheggio) in modo da moltiplicare la pena. Così, mentre l’unica guerra evidente, con bombardamenti o meno, è quella scatenata dal capitale per continuare ad opprimere, si prospetta un altro scenario di condanne per chi a questa guerra resiste.

Le risposte che si vorrebbero dare ai continui attacchi repressivi languono. Non è bastato l’esito del processo di Genova per sgombrare il campo dagli appelli grondanti di lezioni di democrazia, di sdegno per accuse risalenti al codice del periodo fascista, di richiami alla Costituzione, di paragoni con le avvenute promozioni dei torturatori in divisa: un’altra manifestazione con una lista chilometrica di adesioni, zeppa di partiti e di rappresentanti delle istituzioni, pesa come un macigno sul futuro di coloro che con partiti ed istituzioni non hanno nulla a che spartire, quelli che, ancora una volta, potrebbero essere i “cattivi” che pagano per tutti perché rivendicano in toto la radicalità delle azioni avvenute.

L’appello lanciato per indire la manifestazione di sabato 2 febbraio a Cosenza sottolinea che, per i fatti del vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova, furono arrestate venti persone che erano state fra gli organizzatori del Forum Sociale Europeo di Firenze, “una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel nostro paese”. Per definizione, dunque, queste persone dovrebbero rientrare fra i buoni. Se qualcuno non avesse contribuito all’organizzazione di importanti esperienze democratiche, al contrario, rientrerebbe per definizione tra i cattivi.

A noi non importa un fico di qualsiasi cosa abbiano organizzato nello specifico queste persone. Ci importa, caso mai, che durante la lunghissima storia che ha portato al processo contro il “Sud Ribelle” molti fra gli accusati abbiano già preso le distanze dai coimputati e che alcuni abbiano fatto carriera all’interno di partiti ed istituzioni. La discrepanza fra imputati eccellenti ed imputati “qualunque” si rivela, quindi, ancora più rilevante che nel processo di Genova.

Ci importa che ancora una volta non riesca il gioco che ha indicato Carlo come primo cattivo e dopo lo ha riabilitato perché le forze dell’ordine erano state più cattive, quello stesso gioco che ha poi additato i processati di Genova come “blocco nero” per poi scagionare la metà. Non è affatto una consolazione che Carlo ora sia un simbolo, che molti il 17 novembre pensassero di essere in piazza a Genova per manifestare solidarietà a tutti gli imputati, che un tribunale abbia riconosciuto le menzogne di qualche poliziotto o carabiniere. Il fatto è che Carlo è morto, che 10 persone dovranno affrontare un processo di appello per devastazione e saccheggio con una tremenda condanna alle spalle, che ancora nel napoletano o a Cagliari persone che non vogliono morire avvelenate siano state selvaggiamente picchiate da altri poliziotti o carabinieri.

In questa fase di involuzione di molte coscienze (sollecitate solo dalla salvaguardia degli interessi clericali) e di allarmismo sicuritario, tendente ad un’oggettiva fascistizzazione, che complicano l’esistenza di tutti coloro che vogliono continuare a lottare, stanno però intervenendo altrettanto oggettivi disastri economici ed ambientali che sempre più spesso determinano reazioni non solo rabbiose, ma organizzate e raccordate fra loro. Basti pensare alla TAV, agli inceneritori e le basi militari, ai posti di lavoro segnati da continue morti, a quanti supportano le rivolte e le fughe dai CPT dove vengono deportati gli immigrati che cercano scampo alla guerra e alla fame. Questo va letto in una possibile prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza e deve essere pratica per una crescita comune che eviti i particolarismi e le alleanze puramente tattiche.
Ricominciamo quindi a gestire collettivamente e in un ottica di classe la storia di questi anni, non cediamo alle lusinghe di chi vorrebbe vederci imploranti a chiedere giustizia ai responsabili dell’ingiustizia: ci chiederebbero ben presto di implorare perdono.

Costruiamo ovunque momenti di informazione e solidarietà attiva con gli imputati del processo di Cosenza per dimostrare in modo palese la nostra determinazione nel continuare la lotta e per rivendicare i percorsi di ribellione allo stato di cose presenti: del resto che le masse scese nelle piazze di Napoli e Di Genova fossero storicamente nel giusto è dimostrato dalla realtà devastata che è sotto gli occhi di tutti nonché dalle squallide disavventure di un ceto politico dirigenziale, di qualsiasi colore o sfumatura, che chiede l’impunità per sé stesso comminando anni di galera a chi si ribella.

Spazio di documentazione Il Grimaldello - Genova

Vittoria
L'Avamposto degli Incompatibili
www.controappunto.org

PULLMAN E TRENI PER RAGGIUNGERE COSENZA IL 2 FEBBRAIO..

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008

PULLMAN E TRENI

Pullman

Da BARI - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio - ore 6:30 - Largo Sorrentino Bari
Info: 333-8633876

Pullman

Da BENEVENTO

Partenza sabato 2 febbraio - ore 9:00 da Piazza Risorgimento
Info: 347-7088242 - 0824-51849
www.csadepistaggio.org; info@csadepistaggio.org

Pullman

Da CATANIA - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio - ore 08:00 - Piazza Alcalà/Borsellino
Info prenotazioni: 328-6340528 - valeriogccatania@yahoo.it

Treno

Da NAPOLI - TRENO
Partenza sabato 2 febbraio
Appuntamento ore 8:00 in stazione. Partenza treno ore 8:50.
Biglietto: 10 euro
Per info e biglietti: 393-2122937 - 333-3360964

Pullman

Da PALERMO - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio - ore 7:00 - Davanti l'ExCarcere (Via Mongitore)
Biglietto: 15 euro a/r
Info: 380-4286926 - excarcere@ecn.org

oppure

Partenza sabato 2 febbraio - ore 6.00 Stazione Notarbartolo
Contributo: 10 euro a/r (5 euro per studenti e disoccupati)
Info: 348/5968407

oppure

Partenza sabato 2 febbraio - ore 6.00 Stazione Notarbartolo
Contributo: 10 euro
Per le adesioni contattare i COBAS e chiedere di Roberto 091349192 c.cobassicilia@tin.it

Pullman

Da REGGIO CALABRIA - PULLMAN

Partenza sabato 2 febbraio - ore 10:30 - Al C.S.O.A. Cartella (Via Quarnaro, Gallico)
Biglietto 5 euro a/r (come contributo per il Coordinamento "Liberi Tutti")
Info: 349-7600750 - csoacartella@ecn.org

Pullman

Da ROMA - PULLMAN

Partenza sabato 2 febbraio ore 7:00 dal Verano (parcheggio di Via dello Scalo San Lorenzo)

Info:
06-70452452 (Sede Cobas, dalle 17:00 alle 20:00)
335-8191842 (Italo)
320-0855289 (Bartolo)
340-7030084 (Lorenzo)

Biglietto: 10 €

E' importante che le prenotazioni arrivino entro giovedi pomeriggio per garantire un adeguato numero di pullman, in modo che nessuno rimanga a piedi.
Al momento i pullman sono almeno 4/5.

daje roma daje tutt* a cosenza!

Pullman

Da SALERNO - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio ore 9:30 - P.zza della Concordia

Info e prenotazioni: Giovani Comunisti 089-9951382
E-mail: info@gcsalerno.org - www.gcsalerno.org

Pullman

Da SENIGALLIA (AN) - PULLMAN
Partenza sabato 2 febbraio

Info e prenotazioni al Mezza Canaja
E-mail: mezzacanaja@yahoo.it

Pullman

Da TARANTO - PULLMAN

Partenza sabato 2 febbraio - ore 9:00 dalla Concattedrale
Prezzo indicativo del viaggio: 10 euro
Per contatti e adesioni: 099-4716012 (dopo le ore 20.00) - 389-5873684 - comitato.di.quartiere@email.it

TORINO: Le donne sospendono il consiglio regionale

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008
[TORINO] Le donne sospendono il consiglio regionale (INTERVISTA)


TORINO, 29 GENNAIO 2008 - Un gruppo di donne del movimento torinese ha interrotto questa mattina i lavori del Consiglio regionale del Piemonte, convocato in seduta straordinaria. La seduta era stata richiesta dall'opposizione (di centro destra) per presentare una richiesta di modifica alla legge 194 relativa alle interruzioni di gravidanza, in particolare per la parte che riguarda la regolamentazione dell’aborto terapeutico. La proposta nasce sulla scia di quanto già successo in Lombardia dove la regione è riuscita a far passare una sostanziale modifica al regolamento inerente gli aborti terapeutici, riducendo il termine ultimo da 24 settimane a 22. La mozione, presentata stamattina a Torino da alcuni consiglieri del centro destra rappresenta un attacco su scala locale facente parte di una più vasta iniziativa politica e mediatica che, a vari livelli sta tenendo sotto assedio la 194 e i diritti delle donne in generale. Dalle farneticazioni del papa, di Ruini e di tutte le autorità Vaticane sulla famiglia naturale, fino alla richiesta di "moratoria sulla pena d'aborto", proposta dal servile e opportunista Giuliano Ferrara, il mondo cattolico sembra compatto per prendere di petto la questione aborto e riportare la donna al suo "ruolo naturale": quello di produrre figli. D'altronde come dice Ruini, "la donna è libera soltanto nella maternità".

Il tutto stava passando attraverso l'indifferenza o il tacito assenso del centrosinistra, troppo impegnato a raccattare briciole di voti cattolici per prendere una posizione forte sul diritto delle donne ad autodeterminarsi.Ma per fortuna c'è anche chi questi attacchi non li accetta passivamente e questa mattina un numeroso presidio di donne e uomini di ogni età si è formato davanti al palazzo della Regione; facce piene rabbia nel trovarsi di nuovo a dover difendere dei sacrosanti diritti, conquistati esattamente 30 anni fa con la lotta e che mai più si pensava potessero essere messi in discussione.
Dopo aver dato vita ad un presidio all'esterno del palazzo, una trentina di donne è entrata in aula lanciando slogan in favore della legge 194 e dell'autodeterminazione mentre un consigliere di Allenza Nazionale presentava la mozione E' stato lanciato del prezzemolo a ricordare che le donne non vogliono tornare a dover rischiare la vita per abortire in clandestinità; La digos è intervenuta per allontanare le "disturbatrici" ma le manifestanti sono comunque riuscite a far sospendere la discussione su questa vergognosa proposta. La contestazione, rivolta tanto al centrodestra, quanto all’indifferente centrosinistra, che, impegnato nella difesa di un cosiddetto dibattito civile e democratico, accetta e tollera che su questi temi si torni a discutere in maniera assolutamente strumentale e provocatoria. La protesta delle donne ha ottenuto di fatto che la seduta venisse sospesa e ancora una volta sono riuscite nell’intento di dimostrare che no n sono più disposte a sentire tutto questo insidioso chiacchiericcio sui loro diritti, ma vogliono prendere la parola per ribadire che nessuno può arrogarsi il diritto di legiferare sul loro corpo e sulla loro sessualità

>>> Ascolta l'intervista con Chiara


VOLANTINI:

COMUNICATO DEL CSA DEPISTAGGIO

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008
Non bastano 400mila tonnellate di rifiuti, una inchiesta per sversamento nella discarica di rifiuti non conformi a quanto prescritto dalla legge e dai regolamenti ed ordinanze relative alla discarica (autorizzata solo per fos e sovvalli), violazione delle procedure di ammissione dei rifiuti in discarica, disastro ambientale e inquinamento atmosferico e del suolo con lo sversamento di rifiuti pericolosi e no, determinando la creazione di ingenti quantità di percolato, non basta tutto questo per capire che questa provincia e questa regione non ne possono più.



Non ne possono più di un'emergenza diventata cronica, di imprese del nord che fanno affari per sversare i rifiuti tossici e nocivi in questa regione ed in questa provincia, di imprese che collezionano avvisi di garanzie, ma che continuano ad imperversare nella nostra regione facendo ancora affari d'oro, di super commissari, mini commissari, sotto commissari che con le loro ordinanze e il loro super piani colpiscono sempre le stesse zone, le stesse popolazioni, la stessa terra.

Tre Ponti come Pianura, come Acerra, come Villaricca ha già dato, ha già pagato il prezzo della devastazione ambientale, alla camorra, alla fibe, ai commissari e super commissari.

Sembra quasi surreale la situazione che si è venuta a creare con De Gennaro che "carica" verso Tre Ponti, mentre stava per partire la bonifica di un territorio martoriato nel giro di pochi mesi. E la cosa più assurda è che gli accordi di bonifica erano stati presi anche con la struttura commissariale che lo sceriffo oggi capeggia e con la Regione Campania oramai anch'essa in emergenza per l'emergenza.

Non si può più chiedere alla gente di Tre Ponti, di Pianura, di Villaricca, di Acerra di accettare altro sversamento, altri fanghi, percolati, rifiuti "tal quale", mentre qualche piccolo imprenditore del nord tenterà ancora, nell'emergenza, di smaltire qualche rifiuto tossico.

Non si può più chiedere perchè queste popolazioni, questi cittadini e questi territori hanno già pagato il prezzo dell'emergenza.

La nostra solidarietà e la nostra partecipazione ai presidi attivati in queste ore dalle popolazioni della Valle Caudina in lotta per la sopravvivenza del proprio territorio e per la tutela della loro salute.

Anche l'emergenza "monnezza" si risolve partendo dal basso, bisogna essere capaci di avviare seriamente la raccolta differenziata in quelle zone dove è praticamente inesistente, in quelle zone di questa martoriata regione dove gli enti locali, i comuni, le provincie latitano in questo senso e dove non c'è uno straccio di piano per la differenziata.


CENTRO SOCIALE DEPISTAGGIO

http://www.csadepistaggio.org

Livorno - Sulle perquisizioni

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008

Venerdi' 25 gennaio sono state effettuate dai Ros di Firenze ed ordinate dal pm Giuseppina Mione, 8 perquisizioni fra La Spezia, Pisa, Livorno e Roma.
Ai/alle perquisiti/e, alcuni ed alcune appartenenti all'area anarchica, il reato contestato e' tentato omicidio con aggravanti di terrorismo.

Durante le perquisizioni e' stato anche prelevato materiale utile a rilevare il DNA delle persone, in linea con il nuovo andazzo delle politiche repressive europee tese a creare una banca dati per schedare i detenuti ed in generale i ribelli sociali.

L'accusa e' quella di aver compiuto un attentato esplosivo contro la caserma della Folgore di Via Vannucci a Livorno nel settembre 2006. La caserma Vannucci e' un covo di assassini in divisa, che ammazzano e trucidano intere popolazioni, che invadono e distruggono territori, che hanno fatto le "missioni di pace" in Somalia, Jugoslavia, Afghanistan e sono in Iraq, che sono da sempre al soldo del potere per consertirne la riproduzione.

Come sempre si cerca di ribaltare le parti, ma tutti/e sappiamo chi sono i terroristi, chi incute terrore per mantenere lo stato delle cose, chi come in questo caso ha portato in carcere una persona del tutto estranea a qualsiasi attivita' politica, ma comunque refrattaria a questa vile societa', e chi invece vuole cambiare tutto questo.

Questa inchiesta non solo conferma l'attenzione da parte della magistratura e dei carabinieri verso quell'area che da sempre esprime dissenso, ma fa anche pensare ad una vera e propria crisi di astinenza a cui vanno incontro questi inquisitori se si perdono anche solo un'occasione di far sentire la loro pressione su chiunque si ribella e su chiunque dimostra a loro solidarieta'.

LIBERTA' PER VALENTINA!

LIBERTA' PER COSTA, DANIELE E FRNCESCO!

LIBERTA' PER TUTTI E TUTTE!

SOLIDARIETA' AGLI INDAGATI

Alcuni/e indagati/e e solidali

Padova - Bloccato magazzino della TNT Global Express

Inviato da autonomix | 29 Gen, 2008

Venerdì 25 gennaio i lavoratori che iniziavano il turno pomeridiano hanno avuto la sorpresa di trovare il magazzino della TNT di Limena totalmente svuotato e chiuso.
Nel chiedere spiegazioni ai responsabili della cooperativa Fast-coop Gesconet veniva loro consegnata una lettera che dichiarava la fine dell’appalto da parte di Fast-coop Gesconet con TNT a partire dal 28 gennaio.
La cooperativa e TNT, nel più completo spregio delle norme vigenti in materia di cambio d’appalto, hanno messo in atto una pesantissima rappresaglia contro tutti quei lavoratori che si sono autorganizzati al di fuori dei sindacati confederali per rivendicare i diritti più basilari.
Da meno di un anno i soci-lavoratori di Fast-coop si sono rivolti all’Adl per avviare un percorso di lotta per la conquista dei diritti lavorativi minimi e, non da meno, il rispetto da parte dei responsabili della cooperativa.
Questa azione di Gesconet e TNT mira esclusivamente ad azzerare i risultati ottenuti fin’ora.
Tutto avviene con la più assoluta complicità della FILT-CIGL, che, essendo non a caso a conoscenza di ciò che sarebbe accaduto, ha avuto il coraggio di giustificare il loro operato convocando il giorno seguente un’assemblea chiedendo ai lavoratori di "affrontare con maggiore serenità il futuro".
I lavoratori uniti hanno espresso la ferma volontà di rispondere a questa rappresaglia: dalle sei di questa mattina sono tutti davanti alla TNT per bloccare il lavoro degli impiegati del magazzino e chiedere che sia data garanzia del posto di lavoro per tutti .
"La lotta continuerà fino a quando non ci sarà la volontà da parte di TNT e Gesconet di ascoltare la voce dei lavoratori", dicono i lavoratori tessarti all’ADL.
La corrispondenza con Luca Trivellato - Adl Padova.
-  [ audio ]

Link
www.associazionedifesalavoratori.org

«Precedente   1 2 3 ... 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 ... 58 59 60  Successivo»