Comunicato sulla quinta udienza del processo in corso a Milano contro i compagni arrestati lo scorso 12/02/2007

21/06/2008: Comunicato sulla quinta udienza del processo in corso a Milano contro i compagni arrestati lo scorso 12/02/2007

Il dato più significativo di questa udienza, del 17/6/2008, è stata la buona riuscita del presidio davanti al tribunale con una partecipata presenza di parenti, amici, compagni di lavoro e di movimento che hanno espresso solidarietà ai compagni sotto processo ma anche a tutti i prigionieri rivoluzionari che oggi resistono alla brutalità del carcere imperialista in ogni parte del mondo, in particolare nella repressiva Europa dei padroni e in un’Italia dove, il governo della reazione e del razzismo, incattivisce sempre più le misure repressive e fasciste.
Una giornata che ha voluto con un’iniziativa concreta farci sentire uniti a tutti coloro che in questi giorni si mobilitano per la giornata dedicata ai rivoluzionari prigionieri in occasione del 19 giugno in cui si ricorda il massacro, nel 1986, da parte del governo peruviano di 300 prigionieri politici del Partito Comunista mentre eroicamente lottavano contro le condizioni carcerarie e i loro trasferimenti.
Fuori dall’aula, striscioni, volantini, una mostra sulla solidarietà internazionale, lettura di lettere dei prigionieri hanno contrastato il grigiore del tribunale di Milano accentuato da una mattinata di nubi e pioggia. La forte partecipazione di giovani, anche una delegazione straniera proveniente da Zurigo (dell’assemblea giovanile del Revolutionärer Aufbau) è stata una nota che ha infuso e dato nuovo impulso per un rinnovato slancio della solidarietà in contrapposizione, ancora una volta, all’idea del “Tramonto” veicolata da chi ha orchestrato questa inchiesta in combutta con i mass media.
Dentro l’aula, i compagni, forti nella resistenza contro le condizioni carcerarie, si sono uniti più volte al pubblico negli slogan a sostegno di tutti i prigionieri.
Vincenzo Sisi si trova ancora in isolamento nonostante le promesse del direttore del carcere di Ferrara di essere spostato di sezione, dopo il presidio del 31 maggio davanti al carcere.
Claudio Latino, invece, è stato trasferito al Centro Clinico nel carcere di Solliciano (FI) per la cura di una spalla e gli è stato imposto di rinunciare al processo se voleva sottoporsi alle terapie mediche. In una lettera alla Corte, letta in aula dall’avvocato difensore, ha denunciato di essere stato posto nella condizione di scegliere fra diritto alla salute e diritto alla difesa.
La pm Bocassini, come in altre circostanze, ha fatto la scandalizzata asserendo che ciò era impossibile e assicurando che si sarebbe indagato. Ha inoltre citato gli arresti, avvenuti in Belgio il 5 giugno scorso, di 6 compagni, quasi tutti appartenenti al Soccorso Rosso di quel paese, con un’operazione poliziesca volta a criminalizzare la solidarietà internazionale. E’ uno dei tanti tentativi di creare allarme attorno al processo, di dimostrare la pericolosità degli imputati, di fermare la solidarietà. Tentativo malriuscito visto la forte presenza solidale.
Successivamente gli avvocati della difesa hanno mosso opposizione sia all’accettazione di vari fascicoli provenienti da altre inchieste e inseriti dalla pm nelle prove d’accusa, sia alla richiesta della pm di ascoltare parte dei suoi testi incappucciati. Questa richiesta potrebbe sembrare una carnevalata, ma sappiamo bene che in realtà fa parte del disegno di ingigantire la pericolosità dei compagni dietro le sbarre per condannarli con più facilità. E’ la stessa finalità perseguita dal grottesco dispiegamento di forze di polizia di ogni tipo in aula, dalle vergognose doppie sbarre alle gabbie, dal servile e complice silenzio stampa su tutto ciò che riguarda la difesa e la solidarietà agli imputati e, invece, l’ingigantimento delle notizie fornite ai pennivendoli dall’accusa.
E’ stata inoltre presentata una perizia tecnica che smentisce in toto un’intercettazione fondamentale portata dall’accusa sui presunti preparativi di un’azione contro Ichino e che getta una pesante ombra di dubbio su tutte le trascrizioni delle intercettazioni.
Su tutte queste opposizioni, vista la grande mole di carte, di intercettazioni audio e video messe in discussione dalla difesa e quindi necessitando di tempo per visionare, la Corte ha deciso di sospendere l’udienza riaggiornando il dibattimento al 25 giugno.
Diamo appuntamento alla prossima udienza, il 25 giugno 2007

Milano, 17/04/08
Associazione solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/02/07

parentieamici@libero.it

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Cesena – A volte ritornano… questione di non saper fare i “Conti”

Cesena – A volte ritornano… questione di non saper fare i “Conti”

Lun, 23/06/2008 – 16:17

Sabato 23 giugno, Cesena.
Ore 18.00

Una cinquantina e più di solidali da ogni dove si materializzano dal nulla sulla via Emilia.
Quasti tutti vestiti di nero, pieni di toppe, piercing, tatuaggi e borchie.
In un lampo sono dentro, e dopo nemmeno qualche minuto si sente il rumore di un generatore, la polvere inizia ad abbandonare i muri e i pavimenti della struttura e a uscire dalle finestre, mentre la struttura viene rinforzata in attesa di una delle solite mosse repressive condotte dalle forze del (dis)ordine.
Due striscioni fuori dallo stabile: “Ex Consorzio Squat” e “Occupa e Resisti” e due in centro città, conditi da una pioggia di flyer sulla gente accorsa da ogni dove per le giornate di Cesena, “festa shopping” organizzata dal Comune.

Ore 18.47
Civic/Pizzardoni e Digos con prode solerzia e abilità si accorgono che “Al Confino” continua ad essere sgomberato, ma che un nuovo edificio è stato liberato per chiunque voglia restituirlo alla città in piena autogestione.
Le forze del (dis)ordine dopo rapide consultazioni, intelligence mobilitata sul territorio, rapido controllo di tutte le comunicazioni telefoniche intercorse nella zona nelle ultime 48 ore, due riti vodoo, quattro malocchio del mago Piero e un’ave maria decidono in un pronto e celere intervento.
Il tutto facendo scorrere pochissimo tempo, in modo da intervenire in maniera immediata, fulminea e professionale.

Ore 19.30
Un accompagnato digos si avvicina al cancello, spiega al collega di tenersi pronto ad imparare e che darà prova di una tecnica imparata in segretissimi corsi di formazione e durissime ore di esercizio. Nel frattempo gli occupanti, incuranti dei brutti ceffi al di fuori, continuano a proseguire con i lavori e alcuni a chiacchierare, riuniti dopo mesi.
Dopo aver spiegato al collega come si attraversa una strada (la via emilia, n.d.r) il digos effettua la supersegretissima tattica tanto millantata al collega, si sporge e urla all’interno della casa: “Ei tu sono il poliziotto tenerello vieni qui che ti devo parlare”.

Ore 19.31
Gli occupanti vengono presi da una irresistibile crisi di riso.

Ore 20.00
Il digos rassegnato se ne va via, nessuno nell’ultima mezz’ora si è avvicinato per dialogare/parlamentare. La supersegreta tecnica a quanto pare non funziona.
Maledetti anarchici…

Ore 20.10
Vengono fermati due ragazzi sopraggiunti sul posto a cui le forze comunali provano (inutilmente) ad estorcere informazioni e a cui lasciano detto: “dite ai vostri amici che se non escono di li fino a che Cesena smetterà di essere città vetrina per la festashopping comunale, li lasceremo stare.”
A quanto pare al sindaco Giordano Conti preme molto l’immagine che vuole lasciare ora che il mandato sta scadendo. E’ importante per poi lanciarsi in una nuova carriere politica.
Scritte sui muri, striscioni di solidarietà, flyer e quant’altro potrebbero rovinare tutto.
Ma della “carriera” politica di un arraffone di voti poco importa agli occupanti.
Erano intenzionati a riprendersi un posto in cui sperimentare e crescere collettivamente, ora non verrà certo abbandonato per qualche minaccia.
Del resto lo si dice sempre: ad ogni sgombero una nuova occupazione!
Non è un proverbio, e metterlo in pratica è tremendamente divertente!

Solidarietà all’Ex Consorzio Agrario Occupato!
Solidarietà a tutte le occupazioni!

Solidali senza terre ne confini


 

Cronologia delle azioni a Cesena post sgombero “Al Confino Squat”

07 maggio – Sgomberata la casa occupata a Ponte Cucco
12 maggio – Bloccato il traffico sulla Cervese
13 maggio – Solidali a “Al Confino” irrompono a teatro
15 maggio – Solidali effettuano un blitz in comune
21 maggio – Durante il giro d’Italia compaiono scritte e striscioni in solidarietà a “Al Confino” per le strade di Cesena
03 maggio – Assemblea nazionale in solidarietà agli spazi occupati
21 maggio – Occupato l’Ex Consorzio Agrario

Ulteriori informazioni:
www.contrastohc.com
www.letormenta.com
http://tutti-al-confino.noblogs.org

Intervista audio ad un occupante [1] [2]

Una recente foto del sindaco Giordano Conti

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Cesena – Occupato ex-Consorzio Agrario

CESENA (FC) ORE 17.30 OLTRE 50 PERSONE ENTRANO ALL’EX CONSORZIO AGRARIO DELLA CITTA’, IN DISUSO DA ANNI, E LO OCCUPANO. L’AZIONE E’ RESA PUBBLICA ATTRAVERSO STRISCIONI APPARSI IN CITTA’ IN CONTEMPORANEA AL FATTO.
DISTRIBUITO ALLA CITTADINANZA IL SEGUENTE COMUNICATO:

AVVISO ALLA CITTADINANZA
Oggi, 21/06/2008, un nutrito gruppo di individui accomunati da un’ideologia libertaria e dall’impellente necessità di creare a Cesena nuovi spazi sociali di aggregazione e confronto a partire dal quotidiano,ha deciso di occupare l’Ex Consorzio Agrario, da anni inutilizzato e destinato a mutare inesorabilmente in macerie se abbandonato al suo destino. Liberare tale spazio dai vincoli gerarchici e di interesse economico che dominano al di sopra di ogni relazione interpersonale, lasciando alla porta pregiudizi, autoritarismi, razzismo, assume un valore simbolico inestimabile: far rivivere uno stabile chiuso da anni, rendendolo nuovamente pubblico ed aperto a tutti coloro che desiderano tornare a rapportarsi in maniera diretta con i propri simili, senza intermediari né vincoli associativi istituzionali.
Non è necessario mostrare una tessera di partito, una carta di credito, un permesso di soggiorno, per intraprendere esperienze di autogestione, autocostruzione, recupero del non utilizzato, e godere della condivisione reciproca di tutto ciò che la vita ci offre. non occorre una concessione dall’alto per organizzarsi autonomamente nel tentativo di costruire un futuro migliore. O, quantomeno, un’isola felice al di fuori di un’esistente di guerre e sopraffazione del più debole. Esigenza di natura primaria, resa improrogabile dal recente sgombero di“Al Confino Squat”, realtà di cultura antagonista protrattasi per otto lunghi anni al di fuori dalle logiche del dominio.
Sono tante, troppe le persone che, venuto a mancare in città un simile punto di riferimento, ritengono irrinunciabile una nuova presenza di spazi sociali; e l’amministrazione comunale, seppur troppo impegnata ad organizzare artificiali e consumistiche notti bianche, e ad incanalare ogni forma di comunicazione in sterili e preconfezionate politiche giovanili, non può ignorare tutto questo… La mera forza fisica ostentata in circostanze di sgombero dell’ex scuola elementare di Pontecucco non potrà mai spazzare via idee e propositi di persone in costante ricerca di nuovi modelli di vita, qualitativamente migliori rispetto a quelli che siamo abituati a vivere. Questa è solo una delle innumerevoli risposte possibili, messa in atto da un gruppo di solidali.
Chiunque dentro a quelle mura abbia lasciato un pezzo di cuore, avrà modo di metterne in pratica una personale, coerentemente al proprio modo di essere.

LUNGA VITA ALL’EX CONSORZIO OCCUPATO E AUTOGESTITO !!!

Lunedì 23 giugno – Concerto Hardcore in sostegno e solidarietà!

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Quattro giorni di irrinunciabile condivisione

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Torino – Scoperta la rete informativa degli antirazzisti torinesi( News e aggiornamenti)CPT

Il questore Berrettoni e il capo della digos Petronzi "Un successo, ma non sappiamo come fermarli"
Di Massimo Numa

Tutto è cominciato il 2 giugno, quando una ventina di antirazzisti si sono materializzati sotto la villetta chierese del direttore sanitario del Cpt, Antonio Baldacci. Pentole, fischietti, volantini e megafono armi a prima vista inoffensive ma sufficenti per violare l’intimità familiare del colonnello e compromettere definitivamente la sua tranquillità, già minata dai sospetti e dalle polemiche seguiti alla morte di Fathi Hassan Nejl. L’ennesimo smacco, per gli agenti della Digos torinese comandati dal vicequestore Petronzi. Gli antirazzisti, difatti, sono riusciti a dribblare i controlli e scoprire non solo l’indirizzo del colonnello del corpo militare della Croce Rossa, ma anche i suoi numeri telefoni, addirittura quello del telefono cellulare.
Già da tempo la Questura di Torino stava indagando sulla misteriosa rete informativa che permette agli antirazzisti di diffondere in tempo reale le notizie riguardanti i pestaggi e le vessazioni che segnano la vita del Cpt di Torino. Notizie che tramite sms, mail, siti internet ma anche tramite le trasmissioni di Radio BlackOut 105.250 valicano le mura di Corso Brunelleschi e raggiungono centinaia di persone, in tutta Italia. Da settimane, ogni volta che si verifica un sopruso, o che viene effettuata una espulsione, i centralini del Cpt, della sede provinciale della Croce Rossa di via Bologna e della Croce Rossa militare di Settimo vengono sommersi di telefona di protesta, tanto che in più di un caso sono saltate le linee.
"Non ci sentiamo più liberi di fare quello che vogliamo. E’ come se avessimo mille occhi che ci osservano, e che ci giudicano", afferma un militare della Croce Rossa, che preferisce rimanere anonimo.
"Certo, ora cambieremo i numeri di telefono. Ma questi antirazzisti si inventeranno qualcos’altro, ne sono sicuro. E nulla tornerà più come prima…", prosegue, mentre stringe nervosamente un flacone semivuoto di "Valium".
Secondo gli inquirenti, la fonde delle informazioni che gli antirazzisti diffondono sarebbero i reclusi stessi, che a decine, quotidianamente, telefonano all’esterno e raccontano quello che succede nei gabbioni di Corso Brunelleschi. "Su questa storia delle telefonate, non abbiamo la possibilità di intervenire. Il problema vero è che gli antirazzisti credono ai racconti dei reclusi. Non capisco come facciano a fidarsi di certa gente: per i clandestini, si sa, la menzogna è una peculiarità quasi genetica".
Ma un conto sono i contatti con i reclusi nel Cpt, un’altro è la scoperta di informazioni personali e riservate, in particolare riguardo al colonnello Baldacci. Dopo una settimana di faticose indagini, gli uomini della Digos hanno fatto una scoperta davvero inquietante.
A quanto pare in città circolano voluminosi elenchi colmi di nominativi, indirizzi e numeri telefonici di centinaia di migliaia di persone. Ispirandosi forse al noto "Libretto Rosso" di Mao che spopolava trent’anni fa tra gli universitari torinesi, i sovversivi dei nostri giorni avrebbero battezzato questi elenchi "Pagine Bianche".
Gli uomoni della Digos ne hanno già sequestrate centinaia di copie, ma le indagini proseguono per scoprire la tipografia clandestina dove vengono stampate.
Un discorso a parte merita la questione del numero di cellulare del colonnello della Cri. Le indagini sono coperte da segreto, quindi in questura le bocche son cucite. Un funzionario, che preferisce anche lui rimanere anonimo, ci ha fornito però una indicazione sibillina, citando le Sacre Scritture: "Chiedi e ti sarà dato." (Matteo, 7,7-11). FOrse ha voluto lasciarci intendere che gli antirazzisti abbiano semplicemente chiesto il numero privato di Baldacci a qualche suo sottoposto e che questi, ingenuamente, glilo abbia comunicato. Un’ipotesi piuttosto inquietante, perchè dimostrerebbe la presenza di un’enorme falla nel sistema di sicurezza della Croce Rossa. Chiunque avrebbe potuto chidere e ottenere importanti informazioni, servendosi semplicentemente di un telefono. A questo punto è lecito chiedersi quante altre informazioni avranno carpito gli antirazzisti. Sotto casa di chi si materializzeranno la prossima volta? Nel frattempo la Digos sta sorvegliando gli obiettivi più plausibili, ma il numero di uomini – e il loro livello di addestramento – non è assolutamente sufficiente, come ci ha confermato lo stesso Petronzi. Queste prime settimane di vita del nuovo Cpt di Torino alla Questura stanno costando un po’ troppo. E nessuno sa indicare una via d’uscita.

"Non ne posso più della scorta"
In esclusiva l’amaro sfogo del colonnello Baldacci

"La mia vita sè diventata un vero inferno", inizia così lo sfogo del colonnello Antonio Baldacci, all’uscita del nuovo centro polifunzionale della Croce Rossa Militare di Settimo Torinese. "Per colpa di quei quattro pazzi ho dovuto cambiare tutti i numeri di telefono. Ma non è nulla in confronto a quello che sto passando in questi giorni". Si Lascia subito andare, il colonnello, come per liberarsi da tanti pensieri trattenuti per giorni. "E’ dal 2 di giugno che gli agenti della Digos mi scortano ovunque, manco fossi io il criminale. Mi stanno sempre dietro, anche quando vado al bagno" – confessa il colonnello senza accennare neanche a un sorriso – "Sinceramente non ne posso più. Anche la mia famiglia oramai è stanca, sopratutto mia moglie. Non possiamo avere più nessun momento di intimità. Si figuri che l’atra sera l’ispettore R., ha preteso di dormire nel letto con noi. Per difendere la mia incolumità, diceva… E intanto continuava a fumare le sue puzzolenti Ms".
"I vicini di casa? Quasi nessuno mi saluta più, passano il tempo a spiarmi da dietro le finestre. Ho saputo che girano strane voci sulla mia famiglia. Nessuno vuole più entrare a casa nostra, neanche a prendere un caffè. Gira voce che mettiamo tranquillanti nelle tazzine degli ospiti."
"E poi diciamola tutta, questa scorta non serve proprio a nulla!" e qui il tono del colonnello si fa quasi rabbioso. "Questa sera [il 6 giugno ndr]" sono venuto a Settimo per l’inaugurazione di questa nuova struttura. Durante tutto il viaggio l’ispettore R. mi ha rassicurato, mi ha garantito che dopo la defaillance di lunedì la situazione era oramai sotto controllo… E invece, appena arrivati, la prima sopresa. Una decina di giovani invasati distribuivano volantini contro di me e contro la Croce Rossa. "Tutto sotto controllo, li teniamo fuori", continuava a ripetere l’ispettore. Ma proprio mentre stavo presentando lo spettacolo, ecco che in due salgono sul palco, srotolano uno striscione, gettano volantini… Il lavoro di mesi rovinato! E poi per colpa di chi? Per colpa di un tossico marocchino e di un branco di poliziotti incompetenti che non sono neanche in grado di riconoscere personaggi che pedinano da anni!
Mi seguono anche in bagno, ma non riescono ad arrestare quattro scansafatiche?"
"Non so come andrà a finire questa storia. Certo, gestire il Cpr oramai, ci sta procurando solo grane. Ma dobbiamo far quadrare i bilanci e l’appalto del Centro ci permette il massimo dei guadagni col minimo sforzo. La nostra immagine è indebolita ma i soldi sono soldi. Io, di mio, sto pensando ad un pensionamento anticipato. Non sono portato per fare il direttore di un Cpt: alla mia età, le coronarie non reggono più certe emozioni."
Lo lasciamo andare, sotto la pioggia, sempre più scuro in volto. Sale sull’auto della Digos, con gli agenti che lo salutano a testa bassa.

La scheda
Residenza:
Via Riccardo Zandonai, 8
10023 Chieri (TO)

Recapiti telefonici
011.9477685
338.6409971

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Il movimento No Tav rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo!

Il movimento No Tav rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo! (intervista con Alberto Perino)

Domenica 15 giugno il movimento No Tav riparte e rialncia con il secondo atto dell’operazione "Compra un posto in prima fila!", un modo simpatico per ribadire le ragioni del No alla grande opera, priorità del governo Berlusconi, e riaffermare la pacata quanto sicura detrminazione a portarla avanti.
Ancora una volta, più di 1.400 valsusin* (… e non solo) si aggiudicheranno il diritto e il dovere di trovarsi in prima fila al momento dell’esproprio dei terreni.

> Ascolta (a lato) l’intervista con Alberto Perino

Nonostante l’opera di “cancellazione” del movimento no tav, la resistenza popolare valsusina è viva e vegeta e domenica 15 rilancia dando il via al secondo atto di Compra un posto in prima fila, atto di acquisto collettivo dei terreni di Venaus, difesi e riconquistati nel 2005. Per uno che sparisce, fare un atto in 1400, dopo quello precedente di pari numero, non è poco
In ogni caso poi il ragionamento dalle terre valsusine è semplice, il can-can che si muove intorno al Tav è molto, ma ancora non si parla di tracciati, essendo che si discute di tutto tolto dell’opera reale che dovrebbero finanziare e realizzare, ma ancora nessuno dice dove, paura forse?

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Vedi anche: Matteoli: il Tav si fa dialogando… ma il movimento rilancia: compra un posto in 1a fila, atto secondo (interviste)

Info e dattagli su:

Sito Internet: www.notav.eu/

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Antifa Boxe (vs) Resto d’Italia @ csoa Askatasuna_31-05-08 (video+PhotoGallery)

Antifa Boxe (vs) Resto d’Italia @ csoa Askatasuna_31-05-08 (video+PhotoGallery)


Pubblichiamo qui di seguito i materiali multimediali relativi all’incontro nazionale delle palestre popolari tenutosi al centro sociale Askatasuna nella notte tra il 31 maggio e il 1 giugno appena trascorsi. Una serata di sport, intrattenimento e condivisione, in puro stile Antifa Boxe oltre le logiche del profitto e la cultura dell’apparire delle palestre capitaliste.

Un evento importante che ha visto la partecipazione di numerose palestre autogestite, nella dimostrazione pratica che esiste un altro uso possibile dello sport da combattimento!

> Guarda la Photo Gallery di InfoAut (a lato)

> Guarda la Photo Gallery di Antifa Boxe (a cura di ornellaorlandini.it)



<<<< Guarda il video-clip della serata

Il comunicato della palestra popolare Antifa Boxe:

Il 31 maggio per noi della Palestra Popolare Antifa Boxe è una data che resterà nella storia.
Dopo 7 anni di attività possiamo parlare infatti di un nuovo inizio.
Dopo mesi di impegno e preparativi la serata ha avuto un grande successo, con più di 400 ingressi, 11 incontri di buon livello tecnico, tifo incredibile, scommesse "clandestine" e musica fino all’alba.

Vogliamo quindi ringraziare tutti quelli che ci hanno supportato in questa nostra iniziativa, dai compagni dell’Aska per il loro fondamentale aiuto ai ragazzi della palestra che hanno dato il loro contributo, sia impegnandosi negli allenamenti sia nel’organizzazione dell’evento, fino alla gente del quartiere che ha deciso di partecipare numerosa e a tutti quelli che hanno voluto esserci.

Un grazie particolarmente sentito va a tutti i compagni delle palestre di tutta Italia che si sono uniti a noi affrontando viaggi anche molto lunghi, come i ragazzi di Palermo della Palestra Popolare Rebel Fighters, i compagni storici di Roma, Livorno e l’Officina Sociale Refugio, Bergamo e la Palestra Popolare Tiger Boxe. Senza di voi non ce l’avremmo fatta!

Lo scopo di questa iniziativa è quello di promuovere la passione per questo sport attraverso la realtà delle Palestre Popolari Autogestite e fuori dalle logiche del profitto, alimentando ancora di più il nostro essere ANTIFASCISTI SEMPRE.

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IL MANIFESTO D’INDIZIONE DELL’EVENTO:

Info e dettagli su:

Sito Internet: antifaboxe.blogspot.com/

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1000 in piazza per il corteo a difesa degli spazi e contro l’Autodromo!

[MODENA] 1000 in piazza per il corteo a difesa degli spazi e contro l’Autodromo! (intervista)


14 giugno ’08 – Un migliaio di persone ha partecipato oggi al corteo medenese contro il folle progetto di costruzione di un nuovo autodromo in un quartiere periferico della città che verrebbe totalmente "ri-disegnato" (come dicono gli architetti di grido e le amministrazioni comunali che li commissionano) dall’ennesima quanto inutile grande opera.

La realizzazione del progetto prevede lo sgombero dello spazio autogestito Libera, da 7 anni attivo nella città. Un corte dunque, anche per difendere gli spazi sociali, sempre più attaccati dalle politiche bi-partisan della politica istituzionale, come dimostra il repentino sgombero dell’ex-Stamperia avvenuto neanche una settimana fa.


> Ascolta la cronaca del corteo con Alessandro (Coll. Autonomo Modenese) [a lato]
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Giugno 2008 – In un’Emilia sempre pù terra di cooperative-da-grande-appalti e tentazioni padane, l’amministrazione della città di Modena brilla da anni in esemplarità per la voglia di "Legalità" e chiusura degli spazi sociali. Dopo lo sgombero dell’ex-Stamperia, è ora lo spazio di Libera ad essere messo in discussione per far posto all’ennesima – inutile – grande opera: un autodromo!

 

Sabato 14, un corteo autorganizzato proverà a rispondere alle ventate securitarie e di chiusura di questa amministrazione, feudo incontrastato del Partito Democratico.


Nel pomeriggio del 7 giugno, dopo poche ore di occupazione, l’amministrazione modenese pone fine, con forza ed arroganza, all’ esperienza del Centro Sociale Occupato Autogestito Ex-Stamperia.

Lo sgombero è stato effettuato da una ventina di Digos e 40 celerini in assetto antisommossa, del reparto di Bologna, giunti a bordo di 4 camionette e altrettanti defender.
Lo spazio occupato stava da poco riempiendosi di persone e realtà politiche che hanno condiviso con noi lotte e percorsi di riappropriazione, o che semplicemente hanno intrecciato rapporti e conoscenze con la nostra attività sociale.
L’esperienza di autogestione, durata poche ore, parlava di collaborazione con il quartiere negli ambiti in cui le politiche sociali del Comune sono deboli ed inefficaci, dal tempo libero dei bambini, a quello degli anziani, passando per le attività autorganizzate di lavoratori, studenti, e donne.


> IL volantino del Collettivo Autonomo Modenese in solidarietà con Libera, per gli spazi sociali e contro il progetto-Autodromo:


NESSUNO SGOMBERO FERMERA’ LA NOSTRA VOGLIA DI LIBERTA’!

Oggi siamo in piazza in solidarietà a Libera, per difendere la sua esistenza di fronte al progetto autodromo, che l’amministrazione modenese vuole costruire su quell’area.
Scendiamo in piazza dopo una settimana dallo sgombero dell’ex-stamperia, occupata dal C.A.M. nella mattinata del 7 giugno e sgomberata il pomeriggio stesso, con un blitz militare condotto dalla celere di Bologna, chiamata in forza a porre termine, ancor prima che iniziasse, ad una nuova esperienza di autogestione in città.
E’ chiarissimo il pensiero del sindaco Pighi, e del Partito Democratico che lo sostiene, in merito alla volontà di aprire in città spazi di libertà. E’ chiaro anche come Pighi guardi con ammirazione, e forse un po’ di invidia, al suo vicino collega Cofferati, sindaco di Bologna, da tutti considerato uno “sceriffo” che non ci pensa un attimo ad usare repressione e controllo sociale per impedire qualsiasi forma di dissenso, e che fa delle politiche securitarie il suo cavallo di battaglia, sgomberando con le ruspe dormitori di fortuna, come le baracche sul lungo Reno, che se la prende con i lavavetri, e che è in prima fila ad applicare il decreto legge contro i Rom.
A Modena siamo di fronte ad un tentativo di attacco senza precedenti alle possibilità di costruire una società altra, basata sull’autogestione e l’uguaglianza: in poco più di un mese l’amministrazione ha sgomberato il Rivoluzio occupato a San Prospero, ha approvato il progetto autodromo, rendendo questione di tempo lo sgombero di Libera, ed ha chiuso sul nascere l’esperienza dell’ex-stamperia occupata.
Come Collettivo Autonomo Modenese questa giornata ha una duplice valenza: da una parte sostenere Libera e contestare il progetto autodromo, dall’altra dimostrare chiaramente che la lotta per gli spazi sociali a Modena non è terminata.
In una città che non ha nulla da offrire ai propri cittadini se non la noia della vita provinciale, in una città in cui c’è un Cpt , in cui le campagne per la sicurezza si traducono in progetti di riqualificazione/speculazione che lasciano intere famiglie sulla strada, in cui non esistono luoghi di aggregazione giovanile slegati dal guadagno e dal profitto gli spazi sociali autogestiti rappresentano l’unica risorsa di cambiamento, l’unica possibilità di creare insieme una società diversa, antifascista, antirazzista ed antisessista.
I padroni di questa città non vogliono dover fare i conti con realtà che producono ingovernabilità e conflitto, luoghi di produzione culturale e libera circolazione di saperi, luoghi in cui si sviluppa una socialità altra, non mercificata, luoghi in cui confluisce chi si pone a difesa del territorio e di chi è alla conquista di più dignitose condizioni di vita.
L’amministrazione modenese ha paura a confrontarsi con queste esperienze, che parlano chiaro e rendono esplicite le miserie di questa società, che deve ricorrere alla guerra permanente ed alla paura e criminalizzazione del diverso per restare in vita.
Nessuno sceriffo fermerà la nostra voglia di autogestione, la voglia di stare insieme a costruire e progettare il mondo che vogliamo, un mondo senza sfruttamento e senza ingiustizie.
La lotta per la conquista di spazi collettivi è appena iniziata e noi non ci tiriamo indietro…

C.OLLETTIVO A.UTONOMO M.ODENESE

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Chiaiano e’ sola?

Chiaiano è sola?

Sono trascorsi alcuni giorni dalle cariche di polizia, dalla tregua stipulata con il sottosegretario Bertolaso e dall’entrata dei tecnici nelle cave per verificarne l’idoneità a ospitare una discarica da 700mila tonnellate. Nell’attesa, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa. Nei capannelli che si formano tra i gazebo all’ingresso delle cave, le persone ripercorrono a mente fredda gli ultimi avvenimenti, analizzando il resoconto fatto dai media degli eventi di cui sono state protagoniste. E in quei racconti, nessuno si riconosce.
Nei giorni di fuoco della protesta i cronisti di radio, giornali e televisioni hanno descritto chi si opponeva alla discarica come una folla di strani e sconsiderati personaggi, inventando storie di armi, droga e camorra per screditare i più giovani e attivi; insinuando come gli uomini sacrificassero senza scrupoli madri, mogli e figli sulla prima linea delle barricate; diffondendo notizie palesemente false come quella delle bombole del gas legate a un petardo, non confermata neanche dalle forze dell’ordine.
Gli editorialisti “democratici” (inutile soffermarsi sugli altri) hanno sostenuto, come fanno ormai puntualmente quando una comunità si oppone alla devastazione del territorio in cui vive, come sia giusto chiedere questo sacrificio alla gente di Chiaiano, quanto sia dolorosa ma inevitabile la decisione di scaricare i rifiuti nelle cave; con le solite acrobazie verbali, hanno giustificato la violenza sui manifestanti con la presenza di infiltrati o lanciatori di pietre, compatendo le persone “perbene” che protestavano come se fossero in balia di imprecisati manovratori o diabolici facinorosi di strada.
Era accaduto lo stesso a gennaio, a Pianura, nei giorni in cui l’opposizione dura e determinata degli abitanti della zona flegrea aveva impedito la riapertura di una discarica chiusa da tredici anni, un provvedimento che a posteriori è stato unanimemente giudicato deleterio dalle stesse istituzioni. Come a Pianura, anche a Chiaiano il sindaco di Napoli e i componenti del consiglio comunale si sono tenuti a distanza, mostrandosi colpevolmente incerti e confusi sulle decisioni da prendere; la stessa linea ha adottato il governatore della Regione, che ormai da mesi ha abdicato alle sue funzioni per chiudersi in un bunker da cui uscirà solo tra un anno per occupare la sua poltrona nel parlamento europeo. Entrambi si sono limitati ad approvare, e anzi a sollecitare, le misure anticostituzionali adottate dal governo centrale.
Come a Pianura, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano chiedono di non fare una discarica in un terreno palesemente non idoneo, già destinato a parco naturale. In cambio ricevono dalle elite intellettuali e istituzionali della città, nel migliore dei casi silenzio e indifferenza, se non esplicito scherno e rimprovero. È questo – l’isolamento, la demonizzazione, il pregiudizio – quello che si merita Chiaiano e con Chiaiano tutta la città?

L’emergenza come tecnica di governo dura in Campania dai mesi successivi al terremoto del 1980. Un dispositivo che consente di espropriare la democrazia ai cittadini per comporre interessi non sempre trasparenti, come emerge da numerose inchieste giudiziarie. Ma se questo è il meccanismo, perché non provare a uscirne con un radicale cambiamento, cercando di restituire democrazia e responsabilità, ma anche le scelte ai cittadini. Oggi la loro protesta non è solo localismo. È anche una reazione a questo esproprio di democrazia.
Nella concezione della stampa, degli intellettuali, della classe dirigente, la parte giovanile e sottoproletaria di questa città appare sempre passiva rispetto alla cosa pubblica, oppure se si mobilita lo fa perché prezzolata da loschi interessi. Al contrario, con i suoi codici e le sue contraddizioni, questa composizione sociale (tutta o in parte) cerca una collocazione nel sentimento civico della comunità, riuscendo finalmente a interagire con altre tipologie di cittadini che si riconoscono in questa lotta.
Si cita spesso la camorra. Come una spiegazione che non spiega molto, perchè non si prova mai davvero a ricostruirne gli interessi. Se analizziamo il passato recente, la camorra sembrerebbe più incline all’apertura che non alla chiusura delle discariche, avendo dimostrato di saper entrare nel loro funzionamento (compravendita dei terreni, trasporto dei rifiuti, sversamenti abusivi, ecc.). E se la camorra può far pesare i suoi interessi in queste vicende, le responsabilità non sono certo dei cittadini che protestano ma dei gruppi dirigenti che gli hanno più volte aperto la porta.
Il decreto Berlusconi infine. Si inserisce perfettamente in questa filosofia emergenziale. E lo fa in più punti: nella costituzione di una superprocura che controlli le inchieste accettabili e quelle “inadeguate”, col rischio che queste ultime siano sempre quelle che colpiscono chi ha maggiori poteri e responsabilità nello sfascio; nella possibilità di agire in deroga alle norme igienico-sanitarie e ambientali; nella possibilità di stoccare in discarica diverse tipologie di rifiuti speciali e tossici; nello stanziamento senza controllo di altri 150 milioni di euro che permetterà di assegnare le infrastrutture senza gara d’appalto; nello stabilire uno stato d’eccezione con norme penali ad hoc per colpire chi protesta. Allo stesso tempo non si aggiunge niente per il problema dello sversamento abusivo di rifiuti tossici, che sembra del tutto rimosso.

Ma esistono altre vie d’uscita dall’emergenza! Un piano con dieci discariche e quattro inceneritori è un piano di trent’anni fa… Si è cominciato chiudendo le discariche (come chiedevano le direttive europee) e si finisce col tentativo di aprirne dieci.
Ma se davvero il commissario aveva poteri speciali, negli ultimi mesi avrebbe dovuto ridurre drasticamente gli imballaggi, separare almeno il secco dall’umido per togliere la parte putrescente, provvedere ad allestire impianti per la trasformazione dei rifiuti differenziati, in grado di ricavare compost (utile per bonifiche e agricoltura), nuovi polimeri dalla plastica, nuovo vetro. La Sassonia (Ansa, 21 maggio) ci ha appena detto che differenzia “a valle” la nostra immondizia. Percentuali altissime con impianti che potrebbero essere costruiti in breve tempo e con tecnologie molto più semplici degli inceneritori. Perchè non si può virare il piano in questa direzione, visto che questo chiedono le legittime paure delle comunità? E perchè si continuano a fare scelte così bizzarre: aree vulcaniche come Terzigno; l’unico polmone verde di Napoli, come la Selva di Chiaiano ed altre ancora.
Insomma, si chiede ai cittadini di sacrificarsi al buio, senza nessun segnale di inversione reale di rotta, di emancipazione dalla sudditanza agli interessi forti, di affermazione del principio di responsabilità per cui chi ha sbagliato (e sono tanti, anche nell’imprenditoria, non solo Bassolino) deve andare a casa.

Con questo appello intendiamo esprimere la nostra solidarietà alle persone che abitano nella zona delle cave, che animano i presidi e partecipano alle manifestazioni contro la discarica; intendiamo non rimanere in silenzio come i nostri politici e rivolgiamo ai mass media l’esigenza di un racconto dei fatti il più possibile oggettivo, approfondito e non pregiudiziale. Il territorio di Chiaiano non appartiene solo a chi lo abita, ma è un patrimonio di tutta la città e da tutta la città va difeso.

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La verità non si arresta, Emiliano libero!

Il giudice conferma gli arresti per Emiliano

E’ bastato leggere il Corriere o Panorama per capire che l’operazione in corso in Italia, rispetto all’università, è un’operazione tutt’altro che marginale. Si usano le destre noefasciste per alzare il polverone e per perseguire due obiettivi: normalizzare socialmente l’università, mettere all’angolo il conflitto studentesco; rompere l’egemonia di quel che rimane della sinistra nel corpo docente. Un’operazione doppia ma congiunta, che non fa sconti e usa i media come sciabole taglienti.
L’università, nodo produttivo metropolitano, deve diventare uno spazio liscio, dunque bisogna separare il sapere dalla critica, la conoscenza dall’etica, la formazione dalla libertà.
Allora la falsità della rissa, per nascondere l’aggressione; poi la falsità del sequestro, per mettere a tacere le responsabilità di Pescosolido; adesso la conferma degli arresti per Emiliano da parte del tribunale del riesame.
Inaccettabile e indegno!
Ma non siamo spaventati e non ci sentiamo sconfitti. Il corpo vivo dell’università, gli studenti e i ricercatori, hanno attraversato a migliaia le mobilitazioni di fine maggio e si sono dati appuntamento per un grande evento giovedì 19 giugno. Si tratterà di un momento di incontro e di discussione, ma anche di un happening artistico e musicale, per chiedere la libertà di Emiliano, per difendere l’anomalia Sapienza.
Il sapere ha sempre un corpo e il corpo è sempre collettivo e sa resistere.

Emiliano libero!
Tutt* alla Sapienza giovedì 19 giugno!
La verità non si arresta!

Rete per l’autoformazione – Roma | Vai all’appello

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